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I pesci provano dolore? Cosa dice la scienza (e la legge) | Il Giornale dei Marinai
Biologia Marina · Cognizione animale

I pesci provano dolore?
Cosa dice davvero la scienza

Nel 2003 i primi nocicettori mai descritti in un pesce sono stati trovati sul muso di una trota iridea. Vent’anni dopo, una legge del Regno Unito ha esteso per la prima volta la tutela legale a polpi, granchi e aragoste. Il dibattito scientifico, però, resta aperto — ed è più interessante di come viene raccontato.

Nocicezione Sentience Act 2022 Benessere animale Pesca sostenibile

Nocicezione non è dolore — ed è qui che nasce il problema

Per decenni la posizione prevalente in biologia è stata semplice: i pesci reagiscono agli stimoli dannosi con riflessi automatici, non con un’esperienza soggettiva di sofferenza. La distinzione tecnica è tra nocicezione — la capacità puramente fisiologica di rilevare uno stimolo lesivo e reagire, presente anche in organismi privi di qualunque forma di coscienza — e dolore, l’esperienza soggettiva e spiacevole che accompagna quella rilevazione negli animali con sistema nervoso centrale sufficientemente complesso.

Il problema è che la seconda non si può misurare direttamente in nessun animale che non sia in grado di parlarcene. Si può solo dedurre da indizi indiretti: la presenza dei recettori giusti, le connessioni neurali giuste, e — soprattutto — un comportamento che assomigli più a un’esperienza prolungata e motivante che a un riflesso istantaneo.

Nocicezione vs. dolore

Nocicezione
rilevazione fisiologica dello stimolo dannoso + risposta riflessa
Dolore
esperienza soggettiva spiacevole, elaborata centralmente
Presente anche in
organismi senza sistema nervoso centrale (es. anemoni)
Criterio chiave
un comportamento è “riflesso” o “motivato”?

58 recettori sul muso di una trota iridea

Nel 2002-2003 la biologa Lynne Sneddon, allora al Roslin Institute di Edimburgo, insieme a Victoria Braithwaite e Michael Gentle, ha condotto lo studio che ancora oggi è il punto di riferimento del dibattito. Con tecniche di elettrofisiologia hanno identificato 58 recettori sensoriali sul muso e sulla testa della trota iridea (Oncorhynchus mykiss): di questi, 22 rispondevano in modo specifico a stimoli meccanici, termici (oltre 40°C) e chimici dannosi — le caratteristiche funzionali di un nocicettore polimodale, molto simili a quelle già descritte in uccelli e mammiferi.

La seconda parte dello studio è quella comportamentale, ed è quella che ha fatto discutere di più. Ai pesci sono state iniettate nel labbro piccole quantità di veleno d’api o acido acetico (lo stesso dell’aceto), mentre un gruppo di controllo riceveva solo soluzione salina o veniva semplicemente maneggiato. I pesci trattati con veleno o acido hanno smesso di alimentarsi per una media di 170 minuti — quasi il triplo del gruppo di controllo — mostrando inoltre un caratteristico dondolio sul fondo della vasca e, nel caso dell’acido, lo sfregamento ripetuto del labbro contro la ghiaia e le pareti della vasca.

Ricerche successive hanno aggiunto un tassello importante: le trote trattate con lo stimolo doloroso mostravano anche una ridotta reazione di paura verso oggetti nuovi introdotti nella vasca — come se il disagio fosse abbastanza assorbente da distrarle da una risposta antipredatoria che normalmente è quasi automatica. Per chi studia il comportamento animale, questo è un indizio più forte del semplice riflesso: un riflesso puro non dovrebbe interferire con priorità comportamentali di ordine superiore come la vigilanza contro i predatori.

58
recettori identificati sul muso della trota
22
classificati come nocicettori polimodali
170 min
di digiuno medio dopo lo stimolo doloroso

Non tutti in campo scientifico sono d’accordo con questa lettura. Il neurobiologo James Rose, tra i critici più noti, ha sostenuto che la corteccia cerebrale dei pesci non ha la complessità necessaria per generare un’esperienza cosciente, e che i comportamenti osservati da Sneddon sarebbero comunque riconducibili a risposte automatiche complesse, non a sofferenza soggettiva. È un dibattito che, va detto con onestà, non si è ancora chiuso — anche se il peso delle prove accumulate negli ultimi vent’anni ha progressivamente spostato il consenso verso il riconoscimento della plausibilità del dolore nei pesci ossei.

Un dato interessante arriva dagli elasmobranchi — squali e razze: gli studi neuroanatomici non hanno finora trovato le fibre C amieliniche che nei mammiferi (e nei teleostei come la trota) fungono da nocicettori, sollevando il dubbio che il quadro possa essere diverso a seconda del grande gruppo di pesci considerato.

L’Animal Welfare (Sentience) Act 2022

Il 7 aprile 2022 il Regno Unito ha approvato l’Animal Welfare (Sentience) Act, una legge nata per colmare un vuoto normativo post-Brexit sul riconoscimento della senzienza animale. Nella sua stesura originaria copriva solo i vertebrati. Durante il passaggio parlamentare, però, è stata estesa — sulla base di una revisione sistematica di oltre 300 studi scientifici commissionata dal governo britannico al filosofo della scienza Jonathan Birch (London School of Economics) — anche a tutti i molluschi cefalopodi e i crostacei decapodi: polpi, seppie, calamari da un lato; granchi, aragoste, astici e gamberi dall’altro.

Cosa dice la legge

Definizione di “animale” (Sez. 1)

Qualsiasi vertebrato diverso da homo sapiens, qualsiasi mollusco cefalopode, qualsiasi crostaceo decapode.

La base scientifica

Report Birch et al. (2021)

Revisione di oltre 300 studi con una metodologia a punteggio: evidenza “molto forte” di senzienza nei polpi, “sostanziale” in seppie e calamari, “forte” nei granchi veri (Brachyura).

Cosa NON fa la legge

Nessun divieto immediato

Non vieta pratiche come bollire vivi i crostacei: impone alle politiche pubbliche di tenere conto della loro capacità di soffrire, aprendo la strada a regolamenti futuri più specifici.

Effetto simbolico

Un precedente globale

Prima legge nazionale a estendere esplicitamente il riconoscimento di senzienza a questi invertebrati sulla base di una revisione scientifica sistematica, non di un principio generico di precauzione.

Vale la pena notare che l’Italia, come la maggior parte dei paesi europei, non ha ancora un provvedimento equivalente. Alcuni paesi — Austria, Svizzera, Norvegia, Nuova Zelanda, alcuni stati australiani — proteggono già i decapodi in forme diverse; la distanza tra dove arriva la ricerca scientifica e dove arriva la legge, nel resto d’Europa, resta ampia.

Cosa significa per chi pesca e per chi consuma pesce

Per la pesca sportiva e professionale la legge britannica non introduce, almeno per ora, alcun obbligo diretto: non vieta l’amo, non vieta la nassa, non vieta la pesca del granchio. Quello che cambia è il piano su cui si colloca la discussione — da “i pesci non possono soffrire, quindi la domanda non si pone” a “i pesci possono soffrire, quindi le pratiche vanno valutate caso per caso sul piano del benessere, non solo su quello della sostenibilità dello stock”. È una differenza sottile ma reale, che si vede già nelle raccomandazioni su stordimento e abbattimento nell’acquacoltura commerciale, molto più che nella pesca ricreativa.

Per chi pratica la pesca sportiva, la sostanza pratica resta quella di sempre — maneggiare il pescato con cura, ridurre i tempi di lotta e di air-exposure, usare ami senza ardiglione dove la specie lo consente — ma con una motivazione scientifica oggi più solida di un tempo dietro pratiche che i pescatori più attenti applicavano già per intuito.

FAQ — Dolore e senzienza nei pesci

I pesci sentono davvero dolore?

Non c’è consenso scientifico unanime, ma la maggioranza delle prove raccolte dal 2003 in poi — nocicettori funzionalmente simili a quelli dei vertebrati superiori, risposte comportamentali prolungate e non puramente riflesse, riduzione della vigilanza antipredatoria dopo uno stimolo nocivo — rende la sofferenza nei pesci ossei un’ipotesi scientificamente plausibile, anche se non dimostrata con la stessa certezza con cui la si attribuisce ai mammiferi.

Che differenza c’è tra nocicezione e dolore?

La nocicezione è la rilevazione fisiologica di uno stimolo dannoso e la risposta riflessa che ne segue — presente anche in organismi molto semplici. Il dolore è l’esperienza soggettiva e spiacevole che, negli animali con un sistema nervoso sufficientemente complesso, può accompagnare quella rilevazione. Dimostrare la prima è relativamente semplice; dimostrare il secondo, per definizione, non lo è mai del tutto.

Cosa prevede l’Animal Welfare (Sentience) Act 2022?

La legge britannica, entrata in vigore il 7 aprile 2022, riconosce come “animali” ai fini del benessere anche i molluschi cefalopodi (polpi, seppie, calamari) e i crostacei decapodi (granchi, aragoste, astici, gamberi), sulla base di una revisione di oltre 300 studi scientifici. Non vieta pratiche specifiche, ma obbliga le politiche pubbliche a tenere conto della loro capacità di soffrire.

Anche squali e razze hanno nocicettori come i pesci ossei?

Qui il quadro è meno chiaro. Gli studi neuroanatomici condotti finora sugli elasmobranchi non hanno trovato le fibre C amieliniche che nei teleostei (come la trota) e nei mammiferi fungono da nocicettori, lasciando aperta la possibilità che il sistema di rilevazione del dolore in squali e razze funzioni in modo diverso rispetto ai pesci ossei.

L’Italia ha una legge simile a quella britannica?

No. L’Italia, come la maggior parte dei paesi europei continentali, non ha ancora un provvedimento che riconosca esplicitamente la senzienza di cefalopodi e decapodi ai fini del benessere animale.

Marcello Guadagnino
Biologo marino · Direttore scientifico Il Giornale dei Marinai · Responsabile Scientifico Oceanis
  1. Sneddon, L.U., Braithwaite, V.A., Gentle, M.J. (2003) — “Do fishes have nociceptors? Evidence for the evolution of a vertebrate sensory system.” Proceedings of the Royal Society B, 270(1520), 1115–1121.
  2. Sneddon, L.U. (2003) — “The evidence for pain in fish: the use of morphine as an analgesic.” Applied Animal Behaviour Science, 83(2), 153–162.
  3. Birch, J. et al. (2021) — “Review of the Evidence of Sentience in Cephalopod Molluscs and Decapod Crustaceans.” London School of Economics, commissionato da UK DEFRA.
  4. Animal Welfare (Sentience) Act 2022 — legislation.gov.uk, UK Public General Acts 2022 c.22.
  5. Sneddon, L.U. (2015) — “Pain in aquatic animals.” Journal of Experimental Biology, 218(7), 967–976.
  6. Rose, J.D. et al. (2014) — “Can fish really feel pain?” Fish and Fisheries, 15(1), 97–133.
© 2026 Il Giornale dei Marinai · Direttore Scientifico: Marcello Guadagnino