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Pesca Professionale
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Notizie, analisi, normative e storie dal mare. Dal 2013 la voce dei pescatori professionisti italiani, della piccola pesca costiera e di chi ogni giorno affronta le onde per portare il mare sulle nostre tavole.

12.000+ Imbrcazioni da pesca attive
70% Pesca artigianale costiera
30.000 addetti diretti nel settore pesca
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Un settore vitale per l’economia e la cultura italiana

La pesca professionale è l’attività di cattura, raccolta e coltivazione di organismi acquatici esercitata a fini commerciali da soggetti iscritti nei registri delle imprese di pesca. Si distingue nettamente dalla pesca sportiva o ricreativa per la finalità economica, per l’uso di imbarcazioni e attrezzi professionali e per il quadro normativo di riferimento, che coinvolge la legislazione nazionale, europea e internazionale.

In Italia il settore conta oltre 12.000 imbarcazioni attive e impiega direttamente più di 25.000 pescatori, con un indotto che tocca lavorazione, distribuzione, logistica portuale e ristorazione. La piccola pesca costiera — quella che opera entro le 12 miglia nautiche — rimane la più sostenibile e la più radicata nella tradizione marinara del Mediterraneo.

Su queste pagine trovi aggiornamenti costanti su normative europee, voci dei pescatori, dati su acquacoltura, sicurezza in mare, lotta alla pesca illegale e alle pratiche di overfishing che minacciano gli stock ittici del Mediterraneo.

Definizione

Per pesca professionale si intende l’esercizio dell’attività di pesca a scopo di lucro, svolta con iscrizione nei registri delle imprese di pesca e con imbarcazioni dotate di licenza rilasciata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF).

Il settore è regolato dalla Politica Comune della Pesca (PCP) dell’Unione Europea, che fissa quote, misure di conservazione e obiettivi di sostenibilità per gli stock ittici comunitari.

Le principali tecniche di pesca professionale

La pesca professionale si avvale di una gamma articolata di attrezzi e sistemi di cattura, classificati dalla normativa europea in base al loro impatto sugli ecosistemi marini e alle specie target. La scelta del metodo dipende dalla specie da catturare, dalla profondità operativa, dalla stagione e dall’area geografica.

Tecniche di pesca professionale nel Mediterraneo

Alle prime ore dell’alba Giovanni Coppola ritira le reti prima di andare la mercato

Pesca a strascico

Rete trainata dal fondo marino, efficace per platessa, sogliola, gamberi e cefalopodi. Regolamentata in modo stringente dalla PCP per ridurre l’impatto sugli habitat bentonici.

Pesca con reti a circuizione

La sciabica e la lampara circondano banchi di pesce pelagico come sardine, acciughe e tonno. Tecnica ad alta efficienza per le specie gregarie di superficie.

Palangari (longline)

Lunghe lenze con centinaia di ami innescati per specie di profondità come pesce spada, tonno rosso, alalunga e gambero rosso di fondale.

Reti da posta

Tramaglio, rete fissa e tremaglio catturano orate, spigole, triglie e crostacei selettivamente, con impatto ambientale inferiore rispetto allo strascico.

Nasse e trappole

Utilizzate per polpi, granchi, aragoste e seppie. Permettono la cattura viva e il rilascio degli esemplari sottotaglia, favorendo la selezione naturale.

Pesca subacquea professionale

Riccio di mare, corallo, dattero di mare (vietato) e spugne. Richiede patente specifica e opera in zone costiere con profondi vincoli ambientali.

La piccola pesca costiera artigianale — che opera con imbarcazioni sotto i 12 metri e attrezzi selettivi — è riconosciuta dalla FAO e dalla Commissione Europea come la forma di pesca professionale più sostenibile e la più importante per le economie locali del Mediterraneo.

Normative europee e italiane sulla pesca professionale

Il quadro normativo che regola la pesca professionale in Italia è articolato su tre livelli: internazionale, europeo e nazionale. La Politica Comune della Pesca (PCP), riformata nel 2013 con il Regolamento UE 1380/2013, è il principale strumento di governance europea del settore ittico.

Le principali norme che ogni pescatore professionista deve conoscere includono le quote di cattura (TAC, Total Allowable Catch) stabilite annualmente dal Consiglio dell’UE, i piani pluriennali di gestione degli stock, le taglie minime di cattura per specie e il divieto di rigetto in mare (landing obligation).

Il ruolo della CGPM

Per il Mediterraneo e il Mar Nero, la Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (CGPM) emana raccomandazioni vincolanti sulle aree di pesca, le stagioni di pesca e i tipi di attrezzi ammessi. L’Italia, affacciata su tre mari, è particolarmente coinvolta nelle decisioni della CGPM.

Principali atti normativi di riferimento

  1. Regolamento UE 1380/2013 Base della Politica Comune della Pesca, stabilisce obiettivi, principi e strumenti di gestione degli stock ittici comunitari.
  2. D.Lgs. 4/2012 Il Testo Unico della pesca e dell’acquacoltura italiano, che recepisce le direttive europee e disciplina licenze, attrezzi e sanzioni.
  3. Regolamento controllo UE 1224/2009 Stabilisce il sistema di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della PCP, incluso il sistema di monitoraggio dei pescherecci via VMS.
  4. Piano d’azione FEAMP 2021-2027 Il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura finanzia la modernizzazione della flotta e la transizione verso la sostenibilità.
  5. Regolamenti IUU Le norme contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata impongono certificazione di cattura per l’importazione ed esportazione di prodotti ittici.

Pesca professionale sostenibile: le sfide del settore

La pesca commerciale sostenibile è oggi la sfida principale del settore ittico globale. L’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO) stima che circa il 35% degli stock ittici mondiali sia sfruttato a livelli biologicamente insostenibili, con picchi allarmanti nel Mediterraneo occidentale.

Overfishing e crisi degli stock

L’overfishing — il sovrasfruttamento degli stock ittici oltre la loro capacità di riproduzione — è la minaccia più grave per la pesca professionale nel lungo periodo. Nel Mediterraneo, specie come il nasello, la triglia di fango e lo scampo hanno visto un crollo delle popolazioni negli ultimi trent’anni.

La pesca a strascico intensiva è il principale imputato: le reti che raschiano il fondo distruggono gli habitat riproduttivi e catturano esemplari giovanili prima che possano riprodursi almeno una volta.

Secondo la CGPM, il 75% degli stock commerciali del Mediterraneo è ancora oggi sfruttato al di sopra del Rendimento Massimo Sostenibile (MSY), nonostante i progressi degli ultimi anni grazie alle misure restrittive dell’UE.

Verso una pesca più responsabile

La transizione verso una pesca professionale responsabile passa attraverso diversi strumenti complementari: il rispetto delle quote TAC, l’adozione di attrezzi selettivi, la creazione di aree marine protette e periodi di fermo biologico, e la valorizzazione delle specie meno nobili per ridurre la pressione su quelle più commerciali.

Programmi come il fermo biologico estivo, finanziato dal FEAMP, consentono alle imbarcazioni di fermarsi volontariamente durante i periodi riproduttivi in cambio di un’indennità, contribuendo al recupero degli stock locali.

La certificazione MSC (Marine Stewardship Council) e i marchi di qualità “pesca sostenibile” stanno prendendo piede anche nel mercato italiano, orientando i consumatori verso prodotti ittici catturati responsabilmente.

FAQ sulla pesca professionale

Come si diventa pescatore professionista in Italia?
Per diventare pescatore professionista in Italia è necessario iscriversi al Registro delle imprese di pesca presso la Capitaneria di Porto competente e ottenere la licenza di pesca per l’imbarcazione. È richiesto il possesso del titolo di marinaio o di motorista navale, conseguito tramite corsi abilitanti presso gli Istituti Tecnici Nautici o gli Istituti di Formazione della Gente di Mare. Per condurre un’imbarcazione è necessaria anche l’abilitazione della patente nautica professionale.
Qual è la differenza tra pesca professionale e pesca sportiva?
La differenza principale è la finalità economica: la pesca professionale è esercitata a scopo di lucro con iscrizione nei registri ufficiali, uso di imbarcazioni con licenza commerciale e obbligo di registrazione delle catture. La pesca sportiva o ricreativa è esercitata a titolo personale, con attrezzi limitati per tipo e quantità, senza vendita del pescato e con specifiche limitazioni di cattura per specie.
Cos’è la pesca IUU (illegale, non dichiarata e non regolamentata)?
La pesca IUU (Illegal, Unreported and Unregulated) comprende tutte le attività di pesca che violano le normative nazionali o internazionali, che non vengono dichiarate alle autorità competenti, o che avvengono in aree dove non è consentita. L’Unione Europea combatte la pesca IUU attraverso il Regolamento CE 1005/2008, che impone un sistema di certificazione delle catture per tutti i prodotti ittici importati nel mercato europeo.
Cosa sono le quote di pesca (TAC)?
Il TAC (Total Allowable Catch, Totale Ammissibile di Catture) è la quota annuale massima di cattura per ciascuno stock ittico nelle acque comunitarie, stabilita ogni anno dal Consiglio dell’UE sulla base dei pareri scientifici del CIEM (Consiglio Internazionale per l’Esplorazione del Mare). La quota TAC viene poi ripartita tra gli Stati membri secondo percentuali storiche di accesso allo stock, definite “quote nazionali”.
Quali aiuti esistono per i pescatori professionisti italiani?
I principali strumenti di sostegno sono il FEAMP 2021-2027 (Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura), che finanzia ammodernamento delle imbarcazioni, diversificazione delle attività e transizione verso la sostenibilità; il fermo biologico con indennità; e i fondi per la previdenza e la formazione della gente di mare gestiti dall’IPSEMA (ora INAIL settore marittimo). Le associazioni di categoria come Federpesca e Lega Pesca offrono assistenza nella presentazione delle domande di contributo.
Qual è l’impatto economico della pesca professionale in Italia?
Secondo i dati ISTAT e MIPAAF, la pesca professionale italiana genera un fatturato diretto di circa 1,5 miliardi di euro l’anno, con un indotto (trasformazione, distribuzione, ristorazione) che moltiplica questo valore per tre o quattro volte. Le regioni con la maggiore flotta peschereccia sono la Sicilia, la Puglia, il Veneto e la Sardegna. Il settore, pur in contrazione rispetto ai decenni passati, resta fondamentale per l’economia di numerosi comuni costieri italiani.