Trapline, via alla sperimentazione in Italia: il nuovo decreto apre una fase cruciale per la pesca al pesce spada
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- Pesca al pesce spada e innovazione degli attrezzi: il MASAF recepisce la raccomandazione ICCAT e avvia una sperimentazione nazionale fino al 2028
- Un attrezzo ancora poco conosciuto
- Accesso limitato e criteri stringenti
- Il cuore del decreto: la raccolta dei dati
- Un impianto scientifico strutturato
- Controllo e responsabilità
- Una fase decisiva per il futuro della pesca
Pesca al pesce spada e innovazione degli attrezzi: il MASAF recepisce la raccomandazione ICCAT e avvia una sperimentazione nazionale fino al 2028
Con il decreto direttoriale pubblicato il 9 aprile 2026, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste avvia ufficialmente in Italia la sperimentazione dell’attrezzo denominato Trapline nella pesca al pesce spada. Un passaggio atteso da tempo, che recepisce la raccomandazione ICCAT 25-09 e inserisce il nostro Paese nel percorso internazionale di valutazione di questa tecnologia.
Non si tratta, è bene chiarirlo subito, di una liberalizzazione dell’attrezzo. Il provvedimento definisce invece un quadro rigoroso di sperimentazione scientifica, con l’obiettivo di raccogliere dati solidi sull’efficacia e sull’impatto delle Trapline, in particolare sulla specie bersaglio – il pesce spada – e sulle catture accessorie.

La campagna avrà una durata pluriennale, fino al 31 dicembre 2028, e rappresenta uno dei tentativi più strutturati, a livello mediterraneo, di mettere a confronto sistemi di pesca tradizionali e soluzioni innovative.
Un attrezzo ancora poco conosciuto
La Trapline, pur essendo già oggetto di studi e prove in ambito ICCAT, resta per molti operatori un’attrezzatura relativamente nuova. Tecnicamente si configura come un sistema integrato al palangaro di superficie: una serie di anelli concentrici di dimensioni crescenti, sui quali possono essere montati ami, esche o dispositivi luminosi.
L’idea alla base è quella di modificare il comportamento di attacco del pesce, aumentando la probabilità di cattura della specie target e, allo stesso tempo, riducendo l’interazione con fauna non bersaglio.
È proprio su questo punto che si concentra l’interesse scientifico: capire se la Trapline possa realmente migliorare la selettività e contribuire alla riduzione del bycatch, con particolare attenzione alle interazioni con specie sensibili come tartarughe, uccelli marini e mammiferi.

Trapline in azione: il decreto 2026–2028 avvia in Italia una sperimentazione scientifica per valutarne impatti e prestazioni
Accesso limitato e criteri stringenti
Il decreto stabilisce condizioni di accesso molto precise. La partecipazione alla sperimentazione è riservata esclusivamente a unità già autorizzate alla pesca del pesce spada e regolarmente inserite nei registri ICCAT.
Non solo. Gli armatori devono dimostrare di essere in regola sotto il profilo normativo e accettare una condizione centrale: la piena adesione ai protocolli scientifici, inclusa la possibilità di imbarcare osservatori a bordo.
La selezione delle unità non è quindi un passaggio formale, ma un vero filtro qualitativo, volto a garantire che i dati raccolti siano affidabili e comparabili a livello internazionale.
Il cuore del decreto: la raccolta dei dati
Il vero asse portante del provvedimento non è l’attrezzo in sé, ma il sistema di monitoraggio che lo accompagna.
Ogni uscita in mare dovrà essere documentata in modo dettagliato: posizione, profondità, configurazione degli attrezzi, numero di ami, numero di Trapline, catture per specie e interazioni con fauna protetta. In presenza di osservatori scientifici, il livello di dettaglio aumenta ulteriormente, includendo parametri come la durata di immersione, le caratteristiche strutturali dell’attrezzo e la distribuzione delle taglie.
Anche l’intensità di pesca è regolata: nel Mediterraneo, il numero complessivo di ami e Trapline non potrà superare le 2500 unità per singola cala.
Si tratta di un’impostazione chiaramente orientata alla produzione di dati comparabili con quelli del palangaro tradizionale, condizione indispensabile per qualsiasi valutazione scientifica credibile.
Un impianto scientifico strutturato
A rafforzare la natura sperimentale del progetto interviene l’istituzione di un Comitato Tecnico-Scientifico nazionale. Il suo compito sarà quello di garantire coerenza metodologica, validare i protocolli e analizzare i risultati.
Il confronto tra Trapline e palangaro tradizionale rappresenta il punto chiave: non solo in termini di resa, ma soprattutto rispetto alla selettività delle catture e all’impatto sugli ecosistemi.
I risultati confluiranno in relazioni tecniche destinate sia alla Commissione Europea sia all’ICCAT, contribuendo al dibattito internazionale sulla gestione sostenibile della pesca al pesce spada.
Controllo e responsabilità
Il decreto introduce anche un sistema di controllo piuttosto rigoroso. La trasmissione dei dati non è un adempimento accessorio, ma un obbligo sostanziale: eventuali mancanze comportano prima un richiamo formale e, in caso di reiterazione, l’esclusione dalla sperimentazione.
In altre parole, l’autorizzazione all’uso delle Trapline è strettamente subordinata alla qualità e alla continuità del contributo scientifico fornito dagli operatori.
Una fase decisiva per il futuro della pesca
Al di là degli aspetti tecnici, il decreto segna un passaggio importante nel rapporto tra pesca e ricerca. L’introduzione della Trapline non viene imposta, ma testata all’interno di un sistema che mette al centro la produzione di evidenze scientifiche.
Se i risultati confermeranno le aspettative – maggiore selettività, riduzione del bycatch, migliore gestione dello sforzo di pesca – non è escluso che in futuro si possa arrivare a una regolamentazione più ampia dell’attrezzo.
Per ora, però, il settore è chiamato a una prova concreta: dimostrare, dati alla mano, che innovazione e sostenibilità possono convivere anche in una delle pesche più delicate del Mediterraneo.
“l sistema potrà essere validato e conformato alle direttive unicamente attraverso un programma di osservazione a campione, finalizzato a valutarne l’efficienza. Sarà inoltre necessaria la raccolta strutturata di tutti i dati su un’unica piattaforma, in modo da consentire, in tempo reale, a chi è chiamato a prendere decisioni di disporre delle informazioni effettivamente raccolte dagli osservatori durante le campagne di pesca”




