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La caccia alle foche

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la caccia delle foche
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La caccia alle foche  è una pratica crudele e barbara. Ma c’è chi ne ha veramente bisogno…

E’ difficile descrivere quanto può essere crudele la caccia delle foche . Come scandita da una campana che ne annuncia l’arrivo, la primavera, apre le porte alla caccia ai cuccioli di foca. Al largo della costa orientale del Canada, in Norvegia, in Giappone, in Danimarca e in Russia uomini prendono il mare attraversando acque gelide e ghiacciate per strappare letteralmente dal corpo di questi animali la pelliccia di rilevante interesse economico. I cuccioli di foche sono troppo giovani per fuggire e inermi non possono fare nient’altro che subire la barbaria con cui vengono uccisi. Colpi di pistola se sono fortunati, ma lo strumento del cacciatore di foche è il Hakapik, un bastone munito di una punta di metallo in cima, che non da scampo alla vittima.

Le foche uccise vengono subito scuoiate per evitare che il sangue macchi la pelliccia

Il Governo Canadese ha regolato la caccia alle foche alla stessa maniera della macellazione di animali da carne dove nella pratica di abbattimento in realtà c’è ben poco in comune . Il massacro delle foche uccise non avviene in luoghi controllati ma bensì imprevedibili come il pack antartico, luogo dove è impossibile uccidere le foche in maniera meno cruenta. La pressione della richiesta di pelle di foca e la concorrenza tra i cacciatori non fanno nient’altro che favorire questa pratica.

“La morte a cui vanno incontro questi animali è la più violenta e crudele immaginabile: un team di veterinari indipendenti ha documentato che il 42% delle foche esaminate erano state scuoiate vive, e il 40% colpito ripetutamente prima di morire.”

La caccia alla foca diventa una gara tra i cacciatori che vogliono ucciderne il piu possibile…Alcuni anni fa in due giorni sono state uccise 150.000 foche.  Anche il tasso di animali feriti e quindi non uccisi è inaccettabile. I cacciatori sparando dalle barche in movimento spesso non centrano perfettamente il bersaglio, e le foche rimaste ferite scappano sotto il ghiaccio in preda alla sofferenza ed all’angoscia. Spesso muoiono tra le fredde acque dell’oceano e i cacciatori non riescono più a trovarle.  Le pratiche di uccisione regolamentate chiedono di non far soffrire l’animale, di non rendere la caccia disumana. Questo non accade tra i ghiacciai del Nord.

La caccia alle foche: tutto per i soldi

La pelle di foca è utilizzata nel settore dell’abbigliamento per la creazione di pellicce e altri indumenti, per marchi come Prada, Dolce e Gabbana, Gucci, Versace, che ancora commercializzano prodotti in pelle di foca. Il grasso è usato per lucidare e ammorbidire le calzature in pelle. L’olio di foca è impiegato nel settore alimentare e cosmetico e i loro organi genitali diventano l’ingrediente principale per la preparazione di afrodisiaci illegali in Asia.

Gli Inuit e la caccia alle foche

Il popolo Inuit ha sempre utilizzato la foca come risorsa alimentare cacciando l’indispensabile

inuit-family-290x290 La caccia alle focheLa caccia alla foca commerciale e la caccia per il sostentamento però sono due cose diverse…I popoli come gi Inuit che hanno una società basata sulla famiglia, sulla solidarietà fra villaggi, vivono ancora con poche risorse,  e dove il loro commercio è fatto per lo più da scambi di risorse. Gli Inuit uccidono meno di 1000 foche a stagione, molte delle quali già adulte e la caccia si svolge in estate quando i piccoli già hanno perso il loro tipico colore bianco. Una vera e propria caccia di sussistenza che non ha niente a che fare con la caccia commerciale.

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Web Editor : Marcello Guadagnino. Io sono Marcello, sono nato a Palermo ed ho vissuto a Marinella di Selinunte (Tp). Sono stato a contatto di pescatori sia sportivi che professionali che mi hanno dato la spinta dopo le scuole superiori a studiare biologia marina per poi terminare gli studi con un master in gestione della fascia costiera e delle risorse acquatiche nelle Marche. Oggi vivo in Francia a Montpellier dove mi occupo di pesca. Rimango sempre in contatto con la mia Sicilia dove torno spesso in particolare in estate dove mi aspetta la mia barca. Qui a Montpellier pratico tanta pesca sportiva, faccio subacquea, vado in barca e la sera quando si spengono le luci del giorno mi dedico al giornale dei marinai andando alla ricerca di news, articoli, guide per cercare di sensibilizzare il grande pubblico sui temi legati al mare.

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