Pesca sportiva

Artificiali da pesca: cosa sono, tipi e come usarli in mare

Gli artificiali da pesca sono esche finte che imitano una preda, un pesciolino, un calamaro o un crostaceo, attraverso forma, colore, movimento, riflessi o vibrazioni. Sono la base dello spinning e della traina e permettono di insidiare i predatori senza esca naturale. In questa guida vediamo la loro storia, i tipi principali, quando usarli in mare e come recuperarli.

11 fonti citate
In questo articolo · 8 sezioni
  1. Breve storia degli artificiali
  2. I tipi di artificiali e quando usarli
  3. Le prede principali nel Mediterraneo
  4. Come scegliere il colore
  5. I principali tipi di recupero
  6. L’attrezzatura di base per lo spinning da riva
  7. Domande frequenti
  8. Fonti
Gli artificiali da spinning
Artificiali da pesca: cosa sono e come usarli

Breve storia degli artificiali

  • Secondo le prove archeologiche, esche finte erano già in uso almeno 12.000 anni fa.
  • Nel II–III secolo d.C. lo scrittore romano Claudio Eliano descrisse i pescatori macedoni che avvolgevano lana rossa attorno all’amo e vi aggiungevano due piume di gallo: una delle prime «mosche» artificiali documentate.
  • In Cina le esche di legno a forma di pesce erano diffuse almeno dall’epoca della dinastia Song (960–1279).
  • Gli ondulanti a cucchiaio erano usati dai popoli nordici già nel Medioevo; il cucchiaino moderno compare in Scandinavia alla fine del Settecento. Negli Stati Uniti Julio T. Buel brevettò il suo cucchiaino nel 1864.
  • Nel 1936 il finlandese Lauri Rapala intagliò il suo primo minnow, in sughero, con un nuoto che imitava un pesciolino ferito: è il capostipite degli artificiali moderni.

I tipi di artificiali e quando usarli

ArtificialeCome lavoraQuando usarlo in mare
MinnowPesciolino rigido con paletta: la lunghezza della paletta decide la profondità. Esiste galleggiante, sospeso e affondanteSpigola (7–13 cm), barracuda, serra; recuperi lenti e naturali
PopperEsca di superficie con bocca concava che schiocca e crea bolleMare calmo, predatori in caccia in superficie (serra, leccia)
Stickbait / WTDEsca di superficie che si muove a zig-zag («walking the dog»); esistono versioni affondantiSerra e palamite in mangianza, dalla tarda primavera all’autunno
Long jerkMinnow lungo e sottile da animare a strattoniSerra, aguglia, lampuga
Metal jig / casting jigEsca di metallo pesante, per lanci lunghiPalamite, tombarelli e lampughe da riva (20–50 g)
Gomma su testa piombataShad o jerk shad di silicone montato su testinaVersatile: spigola, serra, lampuga; recupero a saltelli
Vibration / liplessEsca senza paletta che vibra fortementeMare mosso e acqua torbida
Ondulante / cucchiainoLamina metallica che oscilla e riflette la lucePredatori attratti dai riflessi
Inchiku e tenyaTeste piombate con gonnellino o con esca, per la pesca verticaleDentici e pesci di fondo dalla barca
Gli artificiali da spinning

Le prede principali nel Mediterraneo

  • Spigola: recuperi lenti e naturali, meglio con acqua leggermente torbida e schiumosa dopo una mareggiata. Vedi come pescare le spigole.
  • Pesce serra: recuperi veloci, jerkate e fermate improvvise; ha denti taglienti, quindi serve un terminale robusto o in acciaio. Approfondisci in pesca al serra dalla scogliera.
  • Lampuga: da fine estate all’inizio dell’autunno, con recuperi sostenuti e brevi pause; conviene cambiare spesso esca e colore.
  • Palamite e tombarelli: soprattutto da settembre a novembre, all’alba e al tramonto, con metal jig e stickbait.
  • Leccia amia: casting jig ed esche chiare durante le cacce autunnali ai pesci foraggio.
  • Barracuda: minnow.
  • Dentice: dalla barca con il vertical jigging, jig da 80 a 250 g; molte mangiate arrivano in discesa.
  • Calamari: con le «egi» (totanare), soprattutto da settembre a dicembre, al crepuscolo o di notte, con acqua calma e limpida.

Come scegliere il colore

Non esiste una regola scientifica, ma i pescatori seguono indicazioni di massima:

  • acqua limpida: colori naturali (argento, blu, verde);
  • acqua torbida o cielo coperto: colori vivaci (rosa, chartreuse, oro, fluo), meglio se con rattle o forti vibrazioni;
  • notte o luce scarsa: colori scuri, che disegnano una sagoma netta controluce.
Artificiali da pesca: cosa sono e come usarli

I principali tipi di recupero

  • Lineare: recupero costante, per minnow e stickbait con acqua calma e limpida.
  • Jerking: giri di manovella alternati a colpi secchi di polso, per minnow affondanti e metal jig.
  • Stop & go: alternanza di recupero e pause; con il popper lo schiocco e la scia di bolle richiamano i pesci da lontano.
  • Twitching: piccoli colpetti a un minnow di superficie, per imitare un pesciolino ferito.
  • Walking the dog: zig-zag in superficie con lo stickbait.
  • Jigging verticale: sollevamenti e discese controllate dalla barca.

L’attrezzatura di base per lo spinning da riva

  • canna da 2,40–2,70 m ad azione veloce;
  • mulinello taglia 3000–4000;
  • trecciato da 15–20 libbre;
  • terminale in fluorocarbon da 60–100 cm, 0,28–0,35 mm (più spesso per i grandi pelagici);
  • moschettone con girella.

Per approfondire leggi come pescare a spinning, la guida allo spinning in mare e come scegliere il mulinello.

Una piccola spigola catturata con artificiale di superficie.

Domande frequenti

Cosa sono gli artificiali da pesca?

Sono esche finte, di legno, plastica, metallo o silicone, che imitano una preda con la forma, il colore e il movimento per spingere i predatori ad attaccare.

Quali sono i migliori artificiali per lo spinning in mare?

Non esiste un artificiale migliore in assoluto: minnow per spigole e barracuda, popper e stickbait per i pesci in caccia in superficie, metal jig per palamite e lampughe, gomme su testa piombata come esca versatile.

Che colore di artificiale usare?

Di massima colori naturali con acqua limpida, colori vivaci con acqua torbida o cielo coperto, colori scuri di notte.

Fonti

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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