Dopo le veraci spariscono i lupini: perché la vongola dell’Adriatico (Chamelea gallina) è in crisi
Quando si parla di vongole in crisi nell’Alto Adriatico si pensa subito al granchio blu. Ma c’è una seconda crisi, più silenziosa e forse più preoccupante, che riguarda il mare aperto: quella dei lupini, la vongola comune Chamelea gallina. Da Chioggia alla Romagna le draghe idrauliche sono ferme o quasi da due anni, e sui fondali sabbiosi dove un tempo si raccoglievano migliaia di tonnellate oggi restano soprattutto gusci vuoti.
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Due vongole, due crisi diverse
È utile chiarire subito la differenza, perché nei media le due specie vengono spesso confuse.
- La vongola verace (Ruditapes philippinarum) è una specie introdotta, allevata nelle lagune del Delta del Po e di Venezia. È lei la vittima principale del granchio blu.
- Il lupino (Chamelea gallina) è una specie autoctona che vive in mare aperto, sui fondali sabbiosi costieri tra circa 3 e 12 metri, e viene pescato con le draghe idrauliche. Qui il granchio blu non è la causa principale: il problema è l’ambiente.
Questa differenza è il cuore della storia. La crisi della verace si può in parte affrontare con recinzioni, pesca selettiva del granchio e diversificazione. La crisi del lupino, invece, ci dice che qualcosa è cambiato nel mare stesso.
Cronologia di un collasso
Estate 2024. Al largo di Chioggia e Venezia la popolazione di Chamelea gallina viene colpita da una moria improvvisa e straordinaria, confermata dai monitoraggi in mare. Il 7 ottobre 2024 la Capitaneria di porto di Chioggia, con l’ordinanza n. 71, sospende la pesca delle vongole e dei bibi (Sipunculus nudus) con draga idraulica dal 1° ottobre 2024 fino a nuovo ordine.
Settembre 2025. La crisi si allarga alla Romagna. In un solo fine settimana la vongola scompare dai fondali tra Goro e Bellaria, con epicentro davanti a Ravenna, Cesenatico e Bellaria. Le diciotto barche del consorzio Co.Ge.Mo. di Ravenna, undici ormeggiate a Cesenatico e sette a Goro, restano ferme. La prima ipotesi di Arpae è un grande apporto di acqua dolce da fiumi e canali, che si stratifica sul fondo senza rimescolarsi per la mancanza di mareggiate.
Ottobre–novembre 2025. I monitoraggi della Regione Veneto, coordinati da Veneto Agricoltura, confermano l’assenza di una ripresa naturale davanti a Chioggia e Venezia.
Febbraio 2026. Secondo i dati diffusi dall’ANSA, tra Goro e Trieste la risorsa risulta praticamente azzerata: circa 150 imbarcazioni ferme dal settembre 2024, 300 addetti senza reddito e un danno stimato di 20 milioni di euro. Anche i tentativi di risemina sono falliti. Il Marine Stewardship Council parla di un rischio per l’intero ecosistema e di almeno 300 famiglie di pescatori colpite. È un dettaglio amaro: la pesca dei lupini di Chioggia e Venezia, gestita da Bivalvia Veneto, nel 2018 era stata la prima in Italia e nel Mediterraneo a ottenere la certificazione MSC di pesca sostenibile.
Aprile 2026. Veneto Agricoltura e i consorzi Co.Ge.Vo. di Chioggia e Venezia firmano un accordo da oltre 4 milioni di euro di fondi FEAMPA per bonifica, pulizia e ossigenazione dei fondali, con il supporto scientifico del CREA. L’obiettivo dichiarato è riportare la densità delle vongole al 30% entro sei mesi.
Estate 2026. In Romagna il consorzio di Ravenna dispone un fermo a luglio per far crescere il prodotto. Alla riapertura, a inizio agosto, la crescita non basta e le aree pescabili restano poche. Poi arriva una nuova moria. Nello stesso periodo il caldo record e la mucillagine colpiscono anche le cozze, con perdite medie del 60–70% negli allevamenti romagnoli e punte del 100%.
Perché il lupino muore
Per capire la crisi bisogna guardare la biologia della specie. Chamelea gallina è un bivalve veneride che vive infossato appena sotto la superficie della sabbia e si nutre filtrando l’acqua sopra il fondale con due sifoni corti. Questo stile di vita lo rende molto sensibile proprio a ciò che succede nello strato d’acqua a contatto con il fondo.
Le cause indicate da pescatori e tecnici sono diverse, e probabilmente agiscono insieme:
- Temperature estreme. Nell’estate 2024 l’acqua ha superato i 30 °C. Un bivalve di fondali bassi non può spostarsi verso acque più fresche: col caldo il suo metabolismo accelera, consuma più ossigeno e l’acqua ne contiene meno.
- Mucillagine. Quando questi aggregati di materia organica si depositano sul fondo, la loro decomposizione consuma ossigeno e può creare uno strato povero di ossigeno (ipossia) proprio dove vivono le vongole.
- Acqua dolce e stratificazione. Le piene dei fiumi portano acqua meno salata che, senza mareggiate, si sovrappone a quella di mare senza mescolarsi. Gli strati profondi restano isolati e si impoveriscono di ossigeno, mentre lo stress osmotico indebolisce i molluschi.
- Inquinanti trasportati dai fiumi durante le alluvioni, indicati dai pescatori tra le possibili concause.
Il risultato è un ambiente in cui il lupino non riesce né a sopravvivere né a riprodursi abbastanza da ricostituire i banchi. È per questo che le semine con vongole del Medio Adriatico non hanno funzionato: se le condizioni sul fondo restano sfavorevoli, anche il prodotto seminato muore.
Come ha detto Paolo Tiozzo di Confcooperative, i molluschi sono le prime sentinelle della salute delle acque. Un filtratore immobile sul fondo registra quello che succede nel mare meglio di qualsiasi sensore.
Un mestiere che rischia di sparire
La pesca dei lupini con draghe idrauliche è una delle attività più regolate del Mediterraneo. È gestita dai consorzi Co.Ge.Vo., con quote giornaliere per barca, giorni di pesca limitati e una taglia minima ridotta in deroga rispetto ai 25 mm previsti dal regolamento europeo, sulla base di piani di gestione nazionali. Per anni è stato considerato un modello di autogestione. Ne trovi una panoramica nella sezione sulle tecniche di pesca professionale.
Proprio questo sistema mostra il limite della gestione della pesca quando cambia il clima: si può controllare quanto si preleva, ma non quanto mare caldo, acqua dolce o mucillagine arrivano sul fondo. Una flotta che aveva fatto tutto “per bene” si trova ferma per cause che non dipendono da lei.
Le conseguenze arrivano anche in tavola. Con veraci e lupini dell’Alto Adriatico in crisi, gli spaghetti alle vongole sono sempre più spesso preparati con prodotto importato. Trovi approfondimenti nella sezione dedicata ai prezzi del pesce e nella guida ai molluschi del Mediterraneo.
E adesso?
Ad oggi non ho trovato notizie ufficiali di una ripresa stabile della pesca davanti a Chioggia e Venezia, né di risultati pubblici dell’accordo di aprile sull’obiettivo del 30% di densità. In Romagna la nuova moria dell’estate 2026 fa temere che il problema riguardi anche il 2027.
Secondo me, la priorità ora è la diagnosi. Servono dati pubblici e continui su ossigeno al fondo, salinità e temperatura nelle aree dei banchi, analisi sistematiche sugli animali morti e criteri trasparenti per decidere quando riaprire. Senza una diagnosi chiara si rischia di spendere milioni in semine e ossigenazioni che il mare annulla alla prima estate calda. Il lupino non è solo una risorsa economica: è un indicatore di come sta cambiando l’Adriatico.
Per il quadro generale sulle crisi del settore, segui la sezione pesca professionale e quella sulla sostenibilità.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra lupino e vongola verace?
Il lupino (Chamelea gallina) è una vongola autoctona che vive in mare aperto sui fondali sabbiosi ed è pescata con le draghe idrauliche. La verace (Ruditapes philippinarum) è una specie introdotta, allevata nelle lagune, ed è la principale vittima del granchio blu.
Perché i lupini stanno morendo nell’Alto Adriatico?
Le cause indicate sono temperature dell’acqua molto alte, mucillagine che si deposita sui fondali, apporti di acqua dolce che creano stratificazione e scarsità di ossigeno sul fondo, e inquinanti portati dai fiumi. Probabilmente questi fattori agiscono insieme.
Dove è sospesa la pesca dei lupini?
Nel compartimento di Chioggia la pesca con draga idraulica di vongole e bibi è sospesa dal 1° ottobre 2024 con l’ordinanza n. 71 della Capitaneria di porto. In Romagna l’attività è stata fermata o fortemente ridotta dopo le morie del 2025 e del 2026.
Quanti pescatori sono colpiti?
Secondo i dati diffusi a febbraio 2026, tra Goro e Trieste circa 150 imbarcazioni erano ferme dal settembre 2024, con 300 addetti senza reddito e un danno stimato di 20 milioni di euro.
Fonti
- Capitaneria di porto di Chioggia, ordinanza n. 71 del 07/10/2024 (sospensione della pesca di Chamelea gallina e Sipunculus nudus con draga idraulica), richiamata nell’ordinanza sulla campagna di pesca delle seppie 2026.
- Corriere Romagna, «Vongole in Adriatico scomparse in un weekend, mistero sull’improvvisa moria in Romagna», 3 settembre 2025.
- In Terris / ANSA, «Alto Adriatico: il comparto delle vongole è al collasso», 8 febbraio 2026.
- Marine Stewardship Council, «Nord Adriatico: rischio ecosistemico per la moria di vongole lupino», 25 febbraio 2026.
- Chioggia Notizie, «Riparte la pesca delle vongole», 7 aprile 2026; La Voce di Venezia, «Rinasce la pesca della vongola: firmato un accordo per la salvaguardia del settore».
- Living Cesenatico, «Mare troppo caldo, strage di cozze e vongole in Romagna: a rischio anche il 2027», 15 settembre 2026.
- Regolamento (CE) n. 1967/2006 (Regolamento Mediterraneo) e regolamenti delegati UE sul piano di rigetti e sulla taglia minima delle vongole Venus spp. nelle acque italiane.




