Pesce selvatico vs allevamento

Come riconoscere un’orata d’allevamento da una selvatica

Il modo più sicuro per sapere se un’orata è selvatica o d’allevamento è leggere l’etichetta: per legge deve indicare se il pesce è “pescato” o “allevato” e da dove viene. A occhio, l’orata d’allevamento è in genere più tozza e arrotondata, con la fascia dorata tra gli occhi meno accesa, pinne a volte consumate e più grasso nella pancia. Quella selvatica è più slanciata, con colori più vivi, e costa spesso due o tre volte di più.

In questo articolo · 7 sezioni
  1. Prima di tutto: l’etichetta
  2. Come riconoscerla a occhio
  3. Cosa cambia a tavola
  4. L’orata d’allevamento è sicura?
  5. Cosa scegliere
  6. Domande frequenti
  7. Per approfondire
Orata

Prima di tutto: l’etichetta

Il Regolamento europeo 1379/2013 obbliga a indicare sul banco del pesce e sulle confezioni:

  • il nome commerciale e scientifico (Sparus aurata);
  • il metodo di produzione: “pescato” (in mare o in acque interne) oppure “allevato”;
  • la zona di cattura (la zona FAO, per il Mediterraneo la 37) o il Paese di allevamento;
  • per il pescato, la categoria di attrezzo usato (reti, ami e palangari, ecc.).

Gran parte delle orate vendute in Italia è d’allevamento, spesso importata dalla Grecia e dalla Turchia, i maggiori produttori del Mediterraneo. Un’orata “selvatica” a prezzo d’allevamento deve far sorgere qualche dubbio: in caso di incertezza, chiedere sempre al pescivendolo, che ha l’obbligo di informare.

Come riconoscerla a occhio

CaratteristicaOrata selvaticaOrata d’allevamento
Forma del corpopiù slanciata e affusolatapiù alta e arrotondata, “panciuta”
Fascia dorata tra gli occhiben marcata e brillantespesso più spenta
Macchia sull’opercolomacchia scura con riflessi rosso-arancio ben visibilemeno evidente
Pinne e codaintegre e appuntitea volte consumate o sfrangiate per lo sfregamento nelle gabbie
Coloreargento con riflessi dorati e azzurripiù uniforme, a volte più grigio
Tagliamolto variabile, anche oltre 1 kgmolto uniforme, in genere 300–600 g
Grassopoco grasso nella cavità addominalepiù grasso attorno alle interiora
Prezzoalto, variabile con la stagionepiù basso e stabile
Indizi utili, ma nessuno è sicuro al 100%

Attenzione: oggi molti allevamenti, soprattutto quelli in gabbie in mare aperto con densità basse, producono orate dall’aspetto molto simile a quelle selvatiche. Gli indizi vanno considerati insieme, non uno alla volta.

Cosa cambia a tavola

  • Grasso: l’orata allevata ha in genere più grassi (circa 5–8%) di quella selvatica (2–4%). Ha quindi carne più morbida e un po’ più calorica.
  • Omega-3: dipende dal mangime. Le orate allevate possono averne quanto, o anche più, delle selvatiche; con mangimi ricchi di oli vegetali la quota di omega-3 si riduce.
  • Sapore: l’orata selvatica ha un gusto più intenso, legato alla dieta naturale di molluschi, crostacei e ricci. Quella allevata è più delicata e costante.
  • Consistenza: la selvatica ha muscoli più sodi, perché nuota di più.

L’orata d’allevamento è sicura?

Sì. In Europa l’acquacoltura è soggetta a controlli veterinari su mangimi, farmaci e residui. Gli antibiotici si possono usare solo su prescrizione per curare malattie, con tempi di sospensione prima della vendita, e negli allevamenti di orate si usano sempre più spesso i vaccini. Il pesce allevato ha anche il vantaggio di una filiera tracciabile e di un rischio di parassiti come l’anisakis molto basso.

Dal punto di vista ambientale, l’allevamento ha pro e contro: riduce la pressione sulle popolazioni selvatiche, ma richiede farina e olio di pesce nei mangimi e può avere impatti locali sui fondali sotto le gabbie. Ne parliamo in l’allevamento delle orate e in pesce d’allevamento o selvatico.

Cosa scegliere

Non c’è una scelta giusta in assoluto. L’orata selvatica locale, pescata con attrezzi artigianali, è un prodotto pregiato, da comprare quando si trova e al giusto prezzo. L’orata d’allevamento, meglio se nazionale o comunque con origine chiara, è una scelta pratica e sicura per il consumo quotidiano. In entrambi i casi conta la freschezza: ecco come riconoscere il pesce fresco.

Domande frequenti

L’orata selvatica è più sana di quella allevata?

Non necessariamente. La selvatica è più magra, l’allevata ha più grassi e spesso un contenuto di omega-3 simile. Entrambe sono ottime fonti di proteine.

Come si capisce se un’orata è allevata?

Dall’etichetta, che per legge deve dire “allevato” o “pescato”. A occhio, l’orata allevata è più tozza, con la fascia dorata meno brillante e a volte pinne consumate.

Perché l’orata selvatica costa di più?

Perché è meno disponibile, la pesca dipende dalla stagione e dal mare, e la taglia è variabile. L’allevamento garantisce invece forniture costanti.

Le orate d’allevamento sono piene di antibiotici?

No. In Europa i farmaci si usano solo su prescrizione per curare malattie, con tempi di attesa prima della vendita, e i residui sono controllati.

Per approfondire

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *