Come si forma il coralligeno
Il coralligeno non è costruito da coralli nel senso tropicale del termine. La struttura portante è formata da alghe calcaree incrostanti — in particolare dai generi Lithophyllum, Lithothamnion, Mesophyllum e Peyssonnelia — che precipitano carbonato di calcio depositandosi su substrati rocciosi, su resti di organismi e su strati precedenti di alghe morte. Questo processo, lentissimo (crescita di pochi millimetri l’anno), genera nel tempo accumuli biogenici spessi anche diversi metri.
La caratteristica fondamentale che permette la formazione del coralligeno è l’illuminazione ridotta. Le alghe calcaree che lo costruiscono sono specie sciafite — adattate alla penombra — e non sopportano l’irraggiamento diretto. Per questo il coralligeno si sviluppa tipicamente:
- Su pareti rocciose verticali dalla base dell’infralitorale in giù, dove la luce arriva di taglio
- Sui soffitti di grotte e anfratti, dove la luce è minima
- Su fondali orizzontali oltre i 40–50 m, dove l’attenuazione dell’acqua riduce l’irraggiamento
- In acque particolarmente torbide o con alta copertura fitoplantonica, anche a profondità minori
Il coralligeno non è una struttura omogenea: è un mosaico di microhabitat. La superficie biogenica è bucherellata da cavità, cunicoli e anfratti creati dall’azione erosiva di organismi bioeroders — principalmente spugne perforanti (Cliona spp.) e bivalvi litofagi — che scavano nel carbonato di calcio. Il risultato è una struttura porosa, ricca di interfacce e superfici colonizzabili, che offre riparo a un numero straordinario di specie.
Il coralligeno è classificato come Habitat di Interesse Comunitario dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE (codice 1170 — Scogliere). La sua protezione è obbligatoria nella rete Natura 2000. È anche un Habitat Sensibile ai sensi del Regolamento CE 1967/2006 sulla pesca nel Mediterraneo.
Le specie strutturanti: chi costruisce il coralligeno
Il coralligeno ha una struttura a livelli: le alghe calcaree costruiscono il substrato di base, su cui si installano le specie ingegneristiche secondarie — gorgonie, spugne, madreporari solitari — che a loro volta aumentano la complessità strutturale dell’habitat. Sono queste le specie strutturanti: la loro presenza o assenza determina la qualità ecologica dell’intero ecosistema.
Gorgonie
Le gorgonie sono ottocoralli coloniali che formano le strutture più visibili del coralligeno. Ogni colonia è composta da centinaia o migliaia di polipi disposti su un asse corneo ramificato. Le principali specie del coralligeno mediterraneo:
- Paramuricea clavata (gorgonia rossa) — la specie più caratteristica del coralligeno profondo (30–80 m), con colonie a ventaglio di colore rosso-violaceo. Cresce di circa 6 cm l’anno e può vivere fino a 25 anni. È estremamente vulnerabile al riscaldamento delle acque: episodi di mortalità massiva si sono verificati nel 1999, 2003 e 2022 in tutto il Mediterraneo nord-occidentale.
- Eunicella singularis (gorgonia bianca) — specie dell’infralitorale profondo (10–50 m), con rami verticali bianchi. Più tollerante al calore rispetto a Paramuricea.
- Eunicella cavolini (gorgonia gialla) — tipica del coralligeno circalitorale, con colonie a ventaglio gialle. Spesso associata a Paramuricea nelle comunità ben strutturate.
- Savalia savaglia (falso corallo nero) — zoantario che parassita le gorgonie morte, formando colonie nere di straordinaria longevità (potenzialmente millenni). Specie quasi minacciata IUCN.
Corallo rosso
Il Corallium rubrum (corallo rosso) è la specie simbolo del coralligeno mediterraneo e la più preziosa. Alcionario con scheletro calcareo di colore rosso intenso, vive tra i 30 e i 200 metri su pareti rocciose in penombra e nelle grotte. Cresce di soli 0,25–0,66 mm di diametro basale per anno — uno degli organismi a crescita più lenta del Mediterraneo. Questa lentezza lo rende estremamente vulnerabile alla raccolta: le popolazioni storicamente sfruttate dalla pesca del corallo non si sono mai riprese. Oggi la raccolta è soggetta a quote e licenze, ma il bracconaggio rimane un problema significativo.
Spugne
Le spugne sono gli organismi più abbondanti in biomassa nel coralligeno. Svolgono un duplice ruolo: alcune specie — come Axinella polypoides e Petrosia ficiformis — costruiscono strutture erette che aumentano la complessità verticale; altre — come Cliona spp. — scavano nel carbonato di calcio bioerodendo il substrato e creando cavità. Le spugne sono anche filtri biologici fondamentali: una singola spugna può filtrare migliaia di litri d’acqua al giorno, trattenendo batteri, particelle organiche e microalghe.
Madreporari solitari e Parazoanthus
Il coralligeno ospita madreporari solitari non-ermatipici (senza zooxantelle), tra cui Leptopsammia pruvoti — il corallo giallo solitario — che tappezza i soffitti degli anfratti. Molto comune e visivamente spettacolare è la Parazoanthus axinellae (margherita di mare), zoantario giallo-arancio endemico del Mediterraneo che colonizza le spugne ramificate del genere Axinella.
La fauna del coralligeno
La fauna del coralligeno è straordinariamente diversificata. Si stimano oltre 1.600 specie animali associate in tutto il Mediterraneo — la più alta biodiversità per unità di superficie tra gli habitat non tropicali del bacino.
Pesci
La specie ittica più caratteristica e iconicamente legata al coralligeno è l’Anthias anthias (perchetta o anthia), un piccolo serranide arancione-rosato che vive in banchi di centinaia di individui sui versanti rocciosi coralligeni. I banchi di anthias sono uno degli spettacoli più caratteristici delle immersioni nel Mediterraneo profondo. Altre specie strettamente associate:
- Epinephelus marginatus (cernia bruna) — il predatore apicale del coralligeno, usa le cavità della struttura biogenica come territorio e rifugio. Specie in pericolo IUCN per la pesca eccessiva storica. Le Aree Marine Protette con divieto di pesca hanno permesso il recupero di alcune popolazioni.
- Conger conger (grongo) — predatore notturno che si nasconde nei cunicoli della struttura coralligena durante il giorno. Può raggiungere 3 metri di lunghezza.
- Muraena helena (murena) — anfiosso del coralligeno, occupa gli anfratti in modo stabile per anni. Predatore di molluschi, crostacei e pesci.
- Scorpaena scrofa e S. porcus — predatori mimetici che si appoggiano sulla struttura biogenica in attesa delle prede.
- Apogon imberbis (re di triglie) — piccolo perciforme rosso che si rifugia nelle cavità del coralligeno durante il giorno, uscendo di notte per cacciare.
Invertebrati
La ricchezza di invertebrati del coralligeno è straordinaria. I crostacei sono rappresentati dall’Palinurus elephas (aragosta), che usa le cavità del coralligeno come rifugio diurno uscendo di notte per foraggiare, e da numerose specie di gamberi (Plesionika spp., Parapenaeus longirostris) che vivono nella penombra della struttura. I molluschi includono numerosi cefalopodi (Octopus vulgaris, Eledone cirrhosa) e gasteropodi predatori. Gli echinodermi sono rappresentati da ofiure (Ophiothrix fragilis) che avvolgono i rami delle gorgonie e da stelle marine (Coscinasterias tenuispina, Echinaster sepositus) che predano molluschi e spugne. I briozoi incrostanti e ramificati sono tra i costruttori secondari più importanti del coralligeno.
Il coralligeno e la pesca
Il coralligeno ha un’importanza diretta per la pesca professionale e per la pesca sportiva nel Mediterraneo. Le principali specie bersaglio che dipendono dal coralligeno come habitat:
- Cernia bruna — storicamente la principale specie bersaglio della pesca artigianale sui fondali coralligeni. La drastica riduzione delle popolazioni negli anni ’70–’90 ha portato alla sua protezione nelle AMP. Oggi è tra le specie simbolo del recupero della biodiversità nelle aree protette.
- Aragosta — utilizza le cavità del coralligeno come rifugio. La pesca professionale con nasse è regolamentata da taglie minime (carapace 90 mm) e periodi di fermo. Stock in sofferenza in tutto il Mediterraneo.
- Corallo rosso — la pesca del corallo per la gioielleria è soggetta a licenze specifiche e quote nazionali. La Sardegna è la principale area di raccolta in Italia.
- Nasello e gamberi — le specie delle acque profonde adiacenti al coralligeno (al di sotto dei 200 m) sono target della pesca a strascico professionale.
La pesca al bolentino su fondali coralligeni è tra le più praticate dalla pesca sportiva in barca. Cernie, scorfani, dentici e saraghi si concentrano in corrispondenza delle strutture coralligene, che i pescatori esperti localizzano con l’ecoscandaglio.
Le minacce al coralligeno
Riscaldamento delle acque e mortalità da calore
Il coralligeno è l’habitat più colpito dalle marine heatwaves mediterranee. Le gorgonie — in particolare Paramuricea clavata — sono estremamente sensibili alle anomalie termiche positive. L’evento del 1999 ha causato mortalità di massa di gorgonie lungo le coste di Provenza, Liguria e Toscana tra 20 e 50 metri di profondità: in alcune stazioni di monitoraggio la mortalità ha superato il 90% delle colonie. Episodi simili si sono ripetuti nel 2003, 2006, 2008 e 2022. Le colonie di Paramuricea impiegano decenni a ricostituirsi: la perdita è di fatto permanente alla scala temporale umana.
Pesca a strascico
Lo strascico è il principale fattore di distruzione meccanica del coralligeno. Le reti da strascico che raschiano il fondo demoliscono le strutture biogeniche — gorgonie, spugne, madreporari — in pochi passaggi. Il Regolamento CE 1967/2006 vieta lo strascico sopra i fondali coralligeni, ma i controlli nelle acque profonde sono difficili. Il danno da strascico illegale o da scarso rispetto dei limiti batimetrici è ancora una delle principali cause di degrado del coralligeno, soprattutto nel Mediterraneo centrale e meridionale.
Raccolta illegale di corallo rosso
Il bracconaggio del corallo rosso con “ingegni” (draghe) e in apnea non autorizzata continua a ridurre le già esigue popolazioni di Corallium rubrum. La domanda internazionale di corallo per la gioielleria — in particolare dal mercato asiatico — mantiene alta la pressione sulla raccolta.
Sedimentazione e torbidità
Un aumento della torbidità delle acque — causato da costruzioni costiere, dragaggi portuali o erosione del suolo — può seppellire le strutture coralligene e bloccare l’alimentazione per filtrazione delle spugne e degli ottocoralli. La sedimentazione è particolarmente critica per le alghe calcaree: uno spessore di sedimento di pochi millimetri è sufficiente per causarne la morte.
Specie invasive
Il pesce scorpione (Pterois miles), specie invasiva proveniente dal Mar Rosso tramite il canale di Suez, ha colonizzato il Mediterraneo orientale e sta espandendo il suo areale verso ovest. Predatore vorace e privo di predatori naturali nel Mediterraneo, minaccia le comunità ittiche del coralligeno. Consulta la sezione Specie Invasive IAS per gli aggiornamenti.
Normativa e protezione
Quadro normativo di riferimento
- Direttiva Habitat 92/43/CEE — Habitat 1170 (Scogliere) — il coralligeno rientra nella tipologia “Scogliere” che include le bioconstruzioni biogeniche di acque fredde e temperate. Protezione obbligatoria nella rete Natura 2000.
- Regolamento CE 1967/2006 — vieta la pesca a strascico e con reti da traino su fondali coralligeni. Designa il coralligeno come Habitat Sensibile che gli Stati membri devono cartografare e proteggere.
- Direttiva Quadro sulla Strategia Marina 2008/56/CE (MSFD) — il coralligeno è un indicatore chiave del Descrittore 6 (integrità dei fondali marini). Il suo stato ecologico è oggetto di monitoraggio periodico.
- Protocollo SPA/BD — Convenzione di Barcellona — le gorgonie (Paramuricea clavata, Eunicella singularis, Corallium rubrum) e altre specie del coralligeno sono elencate negli Allegati II e III del Protocollo sulle Aree Specialmente Protette e la Diversità Biologica.
- D.M. 19 febbraio 2010 (Italia) — regolamenta la pesca del corallo rosso: licenze specifiche, quote regionali, taglia minima delle colonie, periodi di fermo.
- Aree Marine Protette (AMP) — le AMP con zone di riserva integrale sono lo strumento più efficace per la protezione e il recupero del coralligeno. Nelle AMP ben gestite le popolazioni di cernia e aragosta mostrano aumenti significativi dopo 10–15 anni.
Il monitoraggio del coralligeno in Italia
Il coralligeno è monitorato nell’ambito dei programmi di attuazione della MSFD coordinati da ISPRA. Il metodo principale è il video-transetto con ROV (Remotely Operated Vehicle) o con operatori subacquei, che registrano la copertura delle specie strutturanti, la densità delle colonie di gorgonie e lo stato di salute delle biocostruzioni. L’indice CORIS (COralligeno RIlevamento Stato) è in fase di validazione come strumento standardizzato per la valutazione dello stato ecologico del coralligeno italiano.
Fonti e riferimenti scientifici
- Ballesteros E. (2006). Mediterranean coralligenous assemblages: a synthesis of present knowledge. Oceanography and Marine Biology: An Annual Review 44: 123–195.
- Garrabou J. et al. (2009). Mass mortality in Northwestern Mediterranean rocky benthic communities: effects of the 2003 heat wave. Global Change Biology 15(5): 1090–1103.
- Bertolino M. et al. (2017). The dynamics of a Mediterranean coralligenous sponge assemblage at decennial and millennial temporal scales. PLOS ONE 12(5).
- Costanzo L.G. et al. (2021). Ecological Status of Coralligenous Macroalgal Assemblages in the MPA Isole Ciclopi. Plants 10(2): 329.
- Direttiva Habitat 92/43/CEE — Allegato I, Habitat 1170 (Scogliere).
- Regolamento CE 1967/2006 — Misure di gestione per la pesca nel Mediterraneo.
- ISPRA — monitoraggio MSFD Descrittore 6
- RAC/SPA UNEP/MAP — specie protette del Mediterraneo