Pescherecci fermi in Adriatico per il caro gasolio: cosa chiedono i pescatori e cosa ha deciso il governo
Dal 21 ottobre i pescherecci di buona parte dell’Adriatico sono rimasti in porto. Termoli, Pescara, Ancona, Civitanova Marche: le marinerie protestano contro il prezzo del gasolio, che in alcuni casi supera il 60% dei costi di una barca, e contro regole europee che riducono le giornate di pesca. Il 22 ottobre il governo ha stanziato 10 milioni di euro a fondo perduto. Per molti pescatori è un primo passo, non una soluzione.
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Dove sono fermi i pescherecci
La protesta è nata in modo spontaneo nelle marinerie, senza una regia nazionale, e ha il suo centro nell’Alto e Medio Adriatico. Confcooperative ha mappato l’adesione nelle flotte di Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche e Molise.
- Molise (Termoli): qui la mobilitazione è partita il 21 ottobre. L’unico distributore di carburante del porto è rimasto senza gasolio, e i blocchi degli autotrasportatori hanno impedito le consegne di pesce fresco verso la Campania.
- Pescara: il 22 ottobre è rimasta in porto l’intera flotta, 45 strascicanti con circa 150 addetti, oltre a piccola pesca, vongolare, cantieri e cooperative. Il gasolio è arrivato a 1,17 euro al litro.
- Ancona: le barche pagano tra 1,15 e 1,20 euro al litro. Un anno fa lo stesso gasolio costava circa 0,65 euro.
- Civitanova Marche: è il porto dove l’adesione è stata più ampia.
- Manfredonia (Puglia): nessun peschereccio è uscito il 22 ottobre. La flotta, che negli anni Novanta contava circa 450 barche, oggi ne ha circa 130.
In Tirreno la situazione è diversa solo in apparenza: molte flotte sono appena uscite dal fermo biologico, durato fino al 30 settembre. Paola Marinucci, presidente dell’associazione armatori, ha detto all’ANSA che alcune barche da allora hanno pescato appena sei giorni e mezzo, con il gasolio «alle stelle».

Quanto costa oggi andare in mare
Il gasolio per la pesca è esente dalle accise, ma resta la prima voce di spesa di un peschereccio, soprattutto per lo strascico, che deve trainare la rete sul fondo per ore. I prezzi variano molto da porto a porto, ma i numeri raccolti dall’ANSA danno l’ordine di grandezza:
| Voce | Valore |
|---|---|
| Peso del carburante sui costi | oltre il 60% in alcuni casi |
| Gasolio pesca, Ancona (ottobre 2025 → ottobre 2026) | circa 0,65 → 1,15–1,20 €/l |
| Gasolio pesca, Pescara | 1,17 €/l |
| Consumo annuo di uno strascicante medio | circa 180.000 litri |
| Spesa annua di carburante | da 144.000 a 189.000 € |
| Costo aggiuntivo per barca | fino a 45.000 € l’anno |
| Un singolo pieno | fino a 16.000 € |
Secondo i pescatori di Manfredonia, il prezzo è salito da circa 65 centesimi a quasi 1,50 euro al litro dopo la guerra con l’Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz. Le marinerie chiedono un prezzo politico del gasolio tra 60 e 70 centesimi al litro.
Il carburante non è l’unico problema. Le marinerie contestano anche le politiche europee che riducono le giornate di pesca e aggiungono obblighi per le imprese, la concorrenza del pesce importato a basso prezzo e la mancanza di equipaggi. Un armatore di Ancona con otto dipendenti ha detto che potrebbe doverne licenziare due, e che i pescatori non hanno accesso alla cassa integrazione.
Cosa ha deciso il governo
Il 22 settembre 43 marinerie italiane avevano inviato al ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste un documento con le loro richieste. Un mese dopo, il 22 ottobre, il Consiglio dei ministri ha stanziato 10 milioni di euro a fondo perduto per le imprese di pesca. Il contributo copre il 10% dei maggiori costi di carburante sostenuti tra giugno e il 15 ottobre.
Per dare un ordine di grandezza: per uno strascicante che ha speso 45.000 euro in più in un anno, il 10% corrisponde a qualche migliaio di euro. Il calcolo esatto dipende dai costi documentati nel periodo coperto. A marzo il governo aveva già stanziato altri 10 milioni sotto forma di credito d’imposta pari al 20% della spesa per il gasolio tra marzo e maggio, ma i pescatori lamentano che quel beneficio arriverà solo con la dichiarazione dei redditi.
Le reazioni
- Confcooperative: il vicepresidente Paolo Tiozzo si è detto «vicino alle difficoltà dei nostri pescatori» e chiede misure d’emergenza.
- Coldiretti Pesca parla di «un passo importante».
- Federpesca chiede che i fondi arrivino rapidamente a tutte le imprese.
- Legacoop Agroalimentare: l’aiuto recupera solo in parte i maggiori costi.
- Terra Viva (Cisl): «un primo segnale positivo».
A Pescara la flotta si è riunita con Emanuele Imprudente, vicepresidente e assessore regionale alla Pesca dell’Abruzzo. Doriano Camplone, presidente dell’associazione di pesca professionale “Mimmo Grosso”, ha avvertito che i pescatori sono pronti «a passare da un fermo pacifico a scioperi più importanti» se il governo non risponderà.
Perché riguarda tutti, non solo i pescatori
Quando i pescherecci italiani restano in porto, il pesce sui banchi non sparisce: arriva da più lontano. Più giorni di fermo significano più prodotto importato, spesso pescato con regole meno severe e con una tracciabilità più difficile da verificare. È il paradosso che abbiamo raccontato per il pesce allevato e pescato e per le etichette del pesce: il consumatore che cerca pesce locale lo trova sempre meno.
La crisi del gasolio si somma a una crisi più lunga. Negli ultimi anni i redditi dei pescatori artigianali sono crollati, nel Nord Adriatico pesano anche le specie invasive e ci si chiede da tempo se stiamo assistendo all’ultima generazione di pescatori artigianali. A settembre la stessa protesta contro il carburante aveva bloccato i porti francesi. E la prossima settimana, dal 26 al 30 ottobre, a Roma la CGPM discuterà le nuove regole per la pesca nel Mediterraneo, a partire dal gambero rosso.
Domande frequenti
Perché i pescherecci sono fermi in Adriatico?
Per il prezzo del gasolio, salito in alcuni porti da circa 0,65 a oltre 1,15 euro al litro in un anno, e per le politiche europee che riducono le giornate di pesca.
Quanto ha stanziato il governo?
10 milioni di euro a fondo perduto, decisi dal Consiglio dei ministri il 22 ottobre 2026, pari al 10% dei maggiori costi di carburante sostenuti tra giugno e il 15 ottobre.
Il pesce in pescheria aumenterà?
Nel breve periodo può mancare il pesce locale, soprattutto quello dello strascico adriatico, e crescere la quota di prodotto importato. L’effetto sui prezzi dipende da quanto durerà la protesta.
Fonti e riferimenti
- ANSA, La protesta si estende alla pesca, 10 milioni per gli interventi, 22 ottobre 2026.
- ANSA, Pescherecci fermi in numerosi porti in Adriatico, 22 ottobre 2026.
- ANSA, Pescherecci fermi a Pescara, «pronti a scioperi più importanti», 22 ottobre 2026.
- Il Post, La protesta dei pescatori di Manfredonia, 20 ottobre 2026.
- Avvenire, Il gasolio costa troppo: camion e pescherecci scelgono di fermarsi, 14 ottobre 2026.






