Tecniche di pesca · Professionale e sportiva
Palamito e Palangaro:
guida completa
Dal palamito artigianale per orate e saraghi al palangaro derivante pelagico per tonno rosso e pesce spada: storia, tecniche, attrezzatura, normativa e differenze tra i sistemi di pesca a lenza multipla.
L’attrezzo
Cos’è il palamito (o palangaro)?
Il palamito — chiamato anche palangaro o palangrese nelle diverse tradizioni marinare italiane — è uno degli attrezzi da pesca più antichi e versatili del Mediterraneo. Nella sua forma essenziale è semplice: una lenza madre (la “madre” o “trave”) alla quale si collegano a intervalli regolari delle calate laterali più corte (i “braccioli” o “avanzini”), ognuna terminante con un amo innescato.
Questa struttura di base rimane identica dall’antichità ai giorni nostri. Quello che cambia radicalmente è la scala, il contesto e il target: un palamito artigianale per orate in 10 metri d’acqua può avere 20-50 ami su 50 metri di lenza; un palangaro derivante professionale per tonno rosso può svilupparsi per 80 chilometri con oltre 3.000 ami. Stessa logica, universi operativi completamente diversi.
Comprendere queste differenze è fondamentale sia per il pescatore professionista che per quello sportivo — anche perché le normative di utilizzo variano enormemente tra i due contesti, e la confusione tra i due sistemi è spesso fonte di irregolarità involontarie.
Le varianti
Tipologie di palamito: dal costiero al pelagico
Non esiste “il palamito” in senso assoluto — esiste una famiglia di attrezzi che condividono la stessa logica ma si differenziano per profondità operativa, dimensioni, target e normativa applicabile. La distinzione fondamentale è tra palamito di fondo (o costiero) e palangaro derivante (o pelagico).
Il palamito tradizionale mediterraneo, usato sia da professionisti artigianali che da pescatori sportivi. Opera su fondali costieri e mediamente profondi, con la madre ancorata sul fondo tramite piombi e galleggianti di segnalazione in superficie.
Variante tradizionale che sfrutta una vela di superficie per trascinare il palamito lungo la corrente. Tecnica tipica della pesca artigianale costiera, molto diffusa nel Sud Italia e nelle isole. Permette di coprire aree maggiori senza propulsione motorizzata.
Versione specializzata per la pesca ai saraghi su fondali rocciosi costieri. Richiede una conoscenza approfondita dei fondali, esche specifiche e braccioli più corti per evitare incagliamenti tra le rocce. Molto praticato nella pesca sportiva e artigianale.
La calata: come si posa il palamito
La calata avviene tipicamente nel tardo pomeriggio o la sera. Gli ami vengono innescati uno ad uno mentre la lenza viene filata fuori bordo, a una velocità calibrata in base alla lunghezza del palangaro e alla corrente. Sull’imbarcazione professionale, la madre è avvolta in ceste di plastica impilate in ordine di uscita per evitare aggrovigliamenti. La velocità di posa e la profondità vengono regolate in base al target: più superficiale per lo spada di notte, più profondo per il tonno rosso nelle ore diurne.
L’innesco: l’arte di scegliere e preparare l’esca
L’innesco è la fase più delicata e che più influisce sull’efficacia del palangaro. La sardina (Sardina pilchardus) è l’esca principe per il palangaro pelagico — profumata, facilmente reperibile e molto efficace su tonno rosso e pesce spada. Lo sgombro viene usato per i target di taglia maggiore. L’esca deve essere fresca o scongelata correttamente: un’esca deteriorata è non solo inefficace ma può attirare specie indesiderate. Ogni amo viene innescato con gesti rapidi e precisi durante la calata stessa.
La salpata: il recupero all’alba
La salpata inizia all’alba, quando il palamito ha trascorso la notte in acqua. Il verricello meccanico recupera la lenza madre a velocità controllata mentre i braccioli vengono risistemati ordinatamente nella cesta per la prossima uscita. Il momento della salpata è il più emotivamente intenso dell’uscita: ogni bracciolo che esce dall’acqua può nascondere una cattura o essere vuoto. Le specie catturate vengono identificate, pesate, ghiacciate e registrate nel giornale di bordo — obbligo di legge per i palangari professionali. Il bycatch (catture accidentali) deve essere dichiarato.
Il palangaro professionale pelagico
Il palangaro derivante per tonno rosso e pesce spada
Il palangaro derivante — detto anche longline o palangaro di superficie — è la versione industriale del palamito, impiegata nella pesca professionale ai grandi pelagici: tonno rosso (Thunnus thynnus), e pesce spada (Xiphias gladius), . Non è ancorato al fondo ma deriva libero in superficie o a profondità controllata tramite calamenti con galleggianti.
Le dimensioni sono di un altro ordine rispetto al palamito artigianale: la lenza madre può svilupparsi per 30–80 km con 1.000–3.000 ami. Un’uscita di pesca con palangaro derivante richiede tipicamente 2-3 giorni in mare. La flotta italiana di palangaro è regolamentata da ICCAT tramite quote annuali e autorizzazioni individuali — ogni pescatore deve possedere una specifica licenza di pesca al tonno rosso o al pesce spada.
Il palangaro derivante è la tecnica più selettiva per la pesca ai grandi pelagici rispetto alla circuizione, ma comporta un bycatch significativo: squali pelagici (soprattutto verdesca e mako), tartarughe marine e esemplari di taglia inferiore alla minima. Le normative EU impongono la liberazione immediata delle tartarughe vive e la dichiarazione del bycatch di squali.
Il palangaro derivante è una delle tecniche principali nella pesca professionale del tonno rosso nel Mediterraneo, insieme alle reti a circuizione e alle tonnare fisse. Per capire come funziona il sistema di quote ICCAT che regola queste catture, leggi la nostra guida completa.
Palamito artigianale vs Palangaro derivante: confronto tecnico
| Caratteristica | Palamito artigianale | Palangaro derivante |
|---|---|---|
| Lunghezza lenza madre | 50–500 m | 30–80 km |
| Numero ami | 20–500 | 1.000–3.000 |
| Posizione in acqua | Ancorato al fondo | Deriva libera in superficie/colonna d’acqua |
| Profondità operativa | 5–100 m | 50–400 m |
| Target principale | Orata, sarago, dentice, cernia | Tonno rosso, pesce spada, mako |
| Imbarcazione tipica | Gozzo, piccola barca artigianale | Motopesca 15–25 m LOA |
| Durata uscita | 1 giorno | 2–4 giorni |
| Selettività | Media–alta (per taglia ami) | Media (bycatch squali) |
| Licenza richiesta | Licenza pesca professionale standard | Licenza specifica ICCAT (tonno/spada) |
| Uso sportivo consentito | Sì, con limiti | No — solo uso professionale |
Pesca sportiva e ricreativa
Il palamito nella pesca sportiva: cosa dice la normativa
Il palamito è uno degli attrezzi storicamente più utilizzati anche dalla pesca sportiva e ricreativa nel Mediterraneo, in particolare nella pesca notturna da imbarcazione su fondali costieri. Tuttavia la normativa italiana ha subito significative modifiche negli ultimi anni, e molti pescatori sportivi non sono aggiornati sui limiti vigenti.
Le regole vigenti per i pescatori sportivi
Il Decreto Ministeriale del 12 gennaio 1995 e le successive modifiche regolamentano l’uso del palamito nella pesca sportiva. I punti chiave sono:
- Numero massimo di ami: 100 per imbarcazione nella pesca sportiva — molto meno dei palamiti professionali
- Divieto di pesca al tonno rosso con palamito senza specifica licenza ICCAT — il tonno rosso è sempre soggetto a quota, anche per la pesca ricreativa
- Obbligo di identificazione della lenza con dati del proprietario
- Divieto di commercializzazione del pescato — il pesce catturato con licenza sportiva non può essere venduto
- Rispetto delle taglie minime per tutte le specie — le catture sotto taglia devono essere rilasciate vive
Il Regolamento UE sulla pesca ricreativa dei grandi pelagici è in fase di revisione. Per il tonno rosso, la quota assegnata alla pesca ricreativa italiana è separata da quella commerciale e viene gestita dal MASAF con un sistema di tag individuali. Prima di uscire in mare con un palamito per la pesca al tonno, verifica sempre le disposizioni vigenti sul sito del Ministero dell’Agricoltura — le regole cambiano annualmente.
Il palangaro derivante (longline pelagico per tonno e spada) è riservato esclusivamente alla pesca professionale con licenza specifica. Il pescatore sportivo può usare solo il palamito di fondo entro i limiti previsti — e mai per pescare tonno rosso senza il tag MASAF.
Quadro normativo
Normativa per il palangaro professionale
La pesca professionale con palangaro nel Mediterraneo è soggetta a un quadro normativo stratificato su tre livelli: europeo, ICCAT e nazionale. La compliance richiede una conoscenza approfondita di tutti e tre i livelli.
Stabilisce le misure tecniche per la pesca nel Mediterraneo: dimensioni minime delle maglie, distanza dalla costa, profondità operative e obblighi di dichiarazione catture. Include disposizioni specifiche per i palangari di fondo e di superficie.
Ogni imbarcazione che utilizza il palangaro per la pesca al tonno rosso deve possedere una licenza specifica ICCAT, operare entro la quota nazionale assegnata e dichiarare ogni cattura tramite il sistema BCD (Bluefin Catch Documentation). Idem per il pesce spada.
Il Ministero dell’Agricoltura emette ogni anno decreti che specificano le quote per segmento di flotta, le finestre temporali autorizzate, le aree interdette e gli obblighi di registrazione. Le licenze individuali di pesca al tonno rosso con palangaro sono limitate e assegnate per campagna.
Il palangaro cattura inevitabilmente specie non target: squali pelagici (verdesca, mako), tartarughe marine e occasionalmente delfini. Le tartarughe vive devono essere liberate con apposita procedura. Il bycatch di squali deve essere dichiarato. Il mako è soggetto a quota ICCAT specifica.
Tutte le imbarcazioni professionali sopra 10 metri di lunghezza sono obbligate a tenere un giornale di bordo elettronico (ERS) con registrazione in tempo reale di ogni cattura, posizione e attrezzo utilizzato. I dati vengono trasmessi al Centro di Monitoraggio della Pesca (CMP).
Alcune aree del Mediterraneo sono interdette al palangaro in determinati periodi per proteggere le zone di riproduzione. Le aree marine protette (AMP) hanno propri regolamenti specifici che possono vietare o limitare ulteriormente l’uso del palangaro nelle zone A e B.
Domande frequenti
FAQ — Palamito e Palangaro
A cura di
Marcello Guadagnino
Biologo marino · Direttore scientifico Il Giornale dei Marinai
Biologo marino con oltre dieci anni di esperienza nel settore della pesca professionale nel Mediterraneo. Collabora con Oceanis Srl per campagne di osservazione scientifica della pesca al tonno rosso con palangaro derivante e con l’Università di Camerino nell’ambito del Master in Gestione della Fascia Costiera.
Approfondisci
Fonti e riferimenti
- Regolamento (CE) n. 1967/2006 del Consiglio — Misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel Mar Mediterraneo.
- Decreto Ministeriale 12 gennaio 1995 (e successive modifiche) — Disciplina della pesca sportiva nelle acque marittime italiane.
- ICCAT (2025) — Recommendation 25-05: Conservation and management of bluefin tuna in the eastern Atlantic and Mediterranean. Riunione di Siviglia, novembre 2025.
- FAO (2001) — Fishing Technology in Practice: Longline Fishing. FAO Fisheries Technical Paper No. 414.
- Tudela S. (2004) — Ecosystem effects of fishing in the Mediterranean: an analysis of the major threats of fishing gear and practices to biodiversity and marine habitats. FAO Studies and Reviews No. 74.
- Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (2026) — Decreto di assegnazione quote tonno rosso campagna 2026.