
La rotta nascosta
della farina di pesce
Più di un terzo della farina di pesce che la Spagna importa arriva oggi dal Marocco e dall’Africa occidentale. Nel 2015 era un decimo. E la Spagna è il primo fornitore dell’Italia. Undici anni di dati Eurostat per seguire l’ingrediente invisibile dei mangimi di orate e spigole.
L’ingrediente invisibile
Che cosa mangiano le orate che mangiamo
Quando compriamo un’orata o una spigola d’allevamento, raramente pensiamo a che cosa abbia mangiato. Eppure i pesci carnivori allevati nel Mediterraneo crescono con mangimi che contengono ancora farina e olio di pesce, ottenuti da piccoli pesci pelagici pescati altrove.
Negli ultimi anni l’industria ha ridotto queste quote, sostituendole in parte con soia, sottoprodotti e perfino farine di insetti. Ma non le ha eliminate: l’olio di pesce, in particolare, resta la fonte principale degli omega-3 che rendono il pesce allevato simile a quello selvatico.
Il mercato di queste materie prime è diventato sempre più teso. Secondo l’Osservatorio europeo dei mercati della pesca e dell’acquacoltura (EUMOFA), tra il 2004 e il 2024 il prezzo medio dell’olio di pesce è aumentato del 392%, fino a circa 3.490 euro a tonnellata, e quello della farina è più che raddoppiato. Quando una materia prima scarseggia e costa cara, si cercano nuove fonti. Una di queste si trova lungo le coste atlantiche dell’Africa nord-occidentale.
Il primo passo
Cosa dicono i dati italiani: dall’Africa, quasi niente
Ho cominciato dalle importazioni italiane nella banca dati Comext di Eurostat, che registra il commercio estero di tutti i paesi europei. Le voci doganali sono due: gli oli di pesce (codice 1504) e le farine di pesce per l’alimentazione animale (codice 230120), dal 2015 al 2025.
A prima vista, l’Africa occidentale quasi non compare. In undici anni l’Italia ha importato direttamente dalla Mauritania appena 842 tonnellate di farina di pesce, quasi tutte nel 2015 e 2016, e dal Senegal circa 2.200 tonnellate, concentrate tra il 2015 e il 2017. Di olio di pesce africano, praticamente nulla.
L’Italia compra quasi tutto in Europa. Per l’olio di pesce il primo fornitore è la Francia, con il 30% delle importazioni tra il 2015 e il 2025. Per la farina il primo fornitore è la Spagna, che nel 2025 ha coperto il 31% dell’import italiano, con oltre 16.000 tonnellate. Nel frattempo le importazioni italiane di olio sono calate del 36%, mentre il prezzo medio pagato è salito da 2.031 a 3.752 euro a tonnellata nel 2024.
Negli scambi tra paesi dell’Unione europea, le statistiche registrano il paese da cui la merce viene spedita, non quello in cui è stata prodotta. Quello che arriva “dalla Spagna” o “dalla Francia” non è necessariamente spagnolo o francese. Per sapere da dove viene davvero, bisogna fare un passo indietro.
Il passo indietro
La rotta: Africa, Spagna e Francia, Italia
Ho quindi analizzato che cosa importano i due principali fornitori dell’Italia, e da dove. È qui che la rotta si vede.
Nel 2015 la Spagna importava dal Marocco appena 201 tonnellate di farina di pesce. Nel 2023 erano 27.443, e sono rimaste sopra le 20.000 anche nel 2024 e nel 2025: oltre cento volte tanto in otto anni.
Mauritania, Senegal e Gambia, con un picco di oltre 14.000 tonnellate nel 2022. Dal Senegal il flusso è comparso dal nulla nel 2021 e ha superato le 6.000 tonnellate nel 2023.
Tra il 2015 e il 2025 la Francia ha importato oltre 48.000 tonnellate di olio di pesce da Mauritania e Senegal e quasi 81.000 dal Marocco: il 32,4% di tutto l’olio importato. Nel 2015 era più della metà.
Nel 2025 il 23,2% dell’olio di pesce importato dalla Spagna veniva da Marocco e Africa occidentale, il valore più alto del periodo. Per la prima volta sono arrivate oltre 1.500 tonnellate dal Gambia.
| Quota da Marocco e Africa occidentale sul totale importato | 2015 | Picco | 2025 |
|---|---|---|---|
| Spagna – farina di pesce | 10,8% | 44,1% (2023) | 35,4% |
| Francia – olio di pesce | 52,7% | 52,7% (2015) | 34,5% |
| Spagna – olio di pesce | 19,7% | 23,2% (2025) | 23,2% |
Fonte: elaborazione su dati Eurostat Comext (DS-045409), quantità in tonnellate. Africa occidentale: Mauritania, Senegal, Gambia. Dati 2025 provvisori.
I due paesi che riforniscono l’Italia della maggior parte della sua farina e del suo olio di pesce sono anche le principali porte d’ingresso in Europa di queste materie prime africane.

Da dove viene quel pesce
La farina e l’olio di pesce dell’Africa nord-occidentale si producono soprattutto con le sardinelle (la sardinella rotonda, Sardinella aurita, e la sardinella piatta, Sardinella maderensis) e con la bonga (Ethmalosa fimbriata). Sono piccoli pesci azzurri, parenti stretti della nostra sardina, e da secoli sono la base dell’alimentazione delle popolazioni costiere.
Secondo la FAO queste specie sono già sovrasfruttate, e la pressione dell’industria della farina rappresenta una seria minaccia per la sicurezza alimentare della regione. Già nel 2006 il gruppo di lavoro scientifico della FAO per l’Atlantico centro-orientale (CECAF) considerava sovrasfruttato lo stock di sardinella rotonda. Secondo la confederazione africana della pesca artigianale (CAOPA), le catture di sardinella sono calate del 58% nell’ultimo decennio.
- Mauritania: quasi 129.000 t di farina prodotte nel 2020
- 42 fabbriche censite nel 2025, seconda al mondo per numero
- La farina mauritana va soprattutto in Asia, l’olio soprattutto in Europa
- Gennaio 2026: il governo stringe le regole sul settore

Chi paga il conto
In Senegal il pesce fornisce circa il 70% delle proteine animali consumate dalla popolazione. Le sardinelle sono il pesce dei poveri: costano poco, si conservano affumicate o essiccate e arrivano fin nei mercati dell’interno. La loro lavorazione dà lavoro a migliaia di donne trasformatrici lungo la costa.
Quando le stesse sardinelle diventano materia prima per le fabbriche di farina, la concorrenza è impari: le fabbriche pagano di più e comprano grandi quantità, mentre il pesce disponibile per il consumo umano diminuisce e i prezzi salgono. Secondo una stima della fondazione Changing Markets, il pesce selvatico dell’Africa occidentale consumato dagli animali d’allevamento europei potrebbe contribuire a sfamare 33 milioni di persone nella regione.
- Pesce = circa 70% delle proteine animali in Senegal
- I pescatori artigianali chiedono la sardinella per il consumo umano
- Prezzi del pesce locale in aumento
L’ultimo anello
E i nostri allevamenti?
Resta l’anello che i dati doganali non possono mostrare. Farina e olio si mescolano nei depositi e nelle fabbriche di mangimi, e una tonnellata spedita dalla Spagna può contenere materia prima di provenienze diverse. I numeri dimostrano che i principali fornitori dell’Italia sono le principali porte d’ingresso dell’olio e della farina africani; non dimostrano che quelle tonnellate finiscano proprio nelle gabbie italiane.
Qualche indizio sulla filiera esiste. Secondo la Coalition for Fair Fisheries Arrangements (CFFA), che nel 2023 ha ripreso un’inchiesta della rete televisiva ARTE, l’azienda francese Olvea, con sede a Fécamp in Normandia e uno stabilimento a Nouadhibou, in Mauritania, commercializza circa 49.000 tonnellate di olio di pesce all’anno, per circa un terzo di origine mauritana, destinato anche ai produttori di mangimi per l’acquacoltura.
Per chiudere il cerchio servirebbe una cosa semplice: che i produttori di mangimi che riforniscono gli allevamenti italiani di orate e spigole dichiarassero pubblicamente da dove provengono le loro materie prime marine, e con quali garanzie. Oggi queste informazioni non arrivano al consumatore.
Come distinguere il pesce allevato da quello selvatico: leggi pesce allevato o pescato e come riconoscere un’orata d’allevamento.
Una domanda per chi compra
Trasparenza, non boicottaggio
Il pesce d’allevamento è spesso presentato come la risposta alla crisi del pesce selvatico, e in parte lo è: pesca e acquacoltura non sono nemiche. Ma finché i mangimi dipenderanno da piccoli pesci pescati altrove, una parte del problema viene solo spostata più a sud, sulle coste di chi quel pesce lo mangiava.
Questa inchiesta non dice di smettere di comprare orate e spigole d’allevamento. Chiede trasparenza: sapere da dove viene ciò che mangiano i pesci che mangiamo.
Domande frequenti
FAQ — Farina di pesce e allevamenti

A cura di
Marcello Guadagnino
Biologo marino · Direttore scientifico Il Giornale dei Marinai
Direttore del Giornale dei Marinai e Responsabile Scientifico Oceanis
Approfondisci — Acquacoltura e pesce allevato
Fonti e riferimenti
- Eurostat, Easy Comext, dataset DS-045409 “EU trade since 1988 by HS2-4-6 and CN8” — ec.europa.eu/eurostat/comext (consultato il 3 novembre 2026).
- EUMOFA (2025) — Fishmeal and fish oil – 2025 Edition. Commissione europea.
- FAO — Socio-economic and biological impacts of the fishmeal industry in Sub-Saharan Africa. Fisheries and Aquaculture Circular C1236.
- Mongabay (gennaio 2026) — Mauritania’s fishmeal fever ends as government tightens regulation.
- The Outlaw Ocean Project — Food for Feed: Mauritania.
- CFFA (2 maggio 2023) — OLVEA imports fish oil from West Africa.
- Changing Markets Foundation; ClientEarth; CAOPA (via ICSF).