| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Classe | Actinopterygii |
| Ordine | Carangiformes |
| Famiglia | Carangidae |
| Genere | Pseudocaranx |
| Specie | Pseudocaranx dentex (Bloch & Schneider, 1801) |
| AphiaID WoRMS | 126812 |
| Stato IUCN | DD – Data Deficient |
Il carango dentice (Pseudocaranx dentex Bloch & Schneider, 1801) è un carangide a distribuzione circumtropicale che sta progressivamente estendendo la propria presenza nel Mar Mediterraneo, complice il riscaldamento delle acque. In Italia è ancora considerato raro, ma le segnalazioni si moltiplicano soprattutto nelle acque siciliane — da Lampedusa ad Ustica — dove viene sempre più spesso intercettato dai pescatori professionali in pesca alla traina costiera e con i tramagli.
Il nome scientifico racconta già molto della specie: Pseudocaranx deriva dal greco pseudes (falso) e dal nome del genere Caranx, mentre il termine specifico dentex allude alla somiglianza del profilo della testa con quello del dentice (Dentex dentex), uno sparide ben noto ai pescatori mediterranei. Una somiglianza solo di facciata: il carango dentice e il dentice appartengono a famiglie completamente diverse.
Morfologia e come riconoscerlo
Il carango dentice ha il corpo ovale, piatto lateralmente e piuttosto alto, con il profilo della fronte quasi rettilineo — carattere che lo distingue da molti altri carangidi dal muso più appuntito. La bocca è relativamente piccola e non raggiunge il livello dell’occhio. Negli adulti i denti si riducono a una singola fila minuta su entrambe le mascelle, mentre nei giovanili è presente una seconda fila e piccoli denti anche su lingua e palato.
La colorazione è argentea con riflessi verdastri sul dorso. L’elemento cromatico più caratteristico è la linea laterale di colore giallo brillante, visibile anche da lontano su esemplari vivi. Il terzo posteriore della linea laterale presenta scudetti (scaglie ossee allargate), tipici dei carangidi. Le pinne dorsali sono due: la prima breve con 8 spine, la seconda lunga e bassa, identica e opposta alla pinna anale. La pinna pettorale è falciforme e la caudale ampia e profondamente forcuta.
| Parametro | Valore |
|---|---|
| Lunghezza comune | circa 40 cm TL |
| Lunghezza massima documentata | 122 cm TL |
| Peso massimo documentato | 18,1 kg |
| Longevità massima stimata | circa 50 anni |
| Spine dorsali / raggi molli | 8 spine + raggi molli (II pinna) |
Distribuzione geografica e presenza nel Mediterraneo
Pseudocaranx dentex ha una distribuzione circumtropicale: è presente in tutti i mari tropicali e subtropicali del pianeta, dall’Atlantico occidentale (dalle Bermuda al Brasile) all’Atlantico orientale (dalle Azzorre e Canarie fino al Sud Africa), dall’Indo-Pacifico (dal Sudafrica al Giappone) all’Oceania (Australia, Nuova Zelanda, Nuova Caledonia). La sua massima abbondanza si registra nelle acque australiane e neozelandesi, dove è oggetto di pesca commerciale e acquacoltura intensiva.
Nel Mediterraneo la specie è sempre stata presente ma rara, con segnalazioni storiche che si concentrano nel bacino orientale (Libano, Israele, Egitto, Grecia) e nel canale di Sicilia. In Italia le avvistamenti più frequenti si registrano nelle acque siciliane, in particolare attorno alle isole minori come Lampedusa e Ustica, dove la specie sembra comparire con maggiore regolarità negli ultimi anni. La sua presenza nel Mediterraneo è da attribuire all’espansione naturale facilitata dalla tropicalizzazione del bacino — l’aumento delle temperature medie favorisce l’insediamento di specie subtropicali che in passato non riuscivano a sopravvivere agli inverni mediterranei.
Una segnalazione recente del 2025 documenta per la prima volta la specie nel Mar Nero (Varna, Bulgaria), a ulteriore conferma dell’espansione verso nord in atto.
Habitat e comportamento
Il carango dentice è una specie demersale e pelagica associata a fondali duri, scogliere e zone di transizione. Frequenta baie, acque costiere e, da giovanile, anche estuari e acque salmastre — i giovanili sono dunque euialini e si adattano a salinità variabili. Gli adulti formano banchi, talvolta misti con altre specie di carangidi, che si muovono sia in superficie che a mezza acqua che sul fondo.
Nel Mediterraneo la specie si avvicina alla costa soprattutto attorno alle piccole isole, preferibilmente su fondali rocciosi con alta complessità strutturale (reef, FAD, gabbie di acquacoltura). La fascia di profondità più frequentata va dai 10 ai 25 m nelle acque costiere mediterranee, ma la specie può spingersi fino a 238 m in altri mari.
Alimentazione
Il carango dentice è un predatore opportunista con dieta ampia. Si nutre principalmente di piccoli pesci e molluschi del necton, ma integra regolarmente la dieta con invertebrati bentonici: crostacei, echinodermi, vermi policheti e bivalvi. Nei momenti di abbondanza planctonica può alimentarsi anche filtrando attivamente lo zooplancton. Questa plasticità trofica è uno dei fattori che contribuisce al suo successo come colonizzatore in nuovi ambienti.
Biologia riproduttiva
La riproduzione avviene tipicamente nel periodo estivo. Il carango dentice è uno spawner parziale: le uova vengono deposte in piccole frazioni a intervalli regolari nell’arco di diverse settimane, anziché in un’unica emissione. Le uova sono pelagiche e rimangono in superficie grazie a una goccia di olio che ne garantisce la galleggiabilità fino alla schiusa. Le larve si nutrono di zooplancton e raggiungono circa 4 cm dopo 2-3 mesi. La maturità sessuale viene raggiunta a dimensioni relativamente grandi, coerentemente con la longevità eccezionale della specie, stimata in circa 50 anni.
Pesca e valore commerciale
Nel Mediterraneo le catture di carango dentice rimangono occasionali e incidentali, senza ancora un mercato strutturato in Italia. In Sicilia viene preso prevalentemente con la pesca alla traina costiera e con le reti da posta e i tramagli, soprattutto attorno alle isole minori. La specie non è bersaglio diretto della pesca professionale italiana, ma la crescente frequenza delle catture segnala un consolidamento della presenza nel canale di Sicilia.
Al di fuori del Mediterraneo il carango dentice è invece una specie commercialmente rilevante, soggetta a pesca con reti a strascico e oggetto di acquacoltura in Giappone, dove viene allevato intensivamente. Le carni sono pregiate, bianche e sode, adatte a diverse preparazioni culinarie.
L’indice di vulnerabilità alla pesca calcolato da FishBase è di 73 su 100 — un valore alto — a causa della longevità elevata e della maturità tardiva, che rendono le popolazioni lente a recuperare dopo pressioni di pesca eccessive.
| Nome scientifico | Pseudocaranx dentex (Bloch & Schneider, 1801) |
| Nome comune (IT) | Carango dentice |
| Nome comune (EN) | White trevally |
| Famiglia | Carangidae |
| Ordine | Carangiformes |
| Classe | Actinopterygii |
| Origine nel MED | Espansione naturale per tropicalizzazione |
| Profondità | 10–238 m (comunemente 10–25 m nel MED) |
| Lunghezza max | 122 cm TL / 18,1 kg |
| Longevità stimata | fino a 50 anni |
| Stato IUCN | DD – Data Deficient |
| AphiaID WoRMS | 126812 |
| Pericolosa per l’uomo | No |
Domande frequenti sul carango dentice
- Perché si chiama “dentice” se non è un dentice?
- Il nome dentex nel nome scientifico allude alla somiglianza del profilo della testa e delle grandi labbra con quelle del dentice comune (Dentex dentex), uno sparide ben noto nel Mediterraneo. In realtà le due specie appartengono a famiglie completamente diverse: il carango dentice è un carangide, il dentice uno sparide. Il prefisso Pseudo– nel nome del genere (Pseudocaranx) riflette già questa propensione della specie a “sembrare” altro.
- È commestibile il carango dentice?
- Sì, le carni sono pregiate, bianche e sode. In Giappone è una delle specie più apprezzate dell’acquacoltura marina. In Sicilia, dove le catture sono ancora occasionali, viene venduto fresco e si presta a preparazioni al forno, alla griglia o crudo in carpaccio.
- Perché compare sempre più spesso nelle acque italiane?
- La crescente presenza nel Mediterraneo è legata alla progressiva tropicalizzazione del bacino: l’innalzamento delle temperature medie favorisce l’insediamento di specie subtropicali che in passato non sopravvivevano agli inverni nel mar nostrum. Non si tratta di una specie lessepsiana — non è entrata dal Canale di Suez — ma di un’espansione naturale dall’Atlantico e dalle acque più calde del Mediterraneo orientale.
- Può davvero vivere 50 anni?
- Le stime di longevità per Pseudocaranx dentex indicano effettivamente una vita potenziale di circa 50 anni, rendendolo uno dei pesci mediterranei più longevi. Questa caratteristica, unita alla maturità sessuale tardiva, lo rende particolarmente vulnerabile alla pesca eccessiva: le popolazioni impiegherebbero molto tempo a riprendersi da un eventuale sovrasfruttamento.
- Come si distingue dagli altri carangidi mediterranei?
- La combinazione di corpo alto e ovale, profilo della fronte quasi piatto, colorazione argentea con linea laterale gialla brillante e pinna caudale ampiamente forcuta lo rendono riconoscibile. A differenza di molti carangidi il muso non è aguzzo e la seconda pinna dorsale non è falcata ma bassa e uniforme.
Fonti scientifiche
- Bloch, M.E. & Schneider, J.G. (1801). Systema Ichthyologiae. Berlino.
- Smith-Vaniz, W.F. (1999). Carangidae. In: FAO Species Identification Guide for Fishery Purposes.
- Tüney-Kızılkaya, İ. et al. (2020). On the occurrence of Pseudocaranx dentex in the Turkish Aegean Sea. Annales – Series Historia Naturalis, 30(1): 53–58.
- Di Natale, A. et al. (2011). Pseudocaranx dentex (Mediterranean assessment). IUCN Red List.
- Froese, R. & Pauly, D. (eds.) (2026). FishBase. fishbase.se
- WoRMS (2026). Pseudocaranx dentex (Bloch & Schneider, 1801). AphiaID 126812. marinespecies.org
Domande frequenti
Dove si trova il carango dentice nel Mediterraneo?
È raro nel Mediterraneo, con avvistamenti più frequenti in Sicilia, nello Ionio e nell'Egeo. La sua presenza è in aumento per via della tropicalizzazione del mare.
Il carango dentice è pericoloso per l'uomo?
No, non rappresenta alcun pericolo particolare per l'uomo.
Quanto può crescere il carango dentice?
Solitamente il pescato si aggira attorno ai 40 cm, ma può raggiungere eccezionalmente 122 cm e 18,1 kg di peso.
Di cosa si nutre?
È un predatore generalista: si nutre di pesci, molluschi, crostacei, echinodermi, vermi, bivalvi e zooplancton.