📚 Collana Naturalistica I nostri libri sul Mediterraneo
Scopri →
Flash Pesce palla e pesce scorpione: come riconoscere le specie aliene

Pesce palla e pesce scorpione

Come riconoscere le due specie aliene più pericolose del Mediterraneo, perché il pesce palla maculato non va mai mangiato e cosa fare se si viene punti dal pesce scorpione.

di Marcello Guadagnino, biologo marino

Due arrivi da Suez, due pericoli diversi

Tra le centinaia di specie aliene entrate nel Mediterraneo, due meritano più attenzione di tutte le altre da parte di pescatori, subacquei e consumatori: il pesce palla maculato, Lagocephalus sceleratus, e il pesce scorpione, Pterois miles.

Entrambi arrivano dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez, entrambi si sono diffusi a una velocità che ha sorpreso gli stessi ricercatori, ed entrambi stanno risalendo verso le coste italiane favoriti dal riscaldamento del mare. Ma sono pericolosi in modi molto diversi, e confonderli porta a errori opposti.

Il pesce palla maculato è pericoloso da mangiare: le sue carni e soprattutto i suoi organi contengono tetrodotossina, una neurotossina che può uccidere e che nessuna cottura distrugge. Toccarlo non comporta rischi, a parte il morso.

Il pesce scorpione è pericoloso da toccare: le spine delle pinne iniettano un veleno che provoca un dolore intensissimo. La sua carne, invece, è perfettamente commestibile, e in diversi Paesi mangiarlo è considerato il modo migliore per contenerne l’invasione.

Il divieto di consumo, quindi, riguarda il pesce palla e non il pesce scorpione. Saperlo è il primo passo per comportarsi correttamente con entrambi.

Il pesce palla maculato

Lagocephalus sceleratus (Gmelin, 1789) · famiglia Tetraodontidae · in inglese silver-cheeked toadfish

Pesce palla maculato Lagocephalus sceleratus con banda argentea sul fianco e dorso a macchie scure
Pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus).

Originario dell’Indo-Pacifico e del Mar Rosso, il pesce palla maculato è stato segnalato per la prima volta nel Mediterraneo nel 2003, in Turchia. In meno di dieci anni ha colonizzato tutto il bacino orientale, dove oggi è uno dei pesci più abbondanti sui fondali costieri. In Italia è comparso a partire dal 2013, a Lampedusa, e da allora è stato catturato in Sicilia, Calabria, Puglia e nel Tirreno meridionale. Nel 2024 un esemplare è stato pescato in Istria, la segnalazione più settentrionale mai registrata nel Mediterraneo.

È un predatore vorace di polpi, seppie, gamberi e pesci. Con il suo becco tagliente trancia lenze, ami, reti e palangari e strappa le prede già catturate: per i pescatori professionisti del Levante è diventato un problema economico serio, oltre che sanitario.

Come riconoscerlo: corpo allungato per essere un pesce palla, che si gonfia d’acqua quando è minacciato; una banda argentea netta lungo il fianco, dalla bocca alla coda; dorso grigio-verdastro coperto di piccole macchie scure regolari, tutte della stessa dimensione; una macchia scura alla base della pinna pettorale; ventre bianco; bocca con un becco formato da quattro grandi denti fusi, due sopra e due sotto. Comunemente misura 30-60 cm, ma può superare i 70 cm e i 3 kg.

Perché è così pericoloso

Il pesce palla maculato contiene tetrodotossina, una neurotossina che blocca la trasmissione degli impulsi nervosi. È concentrata soprattutto in fegato, gonadi, intestino e pelle, ma nel Mediterraneo sono state trovate quantità pericolose anche nei muscoli, cioè nella parte che si mangia. Le concentrazioni variano con la stagione e sono massime nel periodo riproduttivo, in estate.

La tetrodotossina non ha odore né sapore e resiste alla cottura, alla frittura, al congelamento, alla salagione e all’essiccazione. Non esiste un antidoto. I primi sintomi compaiono in genere tra dieci minuti e qualche ora dopo il pasto: formicolio a labbra, lingua e dita, poi nausea, vomito, debolezza muscolare e difficoltà a parlare. Nei casi gravi la paralisi raggiunge i muscoli respiratori. Nel Mediterraneo orientale sono documentati diversi ricoveri e alcuni decessi, in particolare in Libano, Israele, Turchia ed Egitto.

Il pesce palla giapponese, il celebre fugu, viene servito solo da cuochi con licenza speciale che sanno eliminare le parti tossiche. Nel caso del pesce palla maculato del Mediterraneo nemmeno questo basta, perché la tossina può trovarsi nella carne stessa.

Vendita vietata in tutta l’UE

Il Regolamento (CE) 853/2004 vieta l’immissione sul mercato dei pesci velenosi delle famiglie Tetraodontidae, Molidae, Diodontidae e Canthigasteridae. In Italia il divieto di commercializzare i pesci palla esiste dal 1992.

Mai consumarlo

Il divieto di vendita non impedisce a un pescatore sportivo di portarlo a casa. Il buon senso sì: non va mangiato in nessuna forma, né va regalato o dato agli animali domestici.

Attenzione al morso

Il becco può amputare la punta di un dito. Non va mai slamato a mani nude: si usano pinze lunghe e, se l’amo è inghiottito, si taglia il filo.

Anche gli altri pesci palla

La tetrodotossina è presente, in quantità variabili, in quasi tutti i Tetraodontidae. La regola vale per ogni pesce palla, nativo o alieno.

Gli altri pesci palla del Mediterraneo

Il pesce palla maculato non è l’unico. Nel Mediterraneo vivono oggi almeno una decina di specie di Tetraodontidae, in buona parte aliene, e alcune si confondono facilmente. La regola di sicurezza non cambia, perché nessuna va mangiata, ma riconoscerle è utile per le segnalazioni.

Specie Origine Dorso Fianco Taglia
Pesce palla maculato
Lagocephalus sceleratus
LessepsianaGrigio-verde con piccole macchie scure regolariBanda argentea nettaFino a oltre 70 cm
Pesce palla dorato
Lagocephalus spadiceus
LessepsianaBruno-dorato, senza macchieArgento; pinne giallastreFino a 30-40 cm
Pesce palla oceanico
Lagocephalus lagocephalus
Nativa, atlanticaBlu scuro uniformeNetto stacco tra dorso scuro e ventre bianco con spinuleFino a 60 cm
Pesce palla liscio
Sphoeroides pachygaster
Atlantica, entrata da GibilterraGrigio-bruno uniforme, pelle lisciaSenza bandeFino a 40 cm
Pesce palla nano
Torquigener flavimaculosus
LessepsianaBruno con fitti punti chiariLinea giallastraSotto i 15 cm

Per approfondire le singole specie: pesce palla dorato e pesce palla liscio. Quest’ultimo, è bene ricordarlo, non è entrato da Suez ma da Gibilterra, ed è presente nel Mediterraneo occidentale da decenni.

Il pesce scorpione

Pterois miles (Bennett, 1828) · famiglia Scorpaenidae · noto anche come pesce leone · in inglese devil firefish

Pesce scorpione Pterois miles con strisce rosso-brune e bianche e pinne pettorali a ventaglio
Pesce scorpione (Pterois miles).

Il pesce scorpione è probabilmente l’invasore marino più famoso del pianeta. Negli anni Ottanta una specie molto simile, Pterois volitans, è stata introdotta accidentalmente lungo le coste della Florida, probabilmente da acquari, e in trent’anni ha colonizzato i Caraibi e il Golfo del Messico, con effetti devastanti sui pesci di barriera.

Nel Mediterraneo la storia è diversa. Le analisi genetiche hanno dimostrato che la specie presente nel nostro mare è Pterois miles, entrata dal Mar Rosso attraverso Suez. Segnalata per la prima volta in Israele nel 1991, è rimasta rara per vent’anni, poi dal 2012 è esplosa a Cipro, in Libano, in Turchia e in Grecia. In Italia il primo esemplare è stato osservato nel 2016 al largo della Sicilia sud-orientale; da allora le segnalazioni si sono moltiplicate lungo le coste ioniche di Sicilia, Calabria e Puglia.

Come riconoscerlo: corpo coperto di strisce verticali rosso-brune alternate a strisce bianche; pinne pettorali enormi, a ventaglio, con raggi in parte liberi; tredici lunghe spine dorsali separate, come piume; tentacoli carnosi sopra gli occhi; nuoto lento, quasi immobile a mezz’acqua, spesso a testa in giù vicino a rocce e relitti. Raggiunge 30-35 cm.

Si confonde con gli scorfani nativi solo per il nome: gli scorfani mediterranei sono mimetici, bruni o rossi a chiazze irregolari, con pinne corte e nessuna striscia regolare.

Perché è un problema

Il pesce scorpione non ha predatori naturali nel Mediterraneo, si riproduce tutto l’anno ogni pochi giorni, liberando migliaia di uova a ogni deposizione, e mangia praticamente qualsiasi pesce o crostaceo che riesca a ingoiare, compresi i giovanili di specie commerciali. Le prede native non lo riconoscono come pericolo, perché non hanno mai avuto a che fare con un predatore del genere. Nelle zone dove si è stabilito in densità elevate, come a Cipro, i ricercatori hanno osservato un calo dei piccoli pesci di scogliera.

Il veleno

Il veleno è contenuto nei tessuti ghiandolari lungo le spine della pinna dorsale, delle ventrali e dell’anale. Una puntura provoca un dolore immediato e intenso, gonfiore, arrossamento e a volte nausea, sudorazione e capogiri. In un adulto sano raramente è pericolosa, ma può esserlo per chi soffre di allergie, problemi cardiaci o subisce punture multiple.

Si può mangiare

Il veleno si trova solo nelle spine: la carne del pesce scorpione è commestibile e ha un sapore delicato, simile a quello degli scorfani. Non è vietato né per la vendita né per il consumo. Nei Caraibi, a Cipro e in Grecia esistono campagne che ne promuovono la pesca e il consumo come strumento di controllo, e alcuni pescatori professionisti lo vendono regolarmente. Va solo maneggiato con guanti robusti e privato delle spine prima della pulizia: il veleno resta attivo anche nel pesce morto.

Pesce palla e pesce scorpione a confronto

Due pericoli diversi, due comportamenti diversi da tenere.

Pesce palla maculato Pesce scorpione
Nome scientificoLagocephalus sceleratusPterois miles
Tipo di pericoloTossico se mangiatoVelenoso al contatto
SostanzaTetrodotossina, in organi, pelle e carneVeleno proteico nelle spine
La cottura lo rende sicuro?No, maiLa carne è già sicura; il calore inattiva il veleno delle spine
CommestibileNoSì, senza spine
Vendita in UEVietataConsentita
Come maneggiarloPinze lunghe; attenzione al beccoGuanti robusti; mai a mani nude
In ItaliaDal 2013, Sicilia, Calabria, Puglia, Tirreno meridionaleDal 2016, coste ioniche di Sicilia, Calabria, Puglia

Cosa fare

Pescatori professionisti e sportivi, subacquei e bagnanti sono i primi a incontrare queste specie, spesso prima dei ricercatori. Comportarsi correttamente protegge la salute e produce dati preziosi per seguire l’invasione.

Se peschi un pesce palla

Non toccarlo con le mani, slamalo con pinze lunghe o taglia il filo. Fotografalo di lato, intero, accanto a un riferimento di misura. Non portarlo a casa per mangiarlo e non regalarlo.

Se peschi un pesce scorpione

Usa guanti robusti e un retino. Tienilo per la bocca o per la coda, lontano dalle spine. Se vuoi mangiarlo, taglia le spine con le forbici prima di pulirlo.

Se vieni punto

Esci dall’acqua, togli eventuali frammenti di spina visibili e immergi la parte in acqua molto calda ma sopportabile, intorno ai 40-45 gradi, per 30-90 minuti. Se il dolore non passa, compaiono difficoltà respiratorie o le punture sono più di una, chiama il 112.

Se qualcuno ha mangiato un pesce palla

Chiama subito il 112 o un centro antiveleni, anche se non ci sono ancora sintomi. Non aspettare: la paralisi può progredire rapidamente.

Segnala sempre

Invia foto, data, luogo e profondità a ISPRA, all’università più vicina o alla Capitaneria di porto. Le segnalazioni dei pescatori sono la principale fonte di dati sulla diffusione delle specie aliene.

Al mercato

Un pesce palla in vendita è sempre un’irregolarità. Il becco a denti fusi lo rende riconoscibile anche quando è già pulito: in caso di dubbio, segnalalo ai servizi veterinari dell’ASL.

Un Mediterraneo che cambia

Il pesce palla maculato e il pesce scorpione sono due esempi della cosiddetta tropicalizzazione del Mediterraneo. Il Canale di Suez, allargato più volte, mette in comunicazione un mare caldo e ricco di specie con un bacino che si sta scaldando più rapidamente della media degli oceani. Le specie che arrivano dal Mar Rosso trovano oggi temperature adatte sempre più a nord e sempre più a ovest.

Le coste ioniche italiane sono la nuova frontiera di questa espansione, e lo si vede anche da altre specie che hanno seguito la stessa strada, come il pesce flauto e il pesce coniglio, già comuni nel sud della Sicilia. Le schede di tutte le specie aliene e gli aggiornamenti sulle nuove segnalazioni sono raccolti nella sezione dedicata del giornale.

Domande frequenti

Si può mangiare il pesce palla maculato se lo si cucina bene?

No. La tetrodotossina contenuta nel pesce palla maculato resiste alla cottura, al congelamento e alla salagione. Nessuna preparazione domestica la rende sicura. In tutta l’Unione europea la vendita dei pesci palla è vietata dal Regolamento (CE) 853/2004.

Il pesce scorpione è velenoso da mangiare?

No. Il veleno del pesce scorpione si trova solo nelle spine delle pinne dorsale, anale e ventrali. La carne è commestibile e apprezzata, e in diversi Paesi il consumo viene incoraggiato per contenere l’invasione. Va però maneggiato con guanti robusti e le spine vanno rimosse con attenzione.

Cosa fare se si viene punti da un pesce scorpione?

Uscire dall’acqua, togliere eventuali frammenti di spina visibili e immergere la parte colpita in acqua molto calda ma sopportabile, intorno ai 40-45 gradi, per 30-90 minuti: il calore inattiva il veleno. In caso di reazioni importanti, dolore che non passa, difficoltà respiratorie o punture multiple, rivolgersi subito al pronto soccorso o chiamare il 112.

Come si riconosce il pesce palla maculato dagli altri pesci palla?

Ha una banda argentea lungo il fianco, il dorso grigio-verdastro coperto di piccole macchie scure regolari e un becco formato da quattro grandi denti fusi. Può superare i 70 cm. Gli altri pesci palla del Mediterraneo sono più piccoli o hanno il dorso privo di macchie scure.

Il pesce scorpione del Mediterraneo è Pterois volitans o Pterois miles?

Le analisi genetiche indicano che la popolazione del Mediterraneo è di Pterois miles, entrata dal Canale di Suez. Pterois volitans è la specie che ha invaso l’Atlantico occidentale e i Caraibi. Le due specie sono quasi identiche a vista.

Dove segnalare la cattura di un pesce palla o di un pesce scorpione?

Le segnalazioni, con foto, data e luogo, possono essere inviate a ISPRA, all’Università o all’istituto di ricerca più vicino o alla Capitaneria di porto. Le segnalazioni dei pescatori sono una delle principali fonti di dati per seguire l’espansione delle specie aliene.

Marcello Guadagnino

Biologo marino · Fondatore di Il Giornale dei Marinai · ilgiornaledeimarinai.it

Direttore scientifico di Oceanis Srl e docente nel Master MARAC dell’Università di Camerino. Dal 2013 cura su Il Giornale dei Marinai schede di identificazione delle specie mediterranee e delle specie aliene, e approfondimenti sulla pesca professionale e sportiva.

Fonti

  1. Regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale, allegato III, sezione VIII, capitolo V.
  2. Azzurro E., Castriota L., Falautano M., Giardina F., Andaloro F. (2014). The silver-cheeked toadfish Lagocephalus sceleratus (Gmelin, 1789) reaches Italian waters. Journal of Applied Ichthyology, 30.
  3. Azzurro E., Stancanelli B., Di Martino V., Bariche M. (2017). Range expansion of the common lionfish Pterois miles (Bennett, 1828) in the Mediterranean Sea: an unwanted new guest for Italian waters. BioInvasions Records, 6(2).
  4. Bariche M., Kleitou P., Kalogirou S., Bernardi G. (2017). Genetics reveal the identity and origin of the lionfish invasion in the Mediterranean Sea. Scientific Reports, 7.
  5. Kalogirou S. (2013). Ecological characteristics of the invasive pufferfish Lagocephalus sceleratus in the eastern Mediterranean Sea: a case study from Rhodes. Mediterranean Marine Science, 14(2).
  6. ISPRA. Comunicato stampa: Il pesce scorpione raggiunge lo Stretto di Sicilia. Massima allerta per la specie aliena (2016).
  7. Università di Pola e Istituto oceanografico di Spalato (2025). Prima segnalazione di Lagocephalus sceleratus in Adriatico settentrionale.
  8. Froese R., Pauly D. (a cura di). FishBase, schede di Lagocephalus sceleratus, Lagocephalus spadiceus, Lagocephalus lagocephalus, Sphoeroides pachygaster, Torquigener flavimaculosus, Pterois miles. www.fishbase.org