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Un pesce che si riconosce allo specchio? Il caso del pesce pulitore | Il Giornale dei Marinai
Biologia Marina · Cognizione animale

Uno specchio
in fondo al mare

Un pesce grande pochi centimetri ha superato lo stesso test usato per scimpanzé, delfini ed elefanti. Altri parenti stretti della stessa famiglia usano una roccia come incudine per aprire i molluschi. Due comportamenti che, se confermati in pieno, riscrivono cosa siamo disposti ad aspettarci da un cervello di pesce.

Labroides dimidiatus Test dello specchio Uso di strumenti Labridae

Il “mark test”: lo standard per misurare l’autoconsapevolezza

Il test dello specchio, ideato nel 1970 dallo psicologo americano Gordon Gallup, è considerato per decenni lo standard di riferimento per verificare se un animale possiede autoriconoscimento allo specchio (mirror self-recognition, MSR): la capacità di capire che l’immagine riflessa rappresenta il proprio corpo, e non un altro individuo. Nella versione classica, si applica sull’animale un piccolo segno colorato in un punto che può vedere solo riflesso — mai direttamente — e si osserva se l’animale usa lo specchio per cercare di toccare o rimuovere il segno dal proprio corpo, invece di reagire come se stesse guardando un estraneo.

Prima del 2019, un elenco molto corto di specie aveva superato questo test in modo convincente: scimpanzé e altre grandi scimmie, un singolo elefante asiatico, alcune specie di delfini e orche, e le gazze eurasiatiche — nessun pesce, e nessun invertebrato.

Il pesce pulitore supera tutte e tre le fasi del test

Nel 2019 un gruppo giapponese guidato da Masanori Kohda, all’epoca alla Osaka City University, ha pubblicato su PLOS Biology uno studio che ha sottoposto il pesce pulitore Labroides dimidiatus — lo stesso protagonista dell’articolo sulla reputazione e i mercati biologici — all’intera sequenza del mark test, articolata in tre fasi distinte.

Fase 1

Reazione sociale allo specchio

Di fronte allo specchio per la prima volta, il pesce mostra comportamenti aggressivi, come verso un rivale sconosciuto della propria specie.

Fase 2

Comportamenti insoliti e ripetuti

L’aggressività lascia il posto a comportamenti atipici e ripetuti davanti allo specchio — nuotare capovolti, testare il movimento della propria immagine — fino a centinaia di volte al giorno: un pattern interpretato come “contingency testing”, la verifica che l’immagine si muova esattamente come si muove l’osservatore.

Fase 3

Autoesame e rimozione del segno

Il pesce inizia a osservarsi ripetutamente allo specchio. Quando gli viene applicato un segno colorato sulla gola — visibile solo riflesso — tenta di rimuoverlo sfregando il corpo contro il fondale o le rocce, ma solo in presenza dello specchio.

Pesce pulitore davanti a uno specchio durante un esperimento di mirror test
Un pesce pulitore davanti allo specchio: dopo la fase di aggressività iniziale, il comportamento si trasforma in un esame ripetuto della propria immagine riflessa.

Uno studio successivo pubblicato su PNAS nel 2023 ha aggiunto un dettaglio ancora più sorprendente: dopo aver superato il test, i pesci pulitori attaccavano fotografie composite in cui il proprio volto era stato unito al corpo di un individuo sconosciuto, ma non attaccavano quelle in cui il proprio corpo era abbinato al volto di uno sconosciuto — un pattern che suggerisce un riconoscimento basato specificamente sui tratti del volto, non solo sulla forma generale del corpo, in modo sorprendentemente simile a come funziona il riconoscimento facciale nell’essere umano.

Un risultato messo alla prova, non dato per scontato

Lo studio del 2019 ha suscitato un acceso dibattito nella comunità scientifica, con osservazioni critiche arrivate anche dallo stesso Gordon Gallup, ideatore del test originale. Le obiezioni principali riguardavano l’ambiguità di alcuni comportamenti osservati e il fatto che il segno usato per il test potesse causare irritazione fisica, inducendo il pesce a sfregarsi indipendentemente da un vero riconoscimento di sé. Il filosofo primatologo Frans de Waal ha proposto una lettura intermedia, sostenendo che i risultati mostrino una forma di comprensione dello specchio più vicina a quella delle scimmie che a quella degli ominidi — un livello di autoconsapevolezza parziale, non un “sì o no” netto.

Gli stessi autori dello studio originale hanno risposto alle critiche con nuovi esperimenti più estesi, pubblicati nel 2022 sempre su PLOS Biology, confermando che uno stimolo visivo rilevante ma privo di qualsiasi componente irritante non è sufficiente da solo a indurre il comportamento di sfregamento — rafforzando l’interpretazione originale. È un caso da manuale di come funziona davvero la scienza: un risultato sorprendente pubblicato, contestato pubblicamente, rimesso alla prova con esperimenti più rigorosi, e infine rafforzato — non un singolo studio preso per oro colato.

1970
anno di ideazione del mark test, da parte di Gordon Gallup
2019
primo studio sul pesce pulitore, pubblicato su PLOS Biology
400+
comportamenti atipici ripetuti al giorno davanti allo specchio, in fase 2

Pesci che usano strumenti per aprire i molluschi

Sempre nella famiglia dei Labridi, a cui appartiene anche il pesce pulitore, sono stati documentati diversi casi di uso di strumenti — un comportamento considerato per lungo tempo quasi esclusivamente umano o al più limitato a primati e alcuni uccelli. Il caso più noto, filmato nel 2009 dal biologo Giacomo Bernardi al largo di Palau, riguarda un pesce dai denti arancioni (Choerodon anchorago): l’animale disseppellisce un bivalve dalla sabbia agitando le pinne, lo trasporta in bocca per diversi metri fino a una roccia adatta, e lo scaglia ripetutamente contro la superficie dura fino a romperne il guscio.

Bernardi non fu il primo a osservare questo comportamento — casi simili erano già stati descritti in un labride giallo della Florida nel 1995, e in un labride della Grande Barriera Corallina nel 2011 — ma fu il primo a documentarlo in video, rendendo il comportamento innegabile agli occhi della comunità scientifica. Da allora l’uso di una roccia come incudine è stato osservato in almeno quattro specie di Labridi diverse, appartenenti a generi lontani tra loro nell’albero evolutivo della famiglia, un indizio che si tratti di un comportamento radicato in profondità nella storia evolutiva di questo gruppo di pesci, piuttosto che un’invenzione isolata di pochi individui particolarmente ingegnosi.

Donzella pavonina (Thalassoma pavo), labride del Mediterraneo
Thalassoma pavo, la donzella pavonina: appartiene allo stesso genere di alcuni labridi osservati usare rocce come incudini per aprire i molluschi.

Uso di strumenti nei Labridi: i casi documentati

1995
labride dalla testa gialla, Florida — prima osservazione descritta in letteratura
2011
pesce dai denti neri, Grande Barriera Corallina — prima fotografia pubblicata
2009 (pubblicato 2011)
pesce dai denti arancioni, Palau — primo video documentato, Bernardi
2010
labro codabarrata, in ambiente controllato d’acquario

FAQ — Mirror test e uso di strumenti nei pesci

È vero che un pesce ha superato il test dello specchio?

Uno studio del 2019 pubblicato su PLOS Biology ha mostrato che il pesce pulitore Labroides dimidiatus supera tutte e tre le fasi del mark test classico: reazione sociale iniziale, comportamenti ripetuti di verifica davanti allo specchio, e tentativo di rimuovere un segno visibile solo riflesso. È il primo pesce, e uno dei pochissimi animali non mammiferi e non uccelli, a farlo.

Questo risultato è accettato da tutta la comunità scientifica?

No, ha generato un dibattito acceso, comprese critiche dello stesso ideatore del test, Gordon Gallup. Gli autori hanno risposto con esperimenti più estesi nel 2022, che hanno rafforzato l’interpretazione originale, ma alcuni ricercatori — come il primatologo Frans de Waal — propongono letture più caute, parlando di una forma intermedia di comprensione dello specchio.

Cosa significa che i pesci pulitori riconoscono il proprio “volto”?

Uno studio del 2023 su PNAS ha mostrato che, dopo aver superato il test dello specchio, i pesci pulitori attaccano fotografie in cui il proprio volto è stato unito al corpo di uno sconosciuto, ma non quelle in cui è il corpo a essere proprio con un volto sconosciuto — un pattern di riconoscimento basato sui tratti del volto, non solo sulla forma generale del corpo.

Quali pesci usano strumenti per procurarsi il cibo?

L’uso di una roccia come incudine per rompere il guscio di molluschi è stato documentato in almeno quattro specie di Labridi — la stessa famiglia del pesce pulitore — a partire dal 1995, con il primo video pubblicato nel 2011 dal biologo Giacomo Bernardi su un esemplare filmato a Palau.

Marcello Guadagnino
Biologo marino · Direttore scientifico Il Giornale dei Marinai · Responsabile Scientifico Oceanis
  1. Kohda, M. et al. (2019) — “If a fish can pass the mark test, what are the implications for consciousness and self-awareness testing in animals?” PLOS Biology, 17(2), e3000021.
  2. de Waal, F.B.M. (2019) — “Fish, mirrors, and a gradualist perspective on self-awareness.” PLOS Biology, 17(2), e3000112.
  3. Kohda, M. et al. (2022) — “Further evidence for the capacity of mirror self-recognition in cleaner fish and the significance of ecologically relevant marks.” PLOS Biology, 20(2), e3001529.
  4. Kohda, M. et al. (2023) — “Cleaner fish recognize self in a mirror via self-face recognition like humans.” PNAS, 120(7), e2208420120.
  5. Bernardi, G. (2012) — “The use of tools by wrasses (Labridae).” Coral Reefs, 31, 39.
  6. Jones, A.M., Brown, C., Gardner, S. (2011) — “Tool use in the tuskfish Choerodon schoenleinii?” Coral Reefs, 30, 865.
  7. Coyer, J.A. (1995) — “Use of a rock as an anvil for breaking scallops by the yellowhead wrasse Halichoeres garnoti (Labridae).” Bulletin of Marine Science, 57, 548–549.
© 2026 Il Giornale dei Marinai · Direttore Scientifico: Marcello Guadagnino