Fossa delle Marianne: il punto più profondo degli oceani
A 10.902 metri sotto la superficie del Pacifico esiste un mondo che sfida ogni concezione di limite. Buio assoluto, pressione di 1.100 atmosfere, temperature vicine allo zero — eppure la vita c’è. La Fossa delle Marianne è la frontiera estrema del pianeta.
Dove si trova la Fossa delle Marianne
La Fossa delle Marianne si trova alle coordinate 11° 21′ Nord, 142° 35′ Est, nel Pacifico occidentale, a est delle Isole Marianne. Il nome deriva da queste isole, a loro volta chiamate in onore di Marianna d’Austria, vedova di Filippo IV di Spagna.
Questa zona dell’oceano fu scoperta nel 1521 da Ferdinando Magellano durante la sua circumnavigazione del globo. I primi rilievi batimetrici scientifici risalgono al 1899, quando fu individuato un punto a sud-est di Guam con una profondità di 9.660 metri — per oltre 50 anni considerato il punto più profondo degli oceani, noto come Nero Deep. La fossa si estende per circa 2.550 chilometri formando un arco lungo e stretto, simile a una cicatrice nel fondo dell’oceano.
Per dare la misura: se si potesse posizionare il Monte Everest (8.849 m) sul fondo della Fossa delle Marianne, la sua vetta rimarrebbe ancora sommersa di oltre 2.000 metri d’acqua.
Quanto è profonda la Fossa delle Marianne
La profondità della fossa è stata misurata più volte nel corso dei decenni, con risultati leggermente diversi a seconda della tecnologia utilizzata. Il dato più accreditato dalla comunità scientifica internazionale resta quello rilevato nel 2009 dal robot americano Nereus.
| Anno | Missione / Strumento | Profondità | Note |
|---|---|---|---|
| 1899 | Primo rilievo batimetrico | 9.660 m | Nero Deep — primo record |
| 1957 | Nave sovietica Vitjaz | 11.034 m | Misurazione con scandaglio |
| 1960 | Batiscafo Trieste | 10.916 m | Prima discesa umana |
| 2009 | Robot Nereus (USA) | 10.902 m — dato ufficiale | Cavo a fibre ottiche |
| 2012 | James Cameron — Deepsea Challenger | 10.908 m | Prima discesa solitaria |
| 2019 | Victor Vescovo — DSV Limiting Factor | 10.928 m | Record assoluto umano · trovò plastica |
| 2021 | Studio Greenaway et al. (dati della spedizione Vescovo) | 10.935 m ± 6 m | Stima più accurata finora |
La geologia: come si è formata
La Fossa delle Marianne si trova al confine tra due grandi placche tettoniche — la Placca del Pacifico e la Placca delle Filippine. La sua formazione è il risultato di un processo chiamato subduzione: la Placca del Pacifico, più pesante e antica, scivola lentamente sotto la Placca delle Filippine, spingendosi verso il mantello terrestre.
Questo processo non solo ha creato la fossa ma continua a influenzare l’attività sismica e vulcanica dell’intera regione. Le missioni recenti hanno documentato la presenza di vulcani sottomarini che eruttano fango invece di lava — alimentati dalla pressione dei fluidi intrappolati nei sedimenti — e di ecosistemi chemiosintetici unici, dove la vita non dipende dalla luce solare ma dall’energia chimica.
Il batiscafo Trieste: la prima discesa nel 1960
Il 23 gennaio 1960, alle ore 13:06, per la prima e unica volta nella storia, due esseri umani toccarono il punto più profondo del pianeta. A bordo del batiscafo Trieste della U.S. Navy c’erano il Tenente di Vascello Don Walsh e l’oceanografo svizzero Jacques Piccard — figlio del celebre fisico Auguste Piccard che aveva progettato il batiscafo, costruito nei cantieri navali di Trieste.
Cinque ore di discesa. La pressione sul fondo era di circa 1.100 kg per cm² — mille volte superiore a quella in superficie. Un oblò del batiscafo si crinò sotto la pressione. Ma la discesa continuò. Sul fondo, a oltre 10.900 metri, Piccard descrisse ciò che vide:
“Il fondo è di un fango bianco-grigio… L’acqua era limpidissima, la temperatura era di 3,5°C. Rimanemmo sul fondo venti minuti. Fummo straordinariamente fortunati perché potemmo vedere due animali, un gambero e una specie di sogliola. Non aveva l’aspetto di un pesce abissale, ma era proprio come una sogliola comune, lunga una trentina di centimetri, bianca. Nuotava adagio, vicino al fondo, poi sparì nel buio.”
— Jacques Piccard, 1960 · Intervista a Gianni RoghiOggi gli scienziati ritengono improbabile che Piccard abbia visto davvero un pesce piatto: oltre circa 8.200–8.400 metri la pressione impedisce ai pesci di vivere. Con ogni probabilità vide un’oloturia (cetriolo di mare) o un altro invertebrato.
La curiosità: il Rolex sul fondo del mondo
Per testare il suo nuovo orologio impermeabile, la Rolex ancorò allo scafo del Trieste il prototipo del Rolex Oyster. Il giorno dopo la discesa, Piccard inviò alla casa svizzera un telegramma rimasto nella storia: “Sono lieto di confermare che anche ad 11.000 metri di profondità il vostro orologio è preciso come in superficie.”
Le esplorazioni moderne
Dopo il 1960, nessun essere umano tornò sul fondo per oltre 50 anni. Le esplorazioni continuarono grazie ai veicoli robotici non pilotati, sempre più sofisticati. La fossa è diventata terreno di sfida tecnologica tra nazioni e tra esploratori privati.
Prima raccolta sistematica di campioni di sedimento e batteri dal fondo del Challenger Deep.
Scese a 10.902 m con cavo a fibre ottiche. Il dato di profondità ottenuto è quello oggi riconosciuto come ufficiale dalla comunità scientifica.
Prima discesa solitaria nella storia. Il regista di Titanic e Avatar raggiunse 10.908 m raccogliendo immagini in HD mai ottenute prima.
Record assoluto raggiunto da un essere umano: 10.928 m. Sul fondo trovò sacchetti di plastica e involucri di cibo — tra le scoperte più inquietanti degli ultimi anni.
Le creature che vivono nella Fossa delle Marianne
Una delle scoperte più sorprendenti è che la vita esiste anche nelle profondità più estreme. Sul fondo del Challenger Deep vivono organismi straordinari, adattati a condizioni che sembrano incompatibili con qualsiasi forma biologica. Sono un esempio estremo di quello che gli scienziati chiamano adattamenti abissali.
Batteri chemiosintetici
Ricavano energia dalla decomposizione della materia organica senza luce solare. Sono alla base della catena alimentare degli abissi profondi.
Anfipodi giganti
Crostacei simili a gamberi che possono raggiungere i 30 cm — un caso documentato di gigantismo abissale legato alle condizioni di pressione e temperatura.
Cetrioli di mare (oloturie)
Si muovono sul fondo ingerendo sedimento per estrarne nutrienti organici. Sono tra gli organismi più abbondanti nei fondali ultra-profondi.
Pseudoliparis swirei
Descritto nel 2017, è il pesce più profondo conosciuto nella Fossa delle Marianne, filmato a circa 8.000 m. Il record assoluto spetta oggi a un altro pesce lumaca del genere Pseudoliparis, filmato nel 2022 a 8.336 m nella fossa di Izu-Ogasawara, in Giappone. Appartiene alla famiglia dei Liparidae e si nutre di anfipodi.
Coralli d’acqua profonda
Documentati dalle missioni robotiche intorno alla fossa. Formano strutture biologiche complesse in assenza di luce, nutrendosi di particelle organiche in sospensione.
Pesci abissali bioluminescenti
Specie come il pesce lanterna e il pesce drago nero producono luce propria per cacciare e comunicare nel buio assoluto.
Ci sono mostri nella Fossa delle Marianne?
No. Le immagini di “mostri giganti” che circolano in rete sono fotomontaggi o animali di altri ambienti. Sul fondo della fossa vivono soprattutto organismi piccoli: batteri, foraminiferi, anfipodi (alcuni giganti, fino a circa 30 cm), oloturie e meduse. I pesci non superano gli 8.200–8.400 metri, perché oltre quel limite la pressione altera le loro proteine. Anche il megalodonte, protagonista di molti racconti, è estinto da circa 3,6 milioni di anni.
Misteri e scoperte recenti
La plastica negli abissi
Una delle scoperte più allarmanti degli ultimi anni è la presenza di microplastiche e rifiuti anche sul fondo più profondo del mondo. Durante la discesa del 2019, Victor Vescovo trovò sacchetti di plastica e involucri di cibo a quasi 11.000 metri. Un dato che dimostra come l’inquinamento da plastica abbia raggiunto ogni angolo del pianeta, compresi gli ambienti più remoti e inaccessibili. La sostenibilità degli ecosistemi marini è oggi minacciata anche a profondità che sembravano inviolabili.
I vulcani di fango
Le missioni robotiche hanno documentato strutture vulcaniche che eruttano fango invece di lava, alimentate dalla pressione dei fluidi intrappolati nei sedimenti. Attorno a questi vulcani si sono sviluppati ecosistemi chemiosintetici unici, con comunità biologiche che non dipendono in alcun modo dalla luce solare.
Il Marianas Trench Marine National Monument
Nel 2009 è nato il Marianas Trench Marine National Monument, un’area marina protetta che copre circa 150.000 km² di acque profonde, monitorata dal NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). È uno dei pochi esempi di tutela normativa applicata a un ambiente ultra-profondo, in cui la ricerca scientifica e la conservazione biologica procedono in parallelo.
La Fossa delle Marianne rimane una frontiera scientifica aperta: ogni missione rivela nuove specie, nuovi ecosistemi e nuovi limiti della vita. Comprendere questi ambienti significa comprendere i meccanismi fondamentali dell’adattamento biologico — e forse, le origini stesse della vita sulla Terra.
Domande frequenti sulla Fossa delle Marianne
Quanto è profonda la Fossa delle Marianne?
La profondità più accreditata è 10.902 metri, misurata nel 2009 dal robot americano Nereus. Il record assoluto raggiunto da un essere umano appartiene a Victor Vescovo che nel 2019 scese a 10.928 metri a bordo del DSV Limiting Factor.
Dove si trova la Fossa delle Marianne?
Nel Nord-Ovest dell’Oceano Pacifico, a est delle Isole Marianne, alle coordinate 11° 21′ Nord e 142° 35′ Est. È delimitata dall’incontro tra la Placca del Pacifico e la Placca delle Filippine e si estende per circa 2.550 chilometri.
Chi è sceso per primo nella Fossa delle Marianne?
Il 23 gennaio 1960, Don Walsh e Jacques Piccard a bordo del batiscafo Trieste furono i primi esseri umani a toccare il fondo del Challenger Deep, a oltre 10.900 metri di profondità. Nessun altro essere umano ci tornò per oltre 50 anni.
Ci sono animali che vivono nella Fossa delle Marianne?
Sì. Nonostante pressione di 1.100 kg/cm², oscurità totale e temperature prossime allo zero, la fossa ospita batteri chemiosintetici, anfipodi giganti, cetrioli di mare, coralli profondi e il pesce lumaca Pseudoliparis swirei, osservato a circa 8.000 metri. È uno degli esempi più straordinari di adattamenti abissali conosciuti.
Come si è formata la Fossa delle Marianne?
È il risultato della subduzione della Placca del Pacifico sotto la Placca delle Filippine. La placca più pesante e antica sprofonda nel mantello terrestre, creando una depressione estrema nel fondo oceanico. Il processo continua tuttora, influenzando l’attività sismica e vulcanica dell’intera regione.
È vero che hanno trovato plastica nella Fossa delle Marianne?
Sì. Durante la discesa del 2019, Victor Vescovo trovò sacchetti di plastica e involucri di cibo a quasi 11.000 metri di profondità. È una delle scoperte più inquietanti degli ultimi anni, che dimostra come l’inquinamento da plastica abbia raggiunto anche i luoghi più remoti e inaccessibili del pianeta.
Qual è il pesce più profondo mai trovato?
Il record appartiene a un pesce lumaca del genere Pseudoliparis, filmato nel 2022 a 8.336 metri nella fossa di Izu-Ogasawara, a sud del Giappone (annuncio del 2023). Nella Fossa delle Marianne il pesce più profondo conosciuto è il Pseudoliparis swirei, osservato a circa 8.000 metri. Per approfondire, leggi anche il nostro articolo sui pesci abissali.