La pesca con
le reti da posta
Tra gli attrezzi più antichi e selettivi del Mediterraneo: passive, sostenibili, versatili. Dalla struttura tecnica alle tipologie, dalla calata notturna alla normativa europea — guida completa firmata da un biologo marino.
L’attrezzo
Cosa sono le reti da posta
Tra gli attrezzi più antichi, versatili ed ecocompatibili della pesca artigianale troviamo le reti da posta, strumenti passivi che non inseguono il pesce, ma attendono che siano gli organismi marini a imbattersi in esse. Utilizzate in tutte le marinerie del Mediterraneo, dalle grandi flotte ai piccoli pescatori costieri, queste reti rappresentano ancora oggi una soluzione efficace e selettiva per la cattura di molte specie.
A differenza delle nasse — che catturano per attrazione con l’esca — le reti da posta catturano per ammagliamento: il pesce che nuota contro la rete rimane impigliato con le branchie, le pinne o il muso nella maglia. Questa semplicità meccanica, unita alla passività dell’attrezzo, le rende uno degli strumenti più diffusi della pesca professionale in tutto il Mediterraneo.
La tecnica è particolarmente efficace su fondali rocciosi, praterie di Posidonia e aree costiere dove la pesca a strascico è proibita o impraticabile. In questi ambienti la rete da posta diventa l’attrezzo professionale per eccellenza.
Composizione
Struttura e materiali
Oggi le reti da posta vengono realizzate principalmente in nylon multifilamento, un materiale resistente ma sottile che permette maglie quasi invisibili in acqua. Negli ultimi anni si è diffuso anche l’uso del monofilo, ancora più trasparente, che aumenta la capacità di mimetizzazione e l’efficacia di cattura.
La struttura base è sempre la stessa: una rete rettangolare — detta “pezza” — armata sulle due lime con galleggianti e piombi che le garantiscono la posizione verticale. Il bilanciamento tra galleggianti e piombi è la chiave tecnica che determina se la rete pesca a fondo, a mezz’acqua o in superficie.
Lima superiore: galleggianti ovoidali (10 cm × 5 cm) che mantengono la rete in tensione verticale. Lima inferiore: piombi cilindrici cavi (10 cm di lunghezza, circa 170 g) che ancorano la rete al fondo. La distanza tra le lime determina l’altezza della “parete” di rete in acqua.
Le maglie della rete sono rettangolari e la loro dimensione è il principale fattore di selettività: maglie più grandi lasciano passare i pesci piccoli, maglie più piccole catturano anche esemplari giovani. Per questo la normativa europea regola con precisione le dimensioni minime delle maglie per specie e zona.
Classificazione
Le tre tipologie principali
Le reti da posta non sono tutte uguali. Si distinguono in tre grandi categorie in base alla loro posizione in acqua, al sistema di ancoraggio e alle specie target. Ogni tipologia richiede un’attrezzatura e una tecnica operativa diversa.
Ancorate stabilmente al fondo tramite pesi o ancore, possono essere posizionate sul fondale o sospese a mezz’acqua. Vengono lasciate in posa per ore o giorni mantenendo la posizione. Le più diffuse nelle acque costiere complesse e nei fondali rocciosi.
Non ancorate al fondo, vengono trasportate lentamente dalla corrente. Restano tese tra galleggianti muovendosi orizzontalmente con il flusso marino. Usate per pesci pelagici. Vietate nell’UE per la pesca di tonno, pesce spada e squali dal 2002.
Struttura a tre strati sovrapposti: due reti esterne a maglia larga e una centrale a maglia più fine. Il pesce entra nella maglia larga e si impiglia in quella interna. Altamente selettivi, catturano pesci, crostacei e cefalopodi. Molto usati nella pesca costiera artigianale.
La calata al tramonto
Le reti da posta vengono calate al tramonto, quando la luce inizia a diminuire. La riduzione della luminosità rende la rete quasi invisibile ai pesci, aumentando significativamente la resa della cattura. In superficie la presenza della rete è segnalata da galleggianti con bandierine gialle.
La posizione non è casuale: il pescatore professionista conosce i fondi palmo a palmo, sa dove passano le spigole, dove si radunano le mormore, dove transitano i cefalopodi. Questa conoscenza empirica del territorio marino — spesso tramandata generazionalmente — è il vero capitale del pescatore artigianale.
- Calata: tardo pomeriggio / tramonto
- Boa di segnalazione obbligatoria in superficie
- Bandierine gialle di giorno, luci gialle di notte
- Posizione scelta su conoscenza empirica del fondo
La salpata all’alba
All’alba il pescatore recupera le reti seguendo le boe. Le reti vengono tirate a bordo e il pesce ammagliato viene estratto con cura — operazione delicata che richiede esperienza per non danneggiare il pescato. Per reti molto lunghe si usano salpa-tramagli meccanici montati a bordo.
La barca, una volta calata la rete, può rientrare in porto e tornare la mattina successiva. In molte zone costiere si usano barche piccole — anche a remi o con piccoli fuoribordo — che partono direttamente dalla spiaggia, rendendo questa tecnica accessibile anche alle marinerie minori.
- Recupero: alba (8–12 ore dopo la calata)
- Salpa-tramaglio meccanico per reti lunghe
- Pesce vivo alla salpata — qualità massima
- Accessibile anche a barche piccole da spiaggia
Sicurezza in mare
Segnalazione obbligatoria
Le reti da posta lasciate in mare senza presidio rappresentano un potenziale pericolo per la navigazione. Per questo la normativa italiana ed europea impone la segnalazione obbligatoria con sistemi visivi sia diurni che notturni.
La mancata segnalazione è una delle violazioni più comuni contestate dalla Guardia Costiera durante i controlli in mare e comporta sanzioni amministrative significative oltre al sequestro dell’attrezzo.
Di giorno: bandierine gialle sui galleggianti di estremità della rete. Di notte: luci gialle intermittenti, visibili a sufficiente distanza. Obbligo anche di segnalazione alla Capitaneria di Porto in alcune zone. Verificare le ordinanze locali del proprio Compartimento Marittimo.
Una volta calata la rete, la barca può tornare in porto. La mattina seguente il pescatore recupera l’attrezzo seguendo le boe. Questo sistema permette di lavorare su più calamenti simultaneamente, ottimizzando i tempi e i costi operativi della piccola marineria.
Impatto ambientale
Perché le reti da posta sono sostenibili
Le reti da posta sono classificate dalla normativa europea come attrezzi da pesca passivi selettivi e godono di una delle regolamentazioni più favorevoli nel panorama della pesca professionale mediterranea. Tre fattori principali le rendono sostenibili:
- Selettività naturale: la dimensione della maglia determina quali specie e taglie vengono catturate. Gli esemplari troppo piccoli passano attraverso senza essere trattenuti
- Impatto zero sul fondale: a differenza dello strascico, la rete da posta resta ferma in posizione, preservando praterie di Posidonia oceanica e coralligeno
- Ridotta bycatch: la cattura accidentale di specie non target è significativamente inferiore rispetto alla pesca a strascico, grazie alla combinazione di posizione fissa e selettività per maglia
Le reti da posta abbandonate — dette “reti fantasma” — sono invece un grave problema ecologico. Continuano a catturare fauna marina indiscriminatamente per anni. Il loro recupero è sanzionato penalmente e oggetto di specifici programmi di rimozione europei nel Mediterraneo.
Quadro regolatorio
Normativa: cosa dice la legge
Le reti da posta sono soggette a una regolamentazione articolata che varia per tipologia di rete, specie target e zona di pesca. La normativa di riferimento è sia italiana che europea, con ordinanze locali dei Compartimenti Marittimi che possono imporre ulteriori restrizioni.
Disciplina le dimensioni minime delle maglie per le reti da posta nel Mediterraneo. Per specie demersali la dimensione minima è 40 mm (lato maglia). Stabilisce anche le lunghezze massime dei calamenti per zona e tipologia di attrezzo.
Regola l’uso degli attrezzi da pesca passivi nelle acque territoriali italiane. Definisce le caratteristiche tecniche delle reti ammesse, le zone di pesca e le specie soggette a limitazioni stagionali specifiche per le reti da posta.
Le reti derivanti sono vietate nell’UE per la cattura di specie pelagiche migratrici: tonno rosso, pesce spada, squali. Il divieto nasce dall’eccessiva bycatch di queste reti, che catturavano cetacei, tartarughe marine e uccelli marini in modo indiscriminato.
I pescatori sportivi possono utilizzare reti da posta con limitazioni significative: lunghezza massima definita per zona, obbligo di segnalazione, divieto di commercializzazione del pescato. Verificare le ordinanze del Compartimento Marittimo locale prima di ogni uscita.
In molte AMP italiane le reti da posta fisse sono consentite nelle zone B e C con apposite licenze. Nelle zone A (riserva integrale) sono generalmente vietate. La zonazione varia per ogni AMP — verificare sempre il regolamento specifico prima di operare.
Tutti gli esemplari sotto la taglia minima di legge devono essere rilasciati vivi immediatamente. La rete da posta, per sua natura passiva, tende a trattenere i pesci vivi — questo facilita il rilascio in buone condizioni rispetto ad altri attrezzi.
La normativa sulla pesca con reti da posta è soggetta ad aggiornamenti frequenti a livello locale. Prima di ogni uscita verifica le ordinanze del Compartimento Marittimo competente e le disposizioni MASAF della stagione in corso. Per il quadro normativo aggiornato: portale normativa pesca.
Approfondimento
Come funziona la pesca con le reti da posta
Il video mostra le fasi operative della pesca con reti da posta nel Mediterraneo: dalla preparazione a bordo alla calata serale, fino alla salpata mattutina con il recupero del pescato fresco.
Domande frequenti
FAQ — Reti da posta
A cura di
Marcello Guadagnino
Biologo marino · Direttore scientifico Il Giornale dei Marinai
Biologo marino con oltre 15 anni di esperienza negli ecosistemi marini del Mediterraneo e nella pesca professionale. Fondatore de Il Giornale dei Marinai dal 2013, collaboratore ISPRA e docente presso l’Università di Camerino nel Master di Gestione della Fascia Costiera.
Approfondisci — Tecniche di pesca e attrezzi passivi
Fonti e riferimenti scientifici
- Regolamento (UE) 1241/2019 del Parlamento Europeo e del Consiglio — misure tecniche per la conservazione delle risorse della pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero.
- Regolamento (CE) n. 1967/2006 del Consiglio — misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel Mar Mediterraneo.
- D.M. 26 luglio 1995 — Disciplina dell’uso degli attrezzi da pesca nelle acque marittime italiane. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
- FAO (2005) — Fishing with gillnets. FAO Fishing Technology Service, Rome.
- Tudela S. (2004) — Ecosystem effects of fishing in the Mediterranean: an analysis of the major threats of fishing gear and practices to biodiversity and marine habitats. FAO Studies and Reviews No. 74.
- MEDAC (2018) — Advice on passive gears in the Mediterranean Sea. Mediterranean Advisory Council Working Document.
- ISPRA (2022) — Rapporto sull’attività di pesca professionale nei mari italiani. Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.