la pesca con la guffa

IRAQ: sui fiumi con la guffa

La guffa è forse la barca più antica al mondo ancora utilizzata ai nostri giorni. Di forma perfettamente circolare, questa singolare imbarcazione continua a solcare le acque del Tigri e dell’Eufrate, i grandi fiumi che attraversano la storica regione della Mesopotamia (l’attuale Iraq). Realizzata intrecciando canne di giunco e sigillata con bitume naturale, la guffa rappresenta un ingegnoso esempio di tecnologia tradizionale fluviale. Le sue origini risalgono a migliaia di anni fa: veniva già descritta nei testi cuneiformi sumeri e raffigurata nei bassorilievi assiri. Nonostante i cambiamenti tecnologici, la sua semplicità, resistenza e facilità di costruzione l’hanno resa uno strumento ancora efficace per il trasporto di persone e merci sulle acque interne. Simbolo vivente del patrimonio culturale mesopotamico, la guffa testimonia la profonda connessione tra l’uomo e i fiumi, che per millenni hanno rappresentato la via principale di comunicazione, scambio e sopravvivenza in quella che fu la culla della civiltà.
guffa

I rami di melograno venivano legati con spago, dopodiché venivano impermeabilizzati con paglia e pece, e la barca era già pronta per navigare. Sono rimasti veramente in pochi gli artigiani che intrecciano il melagrano per produrre queste imbarcazioni, oggi si sta cercando di riprendere questa tradizione per tramandare la sua importanza nella storia.

pesca-guffa

La guffa è un’imbarcazione circolare unica nel suo genere, spinta a mano tramite una pagaia in legno. La sua forma tondeggiante consente di muoversi con agilità sulle acque calme del Tigri e dell’Eufrate, ma richiede una certa abilità per essere condotta, specialmente quando è carica fino al limite. Un movimento sbilanciato può facilmente farla rovesciare, rendendo la sua guida una vera arte, tramandata di generazione in generazione.

Uso tradizionale e funzione storica

In passato, la guffa era uno strumento essenziale per gli agricoltori mesopotamici. Veniva usata per trasportare i prodotti agricoli lungo il fiume fino ai mercati locali. Una volta giunti a destinazione, la guffa spesso veniva abbandonata, poiché era costruita con materiali semplici e a basso costo; i proprietari tornavano a casa a piedi o a cavallo, pronti a costruirne una nuova per il viaggio successivo.

Un patrimonio ancora vivo lungo il Tigri

Oggi, alcune guffe sono ancora visibili lungo le sponde del Tigri, soprattutto nei pressi di Baghdad. Vengono utilizzate in particolare dai pescatori tradizionali, che le impiegano per la cattura della “carpa del Tigri”, un pesce d’acqua dolce molto apprezzato in tutta l’Iraq.

Il Masgouf: sapori del fiume

La carpa del Tigri è l’ingrediente principale del Masgouf, uno dei piatti più rappresentativi della cucina irachena. Preparato all’aperto su un barbecue verticale, il pesce viene spennellato con olio d’oliva, quindi infilzato con bastoncini di legno e posizionato in modo che il calore della fiamma ne arrostisca lentamente la pelle. Viene poi insaporito con sale, pepe nero e tamarindo, che conferisce al piatto un gusto affumicato e lievemente agro, molto apprezzato nella regione.

costruzione di una guffa

La cottura dura circa 2 o 3 ore, alla fine della cottura il pesce viene cosparso con succo di limone e pronto per essere servito accompagnato da riso, sottaceti ed insalata. A Baghdad ancora si posso trovare dei proprietari di guffe che dopo aver pescato il pesce lo cucinano direttamente sulle rive del fiume.  

La guffa oggi: patrimonio da preservare

Sebbene oggi sia stata in gran parte sostituita da mezzi moderni, la guffa resta un simbolo vivente della cultura fluviale mesopotamica. Il suo uso nella pesca e la sua presenza nei mercati tradizionali, unita alla preparazione del Masgouf, raccontano una storia di resilienza, ingegno e identità locale che merita di essere tutelata e valorizzata.

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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