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Il cetriolo di mare che non muore: scoperta l’immortalità tissutale in Psolus fabricii

In questo articolo · 6 sezioni
  1. Ricercatori della Memorial University of Newfoundland hanno documentato il primo caso al mondo di immortalità tissutale in condizioni naturali: frammenti di tessuto amputati dal cetriolo di mare Psolus fabricii non solo non muoiono, ma guariscono, crescono e assorbono nutrienti per oltre tre anni in semplice acqua di mare. Lo studio è pubblicato su Science Advances.
  2. La scoperta accidentale
  3. Come sopravvivono senza bocca
  4. Unicità della specie
  5. Implicazioni per la ricerca biomedica
  6. Chi è Psolus fabricii
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Ricercatori della Memorial University of Newfoundland hanno documentato il primo caso al mondo di immortalità tissutale in condizioni naturali: frammenti di tessuto amputati dal cetriolo di mare Psolus fabricii non solo non muoiono, ma guariscono, crescono e assorbono nutrienti per oltre tre anni in semplice acqua di mare. Lo studio è pubblicato su Science Advances.

La scoperta accidentale

Tutto è iniziato da un’osservazione casuale. Ricercatori del laboratorio Mercier alla Memorial University of Newfoundland (Canada) notarono che alcuni frammenti di tessuto separati da esemplari di Psolus fabricii — un cetriolo di mare d’acque fredde, distribuito nell’Atlantico settentrionale e nell’Artico — non mostravano i segni attesi di degrado. Al contrario, sembravano crescere.

Per verificare l’osservazione, il team ha condotto esperimenti sistematici: tessuti prelevati da piedi, corpo principale e tentacoli di tre individui sono stati mantenuti in vasche con acqua di mare naturale non sterile, senza alcuna integrazione di nutrienti artificiali. Il risultato ha stupito i ricercatori: i frammenti, denominati LiPfe (living immortal P. fabricii explants), hanno continuato a vivere, guarire e crescere per oltre tre anni.

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Fig. 1. Schema delle domande, dei processi e delle analisi che hanno contribuito a sviluppare il quadro iniziale di questo studio.
(A) Sono stati esaminati i tassi di sopravvivenza e le durate minime dei diversi tessuti espiantati dalla specie focale Psolus fabricii. (B) Si è cercato di rilevare l’attività cellulare tipicamente associata ai tessuti vivi negli espianti dei piedi ambulacrali di P. fabricii. (C) I processi metabolici richiedono energia: è stato quindi valutato l’assorbimento di nutrienti da parte degli espianti dei piedi ambulacrali di P. fabricii. (D) È stata esaminata la sopravvivenza di espianti di tessuto analoghi ottenuti da altri echinodermi. Creato con BioRender. S. Jobson, (2026) https://BioRender.com/5fnh4nz.

«Questo è il primo caso di immortalità tissutale in condizioni naturali», ha dichiarato Sara Jobson, prima autrice dello studio. «Questi cetrioli di mare sono noti per la loro elevata capacità rigenerativa, ma nessuno si aspettava che i tessuti amputati potessero sopravvivere e crescere autonomamente.»

Come sopravvivono senza bocca

Il meccanismo biologico alla base del fenomeno è in parte ancora da chiarire, ma lo studio documenta alcune proprietà fondamentali dei frammenti LiPfe.

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Fig. 2. Espianti di piedi ambulacrali di Psolus fabricii a diversi intervalli temporali, espressi in GDE nell’arco di 2,5 anni.

(A) Tempo 0 ore (immediatamente dopo l’escissione; barra di scala: 731 μm), con evidenza dei tessuti danneggiati (td) e del margine della ferita (mf). (B) Piede ambulacrale a 3 GDE, con chiusura iniziale della ferita (barra di scala: 458 μm). (C) A 6 GDE, con chiusura definitiva e guarigione completa della ferita (barra di scala: 551 μm). (D) A 122 GDE, con variazione del colore complessivo dal rosso o arancione a toni più chiari, bianchi o rosa, mentre le cellule pigmentate rosse formano piccoli aggregati pigmentati (ap) e migrano verso il centro dell’espianto (barra di scala: 685 μm). (E) Dopo un anno (365 GDE), con consolidamento delle cellule pigmentate rosse su un lato dell’espianto a formare un unico grande aggregato pigmentato (gap; barra di scala: 466 μm) e tessuto connettivo trasparente (tct) nella zona periferica. (F) Dopo 2 anni (730 GDE), con il gap posizionato al centro dell’espianto e progressivo aumento del tct e dell’epitelio esterno (barra di scala: 300 μm). (G) Dopo 2,5 anni, gli espianti risultano sostanzialmente invariati (912 GDE; barra di scala: 365 μm). Le frecce indicano esempi di td, mf, ap, gap e tct.

In assenza di bocca e apparato digerente, le cellule del tessuto amputato riescono ad assorbire direttamente aminoacidi disciolti nell’acqua di mare attraverso le membrane cellulari — una modalità di nutrizione nota in alcuni invertebrati marini ma insolita in questo contesto. Quando questa fonte è insufficiente, i tessuti sembrano ricorrere a un’autofagia controllata del tessuto muscolare proprio.

Parallelamente, i frammenti mantengono un sistema immunitario attivo, capace di difendersi dalla colonizzazione batterica in acqua non sterile, e le cellule continuano a dividersi, riorganizzando la struttura tissutale nel tempo. Le ferite da amputazione vengono chiuse e riparate entro la prima settimana dall’escissione.

Unicità della specie

Gli stessi esperimenti condotti su tessuti di altri echinodermi correlati non hanno prodotto risultati equivalenti: nessuna delle specie testate ha mostrato sopravvivenza tissutale paragonabile, confermando che le proprietà documentate sono specifiche di P. fabricii e non generalizzabili all’intero phylum degli Echinodermata.

Va precisata la distinzione biologica: i frammenti LiPfe sono immortali nel senso che non vanno incontro a morte cellulare programmata, ma non danno origine a nuovi organismi completi. Si tratta di tessuto vivente autonomo, non di riproduzione asessuata. I ricercatori li definiscono “zombie biologici” — una metafora che cattura bene l’ambiguità del loro stato: vivi, ma non nel senso classico del termine.

Implicazioni per la ricerca biomedica

Le potenziali applicazioni di questa scoperta sono significative. I tessuti LiPfe rappresentano un modello sperimentale di immortalità cellulare in condizioni naturali, alternativo alle linee cellulari immortalizzate artificialmente — come le cellule HeLa — che richiedono condizioni di coltura controllate, pongono problemi etici e hanno caratteristiche genomiche alterate.

Un tessuto che sopravvive indefinitamente in semplice acqua di mare, senza manipolazione genetica, apre prospettive interessanti per la ricerca sulla rigenerazione tissutale, sulla resistenza alle infezioni e sui meccanismi cellulari dell’invecchiamento.

Chi è Psolus fabricii

Psolus fabricii è un cetriolo di mare appartenente alla classe Holothuroidea, phylum Echinodermata. Vive sui fondali duri dell’Atlantico settentrionale e dell’Artico, in genere a profondità comprese tra i 20 e i 500 metri, fissato al substrato attraverso i suoi piedi ambulacrali. Si nutre per filtrazione di particolato organico. Come tutti i cetrioli di mare, può espellere parte degli organi interni in risposta allo stress (eviserazione), rigenerandoli poi nel corso di settimane. Questa spiccata capacità rigenerativa è la base fisiologica da cui probabilmente si è evoluta la proprietà documentata nello studio.


Fonte: Jobson, S. et al. (2026). Natural tissue immortality: Indefinite survival of sea cucumber explants. Science Advances. https://doi.org/10.1126/sciadv.aeb1394

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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