Scheda scientifica marina

Il grande squalo bianco – Carcharodon carcharias

Carcharodon carcharias

Chondrichthyes IUCN VU — Vulnerabile
Famiglia
Nome scientifico
Carcharodon carcharias
Stato IUCN
VU — Vulnerabile

Per oltre cinque decenni, la cultura di massa – alimentata dal romanzo Jaws di Peter Benchley e dal celebre adattamento cinematografico di Steven Spielberg – ha dipinto questo animale come un mostro implacabile e irrazionale. Per chi vive il mare con la curiosità del biologo e il rispetto del marinaio, la realtà è ben diversa: ci troviamo di fronte all’apice di milioni di anni di perfezionamento evolutivo. Lo squalo bianco (Carcharodon carcharias), o grande squalo bianco, non è una macchina di morte, ma un regolatore ecologico essenziale — un predatore apicale (apex predator) la cui presenza garantisce la salute delle popolazioni marine attraverso il controllo selettivo degli individui deboli o malati. Per una panoramica su tutte le specie presenti nei nostri mari, consulta la nostra guida agli squali del Mediterraneo.

Nonostante la sua aura di invincibilità, la scienza moderna ci consegna un’immagine paradossale: quella di una specie caratterizzata da una profonda vulnerabilità. I dati biologici rivelano un animale fragile, con tempi di crescita lentissimi e tassi riproduttivi così bassi da rendere difficile il recupero delle popolazioni decimate dalle attività umane. Esplorare la biologia del Carcharodon carcharias significa spogliarlo della veste di “mostro” per riscoprirlo come un capolavoro di bio-ingegneria naturale, indispensabile per la sopravvivenza stessa dei nostri oceani.

Squalo bianco (Carcharodon carcharias) in acque aperte — visione laterale completa

Classificazione Scientifica e Storia Evolutiva

La tassonomia del grande squalo bianco non è solo un elenco di nomi latini, ma la mappa di un’eredità biologica antica e complessa. Il nome deriva dal greco antico karcharódōn, composto da kárcharos (“aguzzo”) e odóus (“dente”): lo “squalo dai denti aguzzi”. Fu Carlo Linneo nel 1758 a classificarlo originariamente come Squalus carcharias, mentre Sir Andrew Smith istituì il genere Carcharodon nel 1833.

Il cammino evolutivo è oggetto di dibattito vivace tra i paleontologi. La teoria classica (Applegate, Compagno) suggeriva una parentela stretta con il gigantesco Megalodon, entrambi derivati dal genere Cretolamna attraverso la linea del Carcharodon orientalis. Studi più recenti (Cappetta, Ward) indicano invece una linea separata: lo squalo bianco discenderebbe dal genere Otodus, rendendo la somiglianza con il Megalodon un puro esempio di convergenza evolutiva. I primi fossili chiaramente attribuibili alla specie attuale risalgono a circa 16 milioni di anni fa, nel pieno del Miocene.

Anatomia di un Cacciatore: Descrizione e Caratteristiche Biologiche

La corporatura dello squalo bianco è massiccia ma perfettamente fusiforme. La pelle è un miracolo tecnologico: non è coperta da scaglie ossee, ma da dentelli dermici appuntiti, costituiti da dentina e smalto — la cosiddetta struttura dello zigrino. Questi elementi funzionano come un’armatura idrodinamica che riduce le turbolenze e protegge l’animale dai parassiti, permettendo all’acqua di scorrere con un’efficienza che gli ingegneri navali tentano ancora di replicare.

Squalo bianco (Carcharodon carcharias) in fase di caccia con preda in bocca

Il mimetismo si basa sul principio del countershading (contro-ombreggiatura): il dorso scuro (grigio, blu o ardesia) lo rende invisibile dall’alto contro l’oscurità delle profondità; il ventre bianco lo mimetizza dal basso contro la luce della superficie. Le pinne pettorali sono lunghe e falciformi; la caudale è una potente mezzaluna simmetrica sostenuta da carene laterali sul peduncolo — architettura che gli conferisce accelerazioni esplosive. Privo di vescica natatoria, deve restare in moto perpetuo per generare portanza e far fluire acqua ossigenata attraverso le cinque fessure branchiali.

Countershading dello squalo bianco: dorso grigio scuro e ventre bianco
Il countershading: dorso grigio o ardesia per mimetizzarsi dal basso verso l’alto, ventre bianco per mimetizzarsi dall’alto verso il basso.

Focus Tecnico: Denti e Potenza del Morso

I denti dello squalo bianco sono tra gli strumenti biologici più perfezionati dell’evoluzione marina. Nell’arcata superiore troviamo denti triangolari finemente seghettati, ideali per recidere e strappare; in quella inferiore sono più lunghi e appuntiti, perfetti per trattenere la preda. Possono raggiungere i 7,5 cm e vengono sostituiti continuamente durante tutta la vita dell’animale: se un dente si rompe, quello della fila posteriore scorre in avanti come un nastro trasportatore. In una vita da 70 anni, un singolo esemplare può produrre migliaia di denti.

La forza del morso è spesso esagerata. Si stima una pressione di circa 4.000 Newton (circa 410 kgf) — formidabile, pari a circa un quinto della sua massa corporea, ma ben inferiore ai 16.000 Newton del coccodrillo marino. Questa differenza rivela un’importante verità biologica: lo squalo bianco si è evoluto per cacciare prede “morbide” — pinnipedi, pesci, mammiferi marini — non per frantumare corazze ossee. La velocità, fino a 40 km/h in fase di attacco, compensa ampiamente la forza del morso.

Dimensioni e Peso: I Record Documentati

Nel grande squalo bianco il dimorfismo sessuale è marcato: le femmine sono le vere giganti della specie. Alla nascita, i piccoli misurano già 1,2–1,5 metri e sono immediatamente autonomi.

CategoriaLunghezza mediaPeso medio
Maschi adulti3,4 – 4,0 m522 – 771 kg
Femmine adulte4,6 – 4,9 m680 – 1.110 kg
Esemplari eccezionali6,0 – 6,1 mFino a 2.268 kg

Le dimensioni dello squalo bianco sono spesso oggetto di sovrastime leggendarie. Tra i casi più documentati: l’esemplare di Ledge Point, Australia (1987) con i suoi ~5,94 m è considerato tra le stime più affidabili. L’esemplare di Malta (1987), catturato da Alfredo Cutajar e inizialmente stimato a 7,14 m, è stato ricalcolato tra 6,68 e 6,81 m da De Maddalena et al. (2001). Lo squalo di Cuba del 1945, dichiarato di 6,4 m, è oggi ritenuto di circa 5,5–6 m dopo l’analisi fotografica di Aidan Martin. La celebre Deep Blue, avvistata a Guadalupe, conferma che le femmine possono raggiungere i 6,1 m. Per una rassegna completa di tutti i casi storici, leggi il nostro articolo dedicato ai più grandi squali bianchi mai documentati.

I Sensi: La Tecnologia Sensoriale del Carcharodon

Il successo evolutivo del Carcharodon deriva da una suite sensoriale che integra udito, vista e olfatto in un sistema di precisione straordinaria. Contrariamente alla credenza popolare, possiede una visione acuta, potenziata dal tapetum lucidum — uno strato riflettente dietro la retina che amplifica la luce nelle condizioni di scarsa illuminazione delle profondità marine.

Il vero punto di forza sono le ampolle di Lorenzini: piccoli pori sul muso contenenti canali elettro-ricettori capaci di percepire i campi bio-elettrici generati dall’attività muscolare delle prede. La sensibilità raggiunge mezzo miliardesimo di volt — come “sentire” il battito cardiaco di una batteria da 1,5V sepolta a chilometri di distanza. Questa capacità, unita alla linea laterale che rileva le variazioni di pressione dell’acqua, rende lo squalo un cacciatore efficace anche nel buio totale.

Un comportamento affascinante è lo spyhopping: lo squalo solleva la testa fuori dall’acqua per sfruttare il fatto che gli odori si propagano più velocemente nell’aria, ottimizzando un senso dell’olfatto già straordinario.

Squalo bianco con tecnica di attacco dal basso — caccia furtiva in acque subacquee
Lo squalo bianco attacca tipicamente dal basso e di lato, sfruttando il countershading per avvicinarsi inosservato alla preda prima di scattare.

Habitat e Distribuzione Mondiale

L’habitat dello squalo bianco è cosmopolita ma selettivo: predilige acque temperate e subtropicali tra gli 11 e i 24 °C. Lo troviamo frequentemente in Sudafrica (Seal Island, False Bay), Australia meridionale, California, Messico (Isola di Guadalupe) e nel Nord-est degli Stati Uniti. È capace di discendere fino a 1.200 metri di profondità, frequentando ambienti molto diversi da quelli tipici di altri pesci di profondità.

È un navigatore instancabile: ha percorso rotte transoceaniche documentate, come il viaggio Sudafrica-Australia. Confini geografici precisi: assente dalle regioni artiche e antartiche, non frequenta il Mar Nero né il Mar Baltico. Un mistero ancora aperto è il cosiddetto “White Shark Café“, un’area del Pacifico centrale dove numerosi esemplari si radunano regolarmente — alcuni scienziati ipotizzano ragioni riproduttive o alimentari legate a prede di profondità non ancora identificate.

Lo Squalo Bianco nel Mediterraneo: Status, Dati e Prospettive

La presenza del grande squalo bianco nel Mar Nostrum è documentata storicamente almeno dal Medioevo. Il Giornale dei Marinai, in collaborazione con Oceanis, segue con attenzione l’evoluzione dello status di questa specie nelle acque italiane. Il quadro degli squali del Mediterraneo restituisce un’immagine di biodiversità straordinaria ma sempre più fragile.

Origine genetica della popolazione mediterranea

Gli studi genetici rivelano che gli squali bianchi mediterranei non appartengono al ceppo atlantico, ma discendono da colonizzatori australiani giunti circa 450.000 anni fa, probabilmente trascinati da deviazioni nelle correnti oceaniche che li hanno portati ad attraversare lo Stretto di Gibilterra senza più uscirne. Questo isolamento genetico rende la popolazione mediterranea unica e biologicamente irripetibile, distinta da tutte le altre popolazioni mondiali.

Distribuzione storica e hotspot nel Mediterraneo

Dal 1860 al 2016, uno studio condotto dalla Sapienza di Roma (Jona Lasinio, Moro, Ferretti – Virginia Tech) ha analizzato oltre 700 segnalazioni verificate, delineando una precisa mappa di distribuzione. La concentrazione geografica privilegia:

Bacino% segnalazioniNote
Mar Tirreno e acque siciliane42%Area di maggiore concentrazione storica
Adriatico27%Presenza significativa, in calo
Mar Ionio15%—
Bacino Levantino11%—
Bacino Algerino e Mar di Alboran5%—

Gli hotspot riproduttivi certi si concentrano nel Canale di Sicilia — tra Malta e la Tunisia — considerato corridoio ecologico fondamentale, e nelle acque circostanti la Sardegna. Per i casi di cattura accidentale storicamente più rilevanti in queste acque, leggi: squalo bianco di Gallipoli (1979), squalo bianco di Malta (1987), squalo bianco di Favignana (1987).

Pinna dorsale di squalo bianco in superficie nel Mediterraneo

Status attuale: pericolo critico di estinzione

La IUCN classifica la popolazione mediterranea come CR — Critically Endangered — una categoria più grave rispetto al VU — Vulnerable attribuito alla specie a livello globale. Lo studio della Sapienza ha evidenziato una traiettoria preoccupante: incremento delle segnalazioni fino alla metà del Novecento, poi un rapido e progressivo collasso.

Il monitoraggio condotto dall’Università di Siena e dal Centro Studi Squali di Massa Marittima tra il 2017 e il 2024 — oltre 650 ore di osservazione sul campo lungo le coste italiane — non ha rilevato alcun avvistamento. Secondo il prof. Emilio Sperone (Università della Calabria, GRIS), nel Mediterraneo si stima la presenza di soli 30–50 esemplari: un numero al di sotto della soglia critica di recupero demografico.

Nota scientifica: analisi di DNA ambientale raccolto nelle acque siciliane hanno confermato la presenza della specie anche in assenza di avvistamenti visivi. La sua invisibilità è parte della biologia stessa dell’animale — il Carcharodon carcharias è prevalentemente pelagico e raramente si avvicina alla costa. Ma il trend demografico rimane preoccupante.

Segnalazioni recenti verificate (2021–2025)

Avvistamenti e catture accidentali documentate

  • 2021 — Un esemplare di circa 5 m avvistato al largo di Lampedusa
  • 2022 — Due segnalazioni nelle acque toscane; un probabile esemplare nel Mar Ligure al largo di Imperia
  • 2023 (aprile) — Un giovane di circa 2,1 m catturato accidentalmente e rilasciato al largo della Spagna
  • 2023 — Un giovane documentato nel Golfo di Taranto
  • 2025 (maggio) — Avvistamento a Malta, documentato fotograficamente
  • 2025 — Un giovane catturato accidentalmente e rilasciato nell’Adriatico al largo del Montenegro (a 115 m di profondità): solo il terzo caso accertato in acque montenegrine in trent’anni

L’ultimo attacco mortale documentato in Italia risale al 2 febbraio 1989, nel Golfo di Baratti (Piombino): il subacqueo Luciano Costanzo fu aggredito a 27 metri di profondità mentre lavorava su cavi sottomarini. In 36 anni non si sono registrati altri episodi letali nel Mediterraneo, a fronte di milioni di immersioni e attività balneari.

Normativa di protezione

Strumento normativoProtezione garantita
D.M. 19 luglio 1993 (Italia)Divieto di cattura in acque italiane
Regolamento UE 2005Protezione in tutte le acque dell’Unione Europea
Protocollo SPA/BIO — Convenzione di Barcellona, All. IISpecie prioritaria nel Mediterraneo
Convenzione di Berna, All. IISpecie strettamente protetta
Convenzione di Bonn, All. I e IISpecie migratrice protetta
CITES, App. IICommercio internazionale regolamentato

Riproduzione, Comportamento Sociale e Ciclo Vitale

Squalo bianco — riproduzione ovovivipara, i piccoli nascono già autonomi a 1,2-1,5 m

Lo squalo bianco è ovoviviparo: le uova si schiudono all’interno dell’utero materno e i piccoli nascono vivi, già lunghi 1,2–1,5 m e immediatamente autonomi. La gestazione dura circa 11–12 mesi; le cucciolate sono piccole, tra 2 e 10 individui. Per un confronto con le diverse strategie riproduttive dei Condroitti, leggi il nostro approfondimento sulla riproduzione degli squali, che include fenomeni come l’oofagia intrauterina e il ruolo degli pterigopodi nella fecondazione interna.

Il grande squalo bianco è un vero “late bloomer”: la maturità sessuale arriva a 26 anni per i maschi e addirittura a 33 anni per le femmine. La longevità stimata supera i 70 anni. Questo significa che ogni individuo adulto perso rappresenta decenni di investimento biologico irrecuperabili — un dato che rende la pesca accidentale devastante per la specie.

Lungi dall’essere un solitario asociale, lo squalo bianco vive in gerarchie complesse. La comunicazione avviene tramite il linguaggio del corpo: inarcare la schiena, aprire le mascelle con scatti rapidi o sbattere la coda sono segnali usati per stabilire la dominanza senza arrivare allo scontro fisico.

Strategie di Caccia e Alimentazione

Lo squalo bianco è un opportunista strategico. La dieta varia con l’età: i giovani si concentrano su pesci e calamari, mentre gli adulti mirano a prede ricche di calorie come i mammiferi marini — foche, otarie, elefanti marini. La predazione si articola in quattro fasi funzionali:

  1. Colpo iniziale: un attacco esplosivo dal basso per destabilizzare la preda, spesso con uscita parziale dall’acqua.
  2. Ricerca secondaria: lo squalo monitora la preda ferita girandole intorno, aspettando che si indebolisca.
  3. Cattura: il morso risolutivo su zone vitali come testa o collo.
  4. Consumazione: il pasto effettivo, spesso effettuato in superficie.

In Sudafrica questa strategia si manifesta nel breaching — il salto fuori dall’acqua. Gli scienziati hanno codificato quattro tipi di emersione: il Polaris breach (uscita verticale totale), il Surface broach (emersione con angolo inferiore a 45°), il Lateral broach (torsione laterale se la preda tenta una manovra evasiva) e l’Inverted broach, il rarissimo attacco “a pancia all’aria”. Per le prede più grandi come gli elefanti marini, adotta la tattica del “mordi e fuggi”, aspettando che l’animale muoia per dissanguamento.

Attacchi all’Uomo: Analisi Statistica e Realtà Scientifica

Gli attacchi dello squalo bianco sono statisticamente trascurabili rispetto a quasi ogni altra causa di morte accidentale. I dati dell’ISAF (International Shark Attack File) confermano che la maggior parte degli incidenti è riconducibile a morsi esplorativi Per una panoramica completa su tutti gli incidenti documentati nel mondo e in Italia, consulta il nostro osservatorio mondiale degli attacchi di squali, con il database interattivo GSAF dal 1900 al 2026. — lo squalo usa la bocca per conoscere oggetti nuovi — o a errori di identificazione: un surfista sulla tavola visto dal basso presenta una silhouette quasi identica a quella di una foca.

Il dibattito sulla pasturazione o chumming per il turismo subacqueo è acceso: molti scienziati temono che possa alterare i comportamenti naturali, abituando gli squali alla presenza umana associata al cibo. È fondamentale ricordare che l’uomo non fa parte della dieta naturale del Carcharodon carcharias. Come illustra il nostro approfondimento sull’ecologia degli squali, la loro presenza è un indicatore di salute marina, non un pericolo sistematico.

Stato di Conservazione e Minacce Antropiche

Classificato come VU — Vulnerable dalla Red List IUCN a livello globale e CR — Critically Endangered nel Mediterraneo, lo squalo bianco subisce pressioni multiple:

  • Bycatch — pesca accidentale in reti e palangari per tonno e pesce spada
  • Shark finning — prelievo illegale delle pinne per il mercato asiatico
  • Degrado degli habitat costieri — riduzione delle tonnare dove veniva occasionalmente intercettato
  • Collasso delle prede — riduzione drastica di pinnipedi e grandi pesci pelagici nel Mediterraneo

Uno studio cruciale dell’Università di Stanford ha ridimensionato le stime della popolazione mondiale a circa 3.500 esemplari in tutto il pianeta — meno delle tigri del Bengala. In precedenza i numeri erano sovrastimati perché lo stesso squalo, grazie alle rotte transoceaniche, veniva contato più volte da team di ricerca diversi. Nel Mediterraneo la situazione è ancora più critica: i 30–50 esemplari stimati dal GRIS collocano la popolazione locale in una condizione demograficamente non sostenibile senza interventi urgenti di protezione.

Anche lo squalo martello, il mako e il cetorino affrontano pressioni simili nel nostro mare, rendendo urgente una visione d’insieme per la conservazione dei grandi squali mediterranei.

Curiosità Biologiche e Scientifiche

Una delle meraviglie interne dello squalo è la termoregolazione parziale. Grazie alla rete mirabile — un sistema di scambio di calore controcorrente tra arterie e vene — mantiene muscoli, stomaco e cervello più caldi dell’acqua circostante. Questa endotermia parziale, condivisa con altri Lamniformi come il mako e lo smeriglio, gli conferisce una reattività muscolare superiore in acque fredde, permettendogli di superare in velocità le prede ectotermiche.

Anche il re ha un nemico: l’orca (Orcinus orca) è l’unico predatore capace di cacciarlo sistematicamente. Le orche hanno imparato a immobilizzare gli squali per asportarne chirurgicamente il fegato, ricchissimo di squalene. Questo fenomeno è così impattante che la sola presenza di un pod di orche può indurre gli squali bianchi ad abbandonare intere aree costiere per mesi — un esempio perfetto di come funzionano le interazioni ecologiche nelle reti trofiche.

Proteggere lo squalo bianco non è romanticismo ambientalista, ma necessità pragmatica. Come architetto degli ecosistemi marini, la sua salute è lo specchio della salute dei nostri mari. Perdere questo predatore innescherebbe cascate ecologiche che altererebbero la struttura dell’intero ecosistema — un lusso che il Mediterraneo non può più permettersi.

Domande Frequenti sul Grande Squalo Bianco

Il grande squalo bianco è presente nel Mediterraneo?

Sì, ma è estremamente raro. La popolazione mediterranea di Carcharodon carcharias è classificata come Critically Endangered dalla IUCN, con soli 30–50 esemplari stimati. È geneticamente distinta dalla popolazione atlantica, discendendo da colonizzatori australiani arrivati circa 450.000 anni fa. Gli hotspot storici si trovano nel Canale di Sicilia e nelle acque sarde.

Qual è il più grande squalo bianco mai documentato?

Dipende dal criterio. Per peso certificato IGFA: 1.208 kg catturati da Alf Dean in Australia nel 1959. Per lunghezza scientificamente verificata: gli esemplari più affidabili si collocano tra 6,1 e 6,4 m. Deep Blue, filmata a Guadalupe nel 2013, supera i 6 m. I casi di Malta (1987) e Cuba (1945) con misure dichiarate superiori a 7 m non hanno resistito all’analisi scientifica. Leggi la nostra rassegna completa dei record storici.

Lo squalo bianco è pericoloso per i bagnanti nel Mediterraneo?

Il rischio è statisticamente trascurabile. L’ultimo attacco mortale nel Mediterraneo risale al 1989 (Golfo di Baratti, Piombino), con una sola vittima in 36 anni e milioni di immersioni effettuate. Lo squalo bianco nel Mediterraneo è rarissimo, prevalentemente pelagico, e non fa parte della dieta naturale dell’uomo. Gli avvistamenti vicino alle coste popolate sono eccezionali.

Quanti squali bianchi esistono nel mondo?

Circa 3.500 esemplari in tutto il pianeta, secondo uno studio dell’Università di Stanford (2010). Meno delle tigri del Bengala. In precedenza le stime erano più alte perché gli stessi individui — grazie alle rotte transoceaniche — venivano contati più volte da team di ricerca diversi. Nel Mediterraneo la stima è di soli 30–50 esemplari.

Lo squalo bianco è protetto in Italia?

Sì. In Italia è protetto dal D.M. 19 luglio 1993. In tutta l’UE gode di protezione dal 2005. È incluso nell’Allegato II del Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona, negli Allegati I e II della Convenzione di Bonn e nell’Appendice II della CITES. La cattura accidentale è soggetta a obbligo di segnalazione alle autorità competenti.

A che età matura sessualmente lo squalo bianco?

Tardissimo rispetto alla maggior parte dei pesci: 26 anni per i maschi, 33 anni per le femmine. La longevità stimata supera i 70 anni. Questo ciclo vitale lentissimo rende ogni individuo adulto perso estremamente difficile da sostituire, e spiega perché la specie sia così vulnerabile alla pressione antropica.

Marcello Guadagnino — biologo marino, direttore scientifico Il Giornale dei Marinai

Scheda a cura di

Marcello Guadagnino

Biologo marino · Direttore scientifico Il Giornale dei Marinai

Biologo marino con oltre dieci anni di esperienza nel settore della pesca professionale in Francia. Collabora con Oceanis Srl, contribuendo a progetti di ricerca applicata nel campo delle risorse marine del Mediterraneo.

Campus di Montpellier — Ecologia marina e Giornalismo Oceanis Srl Cofrepêche

Fonti e riferimenti scientifici

  1. IUCN Red List (2020). Carcharodon carcharias — Vulnerable (globale) / Critically Endangered (Mediterraneo). Fergusson, Compagno & Marks.
  2. Lasinio G.J., Moro S., Ferretti F. (Sapienza – Virginia Tech). Abundance and distribution of the white shark in the Mediterranean Sea. Analisi di oltre 700 segnalazioni (1860–2016).
  3. Università di Siena – Centro Studi Squali. Monitoraggio dello squalo bianco nel Mediterraneo (2017–2024). Oltre 650 ore di osservazione sul campo.
  4. De Maddalena A. (2002). Lo squalo bianco nei mari d’Italia. Ireco, Formello. ISBN 9788886253192.
  5. Stanford University (2010) — Stima della popolazione mondiale: ~3.500 esemplari.
  6. ISAF – International Shark Attack File / MEDSAF per il Mediterraneo.
  7. De Maddalena A., Zuffa M., Lipej L., Celona A. (2001) — An analysis of the photographic evidences of the largest Great White Sharks captured in the Mediterranean Sea. Annales, Series historia naturalis, 11(2): 193-206.
  8. Guadagnino M. (2024–2026). Lo squalo bianco – Carcharodon carcharias. Il Giornale dei Marinai.

Domande frequenti

Il grande squalo bianco è presente nel Mediterraneo?

Sì, il grande squalo bianco è una specie nativa del Mediterraneo, non un visitatore occasionale. La popolazione mediterranea è geneticamente distinta da quella atlantica e conta probabilmente poche centinaia di individui, rendendola una delle più piccole e vulnerabili al mondo. Gli avvistamenti sono diventati rarissimi: le segnalazioni recenti si concentrano principalmente attorno a Lampedusa, alla Sicilia meridionale e alle coste della Sardegna. La drastica riduzione degli avvistamenti rispetto ai decenni passati è considerata un segnale allarmante dello stato della popolazione.

Quanti attacchi ha compiuto nel Mediterraneo?

Gli attacchi documentati di squalo bianco nel Mediterraneo sono storicamente rarissimi e concentrati nel secolo scorso, principalmente nelle acque siciliane, tunisine e algerine. Il Mediterraneo non è considerato un'area ad alto rischio per gli attacchi di squalo bianco: la popolazione è talmente ridotta che la probabilità di incontro con un essere umano è statisticamente trascurabile. La stragrande maggioranza degli incidenti con squali nel Mediterraneo coinvolge altre specie, principalmente lo squalo verdesca (Prionace glauca) e il mako (Isurus oxyrinchus).

Perché la popolazione mediterranea è così ridotta?

Il collasso della popolazione di squalo bianco nel Mediterraneo è il risultato di decenni di pesca intensiva diretta e indiretta. Il grande squalo bianco era storicamente cacciato per le mascelle, le pinne e le carni, spesso come trofeo sportivo. Le catture accidentali nei palangari per tonno e pesce spada hanno contribuito significativamente al declino. La riduzione degli stock di grandi pesci pelagici, base alimentare della specie nel Mediterraneo, ha ulteriormente compromesso la capacità di recupero della popolazione. La maturità tardiva e la bassissima fecondità rendono il recupero demografico estremamente lento.

È vero che le femmine più grandi vengono dal Mediterraneo?

Il Mediterraneo è storicamente associato ad alcuni degli esemplari di squalo bianco di maggiori dimensioni mai documentati. L'esemplare di Cojinetes, catturato nelle acque tunisine nel 1987, è considerato da molti ricercatori il più grande squalo bianco mai misurato con metodologia affidabile: una femmina di circa 5,5–6 metri stimata tra i 1.500 e i 2.000 kg. Il Mediterraneo centrale potrebbe rappresentare un'area di nursery o di aggregazione per le femmine gravide, ipotesi supportata da alcune segnalazioni storiche di femmine di grandi dimensioni nelle acque siciliane e maltesi.

Cosa si può fare per proteggere il grande squalo bianco nel Mediterraneo?

Il grande squalo bianco è protetto da tutte le principali convenzioni internazionali applicabili al Mediterraneo. Le azioni prioritarie identificate dai programmi di conservazione includono: il rispetto e il rafforzamento del divieto di cattura in tutti i Paesi rivieraschi, la riduzione delle catture accidentali nei palangari attraverso l'adozione di ami circolari e dispositivi di esclusione, il monitoraggio sistematico degli avvistamenti attraverso piattaforme di citizen science come MedSharks, e la protezione delle aree di potenziale nursery nel Mediterraneo centrale. Ogni avvistamento dovrebbe essere segnalato immediatamente alle associazioni scientifiche competenti.

L'autore

Marcello Guadagnino

Marcello Guadagnino

Biologo marino · GDM

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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