Lagune e
Ambienti Costieri
Muggine, spigola, anguilla, orate: le lagune sono tra gli habitat più produttivi del Mediterraneo e il cuore della pesca artigianale costiera. Ambienti di transizione tra mare e terra, fragili e ricchi di vita.
Ambienti di transizione
tra mare e terra
Le lagune costiere sono tra gli ambienti più produttivi e al tempo stesso più vulnerabili del Mediterraneo. Si tratta di specchi d’acqua salata o salmastra separati dal mare aperto da cordoni litoranei, barriere sabbiose o isole, ma collegati ad esso attraverso canali o bocche di comunicazione. Questa connessione intermittente crea condizioni ecologiche uniche: la salinità varia continuamente, la temperatura è più estrema che in mare aperto, e l’apporto di nutrienti dai bacini idrografici retrostanti rende queste acque eccezionalmente fertili.
Dal punto di vista ecologico, le lagune appartengono agli ambienti di transizione o zone di ecotono: si trovano al confine tra il dominio terrestre e quello marino, e ne raccolgono le caratteristiche di entrambi. Proprio questa posizione intermedia le rende fondamentali per la biodiversità costiera: ospitano specie marine che vi entrano per riprodursi o alimentarsi, specie dulcacquicole che vi penetrano dai fiumi, e specie specializzate adattate alle condizioni instabili del sistema lagunare.
In Italia le lagune costiere coprono circa 100.000 ettari di superficie e rappresentano uno dei patrimoni naturali più importanti del Paese. Dal Delta del Po alla Laguna di Venezia, dallo Stagno di Cagliari allo Stagno di Cabras, dalle lagune pontine allo Stagnone di Marsala: ogni laguna ha caratteristiche proprie, ma tutte condividono un’elevatissima produttività biologica e un’intensa relazione con la pesca artigianale tradizionale.
Foto: Il Giornale dei Marinai © Tutti i diritti riservati
Tipi di Ambienti Costieri nel Mediterraneo
Non tutte le lagune sono uguali. Il Mediterraneo ospita una grande varietà di ambienti costieri di transizione, ciascuno con caratteristiche proprie determinate dalla geomorfologia, dal regime idrologico, dal grado di connessione con il mare e dall’apporto di acque dolci.
Specchi d’acqua separati dal mare da cordoni sabbiosi o barriere, con una o più bocche di comunicazione. Sono le più diffuse nel Mediterraneo: Venezia, Orbetello, Lesina, Varano, lo Stagnone di Marsala.
Corpi idrici salmastri con connessione intermittente o stagionale con il mare. Comuni in Sardegna (Stagno di Cabras, Stagno di Cagliari) e nel Lazio (laghi costieri pontini). Ospitano fenicotteri, aironi e avifauna migratrice.
Zone di sbocco dei fiumi nel mare, caratterizzate da forte dinamismo idrologico e apporti sedimentari. Il Delta del Po è il più grande sistema deltizio italiano e uno degli ambienti di transizione più ricchi d’Europa.
Porzioni di laguna recintate e gestite dall’uomo per la piscicoltura estensiva. Caratteristiche del sistema lagunare dell’Alto Adriatico. Le valli mantengono la connessione con la laguna aperta e ospitano comunità ittiche di grande interesse commerciale.
Bacini artificiali o semi-naturali per la produzione del sale, con acqua ad alta salinità. Le saline di Cagliari, Trapani e Cervia sono anche importanti zone umide per la nidificazione e lo svernamento dell’avifauna acquatica.
Zone paludose e canneti costieri che fungono da buffer tra terraferma e laguna. Svolgono funzioni fondamentali di fitodepurazione, controllo dell’erosione e habitat per anfibi, uccelli e invertebrati.
Ecologia delle Lagune Costiere
Le lagune costiere sono sistemi ecologici complessi e dinamici, caratterizzati da gradienti ambientali molto accentuati nello spazio e nel tempo. La loro elevata produttività biologica deriva proprio dall’instabilità delle condizioni fisico-chimiche, che seleziona organismi altamente adattabili e favorisce cicli biogeochimici molto attivi.
Il gradiente di salinità
Il parametro ecologico più caratteristico delle lagune è la salinità, che varia continuamente nello spazio e nel tempo. Vicino alle bocche di porto la salinità è simile a quella marina (35–38‰); nelle aree più interne, influenzate dagli apporti dulcacquicoli, può scendere sotto i 5‰. Questa variazione crea un gradiente che solo le specie euriAline — capaci di tollerare grandi variazioni di salinità — possono sfruttare. È proprio questa capacità che rende muggini, spigole e anguille gli abitanti elettivi di questi ambienti.
La salinità varia anche stagionalmente: le piogge invernali la abbassano, l’evaporazione estiva la innalza. Nelle lagune più chiuse del Mediterraneo meridionale, durante l’estate, la salinità può superare anche quella marina, creando condizioni di ipersalinità.
Produttività primaria e eutrofizzazione
Le lagune sono tra gli ecosistemi a più alta produttività primaria del pianeta: gli apporti di nutrienti dai bacini idrografici retrostanti alimentano una crescita algale intensa. In condizioni di equilibrio, questa produttività sostiene catene alimentari complesse e una biomassa ittica elevatissima. Quando gli apporti di azoto e fosforo superano la capacità del sistema di assorbire i nutrienti — fenomeno tipico delle lagune che ricevono acque agricole o urbane non trattate — si innesca l’eutrofizzazione: fioritura massiccia di alghe, riduzione dell’ossigeno, morie di pesci e progressiva perdita di biodiversità.
La laguna di Orbetello in Toscana e la laguna di Venezia hanno entrambe subito gravi crisi eutrofiche negli anni ’80 e ’90 del XX secolo, con proliferazioni di Ulva rigida che hanno portato a morie di massa di fauna ittica. Il recupero è stato parziale e richiede una gestione attiva e continuativa degli apporti di nutrienti.
Praterie di fanerogame e macroalghe
Nelle lagune ben ossigenate e con acqua sufficientemente trasparente si sviluppano praterie di fanerogame marine come Cymodocea nodosa, Zostera noltei e Ruppia cirrhosa. Queste piante svolgono funzioni ecologiche fondamentali: stabilizzano i sedimenti, producono ossigeno, offrono rifugio e nursery alle specie ittiche giovanili e fungono da substrato per l’epifauna. La loro regressione — documentata in molte lagune mediterranee — è un indicatore del degrado della qualità delle acque.
Le lagune sono ambienti di nursery fondamentali per molte specie ittiche commerciali. Le acque basse, ricche di cibo e con pochi predatori, offrono condizioni ideali per la crescita degli stadi giovanili. Spigole, orate, anguille e muggini entrano in laguna come giovanili attraverso le bocche di porto e vi rimangono fino alla maturità, poi tornano in mare per riprodursi. Questo ciclo è alla base del funzionamento delle tradizionali valli da pesca adriatiche.
I fondali lagunari sono depositi attivi di materia organica. I sedimenti fini intrappolano nutrienti, metalli pesanti e contaminanti organici, che vengono riciclati o mineralizzati dall’intensa attività batterica dei sedimenti stessi. Le risospensioni di sedimenti durante eventi di vento o mareggiate possono liberare temporaneamente questi composti nell’acqua, influenzando la qualità chimica dell’intero sistema. La gestione dei sedimenti è una delle sfide principali nella governance delle lagune costiere.
Le Specie Caratteristiche delle Lagune
Le lagune costiere ospitano un’ittiofauna altamente specializzata, dominata da specie euriAline in grado di tollerare le ampie variazioni di salinità e temperatura tipiche di questi ambienti. Queste stesse specie sono le più ricercate dalla pesca artigianale tradizionale e dall’acquacoltura estensiva.

Il gruppo più abbondante e caratteristico delle lagune mediterranee. Erbivori-detritivori, si nutrono raschiando il biofilm algale dai sedimenti con un apparato boccale specializzato. La loro abbondanza è un buon indicatore della produttività della laguna. Oggetto di pesca tradizionale intensa: la bottarga di muggine è uno dei prodotti ittici più pregiati del Mediterraneo.
Specie caratteristica
Predatore apicale delle lagune costiere, entra da giovane attraverso le bocche di porto e vi cresce fino alla maturità. Preda principalmente muggini, gamberi e piccoli pesci. La spigola lagunare è considerata più pregiata di quella di mare aperto per le carni più sode e il sapore più intenso. Specie di riferimento per l’acquacoltura estensiva nelle valli da pesca adriatiche.
Specie commerciale
Specie catadroma che nasce nel Mar dei Sargassi, migra attraverso l’Atlantico, risale i fiumi europei e le lagune costiere dove trascorre la fase di accrescimento (10–20 anni), poi torna in mare aperto per riprodursi e morire. Le lagune costiere sono habitat fondamentali per la sua fase trofica. Classificata CR (Critically Endangered) dalla IUCN per il crollo delle popolazioni europee.
CR — Critica
Specie altamente euriAlina, è tra i pesci più adattabili alle condizioni variabili delle lagune. Predatrice di bivalvi e crostacei, utilizza le lagune come area di alimentazione e accrescimento giovanile. L’orata lagunare è la più ricercata dai pescatori tradizionali. Specie di punta dell’acquacoltura mediterranea: produce il 90% degli esemplari commercializzati in Italia.
Specie commerciale
I gamberi del genere Palaemon sono tra gli invertebrati più abbondanti nelle lagune del Mediterraneo. Detritivori e onnivori, svolgono un ruolo fondamentale nel riciclo della materia organica. Sono la preda principale di spigole e anguille e vengono pescati con nasse e trappole specifiche nella pesca artigianale lagunare.
Invertebrati
Il fenicottero è il simbolo iconico delle lagune e degli stagni costieri del Mediterraneo. Si nutre filtrando acqua e sedimenti con il becco lamellare alla ricerca di artropodi, alghe e piccoli crostacei. Nidifica in colonie nelle lagune più protette (Cagliari, Camargue, Laguna de Fuente de Piedra). La sua presenza indica acque salmastre di buona qualità.
AvifaunaLe Principali Lagune Italiane
L’Italia possiede uno dei sistemi lagunari più ricchi e diversificati del Mediterraneo. Dalle lagune dell’Alto Adriatico agli stagni costieri sardi, questi ambienti rappresentano un patrimonio naturale, culturale e economico di straordinaria importanza.
Il più grande sistema deltizio italiano e uno dei più estesi d’Europa. Comprende valli da pesca, lagune aperte, barene, canneti e ambienti dunali. Patrimonio UNESCO insieme al Delta del Po ferrarese. Habitat fondamentale per l’anguilla europea e per centinaia di specie di uccelli acquatici.
Laguna chiusa di circa 2.700 ettari nella Maremma toscana, collegata al mare da due bocche artificiali. Famosa per la pesca tradizionale con reti e lavorieri, ospita una delle ultime cooperative di pesca lagunare artigianale d’Italia. Ha subito gravi crisi eutrofiche negli anni ’80; oggi è oggetto di un piano di gestione integrata.
La più grande laguna della Sicilia, protetta come riserva naturale regionale. Ospita le isole di Mozia (con i resti della città fenicia), le antiche saline ancora in produzione e una prateria di Posidonia oceanica tra le più estese della Sicilia. Punto di sosta fondamentale per l’avifauna migratrice.
La più grande laguna della costa francese mediterranea (8.000 ettari), fondamentale per la mitilicoltura e l’ostricologia del Languedoc. Il porto di Sète si affaccia sulla laguna. È anche un importante sito di nidificazione del fenicottero e di svernamento di decine di migliaia di anatre e trampolieri.
La Pesca nelle Lagune Costiere
La pesca lagunare artigianale è una delle tradizioni più antiche e culturalmente più ricche del Mediterraneo. Ogni laguna ha sviluppato tecniche proprie, tramandate di generazione in generazione e spesso ancora in uso.
- Lavoriero (o lavoriero a cuore): trappola fissa con reti che sfrutta il comportamento migratorio del pesce verso il mare in autunno
- Nasse lagunari: trappole di vimini o rete per gamberi, anguille e granchi
- Reti da posta: reti calate sul fondo per catture selettive di spigole e orate
- Cogoli e bertovelli: trappole cilindriche per anguille tipiche del Delta del Po
- Sciabica lagunare: rete a strascico leggera per le acque bassissime delle lagune
Le valli da pesca dell’Alto Adriatico — superfici lagunari recintate e gestite come unità produttive — sono uno dei sistemi di acquacoltura estensiva più antichi d’Europa. Le prime concessioni risalgono al XII secolo nella Laguna di Venezia e alla Sacca di Scardovari nel Delta del Po.
La gestione delle valli si basa sulla riproduzione naturale: il pesce entra spontaneamente attraverso le bocche durante la primavera (montata), cresce nutrendosi degli organismi lagunari, e viene raccolto in autunno durante la calata verso il mare aperto. L’acquacoltura di valle non richiede mangimi artificiali né farmaci, e produce pesci di qualità eccezionale.
Oggi le valli da pesca dell’Adriatico producono principalmente spigole, orate, anguille, muggini e branzini, con certificazioni di qualità come il marchio Valle Coltivata e le indicazioni geografiche protette.
Minacce e Pressioni sugli Ambienti Lagunari
Le lagune costiere sono tra gli ecosistemi più minacciati del Mediterraneo. La loro posizione di confine tra terra e mare le espone a pressioni provenienti da entrambi i fronti: inquinamento dei bacini idrografici, urbanizzazione costiera, cambiamento climatico e intensificazione della pesca.
L’eccesso di nutrienti (azoto e fosforo) da reflui agricoli e urbani provoca fioriture algali massive, riduzione dell’ossigeno disciolto e morie di fauna ittica. È la minaccia più diffusa nelle lagune mediterranee: Venezia, Orbetello, la Laguna di Lesina e decine di altri sistemi hanno subito crisi eutrofiche gravi negli ultimi cinquant’anni. La soluzione richiede la gestione integrata degli apporti dal bacino idrografico, non solo della laguna.
L’espansione urbana e la costruzione di infrastrutture costiere hanno distrutto o alterato decine di migliaia di ettari di lagune, stagni e zone umide costiere nel Mediterraneo durante il XX secolo. In Italia si stima che oltre il 60% delle zone umide costiere originarie siano state prosciugate o urbanizzate tra il 1900 e il 1980. Il processo è rallentato grazie alle norme ambientali, ma la pressione insediativa continua.
L’innalzamento del livello del mare (stimato in 3–5 mm/anno nel Mediterraneo nei prossimi decenni) minaccia fisicamente le lagune costiere più basse, come la Laguna di Venezia e il Delta del Po. L’aumento delle temperature estive favorisce l’eutrofizzazione e i bloom algali. Le mareggiate più intense causano erosione dei lidi e aperture improvvise nelle barriere lagunari. La subsidenza in alcune aree — come il Delta del Po — aggrava ulteriormente l’esposizione al rischio.
Il granchio blu (Callinectes sapidus), introdotto nelle acque adriatiche negli ultimi anni, sta causando danni enormi alle valli da pesca: distrugge le reti, preda le uova di pesce e compete con le specie ittiche locali. La vongola filippina (Ruditapes philippinarum), introdotta per l’acquacoltura, ha modificato la struttura delle comunità bentoniche lagunari. L’alga Caulerpa cylindracea invade i fondali delle lagune più calde.
La pressione di pesca eccessiva sulle specie target — anguilla, spigola, orata, muggine — riduce le popolazioni al di sotto dei livelli di riproduzione sostenibile. La pesca elettrica illegale nelle lagune adriatiche è ancora praticata nonostante i divieti. La raccolta abusiva di molluschi in aree non autorizzate può causare problemi sanitari e danneggia le popolazioni di bivalvi lagunari.
Le lagune accumulano nei sedimenti metalli pesanti, idrocarburi, pesticidi e microplastiche provenienti dai bacini idrografici. Questi contaminanti entrano nella catena alimentare attraverso gli organismi bentonici e si accumulano nei predatori apicali come anguille e spigole. In alcune lagune industrializzate — come la Laguna di Venezia — i livelli di contaminazione nei sedimenti sono ancora ben al di sopra dei limiti di sicurezza ambientale.
FAQ sulle Lagune Costiere
Articoli Correlati
- Barnes R.S.K. (1980). Coastal Lagoons. Cambridge University Press, Cambridge.
- Pérez-Ruzafa A. et al. (2011). Coastal lagoons: “transitional ecosystems” between transitional and coastal waters. Journal of Coastal Conservation, 15, 369–392.
- Vetrano A. et al. (2023). Mediterranean coastal lagoons: ecological status and conservation priorities. Marine Pollution Bulletin, 189.
- IUCN (2023). Anguilla anguilla — The IUCN Red List of Threatened Species. iucnredlist.org
- Direttiva 2000/60/CE — Quadro per l’azione comunitaria in materia di acque (Direttiva Quadro Acque). EUR-Lex
- Direttiva 92/43/CEE — Habitat prioritari 1150 (Lagune costiere) e 1160 (Grandi cale e baie poco profonde). EUR-Lex
- Boero F. et al. (2016). From biodiversity to biodiversity science: the role of ecotones and transitional habitats. Estuarine, Coastal and Shelf Science, 198.
- Ferretti O. & Delbono I. (2003). Elementi di conoscenza dell’ambiente marino costiero della Liguria. ENEA, Roma.