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Flash Pesce palla e pesce scorpione: come riconoscere le specie aliene

Cernia bruna, dorata, bianca o dotto?

Come riconoscere le cernie del Mediterraneo: i caratteri sicuri per distinguerle in acqua, in barca e al banco del pesce, la confusione sui nomi e le regole da rispettare.

di Marcello Guadagnino, biologo marino

Una parola, sei pesci diversi

Chiedete a dieci pescatori italiani che cos’è un dotto e avrete almeno tre risposte diverse. Con le cernie succede spesso: nomi dialettali, denominazioni commerciali e nomi scientifici non coincidono quasi mai, e lo stesso pesce cambia nome passando da un porto all’altro.

Nel Mediterraneo vivono sei specie di cernia che un pescatore può incontrare con una certa regolarità. Cinque sono cernie vere, cioè appartengono alla famiglia Epinephelidae, separata dai Serranidae nelle classificazioni più recenti ma ancora inclusa tra i serranidi in molti testi: la cernia bruna, la cernia dorata, la cernia bianca, la cernia nera e la cernia rossa. La sesta, il dotto o cernia di fondale, assomiglia alle altre ma appartiene a una famiglia del tutto diversa, i Polyprionidae.

Qui nasce la prima confusione. Per la denominazione commerciale italiana, riportata anche nel database ufficiale dell’Unione europea, il dotto è Polyprion americanus, mentre Epinephelus costae si chiama cernia dorata. In diverse località costiere, però, “dotto” indica proprio la cernia dorata, e molti testi divulgativi, anche autorevoli, riprendono questo uso locale. In questa guida usiamo i nomi ufficiali e segnaliamo ogni volta gli usi locali.

La seconda confusione riguarda il mercato. In etichetta la parola “cernia” da sola è ammessa per diverse specie, comprese quelle importate dall’Atlantico africano e dall’Indo-Pacifico. Saper riconoscere una vera cernia mediterranea serve quindi anche a chi compra.

I quattro caratteri da guardare

Nelle cernie il colore è ancora meno affidabile che in altri pesci. Questi animali cambiano livrea in pochi secondi in base all’umore, alla profondità e alla presenza di un rivale, e da morti scuriscono o sbiadiscono. I caratteri strutturali, invece, sono stabili e permettono di arrivare alla specie quasi sempre.

La forma della coda

È il primo filtro. Arrotondata nella cernia bruna e nella cernia bianca, tronca o appena incavata nella cernia dorata e nel dotto, concava a forma di mezzaluna nella cernia rossa.

La testa e l’opercolo

Le linee bianche oblique della cernia bianca, le bande scure della cernia nera e la cresta ossea rugosa del dotto si trovano tutte qui. Guardate sempre la testa di profilo.

Il disegno del corpo

Macchie chiare irregolari, strisce longitudinali, marmorizzature rossastre o tinta quasi uniforme: utile, ma da confermare sempre con coda e testa.

La pinna anale

Il carattere più tecnico ma anche il più sicuro per separare la cernia rossa: le Epinephelus hanno 8 raggi molli nell’anale, le Mycteroperca da 11 a 13.

Chiave rapida in sei passaggi

Pensata per esemplari adulti interi. Per i giovani, che hanno livree più marcate e spesso diverse, leggete anche le note di ogni specie.

  1. Sull’opercolo c’è una cresta ossea orizzontale e rugosa, e la mandibola sporge nettamente? Se sì, è un dotto (Polyprion americanus).
  2. La coda è concava, a mezzaluna, e la pinna anale è lunga? Se sì, è una cernia rossa (Mycteroperca rubra).
  3. Sulla guancia ci sono due o tre linee chiare oblique? Se sì, è una cernia bianca (Epinephelus aeneus).
  4. Dall’occhio partono bande scure verso l’opercolo, su un corpo bruno-violaceo scuro? Se sì, è una cernia nera (Epinephelus caninus).
  5. Il corpo è slanciato, la coda tronca, e ci sono strisce longitudinali o una macchia dorata sul fianco? Se sì, è una cernia dorata (Epinephelus costae).
  6. Corpo massiccio, coda arrotondata con bordo bianco, macchie chiare irregolari? È la cernia bruna (Epinephelus marginatus).

Le specie, una per una

Per ogni specie riportiamo i caratteri utili in campo, l’ambiente in cui si incontra e il pesce con cui viene più spesso confusa. Le taglie massime sono quelle documentate in letteratura; quelle che si incontrano oggi sono di solito molto inferiori.

Cernia bruna Epinephelus marginatus con macchie chiare irregolari sul corpo bruno
Cernia bruna (Epinephelus marginatus).

Cernia bruna

Epinephelus marginatus (Lowe, 1834) · denominazione commerciale: cernia

È la cernia per antonomasia, quella che i subacquei incontrano nelle aree marine protette e che per decenni è stata il trofeo più ambito della pesca in apnea. La cernia bruna vive su fondali rocciosi e di coralligeno ricchi di tane, dalla superficie fino a oltre 100 metri, con i giovani più vicini alla costa. Può superare i 140 cm e i 50 kg e vivere oltre cinquant’anni. La IUCN la classifica come vulnerabile.

Come riconoscerla: corpo massiccio e alto; testa grande con mandibola leggermente sporgente; colore bruno scuro, a volte rossastro o grigio, con macchie chiare irregolari disposte grosso modo in file verticali; coda arrotondata; pinne dorsale molle, anale e caudale con un sottile bordo bianco, molto evidente nei giovani.

Si confonde con la cernia dorata adulta, che però ha coda tronca e corpo più allungato, e con la cernia nera.

Cernia dorata Epinephelus costae con strisce scure longitudinali sui fianchi
Cernia dorata (Epinephelus costae).

Cernia dorata

Epinephelus costae (Steindachner, 1878) · sinonimo: E. alexandrinus · in alcune zone chiamata dotto

Più slanciata e più diffidente della cernia bruna, la cernia dorata frequenta fondali rocciosi e misti fino a circa 200 metri, spesso a mezz’acqua e non dentro la tana. È più comune nei settori meridionali e orientali del bacino, ma oggi si incontra regolarmente anche nel Tirreno. Supera di rado i 100 cm, anche se sono segnalati esemplari fino a 140 cm.

Come riconoscerla: corpo più allungato e meno alto delle altre cernie; coda tronca o leggermente concava; nei giovani e nei subadulti da due a quattro strisce scure longitudinali sui fianchi, molto evidenti; negli adulti, soprattutto nei maschi, le strisce sbiadiscono e compare una macchia giallo-dorata sul fianco, da cui il nome; spesso una striscia scura sulla mascella superiore.

Si confonde con la cernia bruna e, per il nome, con il dotto.

Cernia bianca Epinephelus aeneus con linee chiare oblique sulla guancia
Cernia bianca (Epinephelus aeneus).

Cernia bianca

Epinephelus aeneus (Geoffroy Saint-Hilaire, 1817) · denominazione commerciale: cernia

È la cernia delle sabbie. A differenza delle parenti, la cernia bianca preferisce fondali sabbiosi o fangosi con rifugi sparsi, come rocce isolate, relitti e strutture artificiali, fino a circa 200 metri. Specie di origine atlantica e meridionale, è comune lungo le coste africane e nel Levante, ma da alcuni decenni è in espansione verso nord. Raggiunge i 115-120 cm e circa 25 kg.

Come riconoscerla: colore grigio-bruno o verdastro, più chiaro delle altre cernie; due o tre linee bianche oblique sulla guancia e sull’opercolo, il carattere più sicuro e visibile anche nel pesce morto; nei giovani alcune bande verticali scure poco marcate; coda arrotondata con margine chiaro.

Si confonde con la cernia bruna nei giovani, ma le linee sulla guancia risolvono sempre il dubbio.

Cernia nera Epinephelus caninus con bande scure sulla testa
Cernia nera (Epinephelus caninus).

Cernia nera

Epinephelus caninus (Valenciennes, 1843) · denominazione commerciale: cernia

La meno conosciuta del gruppo, perché vive soprattutto in profondità, in genere tra 100 e 300 metri, su fondali rocciosi e detritici al margine della piattaforma. Arriva in superficie quasi solo con i palangari di fondo e con la pesca a bolentino profondo. Può superare i 150 cm. La cernia nera è poco studiata e la IUCN la considera carente di dati.

Come riconoscerla: colore bruno molto scuro con riflessi violacei, quasi uniforme negli adulti; sulla testa due o tre bande scure oblique che partono dall’occhio e scendono verso l’opercolo, più evidenti nei giovani; coda tronca o appena arrotondata; denti canini anteriori robusti, da cui il nome scientifico.

Si confonde con la cernia bruna molto scura, che però ha macchie chiare sul corpo e nessuna banda che parte dall’occhio.

Cernia rossa Mycteroperca rubra con coda concava e livrea marmorizzata
Cernia rossa (Mycteroperca rubra).

Cernia rossa

Mycteroperca rubra (Bloch, 1793) · denominazione commerciale: cernia

È l’unica cernia mediterranea che ama la compagnia. La cernia rossa vive su fondali rocciosi tra 10 e 200 metri e forma spesso piccoli gruppi, che in estate possono diventare vere aggregazioni riproduttive. Per lungo tempo è stata considerata rara nel nord del bacino, ma negli ultimi decenni le osservazioni si sono moltiplicate in Sardegna, Corsica, Provenza e Tirreno. Raggiunge circa 80-90 cm.

Come riconoscerla: coda concava, a mezzaluna, diversa da tutte le altre cernie; corpo slanciato bruno-rossastro con marmorizzature chiare e scure; pinna anale lunga, con 11-13 raggi molli; angolo del preopercolo con una sporgenza seghettata.

Si confonde con la cernia dorata, anch’essa slanciata e con la coda non arrotondata.

Dotto Polyprion americanus con cresta ossea sull'opercolo e mandibola sporgente
Dotto o cernia di fondale (Polyprion americanus).

Dotto o cernia di fondale

Polyprion americanus (Bloch & Schneider, 1801) · denominazione commerciale: cernia, dotto

Non è una cernia vera, ma il mercato e la normativa lo trattano come tale. Gli adulti vivono in profondità, tra 100 e oltre 600 metri, su fondali rocciosi e scarpate; i giovani invece conducono vita pelagica e seguono oggetti galleggianti, tronchi e relitti alla deriva, da cui il nome inglese wreckfish. È il più grande del gruppo: supera i 2 metri e i 100 kg.

Come riconoscerlo: sull’opercolo una cresta ossea orizzontale, spessa e rugosa, inconfondibile; mandibola che sporge nettamente oltre la mascella; testa con superficie ruvida; colore grigio-bruno uniforme negli adulti, marmorizzato nei giovani; coda tronca con margine chiaro.

Si confonde con la cernia bruna e la cernia nera, soprattutto al mercato quando il pesce è già sfilettato.

Le nuove arrivate

Alle sei specie native si aggiungono alcune cernie aliene, segnalate negli ultimi anni con frequenza crescente. La più vistosa è la cernia africana rossa (Cephalopholis taeniops), di origine atlantica, rosso-arancio con fitti punti blu, impossibile da confondere con le specie nostrane. Nel Mediterraneo orientale compaiono invece specie lessepsiane entrate dal Canale di Suez, come Epinephelus coioides. Chi cattura una cernia che non corrisponde a nessuna delle descrizioni di questa guida dovrebbe fotografarla e segnalarla: le schede delle specie aliene spiegano come fare.

Un’ultima nota riguarda il clima. La cernia bianca e la cernia rossa, specie di affinità calda, si stanno spostando verso nord, e anche la riproduzione della cernia bruna è stata osservata sempre più in alto nel bacino. Le cernie sono, in questo senso, ottimi indicatori del riscaldamento del Mediterraneo.

Tabella di confronto

I caratteri diagnostici delle sei specie a colpo d’occhio.

Specie Coda Testa e opercolo Corpo Habitat tipico Taglia massima
Cernia bruna
Epinephelus marginatus
Arrotondata, bordo biancoMandibola leggermente sporgenteMassiccio, bruno con macchie chiareScogliera e coralligeno, 5-100 mOltre 140 cm
Cernia dorata
Epinephelus costae
Tronca o appena concavaStriscia scura sulla mascellaSlanciato; strisce longitudinali o macchia dorataRoccia e fondi misti, fino a 200 mCirca 140 cm
Cernia bianca
Epinephelus aeneus
Arrotondata2-3 linee bianche obliqueGrigio-verdastro, chiaroSabbia con rifugi, fino a 200 mCirca 120 cm
Cernia nera
Epinephelus caninus
Tronca o appena arrotondataBande scure dall’occhioBruno-violaceo scuro, uniformeProfondità, 100-300 mOltre 150 cm
Cernia rossa
Mycteroperca rubra
Concava, a mezzalunaPreopercolo con sporgenza seghettataSlanciato, rossastro marmorizzatoRoccia, 10-200 m, in gruppiCirca 90 cm
Dotto
Polyprion americanus
Tronca, margine chiaroCresta ossea rugosa; mandibola molto sporgenteGrigio-bruno uniformeProfondità, 100-600 m; giovani pelagiciOltre 200 cm

Perché le cernie vanno protette

Tutte le cernie mediterranee sono ermafrodite proterogine: nascono femmine e diventano maschi solo dopo diversi anni e a dimensioni considerevoli. Nella cernia bruna le femmine maturano intorno ai 40 cm e ai quattro anni di età, mentre il passaggio a maschio avviene molto più tardi. La conseguenza è semplice: ogni grande cernia catturata è quasi sempre un maschio riproduttore, e una popolazione privata dei grandi esemplari smette di riprodursi in modo efficiente.

Lo dimostrano le aree marine protette italiane e francesi, dove le cernie sono tornate in pochi decenni dopo essere quasi scomparse dalle coste accessibili ai subacquei. In Francia è in vigore da oltre trent’anni una moratoria sulla pesca delle cernie, prorogata più volte. In Italia le regole sono meno severe, ma precise.

Taglia minima: 45 cm

Il Regolamento (CE) 1967/2006 la fissa per tutte le specie del genere Epinephelus e per il dotto. Vale per pescatori professionisti e sportivi, per lo sbarco e per la vendita.

Una sola cernia al giorno

Nella pesca sportiva e ricreativa, compresa quella subacquea, il DPR 1639/1968 consente la cattura di un solo esemplare di cernia al giorno, di qualsiasi specie, dentro il limite complessivo di 5 kg di pescato.

Aree marine protette

Nelle zone A e B delle AMP la pesca è vietata o fortemente limitata, e in quasi tutte la pesca subacquea è proibita. I regolamenti cambiano da un’area all’altra: vanno letti prima di ogni uscita.

Gare di pesca subacquea

Nelle competizioni FIPSAS la cattura delle cernie è vietata, di qualunque specie e taglia. Un buon esempio di autoregolamentazione che molti pescatori adottano anche fuori dalle gare.

Consigli pratici

In immersione. Una cernia che vi osserva dalla tana mostra spesso una livrea diversa da quella del pesce a riposo: le macchie possono accentuarsi o sparire in pochi istanti, e i maschi in periodo riproduttivo assumono colori più chiari. Concentratevi sulla forma della coda quando il pesce si gira e sul profilo della testa.

In barca. Fotografate il pesce di lato, intero, con la coda distesa e la testa ben a fuoco. Una seconda foto ravvicinata della guancia e dell’opercolo permette di confermare l’identificazione anche a posteriori.

Al mercato. In etichetta “cernia” può indicare molte specie diverse, anche d’importazione, e il nome scientifico obbligatorio è l’unico modo per sapere che cosa si compra. Un trancio di cernia a prezzo troppo basso è quasi sempre una specie tropicale congelata. Per orientarsi, rimandiamo alla nostra sezione su truffe e frodi nel pesce e alla guida su come riconoscere i pesci.

Domande frequenti

Il dotto è una cernia?

Nella denominazione commerciale italiana il dotto è Polyprion americanus, la cernia di fondale, che appartiene a una famiglia diversa da quella delle cernie vere (Polyprionidae e non Epinephelidae). In alcune zone però il nome dotto viene usato anche per la cernia dorata, Epinephelus costae, e questo crea molta confusione.

Come si distingue la cernia bruna dalla cernia dorata?

La cernia bruna ha corpo massiccio, colore bruno con macchie chiare irregolari e coda arrotondata con un sottile bordo bianco. La cernia dorata è più slanciata, ha la coda tronca o leggermente concava e, da giovane, strisce scure longitudinali sui fianchi; negli adulti compare una macchia giallo-dorata sul fianco.

Qual è il segno distintivo della cernia bianca?

Due o tre linee chiare oblique sulla guancia e sull’opercolo, ben visibili anche nel pesce morto. Il corpo è grigio-verdastro e la specie frequenta fondali sabbiosi con rifugi sparsi più che le scogliere.

Qual è la taglia minima delle cernie?

Il Regolamento (CE) 1967/2006 fissa una taglia minima di 45 cm per tutte le specie del genere Epinephelus e per il dotto Polyprion americanus. Nella pesca sportiva e ricreativa in Italia, inoltre, si può catturare al massimo una cernia al giorno, di qualunque specie.

Perché le cernie grandi sono quasi sempre maschi?

Le cernie sono ermafrodite proterogine: nascono femmine e diventano maschi solo dopo molti anni e a grandi dimensioni. Per questo la cattura dei grandi esemplari toglie alla popolazione proprio i maschi riproduttori.

Come si riconosce la cernia rossa?

Mycteroperca rubra ha coda concava, livrea bruno-rossastra marmorizzata e una pinna anale con più raggi molli rispetto alle Epinephelus (11-13 contro 8). Vive spesso in gruppi ed è in espansione verso nord.

Marcello Guadagnino

Biologo marino · Fondatore di Il Giornale dei Marinai · ilgiornaledeimarinai.it

Direttore scientifico di Oceanis Srl e docente nel Master MARAC dell’Università di Camerino. Dal 2013 cura su Il Giornale dei Marinai schede di identificazione delle specie mediterranee e approfondimenti sulla pesca professionale e sportiva.

Fonti

  1. Heemstra P.C., Randall J.E. (1993). FAO Species Catalogue. Vol. 16. Groupers of the World (Family Serranidae, Subfamily Epinephelinae). FAO Fisheries Synopsis n. 125, Roma.
  2. Tortonese E. (1975). Osteichthyes (Pesci ossei). Fauna d’Italia, vol. XI. Calderini, Bologna.
  3. Froese R., Pauly D. (a cura di). FishBase, schede di Epinephelus marginatus, E. costae, E. aeneus, E. caninus, Mycteroperca rubra, Polyprion americanus. www.fishbase.org
  4. WoRMS Editorial Board. World Register of Marine Species, famiglie Epinephelidae e Polyprionidae. www.marinespecies.org
  5. Commissione europea. Database delle denominazioni commerciali dei prodotti della pesca, voci per Epinephelus costae, Epinephelus marginatus, Epinephelus aeneus e Polyprion americanus.
  6. Regolamento (CE) n. 1967/2006 del Consiglio, relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel Mar Mediterraneo, allegato III.
  7. DPR 2 ottobre 1968 n. 1639, Regolamento per l’esecuzione della legge sulla disciplina della pesca marittima, art. 142.
  8. ARPA Puglia, schede bio-ecologiche delle specie ittiche di interesse commerciale: cernia bruna e cernia bianca.
  9. IUCN Red List of Threatened Species, valutazioni mediterranee e globali delle specie trattate.