Scheda scientifica marina

La seppia – Sepia officinalis

Sepia officinalis

Cephalopoda IUCN LC — Minor preoccupazione
Ordine
Famiglia
Nome scientifico
Sepia officinalis
Stato IUCN
LC — Minor preoccupazione

La seppia comune (Sepia officinalis Linnaeus, 1758) è probabilmente il cefalopode più conosciuto del Mediterraneo — e uno degli animali più straordinariamente complessi che abitino i nostri fondali. Dietro l’aspetto bonario e il passo lento si nasconde un predatore sofisticato, un maestro del camuffamento e un organismo così neurobiologicamente avanzato da essere diventato uno dei modelli di riferimento della ricerca scientifica mondiale sul funzionamento del sistema nervoso.

Morfologia: un corpo progettato per il fondale

Il corpo della seppia è ovale, appiattito dorso-ventralmente e bordato da due pinne laterali continue che si estendono per quasi tutta la lunghezza del mantello. Queste pinne, mosse con movimenti ondulatori finissimi, consentono un nuoto lento e preciso in tutte le direzioni — avanti, indietro, lateralmente — rendendola eccezionalmente manovrabile negli ambienti bentonici in cui vive. Quando necessita invece di fuga rapida, attiva la propulsione a getto: aspira acqua nel mantello e la espelle violentemente attraverso il sifone, proiettandosi all’indietro con notevole velocità.

Sulla testa si inseriscono dieci appendici tentacolari: otto braccia corte, equipaggiate con ventose disposte su quattro o sei file, e due tentacoli predatori più lunghi e retrattili, che in condizioni normali rimangono ripiegati in tasche specializzate. Questi ultimi vengono proiettati verso la preda con una velocità tale da rendere la cattura quasi infallibile. Al centro delle braccia si apre la bocca, dotata di mandibole a forma di becco di pappagallo capaci di frantumare gusci di crostacei e conchiglie.

Sulla testa si inseriscono dieci appendici tentacolari: otto braccia corte, equipaggiate con ventose disposte su quattro o sei file, e due tentacoli predatori più lunghi e retrattili, che in condizioni normali rimangono ripiegati in tasche specializzate. Questi ultimi vengono proiettati verso la preda con una velocità tale da rendere la cattura quasi infallibile. Al centro delle braccia si apre la bocca, dotata di mandibole a forma di becco di pappagallo capaci di frantumare gusci di crostacei e conchiglie.

All’interno del mantello si trova la struttura più caratteristica della specie: l’osso di seppia, o gladio, residuo calcificato dell’antica conchiglia degli antenati. Non è un semplice pezzo di calcio — è un organo funzionale composto da migliaia di camere d’aria microscopiche separate da sottili setti calcarei, che la seppia regola variando la quantità di liquido intracellulare per controllare il proprio assetto in acqua con estrema precisione. La stessa logica ingegneristica dei sommergibili moderni, sviluppata dall’evoluzione circa 150-200 milioni di anni fa.

Il mimetismo: la pelle come linguaggio

La capacità mimetica della seppia non è semplicemente notevole — è un sistema integrato di comunicazione, difesa e predazione che la ricerca scientifica ancora oggi fatica a comprendere completamente. Uno studio pubblicato su Nature da Gilles Laurent e colleghi ha analizzato il comportamento mimetico della Sepia officinalis su sfondi naturali e artificiali attraverso oltre 200.000 immagini, mappando il processo di cambiamento cromatico a livello di singola cellula. I risultati suggeriscono che il sistema è altamente flessibile e adattabile, con un meccanismo ancora in gran parte sconosciuto.

La pelle della seppia contiene tre tipi di cellule cromatiche specializzate che lavorano in coordinazione:

  • Cromatofori — sacchi elastici contenenti granuli di pigmento nei colori giallo, arancione, rosso, marrone e nero, circondati da fasci muscolari radiali. Quando i muscoli si contraggono espandono il sacco e il colore diventa visibile; quando si rilassano il sacco si restringe e il colore scompare. Ogni cromatoforo è controllato direttamente da un motoneurone nel sistema nervoso centrale.
  • Iridofori — cellule che non contengono pigmenti ma riflettono la luce per interferenza strutturale, producendo colorazioni iridescenti argentee, azzurre e verdastre che variano con l’angolo di incidenza della luce.
  • Leucofori — cellule che riflettono la luce ambientale in modo diffuso, fungendo da sfondo regolabile che amplifica o attenua le altre componenti cromatiche.

Il risultato è un sistema in grado di generare pattern di camuffamento in meno di 200 millisecondi — più veloce di quanto l’occhio umano possa seguire. Il mimetismo è sia cromatico, con l’assunzione di colorazioni vicine al substrato, sia strutturale, con la modifica della rugosità cutanea per riprodurre fisicamente la texture dell’ambiente circostante.

Il paradosso più affascinante di questo sistema è che la seppia è quasi certamente daltonico. I suoi occhi hanno un solo tipo di fotorecettore, incapace di distinguere le lunghezze d’onda come facciamo noi. La spiegazione più accreditata oggi è che compensi questo limite attraverso la variazione della forma della pupilla a forma di W, che sfrutta l’aberrazione cromatica della luce per estrarre informazioni sul colore che l’occhio non percepirebbe altrimenti — un meccanismo analogo a quello di alcune fotocamere moderne.

Il camuffamento non serve solo a nascondersi dai predatori. La seppia lo usa attivamente anche nella predazione — rimane immobile sul fondale completamente mimetizzata, in attesa che un granchio o un piccolo pesce si avvicini a distanza utile per i tentacoli — e nella comunicazione tra individui. Durante il corteggiamento i maschi esibiscono pattern dinamici di strisce bianche e nere; in presenza di competitori altri maschi riescono a mostrare contemporaneamente la livrea da maschio su un lato del corpo e da femmina sull’altro, per corteggiare e ingannare simultaneamente.

Predazione e comportamento alimentare

La seppia è un predatore generalista ma con preferenze precise. La dieta si basa principalmente su crostacei (gamberi, granchi, paguri), seguiti da piccoli pesci e, in misura minore, altri molluschi. Gli episodi di cannibalismo sono documentati, soprattutto in condizioni di alta densità o stress alimentare.

La tecnica di caccia è quella dell’agguato: la seppia si immobilizza mimetizzata sul fondale, osserva la preda con gli occhi grandi e indipendenti — capaci di visione a 360° — e attende il momento giusto. Il lancio dei tentacoli predatori è uno dei movimenti più veloci documentati tra gli invertebrati. Una volta catturata, la preda viene tenuta ferma dalle ventose mentre il veleno salivare — contenente cefalotossine — ne paralizza progressivamente la muscolatura. Le mandibole a becco di pappagallo completano il lavoro frantumando i rivestimenti duri.

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Un dettaglio comportamentale particolarmente studiato: la seppia sembra capace di valutare la pericolosità relativa delle prede prima di attaccare. Esperimenti condotti alla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli hanno mostrato che individui esposti a granchi di diverse dimensioni modulano il comportamento predatorio in funzione della taglia e dell’attività della preda, suggerendo una forma rudimentale di pianificazione.

Ciclo biologico e riproduzione

La Sepia officinalis è una specie semelpara: si riproduce una sola volta nella vita e muore subito dopo. Il ciclo vitale dura uno o due anni, raramente tre.

All’inizio della primavera — tra marzo e giugno nel Mediterraneo — le seppie adulte migrano dalle acque profonde dove hanno svernato verso le zone costiere meno profonde. I maschi precedono le femmine di circa una settimana. Nelle zone di nursery prende avvio il corteggiamento: i maschi esibiscono il pattern cromatico caratteristico a strisce bianche e nere trasversali, si fronteggiano in competizione ritualizzata, e si accoppiano con le femmine preferite. L’accoppiamento avviene testa a testa: il maschio usa il tentacolo modificato (ectocotilo) per depositare i pacchetti di sperma (spermatofori) in prossimità della bocca della femmina, dove vengono conservati fino alla fecondazione.

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Le uova, di colore nero intenso per via dell’inchiostro con cui la femmina le riveste durante la deposizione, vengono fissate a substrati duri — rami, alghe, reti, boe — in grappoli che ricordano chicchi d’uva, da cui il nome popolare uva di mare. Una femmina può deporre centinaia di uova. Lo sviluppo embrionale dura da 30 a 90 giorni a seconda della temperatura. I piccoli nascono già completamente formati e autonomi, miniature perfette degli adulti capaci di mimetizzarsi fin dai primissimi giorni.

La crescita è rapida: a un anno la seppia misura circa 12-14 cm di mantello, a tre anni i maschi raggiungono i 30 cm e le femmine i 25 cm. La temperatura dell’acqua regola sia la velocità di crescita sia le migrazioni: abbassamenti bruschi al di sotto dei 7°C durante la stagione riproduttiva possono causare morie importanti nelle popolazioni costiere.

Distribuzione e habitat

La Sepia officinalis è distribuita nell’Atlantico orientale — dalle Isole Britanniche e dal Mare del Nord fino alle coste dell’Africa occidentale — e nel Mar Mediterraneo, dove è particolarmente abbondante nell’Adriatico centro-settentrionale, nel Golfo di Manfredonia, nel Golfo di Catania e lungo le coste tirreniche.

Frequenta fondali sabbiosi e fangosi dalla zona intertidale fino a circa 200 metri di profondità, con preferenza per i fondali a lenta ascensione batimetrica dove può seppellirsi parzialmente nella sabbia. Non è una specie di acque aperte: la sua morfologia, il suo comportamento e la sua strategia predatoria sono tutti ottimizzati per l’ambiente bentonico costiero.

Le praterie di Posidonia oceanica rappresentano habitat importanti per i giovani dell’anno, che trovano tra le foglie rifugio dai predatori e abbondanza di prede di piccola taglia. La degradazione di questi ecosistemi ha conseguenze dirette sulle popolazioni di seppia costiera.

Importanza nella pesca professionale

La seppia è una delle specie target più importanti della pesca professionale mediterranea, con un mercato di alto valore che si estende dall’Italia alla Spagna, dalla Grecia al Portogallo, fino ai mercati asiatici. I prezzi al dettaglio nel mercato europeo oscillano tra i 10 e i 30 euro al chilo a seconda della stagione, della taglia e della freschezza.

I principali attrezzi utilizzati nella pesca della seppia nel Mediterraneo italiano sono:

  • Tremaglio — rete a tre strati particolarmente efficace ma poco selettiva, che cattura anche esemplari immaturi
  • Nasse — tradizionalmente innescate con alloro in Adriatico o con rami di lentisco nel Golfo di Manfredonia (le cosiddette vorle o vaste), il cui profumo attrae le seppie in cerca di substrato per deporre le uova
  • Strascico — il metodo più traumatico per il prodotto: le seppie catturate a strascico rilasciano l’inchiostro per stress, arrivando al mercato completamente nere

La specie è considerata ampiamente sfruttata in diverse aree del Mediterraneo. La gestione degli stock è complicata dalla biologia stessa dell’animale: essendo semelpaра, l’intera popolazione adulta si rinnova ogni anno, rendendo le popolazioni particolarmente sensibili alle variazioni annuali dello sforzo di pesca e delle condizioni ambientali durante la stagione riproduttiva.

La seppia nella ricerca scientifica

Pochi animali marini hanno contribuito quanto la Sepia officinalis alla ricerca biomedica e neuroscientifica. Il suo sistema nervoso, pur privo di vertebre, raggiunge una complessità comportamentale che ha affascinato i ricercatori per decenni.

Nel 2025 è stato pubblicato il primo assemblaggio genomico a scala cromosomica della Sepia officinalis, rivelando l’esistenza di 47 cromosomi e fornendo la prima mappa completa del genoma di questa specie, destinata a diventare una risorsa fondamentale per la ricerca sull’evoluzione del cervello, l’organizzazione neurale e il comportamento dei cefalopodi.

I campi di ricerca in cui la seppia è protagonista includono: neurobiologia del camuffamento e controllo motorio dei cromatofori; meccanismi di memoria e apprendimento negli invertebrati; biomimetica per lo sviluppo di superfici camaleontiche e materiali adattativi; ecotossicologia marina (la seppia è un bioindicatore sensibile per metalli pesanti e inquinanti organici nei sedimenti costieri).

Come riconoscere una seppia fresca al mercato

Per chi acquista la seppia al mercato ittico, alcuni segnali permettono di valutarne la qualità:

  • Seppia nera — quasi sempre proveniente da strascico: il trauma della cattura ha rotto la sacca dell’inchiostro. La carne è comunque buona ma il prodotto è stato stressato
  • Pelle integra e umida, con colori ancora reattivi alla luce — segnale di freschezza ottimale
  • Odore di mare pulito, mai ammoniacale — l’ammoniaca indica decomposizione proteica avanzata
  • Carne bianco-rosata — il viraggio verso il grigio o il giallo indica perdita di freschezza o decongelamento
  • Porzione cefalica consumata con interno sabbioso — indica esemplari raccolti dopo spiaggiamento naturale per abbassamento termico, spesso durante la stagione riproduttiva

Profilo nutrizionale

La seppia è un alimento ad alto valore proteico e basso contenuto lipidico, ideale per diete ipocaloriche e sportive. Per 100 grammi di parte edibile fresca: acqua 82 g, proteine 14 g, lipidi 1,5 g, carboidrati 0,7 g. L’osso di seppia, ricco di carbonato di calcio, era tradizionalmente utilizzato nella medicina popolare come dentifricio abrasivo naturale — da qui l’epiteto officinalis, che indicava le specie impiegate nella farmacologia dell’epoca.

Specie correlate nel Mediterraneo

Nel Mediterraneo vivono altre specie del genere Sepia, meno comuni ma degne di nota. Sepia elegans è più piccola (mantello fino a 12 cm) e vive su fondali più profondi, tra i 30 e i 300 metri. Sepia orbignyana frequenta fondali sabbiosi in acque poco profonde ed è spesso confusa con la seppia comune. Tra i cefalopodi mimetici mediterranei vale la pena ricordare anche il polpo comune (Octopus vulgaris), che adotta strategie mimetiche diverse ma ugualmente sofisticate, e il pesce ago (Syngnathus acus), maestro del mimetismo morfologico nelle praterie di Posidonia.

PROFILO NUTRIZIONALE DELLA SEPPIA

Domande frequenti

Dove vive la seppia?

Vive nel Mediterraneo su fondali sabbiosi e fangosi, spesso vicino a praterie di posidonia.

Come si difende la seppia?

Può cambiare colore rapidamente e rilasciare una nube di inchiostro per confondere i predatori.

Cosa mangia la seppia?

Si nutre di piccoli pesci, gamberi e altri invertebrati.

La seppia è intelligente?

Sì, è un cefalopode molto intelligente con capacità avanzate di mimetismo e apprendimento.

L'autore

Marcello Guadagnino

Marcello Guadagnino

Biologo marino · GDM

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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