Mercoledì 21 Ottobre 2026 In partnership con Oceanis
Ultima ora Pesce allevato o pescato? Differenze, come riconoscerlo e cosa scegliere
Orate d'allevamento raccolte con la rete da una gabbia in mare
Pesce consapevole · Guida all’acquisto

Pesce allevato
o pescato?

Come capire cosa compri, cosa cambia davvero a tavola, se il pesce d’allevamento è sicuro e quando conviene scegliere l’uno o l’altro. La guida di un biologo marino, senza miti.

Etichetta Orata e spigola Nutrizione Sicurezza alimentare Sostenibilità

La risposta breve

Allevato o pescato: qual è la vera differenza

Un pesce pescato è nato e cresciuto in libertà, in mare o in acque interne, e si è nutrito di ciò che trovava: piccoli pesci, crostacei, molluschi, alghe. Un pesce allevato è nato in un incubatoio e cresciuto in vasche a terra, in lagune o in gabbie galleggianti, alimentato con un mangime a base di farine e oli di pesce e di ingredienti vegetali.

La differenza quindi non sta nella specie, ma nella vita che il pesce ha fatto: cosa ha mangiato, quanto ha nuotato, in che acqua è cresciuto. Da qui dipendono il grasso della carne, il sapore, il prezzo e l’impatto ambientale. Non dipende invece la sicurezza: in Europa entrambi passano controlli sanitari.

Il tema è tutt’altro che marginale. Secondo la FAO, nel 2022 per la prima volta l’acquacoltura ha superato la pesca di cattura nella produzione mondiale di animali acquatici. Al banco del pesce, orate, spigole, trote, salmone e cozze sono in gran parte d’allevamento. Alici, sardine, nasello e polpo arrivano quasi sempre dal mare.

In questa guida metto insieme quello che serve per scegliere: come leggere l’etichetta, gli indizi che si vedono a occhio, cosa cambia davvero dal punto di vista nutrizionale e i miti da lasciare perdere.

Impianto di gabbie galleggianti per l'allevamento di orate in mare
Gabbie galleggianti per orate e spigole: oggi gran parte del pesce bianco venduto in Italia cresce così, spesso in impianti di Grecia e Turchia.

L’unica prova certa

Prima di tutto: leggi l’etichetta

Nessun indizio visivo è sicuro al 100%. L’unico modo certo per sapere se un pesce è allevato o pescato è l’etichetta, o il cartellino sul banco della pescheria. Il Regolamento (UE) n. 1379/2013 obbliga a indicare per il pesce fresco e congelato, sfuso o confezionato:

01
Nome commerciale e scientifico

Per esempio “Orata — Sparus aurata“. Il nome scientifico evita le sostituzioni tra specie simili e meno pregiate.

02
Metodo di produzione

La voce chiave: “pescato”, “pescato in acque dolci” oppure “allevato”. È obbligatoria: se manca, il cartellino non è in regola.

03
Zona di cattura o Paese d’allevamento

Per il pescato, la zona FAO (il Mediterraneo è la 37). Per l’allevato, il Paese in cui il pesce è cresciuto.

04
Attrezzo da pesca

Solo per il pescato: reti a strascico, reti da posta, ami e palangari, nasse. Dice molto sulla qualità e sull’impatto della cattura.

05
Decongelato

Se il pesce è stato congelato e poi scongelato per la vendita, la dicitura “decongelato” è obbligatoria. Non va ricongelato.

In pescheria

Il pescivendolo deve esporre queste informazioni per ogni specie in vendita. Un’orata “pescata” a prezzo da allevamento deve far sorgere qualche dubbio: in caso di incertezza chiedi, perché il venditore ha l’obbligo di informarti. Per i trucchi più diffusi al banco leggi anche il trucco del «falso fresco».

Orate d'allevamento in una gabbia in mare aperto nel Mediterraneo
01
Riconoscerlo a occhio · Allevato

Gli indizi del pesce d’allevamento

Un pesce cresciuto in gabbia nuota meno, mangia in abbondanza e senza fatica e vive in uno spazio delimitato. Questo lascia qualche segno sul corpo, soprattutto in orate e spigole, le specie per cui il confronto è più utile.

  • Corpo più alto e arrotondato, “panciuto”
  • Colori più uniformi e spenti
  • Pinne e coda a volte consumate dallo sfregamento sulle reti
  • Più grasso attorno alle interiora
  • Taglia molto regolare, in genere 300–600 g
Orata selvatica appena pescata dalla spiaggia con la tecnica del surfcasting
02
Riconoscerlo a occhio · Pescato

Gli indizi del pesce selvatico

Il pesce selvatico ha dovuto cacciare, sfuggire ai predatori e affrontare le correnti. Di solito ha una muscolatura più sviluppata e un corpo più affusolato e idrodinamico.

  • Forma più slanciata
  • Colori vivi e riflessi marcati (nell’orata, la fascia dorata tra gli occhi)
  • Pinne integre e appuntite
  • Carne più soda al tatto
  • Taglie molto variabili, anche oltre il chilo
Attenzione agli indizi

Gli impianti offshore a bassa densità producono oggi pesci molto simili a quelli selvatici. Gli indizi visivi vanno considerati tutti insieme e non bastano mai a contraddire l’etichetta. Le guide specifiche per specie: come riconoscere un’orata d’allevamento e come riconoscere una spigola selvatica.

Al banco del pesce

Quali pesci sono quasi sempre allevati, e quali pescati

Per molte specie la domanda “allevato o pescato?” ha una risposta quasi scontata, perché il mercato è dominato dall’una o dall’altra origine. Il confronto vale davvero per poche specie, le stesse per cui il prezzo cambia di più.

Origine prevalenteSpecieDa sapere
Quasi sempre allevatiSalmone atlantico, trota, pangasio, tilapia, mazzancolla tropicale, cozze, vongola verace, ostricheIl salmone “selvaggio” in commercio appartiene ad altre specie del Pacifico (per esempio il salmone rosso) e costa molto di più.
In gran parte allevatiOrata, spigola (branzino), ombrina boccadoroQui il confronto conta davvero: il selvatico è più raro e costa 2–3 volte tanto.
Entrambe le originiRicciola, rombo, saragoAllevamenti in crescita: guarda sempre il metodo di produzione in etichetta.
Quasi sempre pescatiAlici, sardine, sgombro, nasello, triglie, sogliola, pesce spada, polpo, seppia, calamaro, gambero rossoIl polpo non viene allevato su scala commerciale: è sempre pescato, anche quando è surgelato e importato.
Caso particolareTonno rossoÈ pescato, ma una parte viene catturata viva e ingrassata per mesi in gabbie in mare (ingrasso) prima della vendita.

A tavola

Cosa cambia davvero: grassi, omega-3, sapore

Qui si concentrano i luoghi comuni. Il pesce selvatico non è automaticamente “più sano” e quello allevato non è automaticamente “peggiore”. Le differenze ci sono, ma sono diverse da come vengono raccontate di solito.

Grassi
L’allevato è più grasso

Mangime abbondante e poco movimento: un’orata allevata ha in genere circa il 5–8% di grassi, una selvatica il 2–4%. La carne è più morbida e un po’ più calorica.

Omega-3
Dipende dal mangime

Avendo più grasso, il pesce allevato può contenere omega-3 quanto o più del selvatico. Se il mangime è ricco di oli vegetali aumentano però gli omega-6 e il rapporto omega-3/omega-6 peggiora.

Sapore
Più intenso nel pescato

La dieta naturale, fatta di molluschi, crostacei, ricci e piccoli pesci, dà al selvatico un gusto più marcato e variabile. L’allevato è più delicato e sempre uguale.

Consistenza
Più soda nel selvatico

Un pesce che nuota molto sviluppa muscoli più tonici. Le carni dell’allevato sono più tenere e tengono meno la cottura lunga.

Proteine
Praticamente uguali

Come fonte di proteine di alta qualità, allevato e pescato si equivalgono. La scelta non cambia il valore proteico del pasto.

Freschezza
Filiera più corta nell’allevato

Dalla gabbia al banco possono passare poche ore. Il pescato dipende da quanto è durata la bordata e da come è stato conservato a bordo.

Sicurezza alimentare

Il pesce d’allevamento è sicuro?

Sì. In Europa il pesce allevato è uno dei prodotti alimentari più controllati, dal mangime alla vendita. I timori più diffusi riguardano tre cose: antibiotici, ormoni e contaminanti.

  • Antibiotici: nell’UE si possono usare solo su prescrizione veterinaria, per curare una malattia (Reg. UE 2019/6), e prima della vendita va rispettato un tempo di sospensione perché i residui scendano sotto i limiti di legge. Il loro uso come promotori della crescita nei mangimi è vietato dal 2006. Negli allevamenti di orate e spigole si usano sempre più spesso i vaccini.
  • Ormoni: orate e spigole non vengono “gonfiate” con ormoni. Crescono più in fretta del selvatico per il mangime abbondante e perché consumano meno energia.
  • Contaminanti: dipendono dalla specie, dall’ambiente e, nell’allevato, dalla qualità del mangime. Per orata e spigola i livelli di mercurio sono bassi in entrambi i casi. Il pesce allevato ha il vantaggio di una dieta nota e tracciabile.
  • Anisakis: è il vero punto a favore dell’allevato. Questo parassita arriva al pesce attraverso le prede selvatiche, quindi un pesce nutrito solo con mangime pellettato è a rischio molto basso. Per questo la normativa europea consente di non abbattere il pesce allevato destinato al consumo crudo, se l’allevatore garantisce l’alimentazione controllata. Il pescato da mangiare crudo va sempre abbattuto.

Il limite vero dell’allevamento non è la sicurezza di chi mangia, ma l’impatto sull’ambiente, che vediamo nella prossima sezione.

Approfondisci

Ciclo vitale, specie più colpite e come difendersi: anisakis, il parassita del pesce.

Impatto ambientale

Pro e contro dell’allevamento per il mare

L’acquacoltura non è né la soluzione a tutto né il male assoluto. Dal punto di vista ecologico i suoi effetti dipendono molto da cosa si alleva e come.

A favore:

  • riduce la pressione sulle popolazioni selvatiche di specie molto richieste come orata e spigola;
  • garantisce prodotto tutto l’anno, anche durante il fermo pesca;
  • l’allevamento di molluschi filtratori (cozze, ostriche) non richiede mangime e filtra l’acqua.

Contro:

  • i pesci carnivori allevati mangiano farine e oli di pesce ottenuti anche da specie selvatiche, anche se la loro quota nei mangimi è in calo;
  • sotto le gabbie si accumulano mangime non consumato ed escrementi, con impatti locali sul fondale e sulle praterie di posidonia se gli impianti sono posizionati male;
  • le fughe di pesci allevati possono ridurre la variabilità genetica delle popolazioni selvatiche;
  • la densità favorisce la diffusione di malattie e parassiti.

Anche la pesca ha un suo bilancio. Una spigola presa con la lenza o un’orata da piccola pesca costiera hanno un impatto molto diverso da un pesce catturato con lo strascico. In etichetta guarda sempre l’attrezzo da pesca.

Pellet di mangime per pesci d'allevamento in acquacoltura
Il punto di vista scientifico

Pesca e allevamento non sono due mondi in guerra: condividono strumenti, problemi e soluzioni. Ne ho parlato in pesca e acquacoltura non sono nemiche. Come funzionano gli impianti nel Mediterraneo, specie per specie: acquacoltura nel Mediterraneo.

In pratica

Cosa scegliere, e quanto si paga

Non c’è una scelta giusta in assoluto. Io la penso così: il pescato locale, catturato con attrezzi artigianali, è un prodotto pregiato da comprare quando si trova e al prezzo giusto. L’allevato con origine chiara, meglio se italiano o europeo, è una scelta pratica e sicura per il consumo di tutti i giorni.

Qualche regola che uso anch’io in pescheria:

  • leggi il cartellino prima di guardare il pesce: metodo di produzione, zona e attrezzo;
  • diffida del pescato a prezzo da allevato: un’orata selvatica non costa come una d’allevamento;
  • per il crudo il pescato va abbattuto; l’allevato a mangime controllato è a rischio anisakis molto basso;
  • alterna le specie: pesce azzurro pescato, economico e di stagione, insieme a orata e spigola d’allevamento;
  • in ogni caso conta la freschezza: ecco come riconoscere il pesce fresco.

Fasce indicative al dettaglio, variabili per regione, stagione e taglia. Dettagli in orata: prezzo al kg.

Domande frequenti

FAQ — Pesce allevato o pescato

Dall’etichetta o dal cartellino in pescheria. Il Regolamento (UE) 1379/2013 obbliga a indicare il metodo di produzione: “pescato” oppure “allevato”. Forma del corpo, colori e pinne sono indizi utili ma non danno certezza.
Non necessariamente. Il selvatico è più magro e ha un rapporto omega-3/omega-6 in genere migliore. L’allevato è più grasso e può contenere una quantità di omega-3 simile. Come fonte di proteine si equivalgono.
No. Nell’UE gli antibiotici si usano solo su prescrizione veterinaria per curare malattie, con tempi di sospensione obbligatori prima della vendita, e i residui sono controllati. Il loro uso come promotori della crescita è vietato.
Il rischio è molto basso, perché il parassita si trasmette attraverso le prede selvatiche e un pesce nutrito con mangime non le mangia. Per questo la normativa europea consente di non abbattere il pesce allevato con alimentazione controllata. Il pescato da consumare crudo va sempre abbattuto.
Perché è meno disponibile, dipende dal mare, dalla stagione e dal fermo pesca, e ha taglie variabili. L’allevamento garantisce forniture costanti a prezzi più bassi e stabili. Per orata e spigola il pescato costa in genere due o tre volte l’allevato.
Alici, sardine, sgombro, nasello, triglie, pesce spada, polpo, seppie e calamari arrivano quasi sempre dalla pesca. Salmone atlantico, trota, pangasio, tilapia e cozze sono invece quasi sempre allevati.
Che il pesce è cresciuto in un impianto in Grecia, uno dei maggiori produttori di orate e spigole del Mediterraneo insieme alla Turchia. Per il pesce allevato l’etichetta indica il Paese di produzione; per il pescato indica la zona FAO di cattura.
Marcello Guadagnino — biologo marino

A cura di

Marcello Guadagnino

Biologo marino · Fondatore di Il Giornale dei Marinai

Fondatore e direttore scientifico del Giornale dei Marinai e responsabile scientifico di Oceanis. Si occupa di pesca professionale, gestione delle risorse ittiche e filiera del pesce nel Mediterraneo.

Oceanis Srl Cofrepêche Master MARAC — Università di Camerino

Fonti e riferimenti

  1. Regolamento (UE) n. 1379/2013 — Organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura (artt. 35–38, informazioni obbligatorie ai consumatori).
  2. Regolamento (UE) 2019/6 — Medicinali veterinari.
  3. Regolamento (CE) n. 1831/2003 — Additivi destinati all’alimentazione animale (divieto degli antibiotici come promotori della crescita dal 1° gennaio 2006).
  4. Regolamento (CE) n. 853/2004, Allegato III, Sezione VIII, come modificato dal Regolamento (UE) n. 1276/2011 — Trattamento per uccidere i parassiti vitali nei prodotti della pesca.
  5. FAO (2024) — The State of World Fisheries and Aquaculture 2024. Roma.
  6. EFSA Panel on Biological Hazards (2010) — Scientific Opinion on risk assessment of parasites in fishery products. EFSA Journal 8(4):1543.