Acquacoltura

Granchio blu, i soldi ci sono ma nessuno li chiede: in Veneto resta inutilizzato oltre metà del bando

Da tre anni il granchio blu svuota le lagune del Delta del Po. Eppure, quando la Regione Veneto mette sul tavolo mezzo milione di euro per aiutare le imprese a cambiare strada, le domande arrivate sono appena sei. Più della metà dei fondi è rimasta in cassa e il bando è stato riaperto. È un dato che sembra un paradosso, ma che racconta molto bene in che condizioni si trova oggi la molluschicoltura dell’Alto Adriatico.

In questo articolo · 8 sezioni
  1. I numeri del bando
  2. Non sono ristori, ed è qui il punto
  3. Quanto pesa davvero il granchio blu nel Polesine
  4. La vera vittima è la vongola verace
  5. Il quadro nazionale
  6. Cosa servirebbe
  7. Domande frequenti
  8. Fonti
Granchio blu, i soldi ci sono ma nessuno li chiede: in Veneto resta inutilizzato oltre metà del bando

I numeri del bando

Con una delibera approvata il 20 ottobre 2026, la giunta regionale del Veneto ha fatto il punto sull’avviso dedicato alle imprese di acquacoltura colpite dall’invasione di Callinectes sapidus e dalla mucillagine. La disponibilità massima era di 530.000 euro. Alla scadenza sono arrivate soltanto sei manifestazioni di interesse, per circa 230.400 euro di contributi richiesti. Restano quindi disponibili 299.601,70 euro, oltre la metà delle risorse.

Voce Valore
Dotazione massima del bando 530.000 €
Domande arrivate 6
Contributi richiesti circa 230.400 €
Fondi non utilizzati 299.601,70 €
Scadenza originaria 7 settembre 2026, prorogata al 17 settembre
Riapertura 20 giorni dalla delibera (fino al 12 novembre secondo le cronache locali)

La scadenza era già stata spostata una volta, dal 7 al 17 settembre, su richiesta delle associazioni di categoria, che avevano segnalato difficoltà a raccogliere i preventivi necessari per presentare le domande. Non è bastato.

Non sono ristori, ed è qui il punto

Per capire perché i soldi restano fermi bisogna guardare che cosa finanzia questo bando. Non si tratta di un indennizzo per i danni subiti, ma di un contributo per investire in nuove produzioni: l’obiettivo è ridurre la dipendenza dalle specie più esposte al granchio. Il bando infatti esclude i nuovi allevamenti di vongole veraci e di mitili e orienta gli investimenti verso alternative come ostriche, alghe e altre specie acquatiche ammesse. Tra le spese ammissibili ci sono l’ammodernamento degli impianti, le attrezzature per proteggere gli allevamenti dai predatori e il recupero di stagni e lagune con la rimozione del limo.

Sulla carta è una misura sensata. Nella pratica, però, chiede a imprese in crisi profonda di fare quello che è più difficile fare in crisi: anticipare soldi, progettare e cambiare mestiere. I bandi FEAMPA funzionano a rimborso, con preventivi, progetti e rendicontazione. Un’impresa che ha visto il fatturato crollare fatica a trovare la liquidità e il tempo per seguire tutto questo, anche quando il contributo è a portata di mano.

C’è poi un problema di dettaglio, ma che pesa. Nelle FAQ di bandi FEAMPA precedenti della stessa Regione si chiarisce che le nasse e le gabbie per catturare il granchio blu non sono spese ammissibili, perché sono attrezzi da pesca e non strutture di acquacoltura. Sono invece ammesse le recinzioni con pali e reti per proteggere gli allevamenti di vongole. Chi vive di laguna lo sa bene: lo strumento più usato contro il granchio è proprio la nassa.

Quanto pesa davvero il granchio blu nel Polesine

I numeri dei ristori danno la misura del problema. Per i danni del 2024, l’Agenzia veneta per i pagamenti ha ammesso 677 domande di indennizzo tra le province di Rovigo e Venezia, nell’ambito del Fondo di solidarietà nazionale. Quell’accesso era stato aperto alla pesca e all’acquacoltura dopo il decreto ministeriale del 12 marzo 2025, che ha riconosciuto il carattere eccezionale dell’invasione in Veneto. La conta dei danni del 2025 è ancora in corso.

Il quadro più chiaro arriva da Scardovari. In un’intervista pubblicata il 30 ottobre da Italia a Tavola, Paolo Mancin, presidente del Consorzio delle cooperative pescatori del Polesine (14 cooperative, fondato nel 1976) e del Consorzio di tutela della Cozza di Scardovari Dop, ha dato numeri molto duri:

  • il fatturato del Consorzio è sceso da 60 milioni di euro nel 2023 a 15 milioni nel 2024;
  • la produzione di vongole veraci è passata da circa 50.000 a 5.000 quintali;
  • il Consorzio ha perso circa la metà dei suoi pescatori.

Dopo circa un anno e mezzo di tentativi, il Consorzio ha concluso che contrastare il granchio era una battaglia persa e ha deciso di pescarlo e venderlo. Uno dei due impianti di depurazione e confezionamento è stato affittato a una società dello Sri Lanka, a cui viene conferito circa il 95% del granchio pescato ogni giorno: circa 150 quintali. Secondo Mancin, in Italia sarebbe stato difficile valorizzarlo. Il resto della strategia è la diversificazione: continuare con cozze e vongole e puntare sulle ostriche, un mercato in cui l’Italia ha finora importato circa il 90% di quello che consuma. Le ostriche, tra l’altro, si possono allevare in modo da proteggerle dal granchio.

La vera vittima è la vongola verace

C’è un dettaglio biologico che vale la pena ricordare. La vongola verace allevata nelle lagune del Delta, Ruditapes philippinarum, non è una specie autoctona: è stata introdotta nella Laguna di Venezia nel 1983 e in pochi anni è diventata la base di un’economia enorme. Oggi questa specie aliena “addomesticata” viene distrutta da un’altra specie aliena, il granchio blu, che apre i gusci con le chele. Il granchio è un predatore opportunista, e in lagune con densità di vongole altissime trova una dispensa senza fine. Ne ho parlato più nel dettaglio nell’articolo sui predatori del granchio blu e nella pagina dedicata alle specie aliene del Mediterraneo.

Il quadro nazionale

Il bando veneto è solo un tassello. A livello nazionale il piano di intervento presentato nel 2025, coordinato dal commissario straordinario Enrico Caterino, vale complessivamente 54 milioni di euro sul biennio 2025–2026. Prevede sei linee di azione: protezione degli habitat, pesca selettiva (con l’obiettivo di circa 2.600 tonnellate prelevate nell’Alto Adriatico), smaltimento della biomassa non commerciabile, barriere fisiche per gli allevamenti, indennizzi e rilancio delle attività. L’Emilia-Romagna ha aggiunto altri fondi propri, e il Veneto ha avviato un progetto da circa 1,57 milioni di euro per studiare filiere alternative al consumo alimentare, come mangimi e altri usi della biomassa, attivo fino al 31 dicembre 2026.

Il problema, quindi, non sembra essere la mancanza di soldi. È la distanza tra come sono scritti gli strumenti e la situazione reale di chi dovrebbe usarli.

Cosa servirebbe

A mio avviso servono tre cose: procedure più semplici, anticipi sui contributi e accompagnamento tecnico per chi vuole passare a nuove specie. Riconvertire un’impresa dalla vongola all’ostrica non è come cambiare fornitore. Servono competenze, seme, attrezzature diverse e qualche stagione di prove. Un bando che lascia venti giorni per presentare un progetto di riconversione rischia di premiare solo chi era già pronto.

La riapertura è una seconda occasione. Se anche questa volta le domande saranno poche, la Regione avrà un dato su cui riflettere: i pescatori del Delta non hanno bisogno solo di fondi, ma di strumenti che possano davvero usare.

Per chi vuole approfondire: la confusione sui prezzi del granchio blu, come cucinarlo e le altre notizie della sezione acquacoltura.

Domande frequenti

Quanti fondi del bando granchio blu sono rimasti inutilizzati in Veneto?

Su una dotazione massima di 530.000 euro sono stati richiesti circa 230.400 euro da sei imprese. Restano disponibili 299.601,70 euro, oltre la metà delle risorse.

Il bando serve a risarcire i danni del granchio blu?

No. Finanzia investimenti per diversificare l’acquacoltura verso specie meno esposte, come ostriche e alghe. Esclude i nuovi allevamenti di vongole veraci e mitili. Gli indennizzi per i danni passano invece dal Fondo di solidarietà nazionale.

Quante domande di indennizzo sono state accolte per il 2024?

L’Agenzia veneta per i pagamenti ha ammesso 677 domande di indennizzo tra le province di Rovigo e Venezia per i danni del 2024.

Che fine fa il granchio blu pescato a Scardovari?

Il Consorzio delle cooperative pescatori del Polesine conferisce circa il 95% del pescato giornaliero, circa 150 quintali, a una società dello Sri Lanka che ha preso in affitto uno dei suoi impianti di lavorazione.

Fonti

  • Il Gazzettino, «Granchio blu, inutilizzato il 50% dei fondi per la pesca. Arrivano solo sei domande e restano in cassa altri 299.601,70 euro», 26 ottobre 2026.
  • La Voce di Rovigo / Polesine24, «Pesca, 300mila euro a rischio», 28 ottobre 2026.
  • Italia a Tavola, «Come salvare cozze e vongole dal granchio blu? A Scardovari la risposta è “diversificare”», 30 ottobre 2026.
  • Regione del Veneto, pagina bandi pesca professionale e acquacoltura: domande per i danni da granchio blu ai sensi del D.lgs. 102/2004; DGR n. 740 del 21/07/2026; proroga con DDR pubblicato sul BUR n. 119 del 04/09/2026.
  • Regione del Veneto, FAQ FEAMPA 2021–2027 (bandi DGR n. 637/2025).
  • Decreto MASAF 12 marzo 2025, G.U. n. 65 del 19 marzo 2025 (eccezionalità della diffusione del granchio blu in Veneto).
  • Corriere Nazionale, «Il granchio blu potrebbe diventare anche mangime: al via una ricerca», 23 aprile 2025.
Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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