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Squalo toro: la specie protetta venduta agli acquari del mondo | Il Giornale dei Marinai
Squali · Conservazione · Inchiesta

Vietato pescarlo, legale venderlo: lo squalo toro finisce negli acquari del mondo

Nel Mediterraneo è scomparso. Negli Stati Uniti è protetto e nessun pescatore può trattenerlo. Eppure, grazie a un permesso scientifico, ditte private lo catturano e lo spediscono in mezzo mondo, Italia compresa.

di Marcello Guadagnino · Biologo marino · Ottobre 2026 · Lettura 10 min

Il caso

Una baia americana diventata il “vivaio” degli acquari

La baia di Delaware, sulla costa orientale degli Stati Uniti tra Delaware e New Jersey, è uno dei pochi posti al mondo in cui lo squalo toro (Carcharias taurus) si concentra ancora in buon numero. Ogni estate gli esemplari risalgono la baia e vi si aggregano, mostrando una forte fedeltà al sito. Per questo nel 2017 l’agenzia federale NOAA Fisheries l’ha designata Habitat Area of Particular Concern, un habitat essenziale per tutte le classi d’età della specie.

Proprio questa concentrazione l’ha resa il luogo più comodo per catturarli. Uno studio pubblicato a maggio 2026 su Frontiers in Conservation Science da Aaron Carlisle ed Edward Hale (University of Delaware), Dewayne Fox (Delaware State University) e Bradley Wetherbee (University of Rhode Island) ricostruisce come, dal 2018, la baia sia diventata la principale fonte mondiale di squali toro per l’industria degli acquari. Il caso è stato poi ripreso dal Guardian con un reportage dalla baia.

Ricercatori dell'Università del Delaware in barca preparano esche di sgombro per la cattura scientifica degli squali toro
Il gruppo di Aaron Carlisle (Università del Delaware) prepara le esche di sgombro per la cattura scientifica degli squali toro nella baia. Foto: Maya Yang/The Guardian

Il punto centrale va detto subito: tutto è legale. Gli stessi autori lo sottolineano. Il problema è che la legge permette a pochi di trarre profitto da una specie che a tutti gli altri è vietato toccare, senza che nessuno sappia quale impatto abbiano questi prelievi sulla popolazione selvatica.

I numeri dello studio

Da 2 a 40 squali l’anno

Storicamente gli acquari della costa atlantica prelevavano nella baia uno o due squali toro ogni qualche anno, per le proprie vasche. Dal 2018 sono entrate in scena le ditte private di raccolta, che lavorano su commissione per acquari di tutto il mondo. I prelievi sono passati da 2 esemplari nel 2018 a 40 nel 2023, con un calo nel 2024. Per il 2025 le richieste erano già 35, quasi tutte destinate alla Cina.

80squali prelevati dalle acque del Delaware tra 2018 e 2024
27%degli squali toro esposti in tutti gli acquari del mondo (301 nel 2025)
~90%degli esemplari esportati fuori dagli Stati Uniti
86%dei permessi nazionali 2023 richiesti per la sola baia di Delaware

Un dato colpisce più degli altri. Nel 2023 NOAA ha autorizzato a livello nazionale la cattura di 49 squali toro per esposizione pubblica: 42 di questi erano richiesti da ditte che operavano nella baia di Delaware. In pratica, quasi tutto il prelievo statunitense per acquari si concentra in un’unica area protetta.

Secondo i documenti consultati dal Guardian, una sola società con sede in Florida, la Dynasty Marine, ha raccolto 71 squali tra il 2022 e il 2024. È la stessa ditta che nel 2025 aveva sollevato proteste in Florida per la cattura di una manta gigante destinata a SeaWorld Abu Dhabi. Interpellata, l’azienda ha dichiarato di operare nel pieno rispetto dei permessi federali e statali e di sostenere progetti di conservazione e ricerca.

Dove finiscono

Le destinazioni: anche l’Italia

Per il periodo 2021–2024, l’unico con dati completi, lo studio ricostruisce la destinazione di 76 squali prelevati nella baia. Il quadro è chiaro: la domanda non viene dagli acquari americani, ma dall’estero.

Paese di destinazioneEsemplariQuota
Cina1823,7%
Emirati Arabi Uniti1621,1%
Corea del Sud1114,5%
Thailandia1013,2%
Stati Uniti911,8%
Turchia34%
Italia22,6%
Francia22,6%
Scozia22,6%
Israele22,6%
Uzbekistan11,3%

Fonte: Carlisle et al. 2026, su dati della Divisione Pesca e Fauna del Delaware (DNREC).

Lo studio non indica a quali strutture siano andati i due esemplari arrivati in Italia. Ma la mappa dei flussi dice una cosa precisa: quasi tutti gli squali sono finiti in regioni che un tempo avevano le loro popolazioni di squalo toro, oggi crollate o scomparse. Golfo Persico, Asia orientale, Mediterraneo. Gli acquari che non possono più rifornirsi davanti a casa vanno a prendere gli animali dove la conservazione ha funzionato.

Biologia

Chi è lo squalo toro

Lo squalo toro è un lamniforme della famiglia Odontaspididae, la stessa del più raro e profondo squalo cagnaccio. Può superare i 3 metri. Ha un muso appuntito e una bocca sempre socchiusa da cui sporgono denti lunghi e sottili, che gli danno un aspetto feroce del tutto ingannevole: è uno squalo docile, lento, che vive in acque costiere poco profonde.

Ha anche un’abilità rara tra gli squali: risale in superficie, ingoia aria e la trattiene nello stomaco per ottenere un assetto neutro. Così resta sospeso quasi immobile sopra il fondale. Proprio la calma, la longevità e l’aspetto “da squalo vero” lo rendono una delle specie preferite dagli acquari: tranquillo da gestire, spettacolare da vedere, capace di vivere in vasca per decenni.

Prelievo di sangue con siringa da uno squalo toro maschio accanto alla barca dell'Università del Delaware
Prelievo di sangue da uno squalo toro maschio nella baia di Delaware: i ricercatori misurano, campionano e marcano gli animali, poi li rilasciano. Foto: Maya Yang/The Guardian

Il tasso riproduttivo più basso tra gli squali

Il punto debole della specie è la riproduzione. Lo squalo toro ha due uteri e in ciascuno sopravvive un solo embrione. Il più sviluppato divora i fratelli più piccoli e poi si nutre delle uova non fecondate che la madre continua a produrre: è il celebre caso di cannibalismo intrauterino associato all’oofagia. Il risultato è una nidiata di due piccoli al massimo, ogni due o tre anni.

A questo si aggiunge una maturità sessuale tardiva. Secondo i dati riportati nello studio, i maschi maturano intorno ai 190–200 cm di lunghezza totale, le femmine intorno ai 220–235 cm. Per una specie così, anche pochi prelievi possono pesare molto sulla popolazione.

Una specie in pericolo critico

Nel 2021 la Lista Rossa IUCN ha classificato lo squalo toro come in pericolo critico (CR) a livello globale. La valutazione stima un declino superiore all’80% in 74 anni, pari a tre generazioni con una durata generazionale di quasi 25 anni. Le popolazioni di Asia sudorientale, Africa occidentale e Mar Arabico sono ridotte a livelli critici; in alcune aree la specie è considerata localmente estinta.

L’Atlantico nordoccidentale è una delle poche eccezioni. Qui la popolazione non è in pericolo critico grazie a decenni di tutela: dal 1997 lo squalo toro è specie vietata alla pesca negli Stati Uniti e dal 2004 è classificato come Species of Concern. Ma questa popolazione non è mai stata oggetto di una valutazione formale dello stock e il suo andamento non viene stimato dal 2009. Nessuno sa quanti squali toro ci siano, né se 40 prelievi l’anno siano sostenibili.

Il Mediterraneo

Descritta in Sicilia, scomparsa dal Mediterraneo

C’è un dettaglio che rende questa storia particolarmente amara per noi. Lo squalo toro fu descritto per la scienza nel 1810 dal naturalista Constantine Rafinesque, che lavorava a Palermo. La località tipo della specie è la Sicilia: il nome Carcharias taurus nasce da esemplari del nostro mare.

Due secoli dopo, nel Mediterraneo lo squalo toro è classificato in pericolo critico e probabilmente estinto. Negli ultimi cinquant’anni le segnalazioni si contano sulle dita di due mani, e le ultime catture certe risalgono ai primi anni Duemila.

Una ricerca dell’Università Politecnica delle Marche con l’Acquario di Cattolica ha usato il DNA di vecchi esemplari museali per ricostruire la storia della popolazione mediterranea. È un esempio perfetto di shifting baseline: ci siamo abituati a un Mediterraneo senza grandi squali costieri perché il loro declino è avvenuto prima che qualcuno se ne accorgesse. Lo stesso destino minaccia altre specie, come lo squalo angelo e lo squalo martello, entrambe in pericolo critico.

Ed ecco il paradosso, visto da casa nostra. Il Mediterraneo ha perso il suo squalo toro, la specie è protetta dalle norme internazionali che il nostro Paese applica, e intanto alcuni esemplari arrivano nelle vasche europee, italiane comprese, pescati dall’altra parte dell’Atlantico in un’area che gli Stati Uniti hanno dichiarato habitat da tutelare.

Il nodo etico

Vietato al pescatore, permesso alla ditta

Negli Stati Uniti chi pesca dalla spiaggia o dalla barca e aggancia uno squalo toro deve liberarlo subito, senza tirarlo fuori dall’acqua. Chi non lo fa rischia multe pesanti. Un’azienda privata con i permessi giusti, invece, può catturare lo stesso animale, tenerlo in una struttura di stabulazione e spedirlo dall’altra parte del mondo.

Il percorso è questo. La ditta chiede a NOAA un Exempted Fishing Permit, un permesso di pesca in deroga per esposizione pubblica. Poi chiede allo Stato in cui opera un permesso di raccolta scientifica. In pratica gli Stati si allineano alla valutazione federale: se NOAA concede la deroga, il permesso statale arriva quasi sempre. NOAA dichiara di valutare le richieste caso per caso, all’interno di una quota annuale complessiva per ricerca ed esposizione.

Quanto vale uno squalo toro

Le tariffe delle ditte di raccolta non sono pubbliche. Secondo le stime riportate dagli autori, si va da qualche decina di migliaia di dollari per esemplare sul mercato interno fino a cifre nell’ordine di centinaia di migliaia per le spedizioni internazionali. Con una forbice prudente tra 20.000 e 100.000 dollari a squalo, un anno da 40 esemplari varrebbe tra 0,8 e 4 milioni di dollari. Per confronto, l’intera pesca commerciale di pesci del Delaware nel 2023 ha fruttato 3,7 milioni.

Il valore alimenta anche l’illegalità. Lo studio racconta il tentativo di un privato, a cui era stato negato il permesso, di catturare piccoli squali toro in un’area di nursery del Massachusetts per rivenderli nel mercato degli acquari privati, a circa 10.000 dollari l’uno. Li avrebbe trasportati in borse frigo nel suo furgone. Lo hanno fermato alcuni pescatori sportivi, che hanno avvisato ricercatori e forze dell’ordine.

Il precedente della manta

Il caso dello squalo toro non è isolato. Nel luglio 2025 una ditta di raccolta è stata filmata in Florida mentre issava a bordo una manta gigante, specie tutelata dall’Endangered Species Act, destinata a SeaWorld Abu Dhabi. Dopo le proteste, l’agenzia per la fauna della Florida ha sospeso le licenze che permettevano queste catture. Si è poi saputo che un’altra manta, catturata in precedenza per lo stesso acquario, era morta prima di arrivare a destinazione. Per approfondire la biologia di questi animali c’è la nostra scheda sulla manta.

Pescatori issano con una grande rete una manta gigante sulla poppa di una barca al largo della Florida
La cattura di una manta gigante al largo di Panama City Beach (Florida) nel 2025, destinata a SeaWorld Abu Dhabi. Foto: Facebook/Planet Water USA

Gli autori non mettono in discussione il ruolo degli acquari in sé. Riconoscono il loro contributo alla ricerca, soprattutto sulla riproduzione degli squali, e il valore educativo delle esposizioni. Ma fanno notare un punto difficile da contestare: per la popolazione selvatica, uno squalo tolto dal mare per una vasca o per il mercato del pesce è comunque uno squalo in meno.

Il quadro delle tutele

Le regole, area per area

IUCN · Globale

In pericolo critico (CR)

Valutazione 2021: declino stimato oltre l’80% in tre generazioni. È uno dei vertebrati marini più vulnerabili del pianeta.

Mediterraneo

CR, probabilmente estinto

Inserito nell’Allegato II del Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona. Le norme GFCM vietano di trattenere a bordo, sbarcare, vendere o esporre per la vendita le specie di questo allegato: vanno rilasciate vive e senza danni, per quanto possibile.

Stati Uniti

Specie vietata dal 1997

Divieto di pesca commerciale e sportiva, Species of Concern dal 2004, baia di Delaware habitat essenziale dal 2017. Prelievo possibile solo con deroga federale (EFP) e permesso scientifico statale.

Commercio internazionale

Nessuna tutela CITES

Lo squalo toro non è inserito nella CITES, la convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate. Gli autori dello studio propongono di valutarne l’inserimento, per tracciare e regolare le esportazioni.

Cosa chiedono i ricercatori

Lo studio chiude con cinque proposte concrete:

  • una valutazione formale dello stock atlantico e un’analisi della sua struttura di popolazione, per capire quanto pesi la baia di Delaware;
  • un quadro trasparente per i permessi, che includa il monitoraggio degli animali per tutta la vita;
  • che chi trae profitto dai prelievi finanzi la ricerca e la conservazione, per esempio con una tariffa per esemplare;
  • più fondi per la riproduzione in acquario, oggi ancora difficilissima;
  • valutare l’inserimento della specie in CITES.

La riproduzione in vasca è la soluzione di lungo periodo, ma resta in salita. Il primo parto di successo in un acquario americano risale solo al 2022. E anche se l’allevamento funzionasse, una femmina produce al massimo due piccoli ogni due anni: difficilmente basterà a soddisfare la domanda mondiale.

Il punto di vista di GDM

Una domanda anche per i nostri acquari

Da biologo marino, questa storia mi colpisce per una ragione semplice. Nel Mediterraneo chiediamo ai pescatori professionali di rilasciare squali e razze protetti, di segnalare le catture accidentali, di rispettare regole che pesano sul loro lavoro. È giusto così. Ma la credibilità di queste regole dipende anche dalla coerenza di tutta la filiera della conservazione.

Due degli squali toro della baia di Delaware sono arrivati in Italia. Non c’è nulla di illegale e non ho elementi per dire che l’acquario che li ospita non li gestisca con la massima cura. Ma sarebbe utile, per i visitatori e per chi si occupa di mare, sapere da dove vengono gli animali in vasca, a quali condizioni sono stati prelevati e se esistono alternative. Un acquario che racconta la conservazione degli squali dovrebbe poter raccontare anche questo.

Domande frequenti

Squalo toro: le risposte rapide

Lo squalo toro vive ancora nel Mediterraneo?

Lo squalo toro fu descritto nel 1810 su esemplari siciliani, ma oggi nel Mediterraneo è considerato in pericolo critico e probabilmente scomparso. Le ultime segnalazioni certe risalgono ai primi anni Duemila.

Squalo toro e squalo leuca sono la stessa specie?

No. Lo squalo toro è Carcharias taurus (Lamniformes). Lo squalo leuca è Carcharhinus leucas (Carcharhiniformes), che in inglese si chiama bull shark e per questo viene talvolta chiamato “squalo toro” in italiano.

È legale catturare squali toro per gli acquari?

Negli Stati Uniti sì, con un permesso federale in deroga e un permesso scientifico statale, anche se la specie è vietata a tutta la pesca commerciale e sportiva. Nel Mediterraneo, invece, rientra nell’Allegato II della Convenzione di Barcellona e non può essere trattenuta a bordo né sbarcata.

Lo squalo toro è pericoloso per l’uomo?

È uno squalo docile, nonostante l’aspetto. I denti lunghi e la bocca socchiusa lo fanno sembrare aggressivo, ma gli incidenti con l’uomo sono rarissimi e quasi sempre provocati.

Perché lo squalo toro è così vulnerabile?

Matura tardi, partorisce al massimo due piccoli ogni due o tre anni e frequenta acque costiere poco profonde, dove incontra facilmente reti e ami. Anche una mortalità modesta può far calare la popolazione.

MG

Marcello Guadagnino

Biologo marino · Fondatore di Il Giornale dei Marinai · ilgiornaledeimarinai.it

Fonti

Bibliografia e riferimenti

  1. Carlisle A.B., Fox D.A., Hale E., Wetherbee B.M. (2026). Reconciling conservation and management objectives with the international aquarium trade of the globally critically endangered Sand Tiger Shark. Frontiers in Conservation Science 7: 1797608. doi:10.3389/fcosc.2026.1797608
  2. Yang M. (2026). How protected US sharks are being sold off to foreign aquariums. The Guardian, 15 ottobre 2026.
  3. Rigby C.L. et al. (2021). Carcharias taurus. The IUCN Red List of Threatened Species. doi:10.2305/IUCN.UK.2021-2.RLTS.T3854A2876505.en
  4. University of Delaware (2026). Study questions growing international trade in critically endangered sand tiger sharks. Comunicato stampa, EurekAlert.
  5. Rafinesque C.S. (1810). Caratteri di alcuni nuovi generi e nuove specie di animali e piante della Sicilia. Palermo.
  6. GFCM, Raccomandazione GFCM/42/2018/2 sulla conservazione di squali e razze nel Mediterraneo; Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona, Allegato II.
  7. Wyffels J.T. et al. (2022). Reproductive cycle and periodicity of in situ and aquarium female sand tiger sharks Carcharias taurus from the western North Atlantic. Frontiers in Marine Science 9: 925749.