Animali e piante marine non mediterranei

Sembrano cavallucci marini ma non lo sono: scoperti i “sea muppets” che nessuno ha mai visto vivi

Hanno la testa a forma di cavallo piegata verso il basso, la coda prensile e i maschi portano le uova in una tasca, proprio come i cavallucci marini. Eppure non sono cavallucci. Sono tre specie di pesci delle profondità australiane appena descritte, che i ricercatori hanno soprannominato “sea muppets”. Se ne conoscono solo sette esemplari, e nessuno li ha mai visti vivi.

2 fonti citate
In questo articolo · 6 sezioni
  1. Tre specie, sette esemplari in 65 anni
  2. Perché non sono cavallucci marini
  3. Una lezione sulle collezioni dei musei (e sulle catture accidentali)
  4. E nel Mediterraneo? I nostri due cavallucci
  5. Domande frequenti
  6. Fonti
Cavalluccio marino
hippocampus guttulatus

La scoperta è stata pubblicata a fine ottobre 2026 sul Journal of Lost Species da Graham Short e David Harasti, che l’hanno poi raccontata anche su The Conversation. I tre pesci formano un genere nuovo, Australyichthys, e la loro storia è un piccolo manuale di evoluzione: la forma “a cavalluccio” in natura è comparsa almeno due volte, in modo indipendente.

Tre specie, sette esemplari in 65 anni

Le specie descritte sono tre:

  • Australyichthys aegis, ribattezzato in inglese “helmethead sea muppet” per la testa a elmo;
  • Australyichthys minotaur, il “bullneck”, dal collo taurino;
  • Australyichthys paradoxus, il “paradossale”.

Vivono sulle scogliere profonde dell’Australia meridionale, nella fascia del cosiddetto Great Southern Reef, tra circa 50 e 125 metri di profondità. È troppo per un subacqueo sportivo e troppo poco perché qualcuno ci mandi un robot a cercarli. In circa 65 anni, lungo più di 2.500 chilometri di costa, ne sono stati raccolti solo sette esemplari in tutto. Sono finiti tutti per caso in una rete a strascico o in una draga, e negli ultimi vent’anni non ne è stato trovato nessuno.

La storia di A. aegis è la più curiosa. Se ne conosce un solo esemplare, pescato nel 2006 vicino alle isole Gambier, all’imboccatura dello Spencer Gulf, durante una campagna dedicata agli invertebrati. Proprio per questo il pesciolino finì per errore nella collezione di invertebrati del South Australian Museum, dove è rimasto per anni senza che nessuno lo riconoscesse. Gli altri esemplari sono conservati nelle collezioni dell’Australian Museum, del Museums Victoria e del CSIRO.

Perché non sono cavallucci marini

Dall’esterno la somiglianza è quasi totale. Questi pesci, lunghi più o meno quanto un pollice, hanno:

  • la testa da “cavallo” inclinata rispetto al corpo;
  • la coda arrotolata e prensile, che serve ad aggrapparsi al fondo;
  • nei maschi una tasca incubatrice completamente chiusa, come nei veri cavallucci.

La differenza sta nello scheletro. I cavallucci del genere Hippocampus hanno due strutture caratteristiche: una specie di gabbia rigida di placche ossee saldate che sostiene il ventre e una corona ossea sulla testa, il “coronet”. Gli Australyichthys non hanno né l’una né l’altra, e le ossa che sostengono il ventre sono disposte in modo diverso. Il DNA di A. aegis, l’unico che è stato possibile sequenziare, conferma che si tratta di un ramo evolutivo separato.

Evoluzione convergente: la stessa soluzione, due volte

Gli Australyichthys appartengono comunque alla stessa famiglia dei cavallucci, i Syngnathidae, che comprende anche i pesci ago, i draghi di mare e i cosiddetti “pipehorse”. Il punto è che il corpo verticale con coda prensile si è evoluto in questo gruppo più di una volta, in linee diverse. È un esempio di evoluzione convergente: quando l’ambiente pone lo stesso problema, la selezione naturale tende a trovare la stessa soluzione. Per un pesce piccolo che vive aggrappato a gorgonie, alghe e spugne, una coda che fa da ancora e una postura verticale sono un vantaggio, e ci si arriva per strade diverse.

È lo stesso principio per cui squali e delfini hanno una sagoma simile pur essendo un pesce e un mammifero, o per cui tanti animali marini hanno sviluppato il mimetismo indipendentemente. Ne abbiamo parlato nell’articolo sul mimetismo in mare.

Una lezione sulle collezioni dei musei (e sulle catture accidentali)

La vicenda dice due cose importanti. La prima è che una parte enorme della biodiversità marina si conosce solo dalle catture accidentali. Senza quelle reti a strascico e quelle draghe, i “sea muppets” non sarebbero mai stati scoperti. La seconda è che i musei custodiscono ancora specie non descritte, talvolta nel cassetto sbagliato. Una collezione ben curata, e qualcuno che la riapra con occhi nuovi, valgono quanto una spedizione.

E nel Mediterraneo? I nostri due cavallucci

Cavalluccio camuso Hippocampus hippocampus nel Mediterraneo
Il cavalluccio camuso (Hippocampus hippocampus), la specie dal muso corto.

Nel Mediterraneo i cavallucci “veri” sono due, entrambi del genere Hippocampus:

Sono parenti stretti dei sea muppets e condividono con loro la caratteristica più famosa della famiglia: è il maschio a portare avanti la gravidanza. Se ne parla in generale anche nella scheda sul cavalluccio marino o ippocampo.

Anche i nostri cavallucci se la passano male. Secondo il lavoro di mappatura di Luciano Bosso e Rosario Balestrieri, negli ultimi 15-20 anni le attività umane hanno ridotto le popolazioni delle due specie di circa il 30%. Il caso più noto è il Mar Piccolo di Taranto: ospitava una delle più grandi popolazioni conosciute di H. guttulatus, crollata dal 2016. Per provare a ricostituirla, nel maggio 2024 sono stati rilasciati circa 160 giovani cavallucci nati e allevati all’Acquario di Genova.

Cavalluccio a muso lungo Hippocampus guttulatus
Il cavalluccio a muso lungo (Hippocampus guttulatus), il più grande dei due cavallucci mediterranei.

Le minacce sono quelle che ritornano anche nella storia australiana: catture accidentali della pesca, degrado delle praterie di posidonia e degli altri habitat a cui si aggrappano, ondate di calore marine. Tutti i cavallucci del genere Hippocampus sono inseriti nell’Appendice II della CITES, che regola il commercio internazionale, e le due specie mediterranee sono protette dalla Convenzione di Barcellona.

La differenza è che i nostri cavallucci li possiamo ancora incontrare in immersione, a pochi metri di profondità. Dei sea muppets, per ora, abbiamo solo sette esemplari in alcol.

Domande frequenti

Cosa sono i “sea muppets”?

Sono tre specie di pesci del genere Australyichthys, descritte nel 2026, che vivono sulle scogliere profonde dell’Australia meridionale. Somigliano moltissimo ai cavallucci marini ma appartengono a un ramo evolutivo diverso della stessa famiglia, i Syngnathidae.

Perché nessuno li ha mai visti vivi?

Vivono tra 50 e 125 metri di profondità, fuori dalla portata dei subacquei sportivi, e sono piccoli e mimetici. I sette esemplari conosciuti sono stati tutti catturati per caso da reti a strascico o draghe in circa 65 anni.

Quanti cavallucci marini ci sono nel Mediterraneo?

Due specie: il cavalluccio camuso (Hippocampus hippocampus) e il cavalluccio a muso lungo (Hippocampus guttulatus). Entrambe sono in calo e sono protette.

Fonti

  • Short G., Harasti D. et al. (2026). Descrizione del genere Australyichthys. Journal of Lost Species.
  • ScienceDaily / The Conversation, «Scientists discover mysterious seahorse lookalikes that no one has ever seen alive», 29 ottobre 2026. sciencedaily.com
  • Bosso L., Balestrieri R. et al., mappatura della presenza di Hippocampus hippocampus e H. guttulatus in Italia (intervista su Scubaportal).
  • Acquario di Genova, rilascio di giovani H. guttulatus nel Mar Piccolo di Taranto, maggio 2024.
Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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