Scheda scientifica marina

Torpedine nera – Torpedo nobiliana

Torpedo nobiliana

Actinopterygii IUCN NE — Non valutata
Nome scientifico
Torpedo nobiliana
Stato IUCN
NE — Non valutata

Duemila anni prima che Volta costruisse il primo generatore elettrico della storia, i medici dell’antichità già usavano questo pesce per curare l’emicrania — e il collegamento tra le due storie non è un caso.

Nei fondali sabbiosi e fangosi del Mediterraneo e dell’Atlantico, fino a 450 metri di profondità, vive il gigante di tutte le torpedini: la torpedine nera, Torpedo nobiliana (oggi riclassificata da alcuni autori nel genere Tetronarce, come Tetronarce nobiliana). Può raggiungere lunghezze fino a 1,5-1,8 metri e un peso che sfiora il quintale, rendendola di gran lunga la più grande tra le tre specie di torpedine presenti nei nostri mari — molto più massiccia sia della torpedine marmorata sia della torpedine ocellata. Il corpo, appiattito e sub-circolare, ha una colorazione bruno-violacea uniforme sul dorso e biancastra sul ventre, priva delle macchie o marmorizzazioni che caratterizzano le specie affini; gli occhi sono piccoli e seguiti da spiracoli reniformi privi di papille — un dettaglio diagnostico utile per distinguerla a colpo d’occhio dalle altre torpedini mediterranee.

L’organo che ha cambiato la storia della scienza

Sul dorso, ai lati della testa, la torpedine nera ospita due organi elettrici composti da circa 1000 colonnine prismatiche, ciascuna formata da 10-12 dischetti sovrapposti, con polo positivo sul lato dorsale e negativo su quello ventrale. Comandata direttamente dal sistema nervoso dell’animale, questa struttura è in grado di generare scariche fino a 200-220 volt e circa 2000 watt di potenza — sufficienti a stordire pesci di taglia considerevole, compresi piccoli squali, oltre a sogliole, anguille e crostacei di cui si nutre.

Non è un caso che questo pesce compaia più volte nella storia della scienza occidentale. Già gli antichi Greci utilizzavano le torpedini per alleviare il dolore durante il parto, sfruttandone empiricamente le scariche come forma primitiva di elettroterapia; Plinio il Vecchio, Galeno e Scribonio Largo ne documentarono l’uso anche per curare il mal di testa. Nel 1773 il fisico Henry Cavendish, incuriosito dall’ipotesi che questi pesci usassero davvero l’elettricità, costruì una torpedine artificiale — una bottiglia di Leida modellata a forma di pesce — riuscendo a riprodurne con successo le proprietà. Ma il capitolo più importante arriva nel Settecento e primo Ottocento, quando lo studio delle proprietà elettriche di questi animali influenzò direttamente le ricerche di Luigi Galvani e Alessandro Volta: quest’ultimo, ispirandosi proprio all’anatomia dell’organo elettrico della torpedine, costruì un “organo elettrico artificiale” — nome con cui lo presentò in una lettera alla Royal Society di Londra nel 1800 — che altro non era che il prototipo della moderna pila elettrica.

Un’arma che ha bisogno di ricaricarsi

La capacità di generare scariche non è illimitata: dopo un uso intenso, gli organi elettrici necessitano di tempo per rigenerarsi, attraverso un processo che converte l’energia metabolica del pesce in energia elettrica immagazzinata negli elettrociti. Durante questa fase di “ricarica”, l’animale risulta temporaneamente più vulnerabile — motivo per cui tende a utilizzare la propria arma solo quando strettamente necessario, per difesa o per la cattura di una preda, piuttosto che indiscriminatamente.

Cosa fare in caso di scossa

Sebbene sia raro un contatto diretto, la torpedine nera può essere catturata occasionalmente con reti a strascico o dai pescatori sportivi di surf casting, spesso involontariamente, con esche destinate ad altre prede come anellidi, gamberi o filetti di sarda. In caso di scossa subita da un subacqueo o da un pescatore: uscire dall’acqua con calma, meglio se assistiti, specialmente in presenza di debolezza o confusione; monitorare eventuali spasmi, dolore intenso o alterazioni neurologiche persistenti, rivolgendosi a un medico se non si risolvono; prestare attenzione al rischio di caduta legato alla reazione involontaria allo shock; evitare nuove immersioni nelle ore successive anche se i sintomi sembrano scomparsi.

È una specie ovovivipara, come tutte le torpedini, e non particolarmente prolifica. Ha scarso valore alimentare ed è classificata come “Minor Preoccupazione” (LC) dalla IUCN.

Domande frequenti

È vero che ha ispirato l’invenzione della pila elettrica?
Sì, Alessandro Volta si ispirò direttamente all’anatomia dell’organo elettrico delle torpedini per costruire il proprio “organo elettrico artificiale”, presentato nel 1800 e considerato il prototipo della pila elettrica moderna.

Quanto è potente la scarica della torpedine nera?
Può raggiungere i 200-220 volt e circa 2000 watt di potenza, sufficienti a stordire pesci di taglia considerevole, compresi piccoli squali.

Come si distingue dalle altre torpedini del Mediterraneo?
Per la colorazione quasi uniformemente scura, priva di macchie o marmorizzature, per gli spiracoli reniformi privi di papille e per le dimensioni molto maggiori rispetto a torpedine marmorata e ocellata.

È pericolosa per l’uomo?
Un contatto diretto può causare una scossa dolorosa e temporaneamente debilitante, ma non è generalmente letale; va comunque gestita con calma, uscendo dall’acqua ed evitando sforzi immediati.

L'autore

Marcello Guadagnino

Marcello Guadagnino

Biologo marino · GDM

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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