Biologia Marina

Il polpo mediterraneo invade l’Inghilterra e fa sparire granchi e astici. E in Adriatico lo liberiamo contro il granchio blu

In Inghilterra il polpo comune, lo stesso che mangiamo in insalata, è diventato un’emergenza. Al largo della Cornovaglia e del Devon ce ne sono così tanti che granchi, astici e capesante stanno sparendo dalle nasse, e il governo britannico ha dovuto convocare scienziati e pescatori per capire cosa fare. Nello stesso momento, in Adriatico, stiamo liberando in mare migliaia di piccoli polpi per combattere il granchio blu. Guardando cosa succede oltremanica, viene da chiedersi: è stata davvero una buona idea?

In questo articolo · 7 sezioni
  1. L'”esplosione” di polpi in Inghilterra
  2. Prima la Bretagna, poi l’Inghilterra
  3. Il rovescio della medaglia: granchi, astici e capesante
  4. Intanto in Adriatico: i polpi contro il granchio blu
  5. Perché il caso inglese dovrebbe farci riflettere
  6. Domande frequenti
  7. Fonti
Polpo comune (Octopus vulgaris) a Gozo, Malta
Diego Delso, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

L'”esplosione” di polpi in Inghilterra

Il fenomeno è iniziato nella primavera del 2025 ed è ancora in corso. Il Marine Biological Association di Plymouth lo definisce il più grande “bloom” di polpo comune (Octopus vulgaris) registrato da almeno 75 anni nel sud-ovest del Regno Unito. Ne avevamo parlato già allora in questo articolo, quando sembrava una stagione eccezionale. Oggi i numeri sono di un altro ordine:

  • gli sbarchi di polpo nei porti britannici sono passati da una media di circa 220 tonnellate all’anno (2021-2024) a oltre 3.700 tonnellate solo tra gennaio e agosto 2026, quasi il 1.500% in più;
  • al mercato ittico di Brixham, nel Devon, sono state vendute 103 tonnellate di polpo in un solo giorno, per oltre mezzo milione di sterline;
  • i polpi non sono più solo in Cornovaglia e nel Devon: sono stati segnalati nel Dorset, nel Sussex, in Galles e perfino in Scozia;
  • per la prima volta il polpo comune si sta riproducendo in modo diffuso nelle acque britanniche, dove storicamente era raro.

Il 15 ottobre il Ministero dell’ambiente britannico (Defra) ha ospitato una conferenza dedicata, subito ribattezzata “Octo-Con”, con pescatori, ricercatori e gestori della pesca. La consulente scientifica del ministero, Anjali Goswami, ha detto che l’aumento dei polpi è un promemoria di quanto velocemente possano cambiare gli ecosistemi marini.

Prima la Bretagna, poi l’Inghilterra

Non è un fenomeno solo britannico. Già nel 2021-2022 le coste della Bretagna, in particolare il Finistère e le isole Glénan, erano state “invase” dai polpi, come avevamo raccontato in “La Bretagna è invasa dai polpi”: in alcuni porti si sbarcavano fino a 20 tonnellate al giorno. Le isole del Canale, come Guernsey, hanno avuto il loro bloom dal 2024, e secondo i modelli delle correnti studiati dai ricercatori di Plymouth sono state proprio le larve arrivate da lì a “seminare” le coste inglesi.

La causa principale, per gli scienziati, è il riscaldamento del mare: inverni più miti e ondate di calore marine permettono a più larve di sopravvivere e agli adulti di riprodursi più a nord del solito.

Il rovescio della medaglia: granchi, astici e capesante

Per alcuni pescatori il polpo è stato una fortuna: non ha quote, si vende bene ed è richiesto dai mercati del sud Europa. Ma per chi viveva di crostacei e molluschi è stato un disastro. Il polpo è un predatore generalista e voracissimo: entra nelle nasse e svuota granchi e astici, apre le capesante, si nutre di qualunque crostaceo o mollusco trovi sul fondo. Gli sbarchi di granchio, astice e capasanta nel sud-ovest dell’Inghilterra sono crollati, e molti pescatori hanno dovuto riconvertirsi al polpo per sopravvivere.

Tana di polpo circondata da conchiglie di molluschi
La tana di un polpo circondata dai gusci delle sue prede: il polpo mangia crostacei, ma anche moltissimi molluschi bivalvi.

È qui che la storia inglese incrocia quella italiana.

Intanto in Adriatico: i polpi contro il granchio blu

Da agosto 2026, al largo di Cesenatico e Riccione, sono in corso i rilasci del progetto Octo-Blu, promosso dalla Regione Emilia-Romagna con l’Università di Bologna e finanziato dal fondo europeo FEAMPA. Il gruppo di ricerca coordinato da Oliviero Mordenti, con Antonio Casalini, ha fatto riprodurre i polpi in laboratorio al Centro universitario di produzioni ittiche di Cesenatico e li sta liberando in mare, insieme a rifugi artificiali in cemento e argilla posati sul fondo. Secondo quanto riportato dalla stampa, l’obiettivo è arrivare a decine o centinaia di migliaia di giovani polpi, fino a mezzo milione.

L’idea ha basi scientifiche solide. In vasca, un polpo di circa 600 grammi riesce a catturare un granchio blu di oltre 400 grammi, e un adulto può mangiare ogni giorno l’equivalente di circa 350 grammi di tessuti di granchio. Nel 2025 uno studio pubblicato su Ecology and Evolution ha documentato per la prima volta polpi selvatici che predano granchi blu adulti nel Mediterraneo. Il granchio blu, intanto, continua a fare danni enormi alle vongole delle lagune, in un Adriatico dove i bivalvi sono già in crisi, come abbiamo raccontato in “Dopo le veraci spariscono i lupini”.

Granchio blu Callinectes sapidus
Il granchio blu (Callinectes sapidus), specie invasiva arrivata dall’Atlantico occidentale.

Perché il caso inglese dovrebbe farci riflettere

L’esperienza della Manica non dimostra che Octo-Blu sia sbagliato. Ma mette in luce alcuni punti che nel racconto dei “polpi killer” contro il granchio blu sono passati in secondo piano.

1. Il polpo non sceglie il granchio blu: sceglie la preda più facile

In vasca, un polpo con un granchio blu davanti lo mangia. In mare, invece, ha a disposizione un intero menù: vongole, cozze, fasolari, canestrelli, granchi nostrani, gamberi. Il caso inglese mostra che, quando i polpi aumentano, a pagare sono proprio i crostacei e i molluschi di valore commerciale. In Adriatico vuol dire le stesse risorse che il granchio blu sta già distruggendo.

2. Il polpo non vive dove il granchio blu fa più danni

Lo hanno ammesso gli stessi ricercatori: il polpo comune non ama le acque calde, basse e sabbiose delle lagune e del delta del Po, dove il granchio blu ha fatto i danni peggiori. I polpi vengono infatti liberati in mare, vicino a scogliere e rifugi artificiali. Lì caccerà quello che trova, e non è detto che il granchio blu sia la preda principale.

3. Il mare che si scalda potrebbe fare da solo

Il bloom inglese non nasce da nessun rilascio: è il risultato di temperature più alte e di correnti favorevoli. Anche l’Adriatico si sta scaldando rapidamente. Se le condizioni favoriranno il polpo, potrebbe aumentare da solo; se non lo faranno, i polpi nati in laboratorio difficilmente sopravviveranno. Le paralarve rilasciate hanno infatti una mortalità naturale che può arrivare al 99,9%.

4. Manca ancora il dato più importante

Per ora non ci sono risultati pubblicati sull’effetto dei rilasci in mare: né sul granchio blu, né sulle altre prede. Un monitoraggio serio dovrebbe misurare non solo quanti granchi blu mangiano i polpi, ma anche quante vongole, quanti fasolari e quanti granchi autoctoni.

La conclusione più onesta, quindi, è che il polpo non è un’arma mirata. È un predatore generalista che può aiutare a contenere il granchio blu, ma che non distingue tra una specie invasiva e una risorsa della pesca. Gli inglesi lo stanno scoprendo a loro spese.

Per approfondire la biologia di questo cefalopode leggi la nostra scheda sul polpo comune, e per le strategie contro il granchio blu il nostro articolo sui fondi per il granchio blu rimasti inutilizzati in Veneto.

Domande frequenti

Perché ci sono così tanti polpi in Inghilterra?

Secondo il Marine Biological Association, il bloom è legato soprattutto al riscaldamento del mare e alle correnti che hanno trasportato larve di polpo dalla Francia e dalle isole del Canale verso le coste inglesi. È il più grande degli ultimi 75 anni almeno.

Che cos’è il progetto Octo-Blu?

È un progetto sperimentale della Regione Emilia-Romagna e dell’Università di Bologna che alleva polpi in laboratorio e li rilascia in mare al largo di Cesenatico e Riccione, per verificare se possano contribuire a contenere il granchio blu.

Il polpo mangia davvero il granchio blu?

Sì. Gli esperimenti in vasca e le prime osservazioni in natura confermano che il polpo comune preda il granchio blu, anche esemplari grandi. Ma in mare il polpo mangia anche molti altri crostacei e molluschi.

I polpi rilasciati in Adriatico possono causare un’invasione come in Inghilterra?

È improbabile che i rilasci da soli creino un’esplosione di polpi, perché la mortalità delle larve è altissima. Il bloom inglese è stato causato dalle condizioni ambientali. Proprio per questo, però, conviene monitorare con attenzione l’effetto dei polpi su tutte le prede, non solo sul granchio blu.

Fonti

  • Marine Biological Association, University of Plymouth, Plymouth Marine Laboratory: rapporti sul bloom di Octopus vulgaris nel sud-ovest del Regno Unito (gennaio e giugno 2026).
  • Defra, “Octopus explosion off South West prompts talks between fishermen and scientists”, 16 ottobre 2026.
  • Fishing News, “Conference addresses octopus boom impacts”, 26 ottobre 2026.
  • Ocean and Coastal Futures, “Common octopus reaches Scotland as UK bloom enters second year”, 2026.
  • Fernández J. et al. (2025). First records of wild octopus (Octopus vulgaris) preying on adult invasive blue crabs (Callinectes sapidus). Ecology and Evolution, 15(2).
  • Predation by native Mediterranean species on the invasive blue crab: experimental evidence from the common octopus and the loggerhead sea turtle. Animals (MDPI), 2025.
  • Università di Bologna e Regione Emilia-Romagna, progetto Octo-Blu; AFP e il Resto del Carlino, agosto 2026.

Marcello Guadagnino — Biologo marino · Fondatore di Il Giornale dei Marinai · ilgiornaledeimarinai.it

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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