Caratteristiche fisiche del piano circalitorale
Il piano circalitorale si distingue dagli altri piani batimetrici per una combinazione di fattori fisici che lo rendono unico:
La luce: dalla penombra al buio
La caratteristica più importante è la riduzione progressiva della luce. Nel Mediterraneo, la radiazione fotosinteticamente attiva (PAR) si riduce del 50% ogni 10–15 metri di profondità nelle acque mediamente torbide. A 40 metri la luce è già insufficiente per la crescita delle alghe macroalgali fotofile che dominano l’infralitorale. A 80–100 metri penetra meno dell’1% della radiazione superficiale. Questa riduzione determina il passaggio dalle biocenosi fotofite (amanti della luce) a quelle sciafite — adattate alla penombra permanente. Il circalitorale è definito proprio da questo confine ecologico, non da una profondità assoluta: in acque molto torbide può iniziare già a 15–20 m, in acque cristalline anche a 50–60 m.
Temperatura e stratificazione
Nel Mediterraneo, il piano circalitorale si trova al di sotto della termoclina stagionale — lo strato di brusco cambiamento termico che in estate separa le acque superficiali calde da quelle profonde fredde. Al di sotto della termoclina le temperature sono più stabili: intorno ai 13–14°C nelle acque profonde del Mediterraneo occidentale durante tutto l’anno, con variazioni stagionali minime. Questa stabilità termica è un vantaggio per le specie longeve e a crescita lenta — gorgonie, corallo rosso, spugne — che non devono sopportare lo stress delle variazioni estreme.
Idrodinamismo e correnti
Le correnti nel circalitorale sono generalmente più regolari e meno intense di quelle superficiali. Tuttavia, in prossimità di capi, scogliere sommerse e canyon sottomarini, le correnti di fondo possono essere molto forti e portare abbondante plancton e particelle organiche. Questi punti di maggiore idrodinamismo corrispondono quasi sempre ai siti di maggiore sviluppo del coralligeno e delle gorgonie, che sono organismi filtratori e suspensivori: dipendono interamente dal cibo che arriva con la corrente.
Substrato
Il substrato del circalitorale è molto variabile. Si trovano sia substrati duri — pareti rocciose, massi, strutture biogeniche preesistenti — sia substrati mobili: fondi detritici misti a sabbia grossolana, ghiaia organogena, fondi a Maërl (accumuli di alghe calcaree ramificate). I substrati duri ospitano le biocenosi più strutturate (coralligeno, gorgonie); i substrati mobili ospitano biocenosi detritiche con alta diversità di invertebrati bentonici.
Le biocenosi del piano circalitorale
Il circalitorale è il piano con il maggior numero di biocenosi distinte nel dominio bentonico mediterraneo. Le principali:
Coralligeno
La biocenosi più ricca e caratteristica. Alghe calcaree incrostanti costruiscono il substrato su cui si insediano gorgonie, spugne, corallo rosso e centinaia di specie animali.
Maërl
Fondi a rodoficee calcaree ramificate non incrostanti (Lithothamnion corallioides, Phymatolithon calcareum). Substrato morbido ad alta biodiversità, habitat prioritario UE.
Detritico costiero
Fondi misti di frammenti organogeni, sabbia grossolana e ghiaia. Ospita una ricca fauna di invertebrati: echinodermi, crostacei, molluschi, policheti.
Grotte e anfratti
Le pareti delle grotte sommerse nel circalitorale ospitano comunità sciafite dense: corallo giallo (Leptopsammia pruvoti), spugne, briozoi, nudibranchi.
Fondi a Pinna nobilis
Storicamente presenti al limite inferiore dell’infralitorale e nel circalitorale superficiale. La specie è oggi in pericolo critico di estinzione dopo la crisi del 2016.
Coralligeno di piattaforma
Variante su fondi sedimentari piatti della piattaforma continentale oltre i 50–60 m. Strutture coralligene isolate su fondi detritici, tipiche del Mediterraneo centrale.
Il coralligeno: l’habitat simbolo del circalitorale
Il coralligeno è la biocenosi più importante e più studiata del piano circalitorale mediterraneo. Si sviluppa prevalentemente tra i 30 e i 120 metri su substrati duri in condizioni di penombra, costruito principalmente da alghe calcaree incrostanti dei generi Lithophyllum, Mesophyllum e Lithothamnion. Su questa struttura biogenica si insediano le specie strutturanti secondarie che definiscono l’aspetto visivo del coralligeno.
Le gorgonie del circalitorale
Le gorgonie sono gli organismi più visibili e più iconici del circalitorale. Ottocoralli coloniali con scheletro corneo ramificato, formano le strutture tridimensionali che caratterizzano le pareti sommerse del Mediterraneo profondo. Le specie principali per il circalitorale:
- Paramuricea clavata (gorgonia rossa) — la specie emblematica del circalitorale profondo (30–80 m). Colonie a ventaglio rosso-violaceo fino a 1 m di altezza. Crescita di ~6 cm/anno, vita fino a 25 anni. Estremamente vulnerabile alle ondate di calore marino.
- Eunicella singularis (gorgonia bianca) — circalitorale superficiale (10–50 m), rami verticali bianchi. Più tollerante termicamente rispetto a Paramuricea.
- Eunicella cavolini (gorgonia gialla) — ventagli gialli tipici del circalitorale tra 20 e 60 m. Spesso associata a Paramuricea.
- Savalia savaglia (falso corallo nero) — zoantario che colonizza le gorgonie morte, formando colonie nere di potenziale longevità millenaria.
Il corallo rosso
Il Corallium rubrum è presente nel circalitorale su pareti in penombra tra i 30 e i 200 metri. Con una crescita di appena 0,25–0,66 mm di diametro basale per anno, è uno degli organismi a più lenta crescita del Mediterraneo. Le popolazioni storicamente sfruttate dalla pesca non si sono mai riprese. Oggi la raccolta è soggetta a quote e licenze regionali.
La fauna del circalitorale
La ricchezza faunistica del circalitorale è eccezionale — oltre 1.600 specie animali associate al solo coralligeno. Le specie più caratteristiche e di maggiore interesse ecologico e ittico:
Pesci
- Anthias anthias (perchetta) — il pesce più caratteristico del circalitorale, forma banchi di centinaia di individui sulle pareti coralligene. Colore arancio-rosato intenso.
- Epinephelus marginatus (cernia bruna) — predatore apicale del circalitorale, territoriale, usa le cavità della struttura biogenica. In pericolo IUCN. In recupero nelle AMP.
- Conger conger (grongo) — predatore notturno che occupa i cunicoli della struttura coralligena durante il giorno. Può superare i 3 metri di lunghezza.
- Muraena helena (murena) — residente stabile degli anfratti circalitorali. Predatore di molluschi e crostacei.
- Apogon imberbis (re di triglie) — piccolo perciforme rosso che si rifugia nelle cavità di giorno, uscendo di notte per cacciare zooplancton.
- Scorpaena scrofa (scorfano rosso) — mimetico sul substrato, predatore in agguato. Una delle specie target della pesca al bolentino su questi fondali.
- Helicolenus dactylopterus (scorfano di fondale) — tipico del circalitorale profondo oltre gli 80 m, spesso catturato al bolentino.
Invertebrati
- Palinurus elephas (aragosta) — usa le cavità del coralligeno come rifugio diurno, esce di notte per foraggiare. Stock in sofferenza in tutto il Mediterraneo.
- Scyllarides latus (magnosa o cicala di mare) — crostaceo del circalitorale superficiale, molto ricercato dalla pesca artigianale. Praticamente scomparso nelle aree non protette.
- Ophiothrix fragilis (ofiura) — echinoderma che avvolge i rami delle gorgonie con le sue braccia piumose, filtrandone la corrente.
- Spugne — tra i costruttori secondari più importanti del coralligeno circalitorale. Axinella polypoides, Petrosia ficiformis, Cliona spp. tra le più abbondanti.
- Parazoanthus axinellae (margherita di mare) — zoantario giallo-arancio che colonizza le spugne ramificate, tipico delle pareti circalitorali.
Il piano circalitorale è il piano bentonico con la maggiore biodiversità per unità di superficie nel Mediterraneo. Le oltre 1.600 specie associate al solo coralligeno lo rendono uno degli ecosistemi non tropicali più ricchi del pianeta.
La pesca nel piano circalitorale
Il circalitorale è uno dei piani batimetrici di maggiore interesse per la pesca professionale e per la pesca sportiva nel Mediterraneo.
Pesca sportiva al bolentino
La pesca al bolentino su fondali coralligeni è tra le tecniche più praticate dalla pesca in barca nel Mediterraneo. Cernie, scorfani, saraghi, dentici e grongi si concentrano in corrispondenza delle strutture coralligene, che i pescatori esperti individuano con l’ecoscandaglio come rilievi irregolari sul fondale. Le profondità tipiche di pesca vanno dai 40 agli 80 metri, con piombi da 150–300 grammi e ami di taglia 2/0–4/0. Le esche naturali più efficaci su questi fondali sono totanetti, seppie, calamari e polpi a pezzi.
Pesca professionale
La pesca professionale sui fondali circalitorali con nasse e trappole è tradizionalmente dedicata all’aragosta e alla magnosa. Il Regolamento CE 1967/2006 vieta espressamente lo strascico sulle praterie di Posidonia e sui fondali coralligeni. Nonostante questo, lo strascico illegale o il mancato rispetto dei limiti batimetrici rimane una delle principali cause di degrado del coralligeno. La raccolta di corallo rosso su questi fondali è soggetta a licenze specifiche e quote regionali.
Le minacce al piano circalitorale
Principali fattori di degrado
- Marine heatwaves — le ondate di calore marino causano mortalità di massa delle gorgonie quando la temperatura supera la soglia di tolleranza per periodi prolungati. Gli eventi del 1999, 2003 e 2022 hanno causato mortalità superiori al 90% in alcune stazioni di monitoraggio.
- Pesca a strascico illegale — le reti da traino demoliscono le strutture biogeniche in pochi passaggi. Il danno è irreversibile alla scala temporale umana data la crescita lentissima del coralligeno.
- Raccolta illegale di corallo rosso — il bracconaggio con ingegni e in apnea non autorizzata riduce ulteriormente le già esigue popolazioni di Corallium rubrum.
- Specie invasive — il pesce scorpione (Pterois miles) si sta espandendo nel Mediterraneo e minaccia le comunità ittiche del circalitorale orientale.
- Sedimentazione — l’aumento della torbidità causato da dragaggi, costruzioni costiere ed erosione può seppellire le strutture coralligene e bloccare la filtrazione delle spugne.
Fonti e riferimenti scientifici
- Ballesteros E. (2006). Mediterranean coralligenous assemblages: a synthesis of present knowledge. Oceanography and Marine Biology 44: 123–195.
- Garrabou J. et al. (2009). Mass mortality in Northwestern Mediterranean rocky benthic communities. Global Change Biology 15(5): 1090–1103.
- Bianchi C.N. & Morri C. (2000). Marine biodiversity of the Mediterranean Sea. Marine Pollution Bulletin 40(5): 367–376.
- Pérès J.M. & Picard J. (1964). Nouveau manuel de bionomie benthique de la Méditerranée. Rec. Trav. St. Mar. Endoume 31(47): 1–137.
- Regolamento CE 1967/2006 — Misure di gestione per la pesca nel Mediterraneo.
- ISPRA — monitoraggio MSFD Descrittore 6 (integrità dei fondali)