Sostenibilità

Sostenibilità della pesca del pesce azzurro

La sostenibilità della pesca del pesce azzurro è oggi una delle questioni più urgenti per il futuro della pesca professionale italiana. I dati scientifici disponibili dipingono un quadro preoccupante, ma indicano anche percorsi concreti per invertire la rotta — a patto che istituzioni, pescatori e consumatori agiscano in modo coordinato.

In questo articolo · 4 sezioni
  1. Lo stato degli stock: i numeri che preoccupano
  2. Cosa dicono gli scienziati
  3. I metodi di pesca: non tutti i sistemi sono uguali
  4. Verso una pesca del pesce azzurro davvero sostenibile
La pêche des sardines en Méditerranée
Le sardine pescate vengono depositate in contenitori di Plastica

Lo stato degli stock: i numeri che preoccupano

I dati del Ministero delle Politiche Agricole relativi al 2013 registravano 29.664 tonnellate di acciughe pescate in Italia, per un valore di 55,36 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente, le catture erano già calate del 30% e i ricavi del 26%: segnali inequivocabili di stock sotto pressione.

La FAO/CGPM aveva già allertato il settore nel 2012–2013, raccomandando di non aumentare ulteriormente lo sforzo di pesca. Lo STECF — il Comitato Scientifico, Tecnico ed Economico della Commissione Europea — ha confermato queste preoccupazioni con le proprie valutazioni indipendenti.

La distribuzione geografica del problema riguarda l’intero Mediterraneo italiano: Nord Adriatico, Stretto di Sicilia e Tirreno sono le aree dove le acciughe risultano già pienamente o eccessivamente sfruttate. Non si tratta di stime approssimative: è la fotografia che emerge dalle campagne di valutazione degli stock condotte dai principali enti scientifici europei.


Cosa dicono gli scienziati

Le raccomandazioni della comunità scientifica sono chiare e convergenti:

  1. Ridurre immediatamente lo sforzo di pesca al di sotto del Rendimento Massimo Sostenibile (RMS/MSY), l’unico livello compatibile con la rigenerazione naturale delle popolazioni.
  2. Implementare misure concrete di recupero per gli stock già eccessivamente sfruttati, inclusi periodi di fermo biologico calibrati sui cicli riproduttivi delle specie.

Il RMS non è un concetto teorico: è la soglia oltre la quale si pesca più di quanto il mare possa rigenerare. Superarla sistematicamente, come avvenuto in diversi bacini del Mediterraneo, significa erodere il capitale naturale su cui si fonda l’intera pesca professionale.


I metodi di pesca: non tutti i sistemi sono uguali

Sul fronte dei metodi di cattura, esiste una differenza sostanziale tra sistemi compatibili con la sostenibilità e sistemi che la compromettono. La pesca con reti a circuizione — la tecnica tradizionalmente impiegata per acciughe, sardine e altri pelagici — è generalmente considerata a basso impatto ambientale: non tocca i fondali, opera in colonna d’acqua e intercetta banchi di specie bersaglio ben identificate.

Tuttavia, questa valutazione positiva decade quando le reti a circuizione vengono utilizzate in combinazione con i FAD (Fish Aggregating Devices): i dispositivi aggreganti attirano promiscuamente diverse specie, aumentando la cattura accessoria e riducendo la selettività del metodo.

Per approfondire le tecniche di pesca professionale nel Mediterraneo, puoi consultare anche la nostra sezione sulla pesca professionale e gli articoli dedicati agli attrezzi da pesca.


Verso una pesca del pesce azzurro davvero sostenibile

Un approccio sostenibile alla pesca del pesce azzurro non può limitarsi a dichiarazioni di principio: richiede azioni misurabili e verificabili. Le pratiche più efficaci documentate includono:

  • Monitoraggio continuo delle popolazioni ittiche, con campagne standardizzate e condivisione dei dati tra operatori e autorità scientifiche
  • Rispetto dei cicli di riproduzione e migrazione, con fermi biologici temporanei nelle fasi critiche
  • Metodi di pesca selettiva, che riducano al minimo le catture accidentali di individui sotto taglia o di specie non bersaglio
  • Tracciabilità dei prodotti, strumento fondamentale per connettere il consumatore finale alla filiera e premiare chi pesca responsabilmente


La sostenibilità della pesca del pesce azzurro non è un lusso ambientalista: è una condizione di sopravvivenza economica per migliaia di famiglie che vivono di pesca professionale lungo le coste italiane. Ridurre lo sforzo di pesca oggi significa avere ancora qualcosa da pescare domani. È una logica elementare che i dati scientifici continuano a confermare — e che il settore non può più permettersi di ignorare.


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Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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