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Piano infralitorale: caratteristiche, fauna e habitat del Mediterraneo

Ecosistemi e Habitat · Dominio Bentonico

Il piano
infralitorale

Tra la superficie e i 40 metri: il piano più illuminato, più produttivo e più ricco di vita del Mediterraneo costiero. Il regno della Posidonia, degli scorfani, delle seppie e delle aragoste.

A cura di Marcello Guadagnino · Biologo marino Aggiornato maggio 2026

Il piano più produttivo del Mediterraneo

Il piano infralitorale è la fascia costiera del dominio bentonico compresa tra la superficie del mare e il limite inferiore delle alghe fotosintetiche — in pratica tra 0 e 40 metri di profondità nel Mediterraneo. È il piano più illuminato, più caldo e più dinamico del fondale: quello in cui la luce solare arriva ancora con abbondanza sufficiente per sostenere una fotosintesi intensa, le temperature variano stagionalmente, e le correnti e il moto ondoso mescolano continuamente le acque. Queste condizioni favoriscono la maggiore produttività biologica di tutto il dominio bentonico: qui crescono le praterie di Posidonia, si sviluppano le alghe brune e rosse dei fondali rocciosi, e si concentra la quasi totalità delle specie ittiche di interesse commerciale nella loro fase giovanile.

Caratteristiche fisiche del piano infralitorale

Il piano infralitorale occupa la fascia di fondale sempre sommersa, immediatamente al di sotto della zona intertidale. Nel Mediterraneo — dove le maree sono quasi assenti — il confine superiore corrisponde praticamente alla linea di bassa marea, con oscillazioni di pochi centimetri. Il confine inferiore è determinato dalla penetrazione della luce: nel Mediterraneo, solitamente intorno ai 30–40 metri nelle acque di media trasparenza, ma variabile tra 15 e 60 metri a seconda della torbidità locale.

Luce e fotosintesi

La caratteristica più importante dell’infralitorale è la disponibilità di luce solare sufficiente per la fotosintesi. La radiazione fotosinteticamente attiva (PAR) penetra nell’acqua riducendosi progressivamente con la profondità. Nell’infralitorale è ancora abbondante al punto da sostenere alghe macroalgali fotofite — cioè amanti della luce — come le grandi alghe brune (Cystoseira spp., Dictyota spp.), le alghe verdi (Caulerpa spp., Halimeda spp.) e la stessa Posidonia oceanica, la pianta vascolare che domina il piano. Questa produttività fotosintetica intensa è alla base di tutta la catena trofica costiera del Mediterraneo.

Temperatura

Le temperature dell’infralitorale variano stagionalmente in modo marcato — molto più che negli altri piani bentonici. Nel Mediterraneo occidentale vanno da 12–14°C in inverno a 26–28°C in superficie in estate, con variazioni locali anche superiori. Questa variabilità è uno stress per molte specie, ma favorisce anche i cicli riproduttivi stagionali: la maggior parte delle specie ittiche di interesse commerciale si riproduce proprio in questo piano, approfittando delle acque calde estivo-primaverili.

Idrodinamismo e substrato

Il moto ondoso e le correnti litoranee sono intensi nell’infralitorale superficiale (0–5 m) e si attenuano progressivamente con la profondità. Questa energia idrodinamica determina in larga parte la natura del substrato: le zone esposte hanno fondali rocciosi con alghe resistenti al moto ondoso; le zone riparate hanno fondali sabbiosi e praterie di Posidonia. Il gradiente esposizione/riparo è uno dei principali fattori di strutturazione delle biocenosi infralitorali.

Le biocenosi del piano infralitorale

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Prateria di Posidonia

La biocenosi dominante dell’infralitorale sabbioso (0–45 m). Nursery ittica, produttore di ossigeno, habitat prioritario UE. La più importante del Mediterraneo.

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Fondale roccioso fotofitico

Pareti e massi colonizzati da alghe brune e rosse fotofite (Cystoseira, Dictyota). Alta diversità di pesci, invertebrati e cefalopodi.

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Fondale sabbioso

Sabbie costiere con fauna interstiziale, solea, razze e rombi. Spesso alternato con praterie di Cymodocea nodosa dove la Posidonia è assente.

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Biocenosi di moda battigia

Zona superficiale (0–5 m) esposta al moto ondoso. Alghe incrostanti, cirripedi, patelle e fauna mobile resistente all’idrodinamismo.

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Grotte infralitorali

Anfratti e grotte in semi-oscurità con comunità sciafite: spugne, briozoi, nudibranchi, granchi e piccoli pesci cavernofili.

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Prateria di Cymodocea nodosa

Fanerogama marina alternativa alla Posidonia, presente in acque più calde, su fondali sabbiosi disturbati o di transizione.

La Posidonia: il cuore dell’infralitorale

Nell’infralitorale sabbioso, la biocenosi dominante è la prateria di Posidonia oceanica. Questa pianta vascolare endemica del Mediterraneo forma distese dense tra 0 e 45 metri che costituiscono l’habitat più importante del bacino: producono fino a 14 litri di ossigeno per m² al giorno, ospitano oltre 400 specie animali e fungono da nursery per la quasi totalità dei pesci commerciali.

La struttura della prateria — foglie, rizomi, matte — è strettamente legata alle caratteristiche fisiche dell’infralitorale: la luce abbondante permette la fotosintesi intensa delle foglie; la stabilità del sedimento favorisce l’ancoraggio dei rizomi; le temperature stagionali regolano i cicli fenologici. La scheda specie della Posidonia oceanica approfondisce biologia, morfologia e stato di conservazione.

Oltre l’80% delle specie ittiche commerciali del Mediterraneo utilizza l’infralitorale in almeno una fase del ciclo vitale — come nursery giovanile, area riproduttiva o territorio di alimentazione. La salute di questo piano determina direttamente la produttività ittica dell’intero bacino.

I fondali rocciosi infralitorali

Scorpaena maderensis mimetizzata su fondale roccioso infralitorale del Mediterraneo
Scorpaena maderensis perfettamente mimetizzata su un fondale roccioso infralitorale. Gli scorfani sono i predatori in agguato per eccellenza dei fondali rocciosi costieri: immobili per ore, attendono che la preda passi a portata.

I fondali rocciosi sono la biocenosi più eterogenea e strutturalmente complessa dell’infralitorale. La roccia offre una superficie solida su cui si insediano alghe, spugne, idroidi, briozoi e tutte le specie sessili che a loro volta creano nuovi microhabitat. La diversità di specie per metro quadro sui fondali rocciosi è tra le più alte di tutto il Mediterraneo costiero.

Zonazione verticale delle alghe

Sui fondali rocciosi dell’infralitorale si osserva una chiara zonazione verticale delle comunità algali in funzione della luce disponibile:

  • 0–5 m — alghe verdi fotofite (Ulva, Cladophora), alghe brune effimere. Alta perturbazione da moto ondoso.
  • 5–15 m — dominanza di alghe brune strutturate (Cystoseira spp., Sargassum spp.). Biocenosi più stabile e diversificata.
  • 15–30 m — alghe rosse (Halimenia, Peyssonnelia, Lithophyllum). Transizione verso le specie sciafite del circalitorale.
  • 30–40 m — limite inferiore delle alghe fotofile; compaiono le prime comunità circalitorali con alghe calcaree incrostanti e briozoi.

La fauna dell’infralitorale

Pesci

L’infralitorale è il piano bentonico con la maggiore abbondanza e diversità di pesci del Mediterraneo costiero. Le specie più caratteristiche e di maggiore interesse ittico:

  • Scorpaena scrofa e S. porcus (scorfani) — predatori mimetici per eccellenza dei fondali rocciosi e della matte di Posidonia. Immobili per ore, catturano le prede con scatti rapidissimi.
  • Sparus aurata (orata) — frequenta sia le praterie di Posidonia che i fondali rocciosi adiacenti. Specie tra le più importanti per la pesca sportiva costiera.
  • Diplodus spp. (saraghi) — tra i pesci più abbondanti dell’infralitorale roccioso. Predatori di molluschi, crostacei e ricci di mare.
  • Labridae (tordi, donzelle, castagnole verdi) — la famiglia dominante dell’infralitorale per numero di specie e di individui. Colorazioni vivaci e comportamenti territoriali marcati.
  • Sarpa salpa (salpa) — il principale erbivoro della Posidonia, forma banchi densi nell’infralitorale tra 5 e 30 m.
  • Dicentrarchus labrax (spigola) — predatore apicale dell’infralitorale costiero, frequenta sia le praterie che i fondali rocciosi. Alta stagionalità: più abbondante in primavera e autunno.
  • Mullus surmuletus (triglia di scoglio) — specie del limite infralitorale-circalitorale, cerca invertebrati nel sedimento con i barbigli sensoriali.

Molluschi

Seppia officinalis su fondale sabbioso-roccioso dell'infralitorale mediterraneo
Sepia officinalis, la seppia comune, è uno dei cefalopodi più caratteristici dell’infralitorale mediterraneo. Predatrice attiva di giorno e di notte, cambia colore e texture in frazioni di secondo per mimetizzarsi o comunicare.

I molluschi dell’infralitorale comprendono alcune delle specie di maggiore interesse gastronomico e ittico del Mediterraneo:

  • Sepia officinalis (seppia) — cefalopode tipico dell’infralitorale sabbioso-roccioso tra 0 e 30 m. Migra stagionalmente verso la costa in primavera per la riproduzione, rientrando in profondità d’estate. Una delle specie più pescate nel Mediterraneo.
  • Octopus vulgaris (polpo) — occupa gli anfratti rocciosi come tana stabile. Predatore generalista attivissimo di notte, caccia granchi, molluschi e piccoli pesci.
  • Loligo vulgaris (calamaro) — forma banchi nell’infralitorale pelagico costiero, soprattutto nelle acque più fredde primaverili e autunnali.
  • Paracentrotus lividus (riccio di mare) — echinoderma erbivoro abbondantissimo sui fondali rocciosi, principale controllore delle alghe. La sua sovrabbondanza per deplezione dei predatori causa fenomeni di overgrazing.

Crostacei

Astice europeo Homarus gammarus su fondale roccioso infralitorale del Mediterraneo
L’Homarus gammarus (astice europeo) occupa gli anfratti rocciosi dell’infralitorale profondo tra 5 e 50 m. Con le sue chele potenti è il predatore di invertebrati più temuto dei fondali rocciosi mediterranei. Oggi raro per la pesca eccessiva storica.
  • Homarus gammarus (astice europeo) — il crostaceo più grande dell’infralitorale mediterraneo, presente tra 5 e 50 m su fondali rocciosi. Molto più raro dell’aragosta nelle acque italiane per la pressione di pesca storica. Chele asimmetriche: una per triturare, una per tagliare.
  • Palinurus elephas (aragosta) — presente nel circalitorale ma frequenta l’infralitorale profondo (30–40 m) nelle aree meno perturbate. Taglia minima legale: carapace 90 mm.
  • Maja squinado (granchio reale o favollo) — il più grande granchio del Mediterraneo, presente su fondali rocciosi e sabbiosi tra 5 e 50 m. Effettua migrazioni aggregate stagionali per la riproduzione — uno degli spettacoli più impressionanti dell’infralitorale mediterraneo.

La pesca nell’infralitorale

Pesca al bolentino tra la Posidonia oceanica nell'infralitorale mediterraneo
La pesca al bolentino sui fondi a Posidonia è una delle tecniche più praticate nel Mediterraneo costiero. Saraghi, orate, tordi e scorfani si concentrano nella canopy e ai margini della prateria tra 5 e 30 metri di profondità.

L’infralitorale è il piano bentonico di maggiore importanza per la pesca sportiva e per la pesca professionale artigianale nel Mediterraneo. Le tecniche principali:

Pesca sportiva

  • Bolentino — sui fondi a Posidonia e rocciosi tra 10 e 40 m. Specie target: saraghi, orate, tordi, scorfani, triglie. Piombi da 50–150 g, ami 1/0–3/0, esche naturali.
  • Surfcasting — dalla riva sui fondali sabbiosi e misti superficiali. Specie target: orate, spigole, razze, sogliole. Tecniche a fondo con esche naturali o artificiali.
  • Pesca da riva — sui fondali rocciosi superficiali con canna o spinning leggero. Saraghi, labridi, scorfani, polpi.

Pesca professionale

La pesca professionale nell’infralitorale è praticata principalmente con nasse (per polpi, seppie, aragoste), reti da posta (tramaglio, rete da imbrocco) per pesci di taglia media, e palangari di fondo per cernie, orate e saraghi. Il Regolamento CE 1967/2006 vieta la pesca a strascico entro le 3 miglia dalla costa e sulle praterie di Posidonia, indipendentemente dalla profondità.

Le minacce al piano infralitorale

  • Regressione delle praterie di Posidonia — causata da ancoraggio, strascico illegale, eutrofizzazione, specie invasive e cambiamenti climatici. Ogni ettaro perso si traduce in perdita diretta di produttività ittica.
  • Pesca eccessiva delle specie costiere — saraghi, orate, spigole e aragoste sono storicamente sovrasfruttate nelle aree non protette.
  • Specie invasive — Caulerpa cylindracea compete con la Posidonia; il pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus) è un predatore invasivo che sta alterando le catene trofiche dell’infralitorale orientale.
  • Inquinamento costiero — scarichi civili e agricoli aumentano la torbidità e favoriscono le macroalghe opportuniste a scapito della Posidonia e delle alghe strutturate.
  • Costruzioni costiere — porto, pontili e scogliere frangiflutti alterano la circolazione, la sedimentazione e le biocenosi infralitorali locali.
  • Riscaldamento delle acque — le marine heatwaves estive causano mortalità della Posidonia e favoriscono la proliferazione di meduse e specie termofila invasive.
Marcello Guadagnino
Biologo marino · Direttore scientifico ·

Fondatore e direttore scientifico de Il Giornale dei Marinai (2013). Responsabile scientifico di Oceanis Srl.

Fonti e riferimenti scientifici

  • Pérès J.M. & Picard J. (1964). Nouveau manuel de bionomie benthique de la Méditerranée. Rec. Trav. St. Mar. Endoume 31(47): 1–137.
  • Ballesteros E. (1992). Els vegetals i la zonació litoral: espècies, comunitats i factors que influeixen en la seva distribució. Arxius Secció Ciències IEC, Barcelona.
  • Bianchi C.N. & Morri C. (2000). Marine biodiversity of the Mediterranean Sea. Marine Pollution Bulletin 40(5): 367–376.
  • ISPRA (2023). Monitoraggio delle praterie di Posidonia oceanica nelle acque costiere italiane. Rapporti ISPRA 397/2023.
  • Regolamento CE 1967/2006 — art. 4–6: divieto di strascico entro 3 miglia e su praterie di Posidonia.
  • Guida completa alla prateria di Posidonia oceanica
  • ISPRA — monitoraggio habitat costieri italiani
0–40
metri di profondità
14 l
ossigeno/m²/giorno (Posidonia)
>400
specie animali nella prateria
80%
specie ittiche usano l’infralitorale
12–28°C
variazione termica stagionale

I fondali rocciosi: la diversità ittica costiera

I fondali rocciosi dell’infralitorale sono le aree di maggiore concentrazione di pesci costieri del Mediterraneo. Scorfani, saraghi, labridi, cernie e polpi si distribuiscono in una stratificazione verticale precisa dalle alghe superficiali fino al limite con il circalitorale.

La pesca da riva e il bolentino leggero in barca sono le tecniche più efficaci su questi fondali. Le Aree Marine Protette con fondali rocciosi integri mostrano densità di pesci fino a 5–10 volte superiori alle aree non protette.

Domande frequenti sul piano infralitorale

Qual è la profondità del piano infralitorale nel Mediterraneo?

Nel Mediterraneo il piano infralitorale si estende dalla superficie (linea di bassa marea) fino a circa 30–40 metri di profondità nelle acque di media trasparenza. Il limite inferiore varia: in acque molto torbide può fermarsi a 15–20 m; in acque cristalline del Mediterraneo orientale può arrivare a 50–60 m. Il confine è determinato dalla penetrazione della luce solare necessaria per la fotosintesi delle alghe macroalgali fotofile.

Quali sono le biocenosi principali dell’infralitorale mediterraneo?

Le principali biocenosi dell’infralitorale mediterraneo sono: la prateria di Posidonia oceanica sui fondali sabbiosi, i fondali rocciosi fotofitici con alghe brune e rosse, i fondali sabbiosi costieri, le praterie di Cymodocea nodosa e le grotte infralitorali. Ogni biocenosi ospita comunità di specie adattate specificamente alle condizioni locali di luce, substrato e idrodinamismo.

Quali pesci si trovano nell’infralitorale?

L’infralitorale ospita la maggiore diversità ittica del Mediterraneo costiero. Le specie più caratteristiche includono scorfani (Scorpaena spp.), orate (Sparus aurata), saraghi (Diplodus spp.), labridi (tordi, donzelle), salpe (Sarpa salpa), spigole (Dicentrarchus labrax) e triglie di scoglio (Mullus surmuletus). Nelle fasi giovanili, quasi tutte le specie ittiche commerciali del Mediterraneo utilizzano questo piano come nursery.

Qual è la differenza tra piano infralitorale e piano circalitorale?

Il confine principale è la disponibilità di luce. Nell’infralitorale (0–40 m) la luce è sufficiente per sostenere alghe macroalgali fotosintetiche che dominano il paesaggio: praterie di Posidonia, alghe brune, alghe verdi. Nel piano circalitorale (40–200 m) la luce è insufficiente per queste alghe, che cedono il posto alle biocenosi sciafite: coralligeno, gorgonie, spugne, alghe calcaree incrostanti. Le temperature sono più stabili nel circalitorale e la fauna più specializzata.

A che profondità pesca il bolentino nell’infralitorale?

La pesca al bolentino nell’infralitorale si pratica tipicamente tra i 10 e i 40 metri. Sui fondi a Posidonia tra 10 e 30 m si catturano saraghi, orate, tordi e scorfani. Avvicinandosi al limite infralitorale-circalitorale (30–40 m) compaiono cernie, triglie e grongi. Le attrezzature variano: piombi da 50–150 g, ami 1/0–2/0, esche naturali (gamberetti, cozze, seppie, vermi) o artificiali (paddle tail, shad).