Biologia Marina

Patrick di SpongeBob, un cetriolo di mare con le corna e 57 nuove specie: i segreti del canyon abissale argentino

Una stella marina arancione, paffuta, con due rigonfiamenti simmetrici che la fanno somigliare in modo irresistibile a Patrick Stella, l’amico di SpongeBob. Un cetriolo di mare con due appendici a forma di corna, ribattezzato Loki come il dio ingannatore della mitologia norrena. E milioni di persone incollate allo schermo per guardare in diretta il fondo dell’oceano. Sembra la trama di un cartone animato, invece è una delle storie di scienza più seguite degli ultimi mesi: quella del canyon sottomarino di Mar del Plata, in Argentina, dove i ricercatori hanno appena annunciato 57 specie nuove per la scienza.

4 fonti citate
In questo articolo · 9 sezioni
  1. Un canyon profondo il doppio del Grand Canyon
  2. La diretta che ha conquistato l’Argentina
  3. Patrick non è una specie nuova, ma è stato lasciato in pace
  4. 57 nuove specie in due settimane
  5. Chi è Loki, il cetriolo di mare con le corna
  6. “Scoperte” non vuol dire ancora “descritte”
  7. Anche laggiù, la plastica
  8. Il prossimo canyon
  9. Fonti
Oloturia abissale Peniagone sp. soprannominata Loki, con due appendici simili a corna, sul fondale del canyon di Mar del Plata
"Loki", cetriolo di mare del genere Peniagone, filmato a 2.577 metri nel canyon di Mar del Plata. Foto: ROV SuBastian / Schmidt Ocean Institute

Un canyon profondo il doppio del Grand Canyon

Il canyon di Mar del Plata si apre a circa 250 chilometri dalla costa argentina e precipita per oltre 3.500 metri, quasi il doppio della profondità del Grand Canyon in Arizona. Non è un posto qualunque: proprio qui si scontrano due grandi correnti oceaniche, la corrente del Brasile, calda e diretta verso sud, e la corrente delle Malvine (Falkland), fredda e ricca di nutrienti, che risale dalle acque subantartiche. Questo incontro tra masse d’acqua diverse crea una sorta di “oasi” nel buio, dove la vita si concentra in modo sorprendente.

Fino a poco tempo fa, però, nessuno lo aveva mai esplorato con strumenti moderni. Le profondità oltre i mille metri restano tra gli ambienti meno conosciuti del pianeta: ne sappiamo meno che della superficie della Luna, come ricordano spesso gli oceanografi. Per farsi un’idea di cosa significhi vivere laggiù, tra buio totale, freddo e pressioni enormi, vale la pena leggere il nostro approfondimento su come sopravvivono i pesci a 7.000 metri di profondità.

La diretta che ha conquistato l’Argentina

Tra luglio e agosto 2025 la nave oceanografica Falkor (too) dello Schmidt Ocean Institute ha condotto la spedizione “Underwater Oases of the Mar del Plata Canyon”, guidata da Daniel Lauretta, ricercatore del CONICET, il consiglio nazionale delle ricerche argentino. A bordo c’erano 25 scienziati. Il vero protagonista, però, era SuBastian, un robot subacqueo telecomandato (ROV) in grado di scendere fino a 4.500 metri.

Ogni immersione veniva trasmessa in diretta streaming. E qui è successo qualcosa di inatteso: la diretta è diventata un fenomeno nazionale. A pochi giorni dall’inizio superava il milione di visualizzazioni al giorno ed è finita persino in televisione. Secondo Ocean Census, complessivamente l’hanno seguita circa 4 milioni di persone.

Il pubblico ha cominciato a dare soprannomi agli animali che comparivano sullo schermo. La stella marina arancione è diventata subito “Patrick”, e i meme dicevano che “Patrick è argentino”. Un granchio reale dai colori vistosi è stato chiamato “Drag Queen”, un’oloturia “Patata dolce”. Quando gli scienziati chiedevano se raccogliere un piccolo animale bianco, la chat rispondeva in coro “sì, sì, lo vogliamo!”, mentre altri spettatori imploravano di “non portare via il piccolino”. Sui social si leggevano messaggi come “Viva il CONICET!”: la biologia marina era diventata un argomento di tendenza.

Patrick non è una specie nuova, ma è stato lasciato in pace

Paradossalmente la star della spedizione, la stella marina “Patrick”, non è una specie nuova. I ricercatori l’hanno riconosciuta come già nota e l’hanno lasciata indisturbata sul fondale. Le stelle marine, del resto, sono animali molto più strani di quanto sembri: per chi vuole saperne di più, abbiamo raccontato dove si trova davvero la “testa” di una stella marina, una domanda la cui risposta è sorprendente.

Stella marina abissale arancione e paffuta che ricorda Patrick di SpongeBob, sul fondale del canyon di Mar del Plata
La stella marina ribattezzata “Patrick”, diventata virale durante la diretta del 2025. Non è una specie nuova. Foto: ROV SuBastian / Schmidt Ocean Institute

Le vere novità sono arrivate un anno dopo, lontano dalle telecamere.

57 nuove specie in due settimane

Nel luglio 2026 una ventina di tassonomisti di America Latina ed Europa si è riunita a Buenos Aires, all’Università Maimónides, per un workshop organizzato da Ocean Census, il programma internazionale della Nippon Foundation e di Nekton che punta a scoprire e catalogare la vita negli oceani, insieme allo Schmidt Ocean Institute. In due settimane hanno analizzato i campioni raccolti dal robot e anche materiale storico delle campagne argentine Talud Continental del 2012 e 2013.

Il risultato: 57 specie nuove e 5 nuovi generi. Ecco come si dividono:

  • 22 echinodermi, soprattutto cetrioli di mare (fino a 10 nuove specie di oloturie) e crinoidi, i cosiddetti “gigli di mare”;
  • 20 copepodi, minuscoli crostacei, con un nuovo genere;
  • 14 cnidari, tra coralli, ottocoralli e pennatule, con due possibili nuovi generi e forse persino una nuova famiglia, in attesa delle analisi genetiche;
  • 1 scafopode, un mollusco dalla conchiglia a forma di zanna, parente dei “denti di elefante” (Antalis) che si trovano anche sui fondali del Mediterraneo.

Il dato più impressionante riguarda proprio i copepodi: i ricercatori hanno esaminato solo il 10% dei campioni, e ogni singolo esemplare controllato è risultato nuovo per la scienza. Il restante 90% deve ancora essere studiato. È facile immaginare che il conto finale salirà parecchio.

Minuscolo copepode del genere Pseudotachidius visto al microscopio
Il copepode Pseudotachidius, trovato tra 1.909 e 2.625 metri. Foto: The Nippon Foundation-Nekton Ocean Census / Schmidt Ocean Institute

Chi è Loki, il cetriolo di mare con le corna

La nuova specie più fotogenica è senza dubbio Loki, un’oloturia del genere Peniagone filmata in alta definizione a 2.577 metri di profondità, quasi otto Torri Eiffel sovrapposte. Ha due appendici che ricordano le corna, da cui il nome ispirato al dio norreno. I Peniagone sono oloturie abissali capaci di sollevarsi dal fondo e nuotare, un po’ come la spettacolare Enypniastes eximia, il cetriolo di mare che “vola” nell’abisso.

Loki è stato studiato da Francisco Alonso Solís-Marín e Mariano Martinez (CONICET), gli stessi tassonomisti che hanno lavorato su un’altra oloturia, del genere Benthothuria, di un viola acceso. Chi conosce solo le oloturie dei nostri fondali, brune e poco appariscenti, resterà sorpreso dalla varietà di forme e colori che questi animali raggiungono in profondità. E c’è chi studia persino un cetriolo di mare che sembra non morire mai.

Oloturia abissale di colore viola acceso del genere Benthothuria sul fondale fangoso
Un’oloturia viola del genere Benthothuria, tra le nuove specie studiate. Foto: ROV SuBastian / Schmidt Ocean Institute

Tra le altre scoperte ci sono un ottocorallo rosso-arancio del genere Orstomisis, trovato a 1.954 metri, e una pennatula del genere Pseudumbellula, parente lontana della pennatula rossa del Mediterraneo. Le pennatule sono colonie di polipi che, piantate nel fango, ricordano vecchie penne d’oca.

Ottocorallo rosso-arancio del genere Orstomisis su fondale abissale
Ottocorallo rosso-arancio del genere Orstomisis, trovato a 1.954 metri. Foto: ROV SuBastian / Schmidt Ocean Institute
Pennatula abissale del genere Pseudumbellula con lungo stelo su fondale fangoso
Una pennatula del genere Pseudumbellula: una delle 14 nuove specie di cnidari. Foto: ROV SuBastian / Schmidt Ocean Institute

“Scoperte” non vuol dire ancora “descritte”

C’è una precisazione importante, che spesso si perde nei titoli dei giornali. Queste 57 specie sono state scoperte, ma non ancora descritte formalmente. Per Ocean Census una specie è “scoperta” quando gli esperti concordano che è nuova e la registrano nel database aperto Ocean Census NOVA. Per diventare ufficialmente una specie, con il suo nome scientifico in latino, serve però una pubblicazione scientifica sottoposta a revisione e un esemplare di riferimento depositato in un museo. È un processo che può durare anni.

Per questo “Loki” è, per ora, un soprannome e non un nome scientifico: in letteratura l’animale compare come Peniagone sp., cioè “una specie del genere Peniagone ancora senza nome”. Tutti gli esemplari resteranno in Argentina, nelle collezioni nazionali, tra cui il Museo Argentino di Scienze Naturali “Bernardino Rivadavia” di Buenos Aires.

Il problema di fondo è la carenza di tassonomisti: per molti gruppi animali gli specialisti attivi nel mondo si contano sulle dita di una mano. Lauretta ha sottolineato che la cooperazione internazionale in tassonomia è fondamentale, soprattutto per questi gruppi. Michelle Taylor, responsabile scientifica di Ocean Census, ha osservato che trovare 57 specie e 5 generi in due settimane dimostra quanto si possa accelerare lavorando insieme.

Anche laggiù, la plastica

Il lato meno poetico della spedizione è che neppure a oltre 3.000 metri il canyon è al riparo dai rifiuti umani. Uno studio pubblicato su PLOS ONE (Teso et al., 2026) ha contato 29 rifiuti in appena 10 immersioni, per lo più plastica e un po’ di gomma. Il primo oggetto avvistato era un sacchetto di plastica aggrovigliato. Un involucro di plastica di fazzoletti di carta giaceva a 3.814 metri.

Gran parte dei rifiuti sembra provenire dalla pesca, come lenze e corde perse in mare. Il robot ha filmato una stella marina appoggiata su un sacchetto e una cima da pesca ormai colonizzata da organismi. È lo stesso fenomeno delle reti fantasma che conosciamo bene anche nel Mediterraneo.

Il prossimo canyon

La storia non finisce qui. Altre spedizioni della Falkor (too) lungo la piattaforma argentina hanno individuato quella che potrebbe essere una delle più grandi barriere di coralli di acque fredde del mondo, estesa per circa 900 chilometri, con una quarantina di possibili specie nuove. Il gruppo di Lauretta tornerà in mare con lo Schmidt Ocean Institute tra febbraio e marzo 2027 per esplorare un altro canyon sottomarino, dove si aspetta di trovare molte specie che non vivono da nessun’altra parte.

Magari, con un’altra diretta. E con qualche nuovo “Patrick” pronto a diventare virale.

Fonti

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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