Il Mar Mediterraneo è un ecosistema unico, che ospita una biodiversità ricca. Tuttavia, la risorsa ittica è sotto pressione crescente a causa di pesca eccessiva, cambiamenti climatici e inquinamento. Per capire l’effettiva disponibilità di pesce nel Mediterraneo oggi, è fondamentale analizzare i dati sulle catture, sugli stock ittici e sugli impatti socioeconomici.

Da sempre culla di civiltà, crocevia di culture e commerci, oggi è anche un laboratorio vivente per studiare l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi marini. Ma oltre alla poesia, c’è una domanda concreta che torna spesso: quanto pesce resta davvero nel Mediterraneo?

La risposta, purtroppo, non è rassicurante. Le ricerche scientifiche raccontano un mare ricco, sì, ma anche fragile e sotto forte pressione. Non stiamo parlando solo di una diminuzione delle catture, ma di un vero e proprio calo della biomassa ittica, con effetti a catena su biodiversità, catene alimentari e comunità costiere che da secoli vivono di pesca.

Un mare piccolo ma prezioso

Prima di entrare nei numeri, è importante ricordare cosa rende il Mediterraneo speciale. A differenza degli oceani, è un mare semi-chiuso, collegato all’Atlantico solo attraverso lo stretto di Gibilterra. Questo significa che lo scambio di acqua, nutrienti e specie è limitato, e che gli equilibri interni sono particolarmente delicati.

In appena lo 0,8 % della superficie marina mondiale, il Mediterraneo ospita quasi il 10 % della biodiversità marina conosciuta: oltre 17.000 specie, molte delle quali endemiche, cioè che vivono solo qui. Un patrimonio immenso, che però rischia di ridursi anno dopo anno.

Sovrasfruttamento: il dato che fa paura

Le istituzioni europee sono chiare: la maggior parte degli stock ittici mediterranei è sovrasfruttata.

  • Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, solo il 9 % degli stock nel Mediterraneo e nel Mar Nero si trova in buono stato biologico. Per confronto, la media europea è del 28 %.
  • Uno studio recente ha stimato che nel 2019 circa il 63 % degli stock mediterranei fosse sfruttato a livelli non sostenibili.
  • Per alcune specie demersali (cioè che vivono sui fondali), si stima addirittura che fino al 98 % degli stock possa essere pescato oltre i limiti di sicurezza.

Questi numeri non lasciano spazio a dubbi: il Mediterraneo è uno dei mari più sfruttati al mondo.

Lo stato degli stock ittici: sovrasfruttamento e specie critiche

Secondo il rapporto più recente dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), aggiornato al 2023, il 66,7% delle popolazioni ittiche monitorate nel Mediterraneo è sovrasfruttato o collassato. Tra le specie più a rischio troviamo:

  • Tonno rosso (Thunnus thynnus): la specie più preziosa, con stock in recupero grazie a rigide quote di pesca, ma ancora vulnerabile. Nel 2022 sono state catturate circa 22.000 tonnellate di tonno rosso nel Mediterraneo, sotto il limite massimo fissato dalla Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico (ICCAT).
  • Spigola (Dicentrarchus labrax) e orata (Sparus aurata): largamente pescate, mostrano cali consistenti negli stock naturali, con una percentuale di sovrasfruttamento stimata intorno al 55%.
  • Nasello (Merluccius merluccius): uno dei pesci più consumati nel bacino, con stock in calo di circa il 40% negli ultimi 15 anni.
  • Gambero mediterraneo (Parapenaeus longirostris): specie commerciale importante, con stock fragili in molte zone.

Percentuale di sovrasfruttamento specie ittiche Mediterraneo (FAO 2023)

Percentuale di sovrasfruttamento per specie ittiche principali nel Mediterraneo
(FAO 2023)

Percentuale di sovrasfruttamento per specie ittiche principali nel Mediterraneo (dati FAO 2023).


Catture totali e illegalità: la realtà delle quantità pescate

Le catture ufficiali registrano una produzione annua di circa 400.000-450.000 tonnellate di pesce e crostacei nel Mediterraneo. I paesi con maggior produzione sono:

  • Italia: circa 70.000 tonnellate annue;
  • Spagna: oltre 90.000 tonnellate annue;
  • Grecia: circa 45.000 tonnellate annue;
  • Francia: 35.000 tonnellate annue.

Tuttavia, l’Istituto Europeo per l’Ambiente (EEA) stima che la pesca illegale e non dichiarata possa aumentare di un ulteriore 25-30% la quantità effettivamente pescata, aggravando l’impatto sugli stock ittici.

Dal tonno alla sardina: chi resiste e chi no

Non tutte le specie sono colpite allo stesso modo. I grandi predatori come tonni, pesci spada e squali sono tra i più vulnerabili: ci mettono anni a raggiungere la maturità sessuale e quindi non riescono a riprodursi abbastanza velocemente per compensare la pressione di pesca.

pesca e salute

Le specie più piccole e prolifiche, come sardine e acciughe, resistono meglio, ma non sono immuni. Studi recenti hanno mostrato come la densità della sardina europea sia in calo in diverse zone del Mediterraneo, anche a causa dei cambiamenti ambientali che riducono la disponibilità di plancton, la loro principale fonte di cibo.

Il risultato è che non solo diminuisce la quantità di pesce disponibile per l’uomo, ma cambia anche la struttura della catena alimentare: meno predatori in alto, più squilibri in basso.

L’impatto socioeconomico della pesca mediterranea

La pesca è vitale per molte comunità costiere: in Italia, il settore impiega circa 60.000 addetti, mentre in Spagna il numero supera i 80.000. Il valore economico stimato dell’intero settore nel Mediterraneo si aggira attorno ai 2,2 miliardi di euro annui.

Ma il calo delle risorse itiche sta mettendo a rischio la sostenibilità economica e sociale, con un aumento del numero di imbarcazioni inattive e difficoltà di mercato per i pescatori artigianali.


Ma quanto pesce resta davvero?

Arriviamo al cuore della domanda. Dare una cifra esatta è difficile: la biomassa marina non si misura come un magazzino, ma attraverso stime basate su modelli, campionamenti e analisi acustiche.

Per i pesci mesopelagici (quelli che vivono tra 200 e 1.000 metri di profondità), uno studio del 2020 ha stimato valori compresi tra 0,1 e 1 tonnellata per km² a seconda delle zone e dei modelli utilizzati. È un intervallo molto ampio, che dimostra quanto sia complesso quantificare.

Quello che però emerge da tutti gli studi è chiaro: la biomassa attuale è molto inferiore ai livelli storici. Non è un dettaglio, ma un trend costante negli ultimi decenni.


Normative e aree marine protette: un passo avanti ma non basta

Il regolamento europeo sulla pesca, il Regolamento UE 1380/2013, impone limiti e quote per la conservazione degli stock, insieme a strumenti come:

  • Divieti di pesca temporanei per specie vulnerabili;
  • Aree Marine Protette (AMP), che oggi coprono circa il 12% della superficie del Mediterraneo, con l’obiettivo di raggiungere il 30% entro il 2030.

Tuttavia, l’efficacia di queste misure è limitata da problemi di enforcement e dalla pesca illegale, che resta difficile da controllare.

Acquacoltura e pesca sostenibile: le vie per il futuro

L’acquacoltura ha raggiunto una quota di produzione pari a circa il 35% del totale ittico mediterraneo, crescendo costantemente grazie a specie come la spigola, l’orata e il branzino allevato. Questo settore rappresenta un’importante risorsa per ridurre la pressione sulla pesca tradizionale.

La diffusione di tecniche di pesca sostenibile, come l’uso di attrezzi selettivi che riducono la cattura accidentale e lo scarto, sta aumentando grazie a incentivi europei e a campagne di sensibilizzazione.

I dati ci mostrano un Mediterraneo in difficoltà, ma non privo di speranze. Solo una gestione integrata, basata su dati scientifici, cooperazione internazionale e innovazione tecnologica, potrà garantire che il mare continui a essere una fonte vitale di cibo e lavoro.


Fonti principali

Bibliografia e fonti scientifiche

Marcello Guadagnino

Da Marcello Guadagnino

Marcello Guadagnino - Biologo Marino Biologo marino (Università di Palermo/Camerino) con 10 anni di esperienza nella pesca professionale in Francia per Pacific Peche. Collabora con Oceanis e enti di ricerca scientifica francesi per comunicazione e ricerca. Oltre 500 immersioni scientifiche nel Mediterraneo. Consulente scientifico ed esperto di pesca professionale. Linkedin : Visita il mio profilo LinkedIn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Facebook
  • LinkedIn
  • More Networks
Copy link