Pesca Professionale
in Italia e nel Mondo
Notizie, analisi, normative e storie dal mare. Dal 2013 la voce dei pescatori professionisti italiani, della piccola pesca costiera e di chi ogni giorno affronta le onde per portare il mare sulle nostre tavole.
Un settore vitale per l’economia e la cultura italiana
La pesca professionale è l’attività di cattura, raccolta e coltivazione di organismi acquatici esercitata a fini commerciali da soggetti iscritti nei registri delle imprese di pesca. Si distingue nettamente dalla pesca sportiva o ricreativa per la finalità economica, per l’uso di imbarcazioni e attrezzi professionali e per il quadro normativo di riferimento, che coinvolge la legislazione nazionale, europea e internazionale.
In Italia il settore conta oltre 12.000 imbarcazioni attive e impiega direttamente più di 25.000 pescatori, con un indotto che tocca lavorazione, distribuzione, logistica portuale e ristorazione. La piccola pesca costiera — quella che opera entro le 12 miglia nautiche — rimane la più sostenibile e la più radicata nella tradizione marinara del Mediterraneo.
Su queste pagine trovi aggiornamenti costanti su normative europee, voci dei pescatori, dati su acquacoltura, sicurezza in mare, lotta alla pesca illegale e alle pratiche di overfishing che minacciano gli stock ittici del Mediterraneo.
Definizione
Per pesca professionale si intende l’esercizio dell’attività di pesca a scopo di lucro, svolta con iscrizione nei registri delle imprese di pesca e con imbarcazioni dotate di licenza rilasciata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF).
Il settore è regolato dalla Politica Comune della Pesca (PCP) dell’Unione Europea, che fissa quote, misure di conservazione e obiettivi di sostenibilità per gli stock ittici comunitari.
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Reti a strascico, circuizione, palamiti, tramagli e sfoglianti. Come funzionano gli attrezzi da lavoro dei pescatori professionisti.
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La piccola pescaLe principali tecniche di pesca professionale
La pesca professionale si avvale di una gamma articolata di attrezzi e sistemi di cattura, classificati dalla normativa europea in base al loro impatto sugli ecosistemi marini e alle specie target. La scelta del metodo dipende dalla specie da catturare, dalla profondità operativa, dalla stagione e dall’area geografica.
Alle prime ore dell’alba Giovanni Coppola ritira le reti prima di andare la mercato
Pesca a strascico
Rete trainata dal fondo marino, efficace per platessa, sogliola, gamberi e cefalopodi. Regolamentata in modo stringente dalla PCP per ridurre l’impatto sugli habitat bentonici.
Pesca con reti a circuizione
La sciabica e la lampara circondano banchi di pesce pelagico come sardine, acciughe e tonno. Tecnica ad alta efficienza per le specie gregarie di superficie.
Palangari (longline)
Lunghe lenze con centinaia di ami innescati per specie di profondità come pesce spada, tonno rosso, alalunga e gambero rosso di fondale.
Reti da posta
Tramaglio, rete fissa e tremaglio catturano orate, spigole, triglie e crostacei selettivamente, con impatto ambientale inferiore rispetto allo strascico.
Nasse e trappole
Utilizzate per polpi, granchi, aragoste e seppie. Permettono la cattura viva e il rilascio degli esemplari sottotaglia, favorendo la selezione naturale.
Pesca subacquea professionale
Riccio di mare, corallo, dattero di mare (vietato) e spugne. Richiede patente specifica e opera in zone costiere con profondi vincoli ambientali.
La piccola pesca costiera artigianale — che opera con imbarcazioni sotto i 12 metri e attrezzi selettivi — è riconosciuta dalla FAO e dalla Commissione Europea come la forma di pesca professionale più sostenibile e la più importante per le economie locali del Mediterraneo.
Normative europee e italiane sulla pesca professionale
Il quadro normativo che regola la pesca professionale in Italia è articolato su tre livelli: internazionale, europeo e nazionale. La Politica Comune della Pesca (PCP), riformata nel 2013 con il Regolamento UE 1380/2013, è il principale strumento di governance europea del settore ittico.
Le principali norme che ogni pescatore professionista deve conoscere includono le quote di cattura (TAC, Total Allowable Catch) stabilite annualmente dal Consiglio dell’UE, i piani pluriennali di gestione degli stock, le taglie minime di cattura per specie e il divieto di rigetto in mare (landing obligation).
Il ruolo della CGPM
Per il Mediterraneo e il Mar Nero, la Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (CGPM) emana raccomandazioni vincolanti sulle aree di pesca, le stagioni di pesca e i tipi di attrezzi ammessi. L’Italia, affacciata su tre mari, è particolarmente coinvolta nelle decisioni della CGPM.
Principali atti normativi di riferimento
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Regolamento UE 1380/2013 Base della Politica Comune della Pesca, stabilisce obiettivi, principi e strumenti di gestione degli stock ittici comunitari.
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D.Lgs. 4/2012 Il Testo Unico della pesca e dell’acquacoltura italiano, che recepisce le direttive europee e disciplina licenze, attrezzi e sanzioni.
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Regolamento controllo UE 1224/2009 Stabilisce il sistema di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della PCP, incluso il sistema di monitoraggio dei pescherecci via VMS.
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Piano d’azione FEAMP 2021-2027 Il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura finanzia la modernizzazione della flotta e la transizione verso la sostenibilità.
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Regolamenti IUU Le norme contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata impongono certificazione di cattura per l’importazione ed esportazione di prodotti ittici.
Pesca professionale sostenibile: le sfide del settore
La pesca commerciale sostenibile è oggi la sfida principale del settore ittico globale. L’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO) stima che circa il 35% degli stock ittici mondiali sia sfruttato a livelli biologicamente insostenibili, con picchi allarmanti nel Mediterraneo occidentale.
Overfishing e crisi degli stock
L’overfishing — il sovrasfruttamento degli stock ittici oltre la loro capacità di riproduzione — è la minaccia più grave per la pesca professionale nel lungo periodo. Nel Mediterraneo, specie come il nasello, la triglia di fango e lo scampo hanno visto un crollo delle popolazioni negli ultimi trent’anni.
La pesca a strascico intensiva è il principale imputato: le reti che raschiano il fondo distruggono gli habitat riproduttivi e catturano esemplari giovanili prima che possano riprodursi almeno una volta.
Secondo la CGPM, il 75% degli stock commerciali del Mediterraneo è ancora oggi sfruttato al di sopra del Rendimento Massimo Sostenibile (MSY), nonostante i progressi degli ultimi anni grazie alle misure restrittive dell’UE.
Verso una pesca più responsabile
La transizione verso una pesca professionale responsabile passa attraverso diversi strumenti complementari: il rispetto delle quote TAC, l’adozione di attrezzi selettivi, la creazione di aree marine protette e periodi di fermo biologico, e la valorizzazione delle specie meno nobili per ridurre la pressione su quelle più commerciali.
Programmi come il fermo biologico estivo, finanziato dal FEAMP, consentono alle imbarcazioni di fermarsi volontariamente durante i periodi riproduttivi in cambio di un’indennità, contribuendo al recupero degli stock locali.
La certificazione MSC (Marine Stewardship Council) e i marchi di qualità “pesca sostenibile” stanno prendendo piede anche nel mercato italiano, orientando i consumatori verso prodotti ittici catturati responsabilmente.