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Ecosistemi e Habitat

Fossa delle Marianne: il punto più profondo degli oceani

A 10.902 metri sotto la superficie del Pacifico esiste un mondo che sfida ogni concezione di limite. Buio assoluto, pressione di 1.100 atmosfere, temperature vicine allo zero — eppure la vita c’è. La Fossa delle Marianne è la frontiera estrema del pianeta.

10.902 m Profondità massima
2.550 km Lunghezza della fossa
1.100 atm Pressione sul fondo
3,5°C Temperatura Challenger Deep
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Record assoluto Il Challenger Deep è il punto più profondo conosciuto di tutti gli oceani. Se l’Everest fosse posizionato sul fondo, la sua vetta rimarrebbe sommersa di oltre 2.000 metri.
Prima discesa Il 23 gennaio 1960, Don Walsh e Jacques Piccard scesero per la prima volta nel Challenger Deep a bordo del batiscafo Trieste. Nessun essere umano ci tornò per oltre 50 anni.
Vita estrema Nonostante pressione, buio e freddo, la fossa ospita batteri, anfipodi giganti, cetrioli di mare e il pesce lumaca Pseudoliparis swirei, tra i vertebrati più profondi mai documentati.

Dove si trova la Fossa delle Marianne

Mappa della Fossa delle Marianne nel Pacifico occidentale
Fossa delle Marianne — Pacifico nord-occidentale, a est delle Isole Marianne · 11°21’N 142°35’E

La Fossa delle Marianne si trova alle coordinate 11° 21′ Nord, 142° 35′ Est, nel Pacifico occidentale, a est delle Isole Marianne. Il nome deriva da queste isole, a loro volta chiamate in onore di Marianna d’Austria, vedova di Filippo IV di Spagna.

Questa zona dell’oceano fu scoperta nel 1521 da Ferdinando Magellano durante la sua circumnavigazione del globo. I primi rilievi batimetrici scientifici risalgono al 1899, quando fu individuato un punto a sud-est di Guam con una profondità di 9.660 metri — per oltre 50 anni considerato il punto più profondo degli oceani, noto come Nero Deep. La fossa si estende per circa 2.550 chilometri formando un arco lungo e stretto, simile a una cicatrice nel fondo dell’oceano.

Per dare la misura: se si potesse posizionare il Monte Everest (8.849 m) sul fondo della Fossa delle Marianne, la sua vetta rimarrebbe ancora sommersa di oltre 2.000 metri d’acqua.

Quanto è profonda la Fossa delle Marianne

Profondità della Fossa delle Marianne a confronto con le principali montagne terrestri
Profilo batimetrico della Fossa delle Marianne — confronto con le principali vette terrestri

La profondità della fossa è stata misurata più volte nel corso dei decenni, con risultati leggermente diversi a seconda della tecnologia utilizzata. Il dato più accreditato dalla comunità scientifica internazionale resta quello rilevato nel 2009 dal robot americano Nereus.

Anno Missione / Strumento Profondità Note
1899Primo rilievo batimetrico9.660 mNero Deep — primo record
1957Nave sovietica Vitjaz11.034 mMisurazione con scandaglio
1960Batiscafo Trieste10.916 mPrima discesa umana
2009Robot Nereus (USA)10.902 m — dato ufficialeCavo a fibre ottiche
2012James Cameron — Deepsea Challenger10.908 mPrima discesa solitaria
2019Victor Vescovo — DSV Limiting Factor10.928 mRecord assoluto umano · trovò plastica
2021Studio Greenaway et al. (dati della spedizione Vescovo)10.935 m ± 6 mStima più accurata finora

La geologia: come si è formata

La Fossa delle Marianne si trova al confine tra due grandi placche tettoniche — la Placca del Pacifico e la Placca delle Filippine. La sua formazione è il risultato di un processo chiamato subduzione: la Placca del Pacifico, più pesante e antica, scivola lentamente sotto la Placca delle Filippine, spingendosi verso il mantello terrestre.

Questo processo non solo ha creato la fossa ma continua a influenzare l’attività sismica e vulcanica dell’intera regione. Le missioni recenti hanno documentato la presenza di vulcani sottomarini che eruttano fango invece di lava — alimentati dalla pressione dei fluidi intrappolati nei sedimenti — e di ecosistemi chemiosintetici unici, dove la vita non dipende dalla luce solare ma dall’energia chimica.

Il batiscafo Trieste: la prima discesa nel 1960

Batiscafo Trieste prima discesa Fossa delle Marianne 1960 Don Walsh Jacques Piccard
Il batiscafo Trieste — 23 gennaio 1960. Don Walsh e Jacques Piccard toccano per la prima volta il Challenger Deep

Il 23 gennaio 1960, alle ore 13:06, per la prima e unica volta nella storia, due esseri umani toccarono il punto più profondo del pianeta. A bordo del batiscafo Trieste della U.S. Navy c’erano il Tenente di Vascello Don Walsh e l’oceanografo svizzero Jacques Piccard — figlio del celebre fisico Auguste Piccard che aveva progettato il batiscafo, costruito nei cantieri navali di Trieste.

Cinque ore di discesa. La pressione sul fondo era di circa 1.100 kg per cm² — mille volte superiore a quella in superficie. Un oblò del batiscafo si crinò sotto la pressione. Ma la discesa continuò. Sul fondo, a oltre 10.900 metri, Piccard descrisse ciò che vide:

“Il fondo è di un fango bianco-grigio… L’acqua era limpidissima, la temperatura era di 3,5°C. Rimanemmo sul fondo venti minuti. Fummo straordinariamente fortunati perché potemmo vedere due animali, un gambero e una specie di sogliola. Non aveva l’aspetto di un pesce abissale, ma era proprio come una sogliola comune, lunga una trentina di centimetri, bianca. Nuotava adagio, vicino al fondo, poi sparì nel buio.”

— Jacques Piccard, 1960 · Intervista a Gianni Roghi

Oggi gli scienziati ritengono improbabile che Piccard abbia visto davvero un pesce piatto: oltre circa 8.200–8.400 metri la pressione impedisce ai pesci di vivere. Con ogni probabilità vide un’oloturia (cetriolo di mare) o un altro invertebrato.

La curiosità: il Rolex sul fondo del mondo

◈ Curiosità storica

Per testare il suo nuovo orologio impermeabile, la Rolex ancorò allo scafo del Trieste il prototipo del Rolex Oyster. Il giorno dopo la discesa, Piccard inviò alla casa svizzera un telegramma rimasto nella storia: “Sono lieto di confermare che anche ad 11.000 metri di profondità il vostro orologio è preciso come in superficie.”

Le esplorazioni moderne

Dopo il 1960, nessun essere umano tornò sul fondo per oltre 50 anni. Le esplorazioni continuarono grazie ai veicoli robotici non pilotati, sempre più sofisticati. La fossa è diventata terreno di sfida tecnologica tra nazioni e tra esploratori privati.

1995 · Robot giapponese Kaikō

Prima raccolta sistematica di campioni di sedimento e batteri dal fondo del Challenger Deep.

2009 · Robot americano Nereus

Scese a 10.902 m con cavo a fibre ottiche. Il dato di profondità ottenuto è quello oggi riconosciuto come ufficiale dalla comunità scientifica.

2012 · James Cameron — Deepsea Challenger

Prima discesa solitaria nella storia. Il regista di Titanic e Avatar raggiunse 10.908 m raccogliendo immagini in HD mai ottenute prima.

2019 · Victor Vescovo — DSV Limiting Factor

Record assoluto raggiunto da un essere umano: 10.928 m. Sul fondo trovò sacchetti di plastica e involucri di cibo — tra le scoperte più inquietanti degli ultimi anni.

Creature abissali della Fossa delle Marianne anfipodi e organismi profondi
Organismi raccolti nelle missioni robotiche nella Fossa delle Marianne — anfipodi giganti e fauna batiale

Le creature che vivono nella Fossa delle Marianne

Una delle scoperte più sorprendenti è che la vita esiste anche nelle profondità più estreme. Sul fondo del Challenger Deep vivono organismi straordinari, adattati a condizioni che sembrano incompatibili con qualsiasi forma biologica. Sono un esempio estremo di quello che gli scienziati chiamano adattamenti abissali.

Chemiosintetico

Batteri chemiosintetici

Ricavano energia dalla decomposizione della materia organica senza luce solare. Sono alla base della catena alimentare degli abissi profondi.

Gigantismo abissale

Anfipodi giganti

Crostacei simili a gamberi che possono raggiungere i 30 cm — un caso documentato di gigantismo abissale legato alle condizioni di pressione e temperatura.

Echinoderma

Cetrioli di mare (oloturie)

Si muovono sul fondo ingerendo sedimento per estrarne nutrienti organici. Sono tra gli organismi più abbondanti nei fondali ultra-profondi.

Vertebrato record

Pseudoliparis swirei

Descritto nel 2017, è il pesce più profondo conosciuto nella Fossa delle Marianne, filmato a circa 8.000 m. Il record assoluto spetta oggi a un altro pesce lumaca del genere Pseudoliparis, filmato nel 2022 a 8.336 m nella fossa di Izu-Ogasawara, in Giappone. Appartiene alla famiglia dei Liparidae e si nutre di anfipodi.

Cnidario

Coralli d’acqua profonda

Documentati dalle missioni robotiche intorno alla fossa. Formano strutture biologiche complesse in assenza di luce, nutrendosi di particelle organiche in sospensione.

Bioluminescenza

Pesci abissali bioluminescenti

Specie come il pesce lanterna e il pesce drago nero producono luce propria per cacciare e comunicare nel buio assoluto.

Ci sono mostri nella Fossa delle Marianne?

No. Le immagini di “mostri giganti” che circolano in rete sono fotomontaggi o animali di altri ambienti. Sul fondo della fossa vivono soprattutto organismi piccoli: batteri, foraminiferi, anfipodi (alcuni giganti, fino a circa 30 cm), oloturie e meduse. I pesci non superano gli 8.200–8.400 metri, perché oltre quel limite la pressione altera le loro proteine. Anche il megalodonte, protagonista di molti racconti, è estinto da circa 3,6 milioni di anni.

Misteri e scoperte recenti

Plastica e rifiuti trovati nella Fossa delle Marianne durante la missione Vescovo 2019
La scoperta più inquietante: rifiuti di plastica trovati a quasi 11.000 metri durante la missione Vescovo del 2019

La plastica negli abissi

Una delle scoperte più allarmanti degli ultimi anni è la presenza di microplastiche e rifiuti anche sul fondo più profondo del mondo. Durante la discesa del 2019, Victor Vescovo trovò sacchetti di plastica e involucri di cibo a quasi 11.000 metri. Un dato che dimostra come l’inquinamento da plastica abbia raggiunto ogni angolo del pianeta, compresi gli ambienti più remoti e inaccessibili. La sostenibilità degli ecosistemi marini è oggi minacciata anche a profondità che sembravano inviolabili.

I vulcani di fango

Le missioni robotiche hanno documentato strutture vulcaniche che eruttano fango invece di lava, alimentate dalla pressione dei fluidi intrappolati nei sedimenti. Attorno a questi vulcani si sono sviluppati ecosistemi chemiosintetici unici, con comunità biologiche che non dipendono in alcun modo dalla luce solare.

Il Marianas Trench Marine National Monument

Nel 2009 è nato il Marianas Trench Marine National Monument, un’area marina protetta che copre circa 150.000 km² di acque profonde, monitorata dal NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). È uno dei pochi esempi di tutela normativa applicata a un ambiente ultra-profondo, in cui la ricerca scientifica e la conservazione biologica procedono in parallelo.

La Fossa delle Marianne rimane una frontiera scientifica aperta: ogni missione rivela nuove specie, nuovi ecosistemi e nuovi limiti della vita. Comprendere questi ambienti significa comprendere i meccanismi fondamentali dell’adattamento biologico — e forse, le origini stesse della vita sulla Terra.

Domande frequenti sulla Fossa delle Marianne

Quanto è profonda la Fossa delle Marianne?

La profondità più accreditata è 10.902 metri, misurata nel 2009 dal robot americano Nereus. Il record assoluto raggiunto da un essere umano appartiene a Victor Vescovo che nel 2019 scese a 10.928 metri a bordo del DSV Limiting Factor.

Dove si trova la Fossa delle Marianne?

Nel Nord-Ovest dell’Oceano Pacifico, a est delle Isole Marianne, alle coordinate 11° 21′ Nord e 142° 35′ Est. È delimitata dall’incontro tra la Placca del Pacifico e la Placca delle Filippine e si estende per circa 2.550 chilometri.

Chi è sceso per primo nella Fossa delle Marianne?

Il 23 gennaio 1960, Don Walsh e Jacques Piccard a bordo del batiscafo Trieste furono i primi esseri umani a toccare il fondo del Challenger Deep, a oltre 10.900 metri di profondità. Nessun altro essere umano ci tornò per oltre 50 anni.

Ci sono animali che vivono nella Fossa delle Marianne?

Sì. Nonostante pressione di 1.100 kg/cm², oscurità totale e temperature prossime allo zero, la fossa ospita batteri chemiosintetici, anfipodi giganti, cetrioli di mare, coralli profondi e il pesce lumaca Pseudoliparis swirei, osservato a circa 8.000 metri. È uno degli esempi più straordinari di adattamenti abissali conosciuti.

Come si è formata la Fossa delle Marianne?

È il risultato della subduzione della Placca del Pacifico sotto la Placca delle Filippine. La placca più pesante e antica sprofonda nel mantello terrestre, creando una depressione estrema nel fondo oceanico. Il processo continua tuttora, influenzando l’attività sismica e vulcanica dell’intera regione.

È vero che hanno trovato plastica nella Fossa delle Marianne?

Sì. Durante la discesa del 2019, Victor Vescovo trovò sacchetti di plastica e involucri di cibo a quasi 11.000 metri di profondità. È una delle scoperte più inquietanti degli ultimi anni, che dimostra come l’inquinamento da plastica abbia raggiunto anche i luoghi più remoti e inaccessibili del pianeta.

Qual è il pesce più profondo mai trovato?

Il record appartiene a un pesce lumaca del genere Pseudoliparis, filmato nel 2022 a 8.336 metri nella fossa di Izu-Ogasawara, a sud del Giappone (annuncio del 2023). Nella Fossa delle Marianne il pesce più profondo conosciuto è il Pseudoliparis swirei, osservato a circa 8.000 metri. Per approfondire, leggi anche il nostro articolo sui pesci abissali.