Biologia Marina

“Granchio blu, la bufala dei “supermaschi”: cosa dice davvero la scienza”

In questo articolo · 5 sezioni
  1. Il granchio blu si può fermare coi “supermaschi”? Quello che la scienza dice davvero
  2. Come funziona la tecnica dei supermaschi
  3. Perché il granchio blu è un caso completamente diverso
  4. Cosa dice davvero la biologia del granchio blu sull’eradicazione
  5. Il punto
salmerino

Il granchio blu si può fermare coi “supermaschi”? Quello che la scienza dice davvero

A fine agosto 2026 Science ha pubblicato un articolo che farà notizia anche in Italia, e prevedibilmente verrà frainteso: negli Stati Uniti, biologi dell’Idaho e dell’Arizona hanno dimostrato che allevare “supermaschi” — salmerini di fonte con due cromosomi Y invece di uno — può portare all’estinzione locale di popolazioni di Salvelinus fontinalis invasivo. Nel West Fork Black River la popolazione è arrivata al 61% maschile; in due torrenti dell’Idaho l’eradicazione è già stata confermata geneticamente. È una notizia vera, verificata, importante per la gestione delle specie invasive d’acqua dolce nordamericane.

Ed è quasi inevitabile che qualcuno, in Italia, si chieda: “possiamo fare lo stesso col granchio blu?”

La risposta breve è no, e vale la pena spiegare perché con precisione, perché la tentazione di un “proiettile magico” contro Callinectes sapidus — dopo che i danni alla pesca e all’acquacoltura hanno superato i 100 milioni di euro nel solo 2024 — è comprensibile ma rischia di alimentare aspettative che la biologia non può sostenere.

Come funziona la tecnica dei supermaschi

Il meccanismo, chiamato “Trojan Y-chromosome”, sfrutta un sistema genetico di determinazione del sesso ben noto nei salmonidi: i maschi hanno cromosomi XY, le femmine XX. Somministrando estradiolo a maschi giovani di salmerino, i ricercatori li femminilizzano anatomicamente — restano geneticamente YY ma sviluppano organi riproduttivi femminili. Incrociati con maschi normali (XY), producono una parte di prole YY: i supermaschi. Rilasciati in un corso d’acqua e accoppiati con femmine selvatiche di salmerino (XX), generano progenie che è per definizione tutta maschile, perché la femmina può trasmettere solo X. Ripetuto su più generazioni, il rapporto tra i sessi collassa e la popolazione si estingue per mancanza di femmine.

È un protocollo mutuato dall’acquacoltura, che da decenni usa maschi YY per aumentare la produzione di alcune specie ittiche — motivo per cui gli scienziati dell’Idaho hanno potuto applicarlo relativamente in fretta, anche se ci sono comunque voluti cinque anni per creare la prima linea riproduttiva.

Perché il granchio blu è un caso completamente diverso

Ci sono quattro ragioni, tutte tecniche, per cui questa strategia non è trasferibile al granchio blu nelle lagune e nelle coste italiane.

1. Il sistema di determinazione del sesso è diverso. Nei crostacei decapodi — granchio blu incluso, ma anche altri invasori come il granchio cinese — il sesso non è governato da un sistema cromosomico semplice tipo XY, ma da una ghiandola androgena, scoperta per la prima volta proprio nel granchio blu nel 1947. Questa ghiandola produce un ormone insulino-simile (IAG, insulin-like androgenic gland factor) che induce la mascolinizzazione durante lo sviluppo. Non esiste un equivalente diretto del sistema “YY” dei salmonidi: manipolare il sesso di un decapode significherebbe intervenire su un asse ormonale molto diverso, per il quale non esiste alcun protocollo scalabile equivalente a quello acquacolturale usato per il salmerino.

2. La biologia riproduttiva del granchio blu rende la strategia matematicamente improponibile. Ogni femmina produce tra 700.000 e 2,1 milioni di uova per deposizione, con larve planctoniche (zoea → megalopa) che si sviluppano per 30-70 giorni disperse dalle correnti su distanze di centinaia di chilometri — è proprio questo il motivo per cui la specie è arrivata in Mediterraneo dall’Atlantico attraverso le acque di zavorra delle navi. Anche riuscendo a produrre supermaschi di granchio blu, la quantità necessaria per alterare il rapporto tra i sessi in popolazioni di milioni di individui, disperse su un intero bacino marino, sarebbe di ordini di grandezza superiore a quanto richiesto per un torrente idahoano — e lo stesso articolo di Science ammette che già la carpa comune, pesce d’acqua dolce molto fecondo ma comunque confinato in bacini chiusi, è considerata “un’impresa ardua” per questo metodo.

3. Il sistema è aperto, non contenibile. Il successo in Idaho dipende dalla possibilità di isolare e monitorare un singolo corso d’acqua. Le lagune italiane dove il granchio blu prolifera — Sacca di Goro, delta del Po, laguna di Venezia, Manfredonia — sono connesse al mare aperto, con scambio idrico costante e popolazioni che si mescolano su scala regionale e mediterranea. Non esiste un “torrente Bear” italiano da poter isolare e trattare.

4. L’ostacolo regolatorio europeo. Il rilascio deliberato di organismi manipolati geneticamente o ormonalmente in acque comunitarie ricadrebbe sotto una delle normative più restrittive al mondo in materia di OGM e salute animale — la stessa cornice normativa (Regolamento UE 1143/2014) che vieta oggi il rilascio, il trasporto e persino la detenzione di specie aliene come il granchio cinese. Anche negli Stati Uniti, dove la regolamentazione è più permissiva, il progetto ha richiesto quasi vent’anni dal primo modello matematico (2008) ai primi risultati concreti pubblicati.

Cosa dice davvero la biologia del granchio blu sull’eradicazione

Non è un caso che la comunità scientifica italiana consideri già l’eradicazione del granchio blu dal Mediterraneo irrealistica, proprio a causa della biologia riproduttiva della specie e dell’ampia dispersione delle larve planctoniche — la stessa combinazione di fattori che rende inapplicabile la strategia dei supermaschi. Le strategie di gestione realistiche restano quelle su cui l’Italia si sta già muovendo: pesca mirata intensiva e sostegno alla filiera commestibile, monitoraggio e — dove possibile — coinvolgimento diretto dei pescatori locali nella rimozione, sul modello già sperimentato con successo in Nord America per altri crostacei invasivi.

Il punto

I supermaschi funzionano, e sono una notizia scientifica genuinamente importante — probabilmente cambieranno la gestione delle specie ittiche invasive d’acqua dolce nei prossimi anni, con carpa comune, luccio e persino la rana toro già nel mirino dei ricercatori americani. Ma è una tecnologia costruita su un sistema genetico e su un ambiente — corsi d’acqua dolce chiusi, specie con determinazione del sesso cromosomica nota — che non ha equivalente nel caso del granchio blu mediterraneo. Chi propone i supermaschi come soluzione al problema italiano sta, nella migliore delle ipotesi, confondendo due biologie molto diverse.

Biologia della ghiandola androgena / determinazione del sesso nei decapodi (Callinectes sapidus)

Biologia riproduttiva e dati già pubblicati su GDM

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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