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Ecosistemi e Habitat · Mediterraneo

La prateria di
Posidonia oceanica

Il polmone sommerso del Mediterraneo: una pianta antica fino a 100.000 anni, nursery di ogni specie ittica commerciale, sentinella della qualità del mare. Guida scientifica completa.

A cura di Marcello Guadagnino · Biologo marino Aggiornato maggio 2026

L’ecosistema più importante del Mediterraneo

La prateria di Posidonia oceanica non è un campo di alghe: è una pianta vascolare vera e propria, endemica del Mediterraneo, con radici, foglie, fiori e frutti. Forma distese sottomarine dense tra 0 e 45 metri che coprono circa 50.000 km² del fondale mediterraneo. Ogni metro quadro produce fino a 14 litri di ossigeno al giorno, ospita oltre 400 specie animali e costituisce la nursery indispensabile per la quasi totalità dei pesci commerciali del bacino. Capire la prateria di Posidonia significa capire il funzionamento ecologico dell’intero Mediterraneo.

Le foglie: la canopy fotosintetica

Prateria di Posidonia oceanica con fasci fogliari nastriformi verdi
Una prateria di Posidonia oceanica in buono stato di conservazione. Le foglie nastriformi formano una canopy densa che crea un habitat tridimensionale complesso.

Le foglie di Posidonia oceanica sono nastriformi, di colore verde intenso, con larghezza compresa tra 6 e 12 mm e lunghezza variabile da pochi centimetri fino a oltre 1 metro nelle acque calme e profonde. Crescono in fasci fogliari, ciascuno composto da 6–8 foglie inserite su un meristema basale che ne permette la crescita continua dal basso. Non esiste crescita apicale: l’apice — che si strappa per effetto delle correnti — è sempre la parte più vecchia della foglia.

Ogni fascio fogliare porta sul fusto le guaine fogliari, strutture fibrose che proteggono il meristema basale e che, una volta cadute, si accumulano attorno al rizoma formando il rivestimento scuro caratteristico della matte. La stagionalità è marcata: in primavera-estate le foglie crescono intensamente, raggiungendo la massima lunghezza; in autunno-inverno avviene la senescenza, le foglie ingialliscono e cadono. Queste foglie morte, trasportate dalle correnti, si accumulano sulle spiagge formando le banquettes.

La produzione di biomassa fogliare è considerevole: una prateria in buono stato produce tra 500 e 1.200 grammi di peso secco per metro quadro all’anno. Gran parte di questa biomassa non viene consumata direttamente dagli erbivori — la foglia di Posidonia è poco palatabile per la maggior parte delle specie — ma entra nella catena trofica come detrito, dopo la morte e la decomposizione microbica.

Le banquettes di foglie morte sulle spiagge sono un bene ambientale, non un rifiuto. Proteggono la costa dall’erosione e indicano la presenza di una prateria sana nelle vicinanze. La loro rimozione meccanica è un danno, non un servizio.

I rizomi: la struttura portante

Rizomi di Posidonia oceanica con fasci fogliari emergenti dal fondale
I rizomi plagiotropi di Posidonia oceanica si sviluppano orizzontalmente sul fondale. Da essi emergono i rizomi ortotropi che portano i fasci fogliari verso la luce.

Il sistema radicale-rizomatoso è la struttura portante della prateria. Si distinguono due tipi di rizomi con funzioni distinte:

  • Rizomi plagiotropi — si sviluppano orizzontalmente sul substrato, strisciando sul fondale sabbioso o sulla matte. Sono responsabili dell’espansione laterale della prateria, avanzando verso nuove aree a una velocità di 1–6 cm/anno. Portano le radici avventizie che ancorano la pianta al sedimento.
  • Rizomi ortotropi — crescono verticalmente verso l’alto, portando i fasci fogliari. La loro crescita verticale (circa 1–1,5 cm/anno) compensa l’accumulo di sedimento e di guaine fibrose, mantenendo i fasci sempre esposti alla luce.

La crescita lentissima dei rizomi è una delle caratteristiche ecologicamente più rilevanti della specie. Significa che i danni meccanici impiegano decenni o secoli per essere recuperati. Un’ancora da 20 kg che rastrella un’area di 100 m² distrugge in pochi minuti qualcosa che ha impiegato un secolo per formarsi.

Le radici avventizie che si dipartono dai rizomi plagiotropi penetrano nel sedimento con notevole forza di presa, contribuendo alla stabilizzazione del fondale. Questa funzione è cruciale nelle zone costiere soggette a moto ondoso: la prateria riduce il trasporto di sedimento e protegge le strutture costiere sottomarine dall’erosione.

La matte: un archivio biologico millenario

Sezione della matte di Posidonia con rizomi compatti e guaine fibrose stratificate
La matte in sezione: strati sovrapposti di rizomi, guaine fibrose e sedimento organico compattato nel corso di secoli. Può raggiungere diversi metri di spessore nelle praterie più antiche.

La matte è forse la struttura più straordinaria dell’ecosistema Posidonia. Si forma per l’accumulo plurisecolare di rizomi morti, guaine fogliari e sedimento organico attorno agli ortotropi vivi. Strato dopo strato, a una velocità di circa 1–2 mm/anno, si forma una struttura compatta e porosa che può raggiungere diversi metri di spessore nelle praterie più antiche.

Le funzioni ecologiche della matte sono molteplici e spesso sottovalutate:

  • Substrato fisico — offre una superficie strutturata su cui si insediano centinaia di organismi bentonici: spugne, serpulidi, briozoi, idroidi.
  • Riserva di carbonio blu — il carbonio organico intrappolato nella matte per migliaia di anni è uno dei più grandi depositi di carbon sink del Mediterraneo. La distruzione della matte rilascia questo carbonio in atmosfera.
  • Archivio paleoclimatico — i rizomi della matte conservano informazioni sui cambiamenti ambientali passati leggibili come un archivio stratigrafico. Alcune praterie delle Isole Baleari hanno restituito datazioni al radiocarbonio di oltre 100.000 anni.
  • Protezione dalla risospensione — la struttura compatta impedisce la risospensione del sedimento fine, contribuendo alla trasparenza delle acque costiere.

Una matte di 3 metri di spessore ha impiegato circa 3.000 anni per formarsi. La sua distruzione meccanica avviene in pochi secondi con un’ancora o una rete a strascico. Non esiste tecnologia in grado di ripristinarla artificialmente.

La matte morta: sentinella del degrado

Quando una porzione di prateria muore — per inquinamento, ancoraggio o ombreggiamento da specie invasive — i rizomi ortotropi si spengono ma la struttura fisica della matte rimane intatta per decenni, formando la matte morta. Visivamente riconoscibile per il colore scuro e l’assenza di fasci fogliari vivi, la matte morta è utilizzata nei programmi di monitoraggio ISPRA come riferimento per valutare la regressione storica delle praterie: la sua distribuzione cartografica documenta dove e quando il degrado si è verificato.

Gli egagropili: le sfere fibrose della Posidonia

Egagropili di Posidonia oceanica sulla spiaggia, sfere fibrose formate dal moto ondoso
Gli egagropili — comunemente chiamati “palle di mare” — sono sfere di fibre di rizoma compattate dal moto ondoso. La loro presenza sulla spiaggia indica una prateria sana nelle vicinanze.

Gli egagropili sono formazioni sferiche o ovoidali di fibre di rizoma di Posidonia, compattate dal moto ondoso in sfere regolari di 2–15 cm di diametro. Si trovano frequentemente sulle spiagge mediterranee e sono spesso confuse con rifiuti o oggetti artificiali. Sono invece un prodotto naturale del ciclo della prateria: le fibre dei rizomi morti si staccano dalla matte, vengono trasportate dalle correnti e dal moto ondoso e, ruotando lentamente, si compattano in sfere. La loro presenza sulla spiaggia è un indicatore affidabile della vicinanza di una prateria in buono stato di conservazione.

Gli epifiti: la comunità che vive sulla foglia

Dettaglio di foglie di Posidonia ricoperte da epifiti algali e animali
Le foglie di Posidonia sono ricoperte da una comunità epifitica ricchissima — alghe, briozoi, idroidi, foraminiferi — che può rappresentare il 40–60% della biomassa totale della foglia.

Le foglie di Posidonia non sono mai nude: sono costantemente ricoperte da una comunità epifitica di straordinaria ricchezza. Questa comunità costituisce la base di una catena alimentare separata, strettamente intrecciata con quella bentonica.

Alghe epifite

Le alghe sono gli epifiti più abbondanti. Si osserva una successione stagionale: in inverno-primavera prevalgono diatomee e alghe filamentose; in estate le alghe calcaree incrostanti (Melobesia spp., Fosliella spp.) formano una crosta bianca sulla superficie fogliare che può ridurre sensibilmente la fotosintesi della Posidonia. La quantità e la composizione degli epifiti è molto sensibile all’eutrofizzazione: l’eccesso di nutrienti favorisce le alghe opportuniste, ed è uno dei meccanismi con cui l’inquinamento indebolisce le praterie.

Invertebrati epifiti

Sulla superficie fogliare vivono stabilmente: idroidi (Kirchenpaueria pinnata), briozoi incrostanti (Electra posidoniae, praticamente endemica della Posidonia), foraminiferi, nematodi, policheti e soprattutto anfipodi. Questi piccoli crostacei sono tra i più importanti consumatori degli epifiti e costituiscono a loro volta una fonte alimentare fondamentale per i pesci della prateria.

La biomassa epifitica può rappresentare, nelle stagioni di massima crescita, il 40–60% della biomassa totale della foglia (foglia + epifiti). Questa enorme quantità di materia organica entra nella rete trofica attraverso il pascolo diretto degli erbivori sugli epifiti e attraverso la decomposizione microbica del detrito fogliare.

La fauna della prateria

La prateria di Posidonia è un ecosistema ad altissima biodiversità: si stimano oltre 400 specie animali associate, con densità che possono superare i 10.000 individui per metro quadro includendo meiofauna e microfauna.

Pesci della prateria

Pesca al bolentino nei fondali a Posidonia del Mediterraneo
La pesca al bolentino sui fondi a Posidonia è una delle tecniche più tradizionali del Mediterraneo. La canopy fogliare concentra saraghi, orate, tordi e scorfani a profondità accessibili.

L’ittiofauna associata è estremamente diversificata. Si distinguono specie residenti permanenti, visitatori stagionali e specie che frequentano la prateria solo in determinate fasi del ciclo vitale:

  • Sarpa salpa (salpa) — il principale erbivoro, si nutre direttamente delle foglie di Posidonia. Presente in banchi numerosi, è la specie più abbondante nella prateria.
  • Sparus aurata (orata) — usa la prateria come area di foraggiamento, predando molluschi ed echinodermi associati alla matte.
  • Diplodus sargus e D. vulgaris (saraghi) — predatori generalisti frequenti ai margini e nella canopy.
  • Labridae (tordi, donzelle, castagnole verdi) — famiglia dominante, con specie che utilizzano la prateria per tutto il ciclo vitale. Coris julis e Thalassoma pavo sono tra le più comuni.
  • Scorpaena spp. (scorfani) — predatori sedentari che si mimetizzano nella matte e nella vegetazione morta, in agguato delle prede.
  • Mullus surmuletus (triglia di scoglio) — frequenta il limite inferiore della prateria e le aree sabbiose adiacenti.
  • Hippocampus guttulatus e H. hippocampus (cavallucci marini) — specie iconiche della prateria, vivono ancorati alle foglie con la coda prensile.
  • Syngnathus acus (pesce ago) — si mimetizza perfettamente tra le foglie, che imita nella forma e nel colore.

Echinodermi

Il Paracentrotus lividus (riccio comune) è tra gli invertebrati più abbondanti, soprattutto ai margini della prateria e nelle zone di confine con il substrato roccioso. Nelle zone dove i suoi predatori naturali (saraghi, labridi grandi) sono stati ridotti dalla pesca eccessiva, si verificano fenomeni di overgrazing che possono danneggiare localmente la prateria. L’Holothuria tubulosa (cetriolo di mare) è invece un importante detritivoro della matte.

Molluschi

Tra i molluschi spicca la Pinna nobilis, il bivalve più grande del Mediterraneo (oltre 1 metro di lunghezza), che vive conficcato verticalmente nella matte. Dal 2016 il protozoo patogeno Haplosporidium pinnae ha causato mortalità superiori al 95% in molte popolazioni — la specie è oggi in pericolo critico di estinzione. La prateria ospita anche numerosi Nudibranchia che predano gli epifiti, e Lima lima, Glycymeris spp. tra i bivalvi.

Crostacei

Gli anfipodi sono i crostacei più abbondanti per numero, con densità che raggiungono migliaia di individui per grammo di epifiti. Sono consumatori chiave degli epifiti e prede fondamentali per quasi tutti i pesci della prateria. Tra i macroinvertebrati, la Scyllarides latus (magnosa) frequenta il limite con il circalitorale, mentre la Palinurus elephas (aragosta) usa la prateria come area di foraggiamento notturno.

La prateria come nursery ittica

Fauna ittica giovanile rifugiata tra le foglie di Posidonia oceanica
I giovanili di molte specie ittiche commerciali trovano rifugio e abbondanza di cibo tra le foglie della prateria. Questa funzione di nursery è determinante per la produttività ittica dell’intero Mediterraneo.

La funzione di nursery è probabilmente la più importante che la prateria svolge per la pesca professionale e sportiva mediterranea. La struttura tridimensionale della canopy offre condizioni ideali per i giovanili:

  • Riduzione della predazione — la canopy densa limita l’ingresso dei grandi predatori e offre innumerevoli nascondigli agli avannotti.
  • Concentrazione delle prede — epifiti, anfipodi, piccoli policheti sono cibo d’elezione per i giovanili non ancora capaci di cacciare prede grandi.
  • Attenuazione delle correnti — all’interno della canopy le correnti sono ridotte, abbassando il costo energetico del nuoto per gli individui più piccoli.
  • Mimetismo — il colore verde delle foglie offre copertura visiva contro i predatori.

Tra le specie che dipendono strettamente dalla prateria come nursery: orata, spigola (Dicentrarchus labrax), saraghi, labridi, mugginidi e molte altre. La densità di giovanili nelle praterie in buono stato è ordini di grandezza superiore a quella dei fondali degradati. La regressione delle praterie si traduce direttamente in un calo degli stock ittici commerciali — un danno economico misurabile per la pesca professionale e per la pesca sportiva.

Oltre l’80% delle specie ittiche commerciali del Mediterraneo utilizza la prateria di Posidonia in almeno una fase del proprio ciclo vitale: come nursery giovanile, area di foraggiamento, zona riproduttiva o rifugio notturno.

Interazioni ecologiche nella prateria

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Produttori primari

La Posidonia e gli epifiti algali sono i produttori primari. La loro fotosintesi è il motore energetico dell’intero ecosistema.

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Erbivori e detrivori

La salpa pascola le foglie; ricci e anfipodi consumano gli epifiti; cetrioli di mare e policheti riciclano il detrito della matte.

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Predatori di I livello

Saraghi, labridi e triglie predano invertebrati e controllano i popolamenti di ricci, regolando l’erbivoria sulla prateria.

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Predatori apicali

Spigole, orate e piccoli elasmobranchi predano i pesci di taglia media, chiudendo la rete trofica.

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Decompositori

Batteri e funghi marini mineralizzano il detrito fogliare e della matte, restituendo nutrienti alla colonna d’acqua.

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Simbiosi e mutualismo

Rizobatteri azoto-fissatori nelle radici, spugne filtratici nella matte: la prateria è una rete di relazioni mutualistiche.

Produzione di ossigeno e ciclo del carbonio

La fotosintesi delle foglie produce fino a 14 litri di O₂ per m²/giorno nelle condizioni estive ottimali. Una parte significativa viene rilasciata nell’acqua nelle ore diurne, mantenendo elevata la concentrazione di ossigeno disciolto nelle acque costiere — fondamentale per pesci e invertebrati aerobi.

Nel ciclo del carbonio, la prateria svolge un ruolo duplice. Da un lato rilascia carbonio organico verso la colonna d’acqua. Dall’altro è un potente carbon sink: il carbonio fissato nella matte — accumulato per millenni — è sottratto al ciclo attivo per tempi geologicamente lunghi. La distruzione delle praterie converte questo blue carbon in CO₂ atmosferica, con implicazioni climatiche dirette.

Le minacce alle praterie di Posidonia

Ancoraggio e danni meccanici

L’ancoraggio delle imbarcazioni è la causa di danni diretti più diffusa nelle acque costiere frequentate. Un’ancora da 20 kg con catena può distruggere 50–200 m² di prateria in una singola manovra. Data la crescita di 1–6 cm/anno, un’area danneggiata non si recupera prima di 30–100 anni. Nelle baie frequentate dal turismo nautico, la sovrapposizione di migliaia di ancoraggi stagionali ha creato ampie aree di matte morta circondate da prateria degradata.

Specie invasive

Caulerpa cylindracea è la specie invasiva più pericolosa per le praterie. Originaria dell’Oceano Indiano, è presente nel Mediterraneo dal 1990 e si è diffusa su quasi tutto il bacino. Forma tappeti densi che coprono sia il substrato sabbioso che la matte della Posidonia, sottraendo luce e spazio. Consulta la sezione Specie Invasive IAS per gli aggiornamenti sul monitoraggio.

Eutrofizzazione

L’eccesso di nutrienti di origine agricola, civile e industriale favorisce la proliferazione degli epifiti algali opportunisti. Quando questi coprono completamente le foglie di Posidonia bloccando la luce, si innesca il processo di epibiosi accelerata che può portare alla morte dei fasci fogliari in pochi mesi.

Cambiamenti climatici

Il Mediterraneo si riscalda a una velocità superiore alla media globale. La Posidonia ha una soglia di tolleranza termica di circa 28–29°C per periodi prolungati. Il superamento di questa soglia per settimane causa mortalità massiva dei fasci fogliari. Gli eventi di mortalità da stress termico si sono moltiplicati dal 2003 in poi, interessando Catalogna, Sardegna, Corsica e numerose altre aree.

Costruzioni costiere e torbidità

Porti, pontili e opere di difesa a mare alterano la circolazione idrica e aumentano la torbidità. La Posidonia richiede buona trasparenza delle acque per la fotosintesi: aumenti anche modesti della torbidità possono spostare verso l’alto il limite inferiore della prateria, riducendone la superficie complessiva.

Normativa e protezione

La prateria di Posidonia è protetta da un quadro normativo articolato a livello europeo e nazionale:

Quadro normativo di riferimento

  • Direttiva Habitat 92/43/CEE — la prateria è classificata come Habitat prioritario codice 1120*. La sua protezione è obbligatoria nella rete Natura 2000 su tutto il territorio UE.
  • Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE — la Posidonia è utilizzata come bioindicatore ufficiale dello stato ecologico delle acque costiere. Il monitoraggio del suo limite inferiore fa parte delle valutazioni di qualità ecologica.
  • Regolamento CE 1967/2006 — vieta la pesca a strascico sulle praterie di Posidonia e a meno di 3 miglia dalla costa o sopra i 50 m di profondità, salvo deroghe specifiche.
  • D.Lgs. 152/2006 — il Testo Unico Ambientale italiano inserisce la Posidonia tra le specie vegetali protette. Il danneggiamento doloso delle praterie è un reato ambientale.
  • D.Lgs. 190/2010 — recepisce la Direttiva Quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino (MSFD). La Posidonia è un indicatore chiave del Descrittore 1 (biodiversità) e del Descrittore 6 (integrità dei fondali).
  • Ordinanze Capitanerie di Porto — numerose ordinanze locali vietano l’ancoraggio sulle praterie con sanzioni da 500 a 3.000 euro per le imbarcazioni da diporto.
  • Piano d’Azione UNEP/MAP-RAC/SPA — include misure specifiche per la conservazione delle praterie e delle fanerogame marine del Mediterraneo.

Il monitoraggio ISPRA e l’indice PREI

In Italia, il monitoraggio sistematico è coordinato da ISPRA nell’ambito della Direttiva Quadro Acque. Il protocollo include: mappatura cartografica con sonar a scansione laterale e video-transetti, monitoraggio della densità dei fasci fogliari, applicazione dell’indice di stato PREI (Posidonia oceanica Rapid Easy Index), rilievo dei limiti batimetrici superiore e inferiore e analisi della loro variazione temporale. I risultati confluiscono nelle valutazioni triennali dello stato ecologico dei corpi idrici costieri italiani.

I campi boe ecologici

Lo strumento di protezione più efficace nelle aree ad alta frequentazione nautica è il campo boe ecologico: corpi morti ancorati permanentemente al fondale, collegati a boe di superficie a cui le imbarcazioni possono ormeggiarsi senza lanciare l’ancora. Obbligatori in molte Aree Marine Protette italiane, i campi boe si sono diffusi enormemente nel corso degli anni 2010 ma coprono ancora una frazione limitata delle aree di prateria vulnerabili.

Marcello Guadagnino
Biologo marino · Direttore scientifico · Oceanis

Fondatore e direttore scientifico de Il Giornale dei Marinai (2013).Partner scientifico di Oceanis Srl e Cofrepêche.

Fonti e riferimenti scientifici

~50.000
km² nel Mediterraneo
14 l
ossigeno/m²/giorno
100.000
anni: le praterie più antiche
>400
specie animali associate
1–6 cm
crescita annua dei rizomi
80%
specie ittiche dipendono dalla prateria

Posidonia e pesca: un legame inscindibile

La prateria è il motore della produttività ittica del Mediterraneo. La pesca al bolentino sui fondi a Posidonia è una delle tecniche più tradizionali: saraghi, orate, tordi e scorfani si concentrano nella canopy e ai suoi margini in densità molto superiori a quelle dei fondali nudi.

Per i pescatori professionali, la salute delle praterie è direttamente correlata alla disponibilità degli stock ittici costieri. La regressione della Posidonia si traduce in una riduzione misurabile delle catture, con impatti economici diretti sulle marinerie.

La normativa che tutela la Posidonia tutela anche la pesca: vietare l’ancoraggio e lo strascico sulle praterie non è solo conservazione ambientale, ma gestione razionale di una risorsa economica rinnovabile.

Domande frequenti sulla prateria di Posidonia

La Posidonia oceanica è un’alga?

No, è un errore molto comune. La Posidonia oceanica è una pianta vascolare — una fanerogama marina — con radici, fusto rizomatoso, foglie nastriformi, fiori e frutti. Le alghe sono organismi molto più semplici, privi di tessuti differenziati. La Posidonia si è evoluta da antenati terrestri che hanno ricolonizzato il mare circa 80–90 milioni di anni fa.

Cos’è la matte di Posidonia e perché è importante?

La matte è la struttura compatta formata dall’accumulo plurisecolare di rizomi morti, guaine fogliari e sedimento organico. Si forma a circa 1–2 mm/anno e può raggiungere diversi metri di spessore. Ha funzioni ecologiche fondamentali:

  • Substrato fisico per centinaia di specie di invertebrati
  • Enorme riserva di carbonio organico (blue carbon)
  • Archivio paleoclimatico: i suoi rizomi conservano informazioni ambientali di migliaia di anni
  • Stabilizzatore del fondale contro l’erosione

La matte morta — ovvero la matte priva di fasci vivi — documenta dove e quando si è verificato il degrado della prateria.

Cosa sono gli epifiti della Posidonia?

Gli epifiti sono gli organismi che vivono sulla superficie delle foglie di Posidonia: alghe incrostanti (Melobesia, Fosliella), idroidi (Kirchenpaueria pinnata), briozoi (Electra posidoniae), foraminiferi, nematodi e anfipodi. La biomassa epifitica può rappresentare il 40–60% della biomassa totale della foglia ed è la base della catena trofica della prateria.

Cosa sono gli egagropili?

Gli egagropili (o “palle di mare”) sono sfere fibrose di 2–15 cm di diametro formate da fibre di rizoma di Posidonia compattate dal moto ondoso. Si trovano sulle spiagge mediterranee e sono spesso confuse con rifiuti. Sono invece un prodotto naturale del ciclo della prateria e un indicatore della sua vicinanza e buona salute.

Perché le foglie di Posidonia finiscono sulla spiaggia?

In autunno-inverno avviene la senescenza fogliare stagionale. Le foglie cadute vengono accumulate dalle correnti e dal moto ondoso sulle spiagge, formando le banquettes. Questi accumuli sono benefici: attenuano l’erosione costiera, restituiscono sostanza organica alla spiaggia e indicano la presenza di prateria sana nelle vicinanze. La loro rimozione meccanica per motivi estetici priva la costa di protezione naturale.

Quanto vive una prateria di Posidonia?

Le praterie di Posidonia sono tra gli organismi più longevi del pianeta. La crescita clonale — il rizoma si ramifica continuamente producendo nuovi fasci — fa sì che una prateria possa persistere per migliaia o decine di migliaia di anni. La prateria delle Isole Baleari è stata datata al radiocarbonio a circa 100.000 anni. Questo rende ancora più grave la regressione attuale: si distrugge in decenni qualcosa costruito in cento millenni.

Si può ancorare su una prateria di Posidonia?

No. In Italia è vietato ancorare sulle praterie di Posidonia. Le sanzioni variano da 500 a 3.000 euro. In molte Aree Marine Protette e zone costiere sono disponibili campi boe ecologici come alternativa sicura. Prima di ancorare in acque costiere basse e limpide, verificare sempre la presenza di praterie sul fondale.

Quali leggi proteggono la Posidonia?

La prateria di Posidonia è tutelata da un quadro normativo articolato:

  • Direttiva Habitat 92/43/CEE — Habitat prioritario 1120*
  • Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE — bioindicatore ufficiale
  • Regolamento CE 1967/2006 — divieto di strascico sulle praterie
  • D.Lgs. 152/2006 — specie vegetale protetta in Italia
  • Numerose ordinanze locali delle Capitanerie di Porto
Quali specie invasive minacciano la Posidonia?

La principale minaccia biologica è Caulerpa cylindracea, alga invasiva di origine indiana diffusa in tutto il Mediterraneo dal 1990. Forma tappeti densi che competono con la Posidonia per luce e spazio. Meno impattante ma presente è anche Caulerpa taxifolia. Il monitoraggio delle specie invasive nel Mediterraneo è disponibile nella sezione Specie Invasive IAS.