Nella primavera del 2025, i pescatori delle coste sud-occidentali dell’Inghilterra, in particolare nelle regioni di Devon e Cornovaglia, hanno assistito a un fenomeno inaspettato: un’improvvisa e massiccia presenza di polpi nelle loro reti. Questo incremento è stato attribuito a un’ondata di calore marina che ha innalzato le temperature dell’acqua di 2-4°C sopra la media stagionale. Stessa cosa é accaduta in Bretagna dove le popolazioni di polpi stanno “invadendo” il Finistere e le isole Glenan.
Il mercato ittico di Brixham, nel Devon, ha registrato un afflusso senza precedenti di polpi, con picchi fino a 36 tonnellate in un solo giorno, rispetto ai circa 200 kg dello stesso periodo dell’anno precedente. Questa abbondanza ha rappresentato un’opportunità economica significativa per i pescatori, poiché i polpi non sono soggetti a quote di pesca e possono essere venduti fino a 9€ al chilogrammo, principalmente per l’esportazione verso la Spagna.
Tuttavia, non tutti vedono positivamente questa situazione. I polpi, predatori opportunisti, stanno entrando nelle trappole per granchi e aragoste attraverso le aperture progettate per consentire la fuga dei giovani crostacei, causando danni alle catture e preoccupazioni tra i pescatori locali. Questo ha generato tensioni all’interno della comunità, evidenziando la complessità ecologica ed economica del fenomeno.

Le acque calde al largo di Devon e della Cornovaglia stanno generando un “bonus finanziario” basato sulla pesca dei cefalopodi.
Il boom dei polpi nel sud dell’Inghilterra, in particolare di Octopus vulgaris, sembra legato a un aumento anomalo della temperatura marina tra i +2 e +4 °C rispetto alla media stagionale, come già documentato in studi sullo spostamento delle specie marine (Poloczanska et al., 2013 – Nature Climate Change). Questo cefalopode, noto per la sua crescita rapida e la breve durata di vita (in media 12–18 mesi), può reagire rapidamente a condizioni ambientali favorevoli, aumentando la propria densità in pochi cicli riproduttivi. Tuttavia, la sua espansione comporta effetti collaterali: è un predatore vorace di crostacei, bivalvi e piccoli pesci, e può danneggiare pesche locali non preparate, come quelle di granchi e aragoste, alterando gli equilibri economici ed ecologici. Situazioni simili sono state osservate in Galizia (Spagna) e lungo le coste portoghesi, dove un aumento dei polpi ha causato il collasso parziale di altre filiere. La sfida, oggi, non è solo sfruttare economicamente questo boom, ma comprenderne le implicazioni a lungo termine per la biodiversità e per la gestione integrata delle risorse marine.
Gli esperti ritengono che l’aumento dei polpi sia una conseguenza dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento delle temperature marine. Eventi simili, sebbene di minore entità, sono stati osservati in decenni precedenti. Le autorità e i biologi marini stanno monitorando attentamente la situazione e valutando strategie di gestione sostenibile nel caso in cui la tendenza dovesse persistere.
