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Istituzioni UE · Pesca professionale · Gestione degli stock

STECF: cos’è, come costruisce i suoi dati e perché i pescatori non sempre ci credono

Il Comitato Scientifico UE per la Pesca produce i report su cui si basano le politiche europee. Ma come raccoglie i dati? Gli stock sono valutati sul venduto? E cosa succede quando la flotta si dimezza?

Istituzioni UE Stock assessment Pesca mediterranea Aggiornato: giugno 2026 di Marcello Guadagnino

Il comitato

Lo STECF: l’organo che consiglia Bruxelles sulla pesca

Lo STECF — Scientific, Technical and Economic Committee for Fisheries — è il comitato consultivo ufficiale della Commissione Europea in materia di gestione delle risorse marine. Istituito formalmente con Decisione C(2016) 1084 del 25 febbraio 2016, opera nell’ambito dell’articolo 26 del Regolamento UE 1380/2013 sulla Politica Comune della Pesca.

In termini concreti: quando la Commissione deve decidere su quote, misure tecniche, chiusure stagionali o stato degli stock, chiede allo STECF una valutazione scientifica. Le raccomandazioni non sono vincolanti — lo STECF consiglia, la Commissione decide — ma nella pratica pesano enormemente sulle proposte legislative che poi diventano regolamenti.

È gestito congiuntamente dalla DG MARE e dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea, con il segretariato e il lavoro di raccolta dati affidati al JRC di Ispra. I suoi report sono pubblici, scaricabili gratuitamente da stecf.ec.europa.eu.

«Lo STECF non decide le quote. Ma le sue analisi diventano la base scientifica su cui la Commissione costruisce le proposte — e poi i pescatori devono viverci.»

Scheda tecnica

  • Decisione istitutiva: C(2016) 1084, 25/02/2016
  • Predecessore: STCF (senza la componente economica)
  • Segretariato: JRC Ispra (VA)
  • Supervisione: DG MARE
  • Report: pubblici, scaricabili gratuitamente
  • Riunioni plenarie: 3–4 l’anno
  • EWG tematici: 10–15 l’anno
  • Lingua di lavoro: inglese

Basi normative

  • Art. 26 Reg. UE 1380/2013 (PCP)
  • Decisione C(2016) 1084
  • OJ C 74, 26.2.2016, p. 4–10
  • DCF — Data Collection Framework
Pescatori al lavoro a Selinunte, Sicilia

La macchina dei dati

Come lo STECF raccoglie i dati: il DCF e le sue fonti

Prima di capire cosa producono i report STECF, bisogna capire da dove vengono i dati. La risposta è il Data Collection Framework (DCF), il sistema europeo di raccolta dati sulle attività di pesca. È qui che si gioca la partita sulla qualità e l’attendibilità di tutta la scienza ittica europea.

Ogni paese membro UE è tenuto a raccogliere e trasmettere dati secondo un programma nazionale approvato dalla Commissione. I dati riguardano catture, sforzo di pesca, dati biologici sulle specie (taglie, pesi, età, maturità sessuale) e dati economici sulle flotte. L’Italia trasmette i suoi dati attraverso il MASAF e istituti di ricerca come ISPRA e NISEA.

I dati commerciali: non solo le fatture

Una domanda legittima che si pone chiunque non conosca il settore è: gli stock vengono valutati sulle fatture del venduto? La risposta è: in parte sì, ma non solo. I dati commerciali — quantità sbarcate per specie, porto di sbarco, attrezzo usato, dimensione delle catture — entrano nel sistema. Ma da soli non bastano, e i ricercatori lo sanno bene.

Il problema fondamentale con i dati di sbarco è il cosiddetto bias da sforzo: se una flotta riduce le uscite perché il pesce scarseggia E perché i costi sono aumentati E perché ci sono meno barche, il calo degli sbarchi non ti dice necessariamente niente sullo stato reale dello stock. Per questo il sistema si affida a una seconda fonte di dati, molto più robusta.

Pesce pescato con le reti nel Mediterraneo

Le tre fonti di dati principali usate dallo STECF

1. Dati commerciali (fishery-dependent data): sbarchi dichiarati, sforzo di pesca (giorni in mare, ore di pesca, potenza motore), distribuzione delle taglie nelle catture commerciali. Raccolti dagli stati membri attraverso il sistema ERS (Electronic Recording System) e i registri di sbarco.

2. Survey scientifici indipendenti (fishery-independent data): campagne di ricerca condotte con navi da ricerca usando protocolli standardizzati, indipendentemente dall’attività commerciale. Per il Mediterraneo il principale è il MEDITS (Mediterranean International Trawl Survey), una campagna annuale coordinata che copre i principali bacini con strascico a profondità standardizzate. Misura direttamente abbondanza e struttura di taglia degli stock, senza il filtro dell’attività commerciale.

3. Dati biologici da campionamento: prelievo di campioni dal pescato commerciale per misurare taglie, pesi, età (attraverso gli otoliti), maturità sessuale. Permettono di ricostruire la struttura demografica della popolazione.

Il MEDITS è la chiave di volta del sistema. Viene eseguito ogni anno nello stesso periodo (maggio-agosto), con lo stesso protocollo, dalle stesse aree, con reti a maglie standardizzate. Questo lo rende uno strumento di monitoraggio tendenzialmente robusto e comparabile nel tempo — anche quando la flotta commerciale si riduce, anche quando le catture calano per ragioni economiche e non biologiche.

Porto di pesca in Sicilia

Metodologia

Come vengono valutati gli stock: modelli, F e punti di riferimento

Pescatori che lavorano

Una volta raccolti i dati, gli esperti degli EWG costruiscono i modelli di valutazione degli stock. Il parametro centrale è la mortalità da pesca (F): quanto dello stock viene prelevato ogni anno dalla pesca. Confrontato con la FMSY — il livello di mortalità che garantisce il rendimento massimo sostenibile — si capisce se uno stock è sovrasfruttato, in recupero o in equilibrio.

I modelli usati dal JRC/STECF per il Mediterraneo, implementati nel framework FLR (Fisheries Libraries in R), integrano serie storiche di catture, indici di abbondanza dal MEDITS e dati sulla struttura demografica delle popolazioni. Non è uno strumento semplice né perfetto, ma è lo stato dell’arte della scienza ittica applicata.

Il Mediterraneo è una regione “data-poor”

C’è però un punto critico che lo stesso JRC riconosce esplicitamente: il Mediterraneo è classificato come una regione “data-poor” in termini di assessment degli stock. La biodiversità è altissima, le specie commercialmente rilevanti sono decine, ma quelle su cui esistono serie storiche sufficientemente lunghe e complete per un assessment analitico robusto sono relativamente poche.

Per molte specie — soprattutto quelle target della piccola pesca artigianale, come polpo, seppie, vongole, pesci di scoglio — i dati disponibili non permettono un assessment formale. Si ricorre a metodi indiretti, a stime basate su indicatori di abbondanza, o semplicemente non si fa assessment. Il che significa che gran parte della pesca artigianale italiana opera in un vuoto scientifico istituzionale.

Punto critico: lo STECF valuta con metodi robusti le specie più importanti per la pesca industriale (nasello, gambero rosso, acciuga, sardina). Per la piccola pesca artigianale — polpo, seppia, riccio, vongola, specie costiere — i dati sono incompleti o assenti. Il 67% della flotta italiana opera in un segmento che la scienza europea monitora in modo insufficiente.

MEDITSsurvey annuale indipendente
FMSYmortalità massima sostenibile
FLRframework modelli in R
DCFraccolta dati UE

La questione metodologica più seria

Se la flotta si dimezza, i dati di cattura cosa misurano davvero?

Questa è la domanda che i pescatori italiani pongono — spesso in modo istintivo, senza terminologia scientifica — e che ha una risposta metodologica tutt’altro che banale.

La flotta italiana si è ridotta di circa il 23% in termini di imbarcazioni della piccola pesca artigianale solo tra il 2020 e il 2022 (dati STECF 23-07). Nell’arco di 18 anni il segmento a distanza ha perso il 67% delle unità. Se misuri le catture totali di una flotta in forte contrazione, il calo potrebbe significare due cose completamente diverse: lo stock è in recupero, oppure c’è meno pressione di pesca perché ci sono meno barche (e meno pescatori).

«Quando le barche calano del 20% e le catture totali calano del 15%, non stai necessariamente pescando meno per specie. Stai pescando meno perché sei in meno. La CPUE — cattura per unità di sforzo — potrebbe essere addirittura aumentata.»

Come lo STECF affronta il problema

Gli analisti dello STECF conoscono questo problema e cercano di gestirlo normalizzando i dati per lo sforzo di pesca: invece di guardare le catture totali, guardano la CPUE (Catch Per Unit of Effort) — cattura per unità di sforzo, che può essere ore di pesca, giorni in mare o potenza motore per ora. In teoria, se la CPUE rimane stabile mentre la flotta si riduce, lo stock non sta migliorando: i pesci si trovano semplicemente con la stessa facilità di prima, ma in meno li cercano.

Il problema è che la CPUE commerciale è influenzata da mille variabili: miglioramento tecnologico degli attrezzi (lo stesso numero di barche pesca più efficacemente di vent’anni fa), concentrazione dello sforzo nelle aree più produttive, cambiamento delle specie target, comportamento adattivo dei pescatori. Per questo il MEDITS rimane insostituibile: è l’unico strumento che misura l’abbondanza degli stock indipendentemente da quello che fa la flotta commerciale.

La conclusione pratica: i dati STECF sugli stock principali (le specie coperte dal MEDITS) sono metodologicamente difendibili anche con una flotta in contrazione. I dati economici e occupazionali — che dipendono invece dai registri delle flotte — rispecchiano fedelmente il declino strutturale del settore.

La prospettiva dal mare

Cosa pensano i pescatori italiani dello STECF

La risposta onesta è: la maggior parte dei pescatori professionali italiani non sa cosa sia lo STECF. Non perché siano ignoranti, ma perché il sistema è strutturato in modo da renderli estranei al processo. I report sono in inglese, le riunioni si tengono a Bruxelles o Ispra, la partecipazione degli operatori del settore è marginale e mediata da associazioni di categoria che non sempre rappresentano la piccola pesca artigianale.

Chi invece conosce lo STECF — dirigenti di cooperative, tecnici di OP, ricercatori che lavorano a contatto con il settore — tende ad avere posizioni più sfumate. Il riconoscimento della solidità metodologica coesiste con una critica profonda alla distanza istituzionale.

Le critiche che si sentono ai porti

“Non sanno cosa succede davvero in mare.” È la critica più comune. I modelli STECF funzionano su dati storici e survey standardizzati, ma non catturano la variabilità locale, stagionale, i cambiamenti improvvisi che i pescatori percepiscono prima di qualsiasi sistema di monitoraggio. Quando in un GSA una specie cambia distribuzione per effetto del riscaldamento marino, i pescatori lo sanno in tempo reale. Lo STECF lo saprà nel report dell’anno successivo, forse del successivo ancora.

“Tagliano le quote e le barche spariscono, poi dicono che lo stock si è ripreso.” Questa è la critica metodologica intuitiva sulla riduzione della flotta, che abbiamo visto avere una risposta scientifica — ma che resta una critica legittima quando applicata a specie non coperte dal MEDITS, dove effettivamente la riduzione dello sforzo di pesca può essere confusa con un miglioramento biologico reale.

“Le specie invasive cambiano tutto, ma nei modelli non ci sono.” Il granchio blu e altre specie aliene invasive stanno alterando gli equilibri del Mediterraneo in modo rapido e drammatico. I modelli di stock assessment tradizionali faticano a incorporare questa variabile. È una critica fondata.

«I pescatori di Mazara sanno dove sta il gambero rosso meglio di qualsiasi survey. Il problema è che quella conoscenza non entra nei modelli, e quindi non esiste per Bruxelles.»

“La piccola pesca non conta.” Questa è forse la critica più amara, e ha una base reale. Il segmento SSF (Small-Scale Fisheries) rappresenta il 67% delle barche italiane e il 47% dell’occupazione, ma genera solo il 23% del valore degli sbarchi. Di conseguenza riceve attenzione scientifica e politica sproporzionatamente minore rispetto alla pesca industriale, che è più facile da monitorare e gestisce volumi molto maggiori.

Analisi critica

I punti di forza e i limiti reali dello STECF

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Survey indipendente (MEDITS)

La campagna MEDITS è uno strumento scientifico robusto che misura gli stock indipendentemente dall’attività commerciale. Non è influenzata dal calo della flotta né dai comportamenti adattativi dei pescatori.

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Dati pubblici e verificabili

Tutti i report, i dataset, i codici dei modelli: pubblici e scaricabili. Una trasparenza metodologica rara nel panorama istituzionale europeo. Chi vuole può replicare le analisi.

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Integrazione dati multipli

L’assessment non si basa solo sulle fatture di vendita. Combina dati commerciali, survey indipendenti e campionamenti biologici — una struttura progettata per ridurre i bias da sforzo.

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Annual Economic Report

L’AER annuale è il documento più completo disponibile sull’economia della pesca europea: redditività, occupazione, investimenti, GVA per segmento e paese. Una risorsa preziosa anche per chi vuole contestare le politiche UE con dati.

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Mediterraneo “data-poor”

Nonostante il sistema DCF e il MEDITS, il Mediterraneo rimane una regione con dati insufficienti per assessment formali su gran parte delle specie. Le specie della piccola pesca artigianale sono sistematicamente sottomonitoriate.

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Latenza dei dati: 18-24 mesi

Tra la raccolta dei dati e la pubblicazione del report passano uno o due anni. In un Mediterraneo che cambia rapidamente — riscaldamento, specie invasive, crisi economiche acute — questa latenza è un problema strutturale.

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Specie invasive fuori dai modelli

I modelli di stock assessment sono costruiti su popolazioni stabili. L’ingresso del granchio blu, del pesce palla, di altre specie aliene altera gli equilibri in modo che i modelli tradizionali faticano a catturare.

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Pareri non vincolanti

Lo STECF consiglia, la Commissione decide. Nella pratica, le raccomandazioni scientifiche vengono bilanciate da considerazioni politiche — accordi diplomatici con paesi terzi, pressioni dei grandi operatori industriali, equilibri politici interni all’UE.

Domande e risposte

FAQ sullo STECF

I dati sugli stock si basano sulle dichiarazioni di sbarco dei pescatori?

In parte sì, ma non solo. Il sistema usa tre fonti integrate: i dati commerciali (sbarchi dichiarati, sforzo di pesca), i survey scientifici indipendenti come il MEDITS — condotti con navi da ricerca indipendentemente dall’attività commerciale — e i dati biologici raccolti con campionamenti sul pescato. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dai dati “fishery-dependent” che possono essere distorti da comportamenti adattativi della flotta.

Se la flotta cala del 20%, i dati non diventano inutilizzabili?

Non necessariamente, proprio grazie al MEDITS. Il survey scientifico indipendente misura l’abbondanza degli stock direttamente, senza passare per la flotta commerciale. Il problema esiste però per le specie non coperte dal MEDITS — molte di quelle target della piccola pesca artigianale — dove il calo della flotta può effettivamente confondere il segnale biologico.

Cos’è il MEDITS e perché è importante?

Il MEDITS (Mediterranean International Trawl Survey) è una campagna scientifica annuale coordinata a livello europeo che copre i principali bacini del Mediterraneo con strascico a profondità standardizzate. Viene eseguita ogni anno nello stesso periodo (maggio-agosto) con lo stesso protocollo, permettendo confronti temporali affidabili. Per molte specie demersali — nasello, gambero rosa, triglia, scampo — è la fonte di dati più robusta disponibile.

Lo STECF si occupa anche delle specie invasive come il granchio blu?

Lo STECF può essere consultato su qualsiasi questione rilevante per la gestione della pesca, incluse le specie non indigene. Ma i modelli di stock assessment tradizionali non sono progettati per incorporare perturbazioni ecologiche rapide come l’invasione del granchio blu. Il rischio è che le valutazioni degli stock delle specie native non tengano conto dell’impatto predatorio delle invasive, portando a raccomandazioni parzialmente fuori dalla realtà.

Qual è la differenza tra STECF e GFCM?

Il GFCM (General Fisheries Commission for the Mediterranean) è un organismo FAO che gestisce la pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero a livello internazionale, con raccomandazioni vincolanti per i paesi membri. Lo STECF è un comitato consultivo interno all’UE, con pareri non vincolanti. I due si integrano: il GFCM produce le raccomandazioni di gestione per il bacino, lo STECF valuta come l’UE le implementa e monitora lo stato delle flotte europee.

I pescatori italiani partecipano al lavoro dello STECF?

Marginalmente. Gli EWG sono aperti a osservatori e esperti esterni su invito, e in teoria i rappresentanti del settore produttivo possono partecipare. In pratica, la struttura accademica e istituzionale del comitato, il fatto che si lavori in inglese e la distanza fisica dalle sedi di lavoro rendono la partecipazione della pesca artigianale italiana quasi nulla. Le associazioni di categoria nazionali partecipano al processo politico, non al processo scientifico.

Marcello Guadagnino

Marcello Guadagnino

Biologo marino · Direttore scientifico GDM

Biologo marino, fondatore e direttore scientifico de Il Giornale dei Marinai dal 2013. Direttore scientifico di Oceanis Srl, Specializzato in valutazione degli stock ittici mediterranei, pesca professionale e gestione delle zone costiere.

Fonti e riferimenti

  • STECF (2016). Commission Decision C(2016) 1084 setting up the STECF. OJ C 74, 26.2.2016.
  • STECF 23-07 (2023). Annual Economic Report on the EU Fishing Fleet. JRC/DG MARE.
  • STECF 21-02 (2021). Methods for supporting stock assessment in the Mediterranean. JRC Ispra.
  • Osio G.C. et al. (2018). The Mediterranean and Black Sea STECF Stock Assessment Database. EUR 29294 EN. DOI: 10.2760/559579.
  • Cozzolino M., Grassi R.F. (2025). National Fisheries Profile of Italy. European Commission, DG MARE. DOI: 10.2771/1486551.
  • MEDITS Working Group (2017). MEDITS trawl survey specifications. sibm.it/SITO%20MEDITS
  • Regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla PCP, art. 26.
  • stecf.ec.europa.eu — libreria report STECF completa.