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Stiamo assistendo all’ultima generazione di pescatori artigianali?

La piccola pesca costiera rappresenta un segmento fondamentale dell’economia ittica italiana e mediterranea. Un patrimonio culturale e produttivo da salvaguardare, perché utilizza attrezzi selettivi e a basso impatto ambientale: reti da posta, trappole, palamiti. Imbarcazioni sotto i 12 metri che escono all’alba e rientrano con un pescato di qualità, senza danneggiare i fondali, riducendo al minimo le catture accidentali e i rigetti.

In questo articolo · 3 sezioni
  1. Il gasolio: da voce di costo a emergenza
  2. Cosa rende questo tipo di pesca meno attraente per le giovani generazioni?
  3. Il nodo della filiera: il pesce vale, ma non per chi lo pesca
La pesca con le reti da posta

La pesca artigianale è anche spina dorsale economica delle comunità costiere di tutto il mondo. Secondo la FAO, fino al 50% delle catture globali proviene da attività su piccola scala e 492 milioni di persone dipendono, almeno in parte, da questo tipo di pesca per il proprio sostentamento.


Cosa si intende per pesca artigianale

Non esiste una definizione univoca a livello globale, ma il quadro di riferimento è abbastanza chiaro: si parla di imbarcazioni fino a circa 12 metri, che operano con attrezzi passivi nelle acque costiere, con uscite giornaliere. Nel contesto italiano, rientrano in questa categoria anche i raccoglitori di molluschi, particolarmente attivi in Adriatico.

Il circuito produttivo è spesso familiare: il pescatore in mare, la famiglia coinvolta nella vendita del pescato, nella pulizia e manutenzione delle barche, nella riparazione delle reti. Sono frequentemente le donne a gestire la commercializzazione — un lavoro invisibile ma strutturale.


I numeri attuali in Italia e nel Mediterraneo

I dati più recenti dipingono un settore sotto pressione. Secondo il rapporto CREA Futuro del gennaio 2026, il 69% delle unità della flotta italiana appartiene al segmento della piccola pesca artigianale. Nel 2024, la flotta mediterranea italiana ha sbarcato 117.500 tonnellate di prodotto ittico, per un valore complessivo di 635,8 milioni di euro. La piccola pesca, pur lavorando su volumi inferiori rispetto allo strascico, contribuisce per il 23% del valore economico complessivo — un segnale della qualità elevata del pescato artigianale.

Ma la tendenza è in peggioramento. Nel corso del 2025, l’Italia ha registrato un calo del 12% sia in volume che in valore delle prime vendite rispetto al 2024, passando da 61.481 a 53.998 tonnellate e da 281 a 265 milioni di euro. Le specie più colpite sono state gamberi, vongole, sardine, acciughe e polpo — categorie che toccano direttamente la pesca artigianale costiera.

La pesca con le reti da posta
• La produzione dei pescatori artigianali rappresenta il 40 per cento del pescato mondiale. • 492 milioni di persone al mondo dipendono, almeno in parte, dalla pesca artigianale per il loro sostentamento.

Il gasolio: da voce di costo a emergenza

Se c’è un fattore che ha trasformato la crisi strutturale in emergenza acuta, è il carburante. A marzo 2026, nei porti italiani di Ravenna e Livorno, il prezzo medio del gasolio da pesca ha raggiunto 0,99 euro al litro: un incremento del 65% rispetto a febbraio 2026 e del 55% rispetto a marzo 2025 — il rincaro mensile più elevato tra i quattro paesi monitorati dall’EUMOFA.

Il risultato è che il carburante arriva ad assorbire oltre la metà dei costi operativi di una battuta di pesca, rendendo molte uscite economicamente insostenibili. Si osserva un aumento crescente delle imbarcazioni inattive o sottoutilizzate, soprattutto nella piccola pesca, proprio a causa dei costi operativi.


Chi rimane a pescare: il problema generazionale

Il quadro demografico è forse il dato più allarmante. Secondo il rapporto The State of Mediterranean and Black Sea Fisheries 2025 della GFCM-FAO, il 47% dei pescatori della piccola scala ha più di 40 anni, mentre soltanto il 17% ha meno di 25 anni — un settore che invecchia senza ricambio.

Il ricambio generazionale rappresenta una sfida fondamentale: in molti paesi della regione, i giovani non accedono al settore, e quando lo fanno spesso faticano a rimanervi. Non si tratta di mancanza di motivazione, ma di un problema di sostenibilità economica, con serie ripercussioni sulla resilienza a lungo termine delle comunità costiere.

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Nel Mediterraneo, il 47% dei pescatori artigianali ha più di 40 anni: un settore che invecchia senza ricambio generazionale.

Le cause sono strutturali: difficoltà di accesso al credito e ai finanziamenti, sistemi previdenziali inadeguati, redditi instabili e pericolosità del lavoro. Ma soprattutto, come sottolineano i pescatori stessi nei forum GFCM, le regole spesso vengono costruite lontano dal mare, senza comprendere la realtà quotidiana.

Nel frattempo, sono sempre meno i giovani che entrano nel settore. Nel 2022 solo il 10 per cento dell’equipaggio aveva meno di 25 anni, mentre nel 2020 erano il 17 per cento.

Cosa rende questo tipo di pesca meno attraente per le giovani generazioni?

“I pescatori artigianali sono molto vulnerabili“. Stock ittici in diminuzione, caro gasolio non fanno altro allontanare i giovani da questa professione.

La pesca è tra l’altro uno dei lavori più pericolosi al mondo, con alti tassi di mortalità e incidenti. 

“Ma non è solamente per il rischio, ma proprio per la mancanza di prospettive per il futuro che allontana i giovani dalla pesca. 

Per i pescatori non è sempre facile accedere a fondi o finanziamenti, addirittura è anche complicato ottenere indennità di disoccupazione, e pensioni.

Quando i pescatori artigianali vanno in pensione o abbandonano la professione, intere comunità ne risentono.

“La pesca non è solamente cibo, ma è anche una spina dorsale economica delle comunità costiere. Quindi, se i pescatori scompaiono, molti altri settori economici potrebbero scomparire.

Il nodo della filiera: il pesce vale, ma non per chi lo pesca

C’è una contraddizione al cuore della crisi. A dicembre 2025, nell’Unione Europea, i prezzi al consumo di pesce e prodotti ittici sono cresciuti del 3% su base annua, con il pesce fresco o refrigerato a +3,4%. Chi intercetta la differenza? Grossisti, intermediari, trasformatori e grande distribuzione — non il pescatore che è uscito alle tre di notte.

La triglia che viene venduta alla prima asta a tre o quattro euro al chilo compare poche ore dopo sul menù di un ristorante costiero a ventotto euro il piatto. La filiera cattura la rendita; il pescatore resta con i conti che non tornano.


Qualche segnale positivo: le quote al tonno rosso per la piccola pesca

Non tutto è in discesa. Il decreto MASAF 2026 sul tonno rosso ha introdotto, per la prima volta in modo strutturato, un segmento dedicato alle imbarcazioni sotto i 12 metri con uscite giornaliere e tecniche selettive — riconoscendo formalmente il ruolo di una pesca più artigianale e a basso impatto. A queste unità viene assegnata una quota individuale limitata, generalmente compresa tra 1 e 1,5 tonnellate per imbarcazione, sufficiente a rappresentare un’integrazione economica concreta per molte marinerie locali.

È una misura sperimentale, ma il segnale politico è significativo: il tonno rosso non è più esclusivo appannaggio delle grandi flotte.

A livello europeo, ad aprile 2026 l’UE ha annunciato l’attivazione del meccanismo di crisi FEAMPA per rispondere all’emergenza del settore artigianale — uno strumento atteso da anni dalle associazioni di categoria.


La piccola pesca costiera non è solo un comparto produttivo: è identità territoriale, cultura del mare, presidio delle marinerie. Quando un pescatore artigianale chiude, non perde il lavoro solo lui — perde il suo porto, perde la sua comunità, perdono tutti i settori economici che gli giravano attorno.

I dati 2025-2026 confermano che la crisi è sistemica e non congiunturale. Servono politiche strutturali — sul carburante, sul credito, sulla formazione dei giovani, sulla filiera — non misure tampone. Il mare c’è ancora. Bisogna fare in modo che ci sia ancora qualcuno a pescarlo.

Fonte : Relazione speciale n. 08/2017: Controllo della pesca nell’UE – CORTE DEI CONTI EUROPEA

Anno internazionale della pesca e dell’acquacoltura artigianali (IYAFA 2022) FAO

Marcello Guadagnino
A cura di
Marcello Guadagnino
Direttore e resp. scientifico del Giornale dei Marinai
Biologo marinoResponsabile Scientifico Oceanis

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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