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Biologia Marina · Il Giornale dei Marinai

Gli habitat
del Mediterraneo

Dalle praterie di Posidonia alle pareti coralligene, dalle lagune costiere agli abissi: una guida scientifica completa a tutti gli ecosistemi del mare nostrum.

A cura di Marcello Guadagnino · Biologo marino Aggiornato maggio 2026

Una guida scientifica completa

Il Mediterraneo è uno dei mari più ricchi di biodiversità del pianeta nonostante copra meno dell’1% della superficie oceanica mondiale. Questa straordinaria concentrazione di vita è possibile grazie alla varietà degli habitat: ecosistemi profondamente diversi per profondità, substrato, luce e temperatura che si affiancano e si intrecciano lungo le 46.000 km di coste del bacino. Dalla superficie illuminata alle grotte sommerse, dai fondali sabbiosi ai canyon abissali, ogni habitat ospita comunità di specie adattate in modo specifico. Conoscerli significa capire come funziona il Mediterraneo — e perché la sua protezione è urgente.

2,5 M
km² di superficie
~17.000
specie marine censite
28%
specie endemiche
46.000
km di coste
5.267
metri: profondità massima

Gli habitat del Mediterraneo

Ogni habitat è una guida completa: struttura, specie, funzioni ecologiche, minacce e normativa. Le pagine pubblicate sono accessibili subito; le restanti sono in produzione.

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0 – 45 m · Infralitorale

Prateria di Posidonia oceanica

Il polmone verde del Mediterraneo. Foglie, rizomi, matte, epifiti, nursery ittica e normativa: tutto sull’habitat più importante del bacino.

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20 – 100 m · Circalitorale

Coralligeno mediterraneo

La foresta sommersa in penombra: alghe calcaree, gorgonie, corallo rosso, cernie e aragoste. L’habitat più ricco di biodiversità del Mediterraneo profondo.

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Fondali rocciosi

Substrati duri

Pareti verticali popolate da gorgonie, grotte abitate da murene e cernie, coralligeno che fiorisce nell’oscurità oltre i trenta metri: un ecosistema tra i più ricchi e vulnerabili del bacino mediterraneo.

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Lagune e ambienti costieri

Lagune

Muggine, spigola, anguilla, orate: le lagune sono tra gli habitat più produttivi del Mediterraneo e il cuore della pesca artigianale costiera. Ambienti di transizione tra mare e terra, fragili e ricchi di vita.

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Il fondale mobile

Fondi molli

Solea, rombo, triglia e razze: i fondali mobili del Mediterraneo ospitano una fauna specializzata nell’habitat sabbia e in quello detrimentale. Ambienti apparentemente uniformi, ecologicamente ricchissimi.

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Pelagos

Dominio pelagico

Dalla superficie illuminata fino agli strati più profondi: il dominio della colonna d’acqua libera. Il regno di plancton, tonni, squali, tartarughe e cetacei.

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I due domini del Mediterraneo

Tutti gli habitat del Mediterraneo si dividono in due grandi domini ecologici, determinati dalla loro relazione con il fondale e con la colonna d’acqua.

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Dominio bentonico

Comprende tutti gli organismi e gli ecosistemi a contatto con il fondale: dal sopralitorale raggiunto dagli spruzzi fino alle pianure abissali. Include le praterie di Posidonia, il coralligeno, le grotte, i fondali sabbiosi e fangosi.

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Dominio pelagico

La colonna d’acqua aperta, lontana dal fondale. Dal neritico costiero all’oceanopalagico profondo, è il regno di tonni, pesci spada, cetacei, meduse e plancton — la base di tutta la rete trofica mediterranea.

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Il Mediterraneo: un mare di habitat

Il Mediterraneo è un bacino semi-chiuso, con un unico collegamento con l’Oceano Atlantico attraverso lo stretto di Gibilterra e con il Mar Rosso attraverso il canale di Suez. Questa semi-chiusura ha conseguenze profonde sulla sua ecologia: il ricambio delle acque è lento (circa 80–100 anni per il completo rinnovo), la salinità è elevata (38–39 ‰, contro il 35 ‰ medio oceanico), e le maree sono quasi assenti nella maggior parte del bacino.

Nonostante queste caratteristiche apparentemente limitanti, il Mediterraneo ospita circa 17.000 specie marine — il 7–8% di tutta la biodiversità marina mondiale concentrata in meno dell’1% della superficie oceanica. Il 28% di queste specie è endemico: non si trova in nessun altro mare. Questa straordinaria ricchezza è il prodotto di milioni di anni di isolamento, variazioni climatiche, contatti con oceani diversi e interazioni ecologiche complesse tra habitat adiacenti.

La zonazione degli habitat: dalla riva agli abissi

Gli habitat del Mediterraneo si distribuiscono lungo un gradiente di profondità che va dalla zona intertidale — esposta alle maree anche se minime — fino alle pianure abissali oltre i 3.000 metri. Ogni fascia batimetrica ha caratteristiche fisiche proprie che determinano quali organismi possono viverci.

La zona costiera (0–40 m)

È la zona più ricca e più studiata. La luce penetra abbondante, le temperature sono variabili stagionalmente, e la produttività primaria è elevata. Qui si trovano le praterie di Posidonia, i fondali rocciosi infralitorali, le zone intertidali e i fondali sabbiosi costieri. È anche la zona più esposta alle pressioni umane: pesca, ancoraggio, inquinamento e costruzioni costiere.

La zona circalitorale (40–200 m)

La luce si riduce progressivamente. Scompaiono le alghe fotosintetiche e compaiono le comunità sciafite: il coralligeno, con le sue gorgonie e il corallo rosso, è l’habitat emblematico di questa zona. Le temperature sono più stabili, le correnti più regolari. La biodiversità è altissima nonostante le condizioni siano più estreme.

Le zone profonde (200 m – abisso)

Dal piano batiale in giù, la luce scompare, le temperature scendono costantemente e la pressione aumenta. Gli organismi sono adattati all’oscurità, al freddo e all’alta pressione. Le sorgenti idrotermali — ambienti estremi dove la vita prospera senza luce solare — sono tra i sistemi più affascinanti e meno conosciuti del Mediterraneo.

Le minacce agli habitat mediterranei

Gli habitat del Mediterraneo sono sotto pressione da decenni. Le minacce principali sono:

  • Cambiamenti climatici — il Mediterraneo si riscalda più velocemente della media globale: +1,5°C negli ultimi 30 anni. Le marine heatwaves estive causano mortalità di massa nelle gorgonie, nelle praterie di Posidonia e nelle specie più sensibili.
  • Pesca eccessiva e non sostenibile — lo strascico illegale su fondali coralligeni e di Posidonia, la pressione sugli stock di specie commerciali nelle aree costiere.
  • Specie invasiveCaulerpa cylindracea, Pterois miles, Lagocephalus sceleratus e decine di altre specie di origine tropicale o indo-pacifica stanno alterando le reti trofiche degli habitat costieri.
  • Inquinamento e eutrofizzazione — nutrienti in eccesso dalle attività agricole e civili alterano le comunità epifitiche e favoriscono le specie opportuniste a scapito di quelle specializzate.
  • Distruzione meccanica — ancoraggio sulle praterie di Posidonia, dragaggi portuali, costruzioni costiere che alterano la circolazione delle acque.

La protezione degli habitat mediterranei non è solo una questione ambientale: è una questione economica. La pesca professionale e sportiva dipendono direttamente dalla salute di praterie di Posidonia, fondali coralligeni e lagune costiere. Ogni ettaro di habitat distrutto si traduce in una perdita duratura di produttività ittica.

Marcello Guadagnino
Biologo marino · Direttore scientifico · Oceanis

Fondatore e direttore scientifico de Il Giornale dei Marinai (2013). responsabile scientifico di Oceanis Srl.

Fonti e riferimenti scientifici

  • Bianchi C.N. & Morri C. (2000). Marine biodiversity of the Mediterranean Sea: situation, problems and prospects for future research. Marine Pollution Bulletin 40(5): 367–376.
  • Coll M. et al. (2010). The biodiversity of the Mediterranean Sea: estimates, patterns, and threats. PLOS ONE 5(8): e11842.
  • IUCN (2023). Mediterranean Marine Species — Red List Assessments.
  • UNEP/MAP (2020). State of the Mediterranean Marine and Coastal Environment. Barcelona Convention.
  • ISPRA — monitoraggio habitat marini italiani
  • EMODnet Biology — biodiversità marina europea

Domande frequenti sugli habitat del Mediterraneo

Quanti habitat diversi esistono nel Mediterraneo?

Il Mediterraneo ospita decine di habitat distinti, classificabili in grandi categorie: praterie di fanerogame marine (Posidonia, Cymodocea), fondali rocciosi infralitorali, coralligeno, fondi sabbiosi e detritici, lagune e ambienti di transizione, grotte marine, habitat pelagici (epipelagico, mesopelagico, batipelagico), sorgenti idrotermali e habitat abissali. Ognuno ha caratteristiche ecologiche proprie, specie specializzate e dinamiche di funzionamento specifiche.

Qual è l’habitat più importante del Mediterraneo?

Dal punto di vista della produttività ittica e della biodiversità costiera, la prateria di Posidonia oceanica è considerata l’habitat più importante del Mediterraneo. Produce ossigeno, sequestra carbonio, protegge le coste dall’erosione e funziona da nursery per oltre l’80% delle specie ittiche commerciali del bacino. Per biodiversità assoluta di specie associate, il coralligeno è l’habitat più ricco per unità di superficie.

Perché il Mediterraneo ha così tanta biodiversità rispetto alle sue dimensioni?

Diversi fattori spiegano questa concentrazione eccezionale: la storia geologica complessa (il Mediterraneo si è prosciugato e riempito più volte nell’arco di milioni di anni, favorendo speciazione endemica), la varietà di habitat in uno spazio limitato (dai fondali costieri agli abissi, dalle lagune ai canyon sottomarini), la connessione con tre continenti (Europa, Africa, Asia) che ha portato flussi di specie da areali molto diversi, e il clima relativamente stabile nel lungo periodo.

Quali sono gli habitat più minacciati del Mediterraneo?

Le praterie di Posidonia sono in regressione documentata in tutto il bacino, con perdite stimate tra il 13 e il 37% negli ultimi 50 anni. Il coralligeno è gravemente danneggiato dalle ondate di calore marino, che hanno causato mortalità di massa delle gorgonie negli anni 1999, 2003 e 2022. Le lagune costiere sono minacciate dall’urbanizzazione, dall’inquinamento e dalle alterazioni idrologiche. I fondali profondi soffrono dello strascico illegale.

Come sono protetti gli habitat del Mediterraneo?

La protezione avviene a più livelli: la Direttiva Habitat UE 92/43/CEE tutela gli habitat prioritari (Posidonia, coralligeno, grotte marine); la Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE usa le specie bentoniche come indicatori della qualità ecologica; la MSFD 2008/56/CE monitora l’integrità dei fondali; il Regolamento CE 1967/2006 vieta lo strascico sugli habitat sensibili. Le Aree Marine Protette (oltre 1.000 nel Mediterraneo) sono lo strumento di conservazione più efficace a livello locale.