I vampiri del Mediterraneo: gli animali che si nutrono di sangue (anche nel pesce che mangi)
La notte di Halloween si parla di vampiri, ma nel Mediterraneo i vampiri esistono davvero. Non hanno mantello né canini affilati: hanno ventose piene di denti, uncini, zampe a gancio e saliva anticoagulante. Alcuni vivono attaccati ai pesci per tutta la vita, altri si fanno trasportare dalle balene. Uno di questi, ogni tanto, finisce anche nella bocca della spigola che compriamo in pescheria.
In questo articolo · 9 sezioni
- La lampreda di mare: il vampiro originale
- Il “pidocchio” nella bocca della spigola
- Anilocra: il vampiro che si vede da fuori
- La sanguisuga delle razze
- Il parassita che “pianta le radici” nelle balene
- E il calamaro vampiro? Un vampiro solo di nome
- Perché i vampiri del mare funzionano così bene
- Domande frequenti
- Fonti
Se cerchi i pesci dall’aspetto più mostruoso, li trovi nel nostro articolo sui pesci più brutti e spaventosi del mare. Qui parliamo d’altro: degli animali che si nutrono del sangue di altri animali.
La lampreda di mare: il vampiro originale

Se dovessimo scegliere un vampiro ufficiale del Mediterraneo, sarebbe la lampreda di mare (Petromyzon marinus). Ha un corpo lungo e anguilliforme e, al posto della bocca, un grande disco a ventosa tappezzato di denti cornei disposti in cerchi concentrici. Con quel disco si attacca al fianco di un pesce, poi raspa la pelle con una lingua anch’essa dentata e succhia sangue e tessuti. La sua saliva contiene sostanze anticoagulanti che impediscono alla ferita di chiudersi: esattamente come nei vampiri della leggenda.
La lampreda di solito non uccide il pesce che parassita: resta attaccata qualche giorno, poi si stacca e cerca un’altra vittima. Il vero mostro, semmai, è l’uomo: nel Medioevo era un cibo pregiatissimo, e la tradizione vuole che il re d’Inghilterra Enrico I sia morto nel 1135 per un’indigestione di lamprede.
C’è un dettaglio che la rende ancora più inquietante: la lampreda non è nemmeno un vero pesce nel senso stretto. Appartiene agli agnati, i vertebrati senza mascelle, una delle linee evolutive più antiche ancora viventi. Oggi in Italia è rarissima e protetta: dighe, inquinamento e sbarramenti le hanno tolto i fiumi in cui risale per riprodursi.
Il “pidocchio” nella bocca della spigola

Questo è il vampiro che riguarda più da vicino la nostra tavola. Si chiama Ceratothoa oestroides ed è un isopode, cioè un crostaceo parente dei porcellini di terra. Vive dentro la bocca dei pesci, aggrappato con zampe a uncino, e si nutre del loro sangue.

In natura lo si trova soprattutto nelle boghe e nelle menole: chi pesca dalla barca, prima o poi, apre la bocca di una boga e trova un “insetto” grigiastro che lo guarda. Il problema vero, però, è negli allevamenti in gabbia. Lì Ceratothoa passa dai pesci selvatici che girano intorno alle reti a quelli allevati, in particolare la spigola e, in misura minore, l’orata. Nei pesci giovani può causare anemia e mortalità elevate; negli adulti rallenta la crescita. Gli studi scientifici hanno documentato focolai soprattutto in Croazia e in Grecia, e una ricerca sulle spigole d’allevamento ha descritto un’anemia post-emorragica causata proprio dal sangue sottratto dal parassita.
La sua vita sessuale è degna di un film horror. Ceratothoa è un ermafrodita proterandrico: nasce maschio e può diventare femmina. Di solito nella bocca dello stesso pesce si insedia una coppia: la femmina, più grande, sul palato; il maschio più indietro. Lì si accoppiano, e la femmina cova le uova in una tasca sotto il corpo finché le larve non escono a cercare un nuovo ospite.
Nel Pacifico vive una sua parente ancora più famosa, Cymothoa exigua, che arriva a far atrofizzare la lingua del pesce e a prenderne il posto. Nel Mediterraneo non c’è.
Ed è pericoloso per noi? No. Gli isopodi cimotoidi sono parassiti dei pesci, non dell’uomo. Se lo trovi in un pesce, lo togli e basta: il pesce si può cucinare normalmente. Resta l’impressione. Se ti piacciono spigole e orate in versione più rassicurante, leggi anche la spigola e l’orata più grandi mai pescate.
Anilocra: il vampiro che si vede da fuori

Se Ceratothoa si nasconde nella bocca, il suo cugino Anilocra physodes non si nasconde affatto. È un isopode grande fino a qualche centimetro che si attacca alla testa o ai fianchi dei pesci, spesso proprio vicino all’occhio, e resta lì per mesi succhiando sangue. Chi fa snorkeling in estate lo ha visto di sicuro senza saperlo: quella “scaglia” ovale e biancastra sul muso di un sarago, di una menola o di una boga.
Anche Anilocra cambia sesso nel corso della vita, e anche lei è stata segnalata negli allevamenti mediterranei di spigole e orate, insieme ad altri isopodi parassiti.
La sanguisuga delle razze

Le sanguisughe non vivono solo negli stagni. Nel Mediterraneo c’è una sanguisuga marina, Pontobdella muricata, ricoperta di piccoli tubercoli, che parassita i pesci cartilaginei che vivono sul fondo: razze come la razza ondulata, la pastinaca e la torpedine. Si fissa alla pelle con le ventose e si nutre di sangue, come le sue parenti d’acqua dolce.
Chi pesca a strascico o con le reti da posta la conosce: capita di salpare una razza con qualche sanguisuga attaccata sul ventre o vicino alle aperture branchiali.
Il parassita che “pianta le radici” nelle balene

Il vampiro più grande del Mediterraneo è un crostaceo che non sembra un crostaceo. Pennella balaenopterae è un copepode, parente di minuscoli organismi del plancton, ma la femmina adulta può superare i trenta centimetri: è considerato il copepode più grande del mondo.
La sua strategia è da film di fantascienza. La femmina si infila nella pelle di un cetaceo, conficca la parte anteriore del corpo nel grasso sottocutaneo fino a raggiungere i vasi sanguigni e lì si ancora con delle specie di radici. Da fuori resta visibile solo un lungo filamento che penzola dal corpo dell’ospite, con due fili di uova all’estremità. Nel Mediterraneo è stato trovato sulle balenottere comuni e sulle stenelle, tra i mammiferi marini del nostro mare.
Una specie affine, Pennella filosa, parassita invece grandi pesci pelagici come il pesce spada e il pesce luna.
E il calamaro vampiro? Un vampiro solo di nome

Chiudiamo con il più famoso di tutti, che però è un impostore. Il calamaro vampiro, Vampyroteuthis infernalis (letteralmente “calamaro vampiro dell’inferno”), deve il nome al colore scuro e alla membrana che unisce le braccia come un mantello. Vive negli abissi degli oceani tropicali e temperati, nelle zone povere di ossigeno, e non vive nel Mediterraneo.
Soprattutto, non succhia sangue: si nutre di “neve marina”, cioè dei detriti organici che cadono lentamente dalla superficie, che raccoglie con due lunghi filamenti appiccicosi. Un vampiro vegetariano, o quasi.
Perché i vampiri del mare funzionano così bene
Nutrirsi di sangue è una strategia efficiente: il sangue è un alimento ricco, sempre disponibile finché l’ospite resta vivo. Per questo quasi tutti questi parassiti hanno sviluppato gli stessi “attrezzi”: ventose o uncini per non staccarsi, sostanze anticoagulanti per tenere aperta la ferita e, spesso, la capacità di non uccidere l’ospite. Un vampiro che uccide la sua vittima perde la sua fonte di cibo.
Per conoscere da vicino le specie che abbiamo citato, e centinaia di altre, puoi consultare il nostro database degli organismi marini del Mediterraneo.
Domande frequenti
Esistono animali vampiri nel Mediterraneo?
Sì. La lampreda di mare, gli isopodi come Ceratothoa oestroides e Anilocra physodes, la sanguisuga marina Pontobdella muricata e il copepode Pennella si nutrono del sangue di altri animali marini.
Il parassita trovato nella bocca di una spigola o di una boga è pericoloso per l’uomo?
No. Gli isopodi che vivono nella bocca dei pesci sono parassiti dei pesci e non dell’uomo. Basta rimuoverlo: il pesce si può cucinare e mangiare normalmente.
La lampreda attacca le persone?
No. La lampreda di mare parassita i pesci. Inoltre in Italia è rarissima e protetta.
Il calamaro vampiro vive nel Mediterraneo?
No. Vampyroteuthis infernalis vive negli abissi degli oceani e non si nutre di sangue ma di detriti organici.
Fonti
- Horton T., Okamura B. (2003). Post-haemorrhagic anaemia in sea bass, Dicentrarchus labrax (L.), caused by blood feeding of Ceratothoa oestroides (Isopoda: Cymothoidae). Journal of Fish Diseases, 26: 401–406.
- Horton T., Okamura B. (2001). Cymothoid isopod parasites in aquaculture: a review and case study of a Turkish sea bass and sea bream farm. Diseases of Aquatic Organisms, 46: 181–188.
- Mladineo I. (2003). Life cycle of Ceratothoa oestroides, a cymothoid isopod parasite from sea bass and sea bream. Diseases of Aquatic Organisms, 57: 97–101.
- Piazzon M.C., Mladineo I. et al. (2021). Ceratothoa oestroides infection in European sea bass: revealing a long misunderstood relationship. Frontiers in Immunology, 12: 645607.
- Šarušić G. (1999). Preliminary report of infestation by isopod Ceratothoa oestroides in marine cultured fish. Bulletin of the European Association of Fish Pathologists, 19(3): 110–112.
- Hoving H.J.T., Robison B.H. (2012). Vampire squid: detritivores in the oxygen minimum zone. Proceedings of the Royal Society B, 279: 4559–4567.
Marcello Guadagnino — Biologo marino · Fondatore di Il Giornale dei Marinai · ilgiornaledeimarinai.it






