Funghi “magici” e pesci aggressivi: la psilocibina riduce gli attacchi senza spegnere la socialità
Una sola dose bassa di psilocibina, la molecola dei “funghi magici”, basta a rendere meno aggressivo uno dei pesci più litigiosi che si conoscano. I pesci trattati attaccano meno, ma continuano a interagire con il rivale. Lo studio, condotto in Canada sul killifish di mangrovia e pubblicato su Frontiers in Behavioral Neuroscience, è stato appena rilanciato da ScienceDaily e apre una finestra su come la chimica del cervello regola il comportamento sociale dei pesci.
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Il pesce più aggressivo del laboratorio
La specie scelta è Kryptolebias marmoratus, il rivulus di mangrovia: un piccolo pesce anfibio delle mangrovie dell’America tropicale, capace di sopravvivere fuori dall’acqua respirando attraverso la pelle, molto vascolarizzata. È un parente dei killifish ed è famoso tra gli etologi per due motivi.
- È molto aggressivo: se due individui si incontrano, passano rapidamente dalle esibizioni agli attacchi.
- Si autofeconda: è uno dei soli due pesci noti che sono ermafroditi capaci di fecondarsi da soli. Le linee di laboratorio sono quindi geneticamente quasi identiche, e questo permette di confrontare il comportamento eliminando gran parte della variabilità genetica. Ne abbiamo parlato a proposito dell’ermafroditismo nei pesci.
Come è stato fatto l’esperimento
Il gruppo di Suzie Currie (University of British Columbia) e Dayna Forsyth (Acadia University, Nuova Scozia) ha messo a confronto 32 coppie di pesci: 16 trattati con psilocibina e 16 di controllo.
- Primo giorno: ogni pesce veniva messo in una vasca con un “rivale”, separato da una rete. Dopo cinque minuti si toglieva un pannello opaco e si registrava l’interazione.
- Secondo giorno: il pesce veniva immerso per 20 minuti in acqua con psilocibina disciolta (3.000 microgrammi per litro), poi rimesso davanti allo stesso rivale.
- Cosa si misurava: tempo passato in movimento, esibizioni frontali e laterali, avvicinamenti alla rete e soprattutto gli scatti di nuoto verso l’avversario, il segnale che l’aggressione sta salendo di livello.

I ricercatori hanno anche misurato quanta sostanza entrava davvero nel corpo dei pesci. A quella dose la concentrazione nei tessuti era di circa 7 nanogrammi per millilitro, un valore simile al picco che si misura nel sangue umano dopo una dose di 15 milligrammi. Un dettaglio curioso: offerta nel cibo, la psilocibina non veniva assorbita. Passava invece attraverso branchie e pelle.
I risultati: meno attacchi, stessa socialità
| Comportamento | Pesci trattati rispetto ai controlli |
|---|---|
| Tempo in movimento | ridotto (effetto grande) |
| Scatti di nuoto verso il rivale | ridotti (effetto medio) |
| Esibizioni frontali, a basso costo energetico | sostanzialmente invariate |
| Interazione con il rivale | mantenuta |
| Comportamento del rivale non trattato | nessuna differenza |

Il punto interessante è la selettività. La psilocibina non ha “spento” il pesce: ha ridotto proprio i comportamenti più costosi e rischiosi, quelli che portano allo scontro fisico, lasciando le esibizioni che servono a comunicare senza farsi male. Secondo gli autori è la prima prova che la psilocibina può ridurre in modo selettivo l’aggressione intensa in un vertebrato senza sopprimere l’interazione sociale.
Perché funziona? La pista della serotonina
La psilocibina ha una struttura molto simile alla serotonina, un neurotrasmettitore che nei vertebrati, pesci compresi, regola stress, umore e aggressività. Gli autori ipotizzano che agisca sui recettori della serotonina, ma lo studio non li ha misurati: per ora è un’ipotesi da verificare.
Questo tipo di ricerca conferma una cosa che la biologia ha capito negli ultimi decenni: il cervello dei pesci usa gli stessi “interruttori” chimici del nostro, perché li abbiamo ereditati da antenati comuni. È anche per questo che oggi ci si interroga seriamente su questioni come il dolore nei pesci, sulle loro capacità cognitive, come nel test dello specchio con il pesce pulitore, e sulle regole che governano la vita di gruppo, dai banchi senza leader ai cambi di sesso legati alla gerarchia, come nell’ermafroditismo proteroginico.
Cosa lo studio non dice
- Non è una cura per l’aggressività umana. È stata testata una sola dose, una sola volta, su una sola combinazione di linee genetiche.
- Non sappiamo cosa succede con dosi ripetute, né se si sviluppi tolleranza o ci siano effetti a lungo termine.
- La variabilità tra individui era alta, e anche i pesci di controllo cambiavano comportamento con il tempo, probabilmente perché si abituavano allo stesso rivale.
- Il meccanismo resta da dimostrare.
Lo studio è uscito online a marzo 2026 ed è stato ripreso in questi giorni dalla stampa scientifica internazionale.
Domande frequenti
I pesci possono essere aggressivi come i mammiferi?
Sì. Molte specie difendono territori, tane o partner, e l’aggressività è regolata da neurotrasmettitori come la serotonina, presenti anche nei mammiferi.
Cos’è la psilocibina?
È il principio attivo dei funghi del genere Psilocybe. Nell’organismo si trasforma in psilocina, che agisce sui recettori della serotonina.
Perché usare proprio il rivulus di mangrovia?
Perché è molto aggressivo e perché, autofecondandosi, produce linee quasi identiche dal punto di vista genetico: le differenze di comportamento si possono attribuire con più sicurezza al trattamento.
Fonti e riferimenti
- Forsyth D., Faraone N., Lamarre S.G., Currie S. (2026). The magic of mushrooms: psilocybin influences behavior in the mangrove rivulus fish, Kryptolebias marmoratus. Frontiers in Behavioral Neuroscience, 20.
- ScienceDaily (2026). Magic mushroom compound calms angry fish.
Immagine in evidenza: rivulus di mangrovia (Kryptolebias marmoratus), foto di Vassil, CC0, via Wikimedia Commons.






