Zona Pelagica Aperta
del Mediterraneo
Dalla superficie illuminata fino agli strati più profondi: il dominio della colonna d’acqua libera. Il regno di plancton, tonni, squali, tartarughe e cetacei.
La zona pelagica aperta del Mediterraneo è la porzione della colonna d’acqua che non dipende direttamente dal fondale né dalla linea di costa. In ecologia marina, il dominio pelagico è una delle due grandi suddivisioni dell’ambiente marino, accanto al dominio bentonico.
Nel Mediterraneo questa dimensione del mare è particolarmente importante perché ospita la maggior parte dei grandi organismi nuotatori e migratori: piccoli pelagici, tonni, pesce spada, squali, tartarughe marine, delfini, balenottere e capodogli. Anche se a prima vista il mare aperto può sembrare uniforme, in realtà è organizzato in strati ecologici molto diversi tra loro.
Capire la zona pelagica significa capire come funziona l’energia del Mediterraneo: dalla fotosintesi del fitoplancton negli strati superficiali fino alla “pioggia di particelle organiche” che alimenta gli organismi delle acque profonde.
Il termine deriva dal greco pèlagos, cioè “mare aperto”, e indica organismi e habitat associati alla massa d’acqua libera, in contrapposizione agli organismi bentonici che vivono sul fondale o a stretto contatto con esso.
Cos’è il dominio pelagico del Mediterraneo
La grande massa d’acqua libera, dalla superficie al largo profondo
Il dominio pelagico del Mediterraneo comprende tutte le acque libere della colonna marina. Dal punto di vista classico si divide in due grandi province: la provincia neritica, che si estende dalla costa al termine della piattaforma continentale, e la provincia oceanica, che inizia oltre la piattaforma e corrisponde al vero mare aperto.
La zona neritica è in genere più influenzata dagli apporti costieri, dalla luce e dalla produttività biologica. La zona oceanica mediterranea, invece, è più stabile, più vasta e spesso più povera di nutrienti, soprattutto nel bacino orientale.

Provincia neritica
È la fascia pelagica che si sviluppa dalla costa fino al limite della piattaforma continentale. Qui la luce è abbondante, la produttività può essere più alta e molte specie sfruttano la vicinanza tra colonna d’acqua e habitat costieri.

Provincia oceanica
È il cuore del mare aperto mediterraneo, oltre la piattaforma continentale. Qui si sviluppano le grandi rotte dei cetacei, dei tonni e dei predatori pelagici, insieme agli strati profondi e poco illuminati del bacino.

Un ambiente dinamico
Il mare pelagico non è vuoto: correnti, stratificazione termica, migrazioni verticali, distribuzione del plancton e disponibilità di luce cambiano fortemente nello spazio e nelle stagioni, influenzando tutta la rete trofica.
Le fasce di profondità della zona pelagica
Dalla zona illuminata agli strati più profondi del Mediterraneo
La colonna d’acqua pelagica viene suddivisa in fasce in base alla profondità e soprattutto alla disponibilità di luce. Nella parte superficiale è possibile la fotosintesi; più in profondità domina il buio e gli organismi dipendono dalla materia organica che scende dagli strati superiori o dalla predazione.
Zona epipelagica
È la fascia illuminata, dove la fotosintesi è possibile. Qui si concentrano fitoplancton, zooplancton, piccoli pelagici, tonni, squali di passaggio, tartarughe e molti cetacei.
Zona mesopelagica
Riceve poca luce, insufficiente per sostenere la fotosintesi. È una fascia chiave per molte specie che compiono migrazioni verticali giornaliere tra il buio e la superficie.
Zona batipelagica
È completamente afotica. Qui vivono organismi adattati all’oscurità, spesso con bioluminescenza, metabolismo rallentato e strategie energetiche molto efficienti.
Zona abissopelagica
Nel Mediterraneo corrisponde agli strati più profondi dei grandi bacini. È un ambiente estremo, freddo, buio e molto stabile, abitato da fauna specializzata e poco abbondante.
Zona adopelagica
È la fascia delle fosse oceaniche. In senso generale fa parte della classificazione del dominio pelagico, anche se nel Mediterraneo non si raggiungono profondità superiori a 7.000 metri.
Fauna della zona pelagica aperta del Mediterraneo
Gli organismi che vivono nella colonna d’acqua libera
Pesci pelagici: cosa significa e quali sono
“Pelagico” viene dal greco pélagos, mare aperto. Un pesce pelagico vive nella colonna d’acqua, lontano dal fondo, a differenza dei pesci demersali e bentonici, che vivono a contatto con il fondale. Si distinguono i piccoli pelagici, come sardina, acciuga, sardinella, sgombro e suro, e i grandi pelagici, come tonno rosso, pesce spada, alalunga, lampuga e verdesca.
Gli organismi pelagici si distinguono in grandi categorie ecologiche: il plancton, trasportato o debolmente autonomo rispetto alle correnti, e il necton, formato da animali capaci di nuotare attivamente. Nella zona pelagica mediterranea entrambe le componenti sono essenziali per mantenere il funzionamento dell’ecosistema.
Plancton e piccoli pelagici
Grandi nuotatori e predatori
Rete trofica della zona pelagica
Dalla fotosintesi superficiale ai grandi predatori del mare aperto
Microalghe
Cianobatteri
Larve
Filtratori pelagici
Acciughe
Meduse
Piccoli cefalopodi
Pesce spada
Calamari
Delfini
Capodogli
Grandi cetacei
La zona pelagica mediterranea dipende da una base produttiva relativamente modesta rispetto ad altri mari più ricchi di nutrienti. Il Mediterraneo è generalmente oligotrofico, con una tendenza a diventare ancora più povero di nutrienti da ovest verso est. Questo rende il funzionamento della rete trofica particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici, alle alterazioni del plancton e alla pressione di pesca sui piccoli pelagici e sui grandi predatori.
Le minacce alla zona pelagica aperta del Mediterraneo
Pressioni ambientali e antropiche sul mare aperto
Riscaldamento e stratificazione
L’aumento della temperatura superficiale rafforza la stratificazione della colonna d’acqua e può limitare ulteriormente il rimescolamento dei nutrienti verso gli strati superficiali, modificando la produttività del plancton.
Sovrasfruttamento dei pelagici
Piccoli pelagici e grandi migratori sono elementi chiave dell’ecosistema. La pressione di pesca su sardine, acciughe, tonni e predatori superiori altera il trasferimento di energia lungo la rete trofica.
Rumore sottomarino
Traffico marittimo, prospezioni e attività industriali disturbano soprattutto i cetacei pelagici, che dipendono dal suono per orientarsi, comunicare e cacciare in acque profonde o poco illuminate.
Plastiche e microplastiche
Le plastiche galleggianti e le microplastiche disperse nel mare aperto entrano nella catena alimentare pelagica e possono accumularsi nei predatori e nei filtratori, con effetti documentati sulla fisiologia riproduttiva.
Catture accidentali
Tartarughe marine, cetacei e squali pelagici sono vulnerabili al bycatch in palangari, reti derivanti illegali e altre attrezzature da pesca impiegate nel largo. Si stimano decine di migliaia di catture accidentali ogni anno nel Mediterraneo.
Alterazioni del plancton
Qualsiasi variazione nel fitoplancton e nello zooplancton si ripercuote su tutta la rete pelagica, dai piccoli pesci fino ai grandi cetacei, perché il plancton rappresenta la base funzionale dell’intero sistema.
Domande frequenti sulla zona pelagica del Mediterraneo
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