La Tracina

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La tracina, pesce diffuso in tutto il Mediterraneo conosciuta dai bagnanti per le punture dolorose che provoca ai piedi. Ma la tracina è ottima come alimento. Conosciamola meglio…

Le tracine, conosciute anche come pesci ragno, appartengono alla famiglia Trachinidae. Sono diffuse in Mediterraneo, in Mar Nero ed in Oceano Altlantico. Tipiche dei fondali sabbiosi da 2 a 50 metri di profondità, le tracine hanno un corpo elongato, schiacciato lateralmente, meno compresse anteriormente; il loro corpo appare quasi liscio, dal momento che hanno delle piccole scaglie ciclioidi. Gli occhi sono laterali, alti, e consentono la visione all’animale quando è nascosto sotto la sabbia
Le spine dorsali (da 5 a 7) sono robuste e velenifere; in condizioni di riposo sono abbassate, ma vengono erette appena ci si avvicina al loro nascondiglio o quando cacciano una preda.

La puntura della Tracina

“La puntura da Tracina alle mani ed ai piedi è un evento estremamente comune sulle spiagge italiane ed europee, specialmente nei mesi estivi. Sono soggetti a rischio i bagnanti ed i subacquei che camminano o nuotano entrando in contatto con i fondali sabbiosi vicino alla riva, nonché i pescatori che maneggiano il pesce. Nell’inferire uno degli aculei velenosi posizionati sul dorso, la Tracina esercita una pressione sulle ghiandole velenifere ad essi collegate, il veleno viene così sospinto lungo la formazione spinosa  e immesso nella ferita . In occasione della puntura si può verificare la frattura della spina, con permanenza del frammento nella ferita. Sotto l’aspetto tossicologico la mistura di tossine iniettata dal T. Draco comprende una componente proteica principale denominata “Dracotossina” ad azione depolarizzante per le membrane ed attività emolitica .

La sintomatologia acuta è caratterizzata da intenso dolore, edema ed alterazioni vascolari locali che possono durare da 24h a vari giorni. Reazioni sistemiche sono modeste e generalmente transitorie. Essendo la tossina termolabile il trattamento può essere semplice: pulire bene la ferita ed immergerla prontamente in acqua calda (circa 40°) per 30 – 90 minuti; FANS ed antistaminici possono essere somministrati insieme alla terapia antibiotica ed alla eventuale profilassi antitetanica. Eventuali blocchi anestetici (15) con l’utilizzo di bupivacaina 0.5% sono stati descritti come terapia sintomatica nei casi più gravi di dolore. A differenza dei veleni di serpente, non è disponibile un antidoto o una profilassi efficace.

Per escludere la presenza di frammenti di spina ritenuti può essere utile eseguire un esame radiografico alla ricerca del frammento di spina calcifico. Le sequele invalidanti sono eccezionalmente riportate in letteratura, ed appaiono meno severe di quelle riferibili ad altre specie marine. Le alterazioni vascolari locali, frequenti nella fase acuta, possono raramente perdurare nel tempo causando una sindrome di Raynaud , mentre in un caso è stata riportata anche la necrosi  del dito colpito.

La rigidità da noi descritta può teoricamente correlarsi in modo aspecifico all’edema cronico ed alla immobilizzazione con conseguente fibrosi e aderenze peri-articolari e peri-tendinee. In entrambi i casi descritti le aderenze e la fibrosi erano però sostenute da un tessuto particolarmente spesso e tenace, con la peculiarità istologica comune di presentare infiltrati infiammatori perivascolari, indice di un processo flogistico di tipo cronico, forse direttamente od indirettamente correlabile alla azione tossica specifica del veleno del pesce.” (da LA RIGIDITÀ ARTICOLARE NELLA MANO NELLE LESIONI DA TRACHINUS DRACO A. LETI ACCIARO, G. CASERTA, M.C. GAGLIANO, R. BUSA, A. LANDI)

La tracina ed il contatto con l’uomo

Note: le tracine sono dotati di aculei velenosi sul dorso, che utilizzano a scopo difensivo. Tuttavia, non è raro per gli esseri umani venire a contatto con questi pesci, sia sulle spiagge sia durante la pesca.
Il dolore è molto forte, un bruciore profondo che si irradia dalla ferita lungo tutto l’arto, raramente arrivando fino all’inguine o all’ascella (a seconda dell’arto colpito), raggiungendo il suo massimo dopo 30-45 minuti dalla puntura, perdurando a volte per 24 ore, con strascichi di formicolii e insensibilità.
Nonostante il forte dolore (si dice che i pescatori che si pungevano in antichità venissero legati per evitare che si uccidessero buttandosi a mare) il veleno non è pericoloso per l’uomo e tutto si risolve in fretta. Piuttosto spesso però per lo shock doloroso l’organismo reagisce con nausea, vomito, tremori, svenimenti e giramenti di testa. Sono necessarie profilassi antidolorifica e antitetanica.
Per un primo soccorso è utile immergere la zona colpita in acqua molto calda (anche salata) per due ore o almeno un’ora, o anche 30 minuti sotto la sabbia riscaldata dal sole, poiché il veleno è termolabile. Premere per qualche istante sulla ferita per favorire l’uscita di sangue e ridurre il rischio di infezione.

Leggi anche Puntura di Tracina, cosa fare e come prevenirla

La pesca della tracina

La tracina viene pescata con reti da posta o con lo strascico. Essendo infatti un pesce che vive nascosto sotto la sabbia, la tracina viene catturata dalle reti che strascicano sul fondale. Puo’ abboccare ai palamiti leggeri per saraghi o orate.

La tracina al Mercato

In pescheria il prezzo della tracina varia in base alle dimensioni, dai  4/5 €/kg fino a un massimo di 15/18 €/Kg secondo dimensioni e stagionalità.

Dal punto di vista nutrizionale la tracina ha un valore energetico considerevole che si aggira intorno alle 96 Kcal per ogni 100 gr di prodotto. Questo pesce è particolarmente ricco di grassi polinsaturi quali l’omega 3, principale alleato per un buon funzionamento cardiovascolare, e di proteine.

Qualità delle carni

la tracina ha carni bianche abbastanza sode. Sapore delicato apprezzata in molte regioni dell’ Adriatico.

Come riconoscere le specie di tracina

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Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

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