Osservato dal Team del CSS composto dal Dott. Primo Micarelli e dalla Dott.ssa Francesca Romana Reinero, uno squalo salmone in Alaska.
Un incontro raro, soprattutto in acqua, con uno degli squali più elusivi del Pacifico settentrionale.Il Dott. Micarelli e la Dott.ssa Reinero hanno osservato un esemplare di squalo salmone (Lamna ditropis) a Port Fidalgo, Alaska.
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Il Dott. Primo Micarelli, fondatore e direttore del Centro Studi Squali di Massa Marittima, durante la spedizione a Port Fidalgo, Alaska.
Ci sono avvistamenti che si conquistano. Non bastano l’esperienza, l’attrezzatura o la fortuna: serve quella qualità rara che i grandi ricercatori sul campo chiamano semplicemente pazienza. Lo sanno bene il Dott. Primo Micarelli, Fondatore e Direttore del Centro Studi Squali-Istituto Scientifico di Massa Marittima, e la Dott.ssa Francesca Romana Reinero, Coordinatrice Scientifica, che nei giorni scorsi hanno condiviso sui social un incontro destinato a restare impresso nella memoria di chiunque si occupi di elasmobranchi: un maschio di squalo salmone (Lamna ditropis) osservato in acqua e dalla barca per lungo tempo a Port Fidalgo, luogo remoto dell’Alaska raggiungibile in un’ora e mezza di navigazione da Valdez.

Il Dott. Primo Micarelli documenta a distanza ravvicinata il maschio di Lamna ditropis in superficie nelle acque di Port Fidalgo, Alaska. Ph: Photography Expeditions / Ravencroft Lodge
Quattro giorni di attesa, pinne avvistate in superficie e poi scomparse, uscite in mare andate a vuoto. Solo al quinto e ultimo giorno della spedizione, organizzata da Sergio Riccardo di Photography Expeditions e dal lodge Ravencroft, l’esemplare si è presentato con tutta la sua eleganza predatoria, avvicinandosi a un’aringa in modo da poter essere osservato a distanza ravvicinata sia dai ricercatori in acqua che da chi era a bordo. «Un’emozione indescrivibile», scrivono Micarelli e Reinero nel loro post, con quella sobrietà che chi passa anni sul campo impara a usare al posto delle iperboli.
Il maschio di Lamna ditropis in superficie a Port Fidalgo, Alaska, durante la spedizione del Centro Studi Squali. Ph: Photography Expeditions / Ravencroft Lodge
Un lamnide del Pacifico
Un lamnide esclusivamente del Pacifico, parente stretto dello smeriglio (Lamna nasus) e una delle cinque specie appartenenti alla famiglia Lamnidae, quella che include il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias), lo smeriglio (Lamna nasus) e i mako (Isurus spp.). Con lo smeriglio condivide il genere Lamna e una somiglianza morfologica marcata, dal profilo idrodinamico, alla pinna caudale a mezzaluna. Tuttavia, la distinzione più netta risiede nella colorazione esterna: lo squalo salmone ha ampie macchie scure sul ventre, soprattutto negli individui giovani e subadulti, mentre lo smeriglio presenta normalmente un ventre bianco uniforme. Inoltre lo squalo salmone ha un corpo più robusto dello smeriglio, testa leggermente più corta e massiccia e occhi relativamente più grandi. Un’altra differenza è quella geografica: lo smeriglio frequenta l’Atlantico settentrionale e meridionale e il Pacifico e l’Indiano meridionale, oltre ad essere presente anche in Mediterraneo, mentre lo squalo salmone è esclusivamente un abitante del Pacifico settentrionale, dalle acque dell’Alaska, del Canada occidentale e della California fino alle coste del Giappone e del Mare di Bering.
Gli adulti raggiungono i 2,5 metri di lunghezza con record di 3 metri e i 200 chilogrammi di peso, con femmine leggermente più grandi dei maschi.
Sangue caldo nelle acque gelide: la rete mirabilis
Quello che rende Lamna ditropis un animale straordinario dal punto di vista fisiologico è la sua endotermia regionale. Come il grande squalo bianco, lo smeriglio e i mako, lo squalo salmone è in grado di mantenere la temperatura corporea significativamente superiore a quella dell’acqua circostante — fino a 20°C in più rispetto alle acque fredde che frequenta. Questo risultato è possibile grazie alla rete mirabilis, una fitta rete di arterie e vene che funziona come scambiatore di calore controcorrente, dove il sangue caldo proveniente dai muscoli cede calore al sangue arterioso freddo diretto verso i tessuti. In questo modo, il calore prodotto dall’attività muscolare viene conservato all’interno del corpo anziché disperso. Questo sistema permette di mantenere muscoli, visceri e talvolta anche il cervello e occhi a temperature superiori rispetto all’acqua circostante.
Nelle acque di Port Fidalgo, dove le temperature superficiali dell’acqua in estate si aggirano intorno agli 8-12°C, questo adattamento non è un lusso: è la condizione che permette allo squalo salmone di operare come predatore apicale efficiente, mantenendo reattività muscolare, prestazione natatoria e capacità di predazione che uno squalo ectotermo alle stesse temperature non potrebbe sostenere.
Port Fidalgo e la migrazione dei salmoni
Port Fidalgo non è una destinazione casuale. Si trova nel Prince William Sound, lo stesso sistema di fiordi che diventò tristemente noto nel 1989 per il disastro della petroliera Exxon Valdez. In estate, queste acque si trasformano in una delle mense più ricche del Pacifico settentrionale: i salmoni del Pacifico (Oncorhynchus spp.) risalgono in milioni verso i fiumi costieri, e gli squali salmone li seguono. È da questa associazione predatore-preda che deriva il nome comune della specie, sia in inglese (salmon shark) che in italiano.
La spedizione ha visto il team tentare l’avvistamento per cinque giorni consecutivi, in condizioni che chi ha lavorato sul campo in Alaska conosce bene: meteo variabile, acque torbide, animali imprevedibili nei loro movimenti. Il comportamento descritto da Micarelli e Reinero— un maschio «timido e diffidente» che si avvicina all’esca con cautela — rispecchia quanto documentato sul campo e in letteratura: nonostante le dimensioni e la posizione apicale nella catena trofica, Lamna ditropis mostra nei confronti dei subacquei un comportamento generalmente elusivo, molto diverso dalla curiosità degli squali bianchi o dall’approccio diretto spesso osservato nei mako.
Stato di conservazione e pressioni antropiche
Lamna ditropis è classificato come Least Concern al livello globale dalla Lista Rossa della IUCN, una valutazione che riflette l’ampiezza dell’areale e l’assenza di un mercato diretto per la specie. Non rientra nei circuiti commerciali di carne o pinne che decimano altri lamnidi. Tuttavia, è vulnerabile alle pressioni antropiche. La principale minaccia è rappresentata dalle catture accessorie nelle attività di pesca commerciali e sportive, in particolare nelle reti e nei palangari destinati ad altre specie pelagiche, ed è spesso vittima delle attività di pesca al salmone dell’Alaska. Nonostante però la cattura accessoria in reti da traino e palangari è difficile da quantificare con precisione, alcuni ricercatori hanno sollevato interrogativi sul ruolo crescente dello squalo salmone nelle dinamiche delle popolazioni di salmone reale (Oncorhynchus tshawytscha) nell’area del Prince William Sound — un tema che intreccia ecologia predatoria e gestione delle risorse ittiche.
Un’osservazione che vale una spedizione.
Al di là del valore scientifico, la testimonianza di Micarelli e Reinero ricorda qualcosa di importante a chi lavora in mare o lo studia: certi incontri non si programmano, si meritano. Cinque giorni in un fiordo remoto dell’Alaska, lontano dalla civiltà, a scrutare una superficie che non restituisce nulla per quattro giorni e poi, improvvisamente, regala tutto. Il maschio di Lamna ditropis che si avvicina all’aringa non sa di essere al centro di un’attesa così lunga. Ma chi era su quella barca lo sa benissimo.
Ringraziamo il Dr. Primo Micarelli e la Dott.ssa Reinero del Centro Studi Squali per aver condiviso questa straordinaria documentazione. La spedizione è stata organizzata da Photography Expeditions (Sergio Riccardo) con il supporto logistico del lodge Ravencroft (Boone e Alex), Port Fidalgo, Alaska.





