La piccola pesca costiera rappresenta un segmento fondamentale dell’economia ittica italiana: l’ 82% circa delle imbarcazioni italiane dedite, più di 12 milioni di addetti. Patrimonio da salvaguardare e tutelare in quanto, soprattutto rispetto agli altri metodi di pesca, utilizza attrezzi selettivi e a basso impatto ambientale. Si parla di unità che operano con attrezzi selettivi che consentono di catturare solo specifiche specie bersaglio, della taglia desiderata; non vengono danneggiati i fondali e si evitano il più possibile sprechi, catture accidentali e rigetti. 

La pesca artigianale ricopre una parte importante del patrimonio culturale delle comunità costiere di tutto il mondo e fornisce lavoro e cibo a milioni di persone. Fino al 50% delle catture globali proviene da attività di pesca artigianale ma spesso questa comunità viene trascurata se non dimenticata.

Cosa è la pesca artigianale?

Il confine tra la pesca artigianale e la pesca industriale può essere piuttosto difficile da indicare in quanto non esiste una definizione univoca a livello globale.

• La produzione dei pescatori artigianali rappresenta il 40 per cento del pescato mondiale. • 492 milioni di persone al mondo dipendono, almeno in parte, dalla pesca artigianale per il loro
sostentamento.

Quando si parla di pesca artigianale, si parla di pescherecci fino a circa 10 metri e di pescherecci che utilizzano attrezzi passivi”, come reti da posta, trappole e palamiti. Senza dimenticare i raccoglitori di molluschi presenti soprattutto in Adriatico.

Il circuito parte dal pescatore, ma spesso sono anche coinvolte le famiglie per la vendita del pescato o per la pulizia ed il mantenimento delle barche o anche la riparazione delle reti. Spesso sono le donne della famiglia ad occuparsi della vendita del pescato, una attività lavorativa che spesso è poco visibile.

Un settore che deve affrontare molte sfide

I pescatori artigianali costituiscono il 90% delle persone coinvolte
nelle catene del valore della pesca di cattura in tutto il mondo.

In tutto il mondo, i pescatori artigianali sono costretti a far fronte ad una crisi importante, ma la situazione è particolarmente allarmante nel Mar Mediterraneo.

Il cambiamento climatico, l’inquinamento e la pesca eccessiva hanno causato una diminuzione delle catture dagli anni ’80.

In Mediterraneo la piccola pesca costiera è rappresentata dal 80% delle imbarcazioni ed il 23% delle catture totali.

Oggi i pescatori stanno invecchiando, Secondo il rapporto GFCM di quest’anno sullo stato della pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero, nel 2022 il 52% dell’equipaggio aveva più di 40 anni, mentre nel 2020 era il 49%.

Nel frattempo, sono sempre meno i giovani che entrano nel settore. Nel 2022 solo il 10 per cento dell’equipaggio aveva meno di 25 anni, mentre nel 2020 erano il 17 per cento.

Cosa rende questo tipo di pesca meno attraente per le giovani generazioni?

“I pescatori artigianali sono molto vulnerabili”. Stock ittici in diminuzione, caro gasolio, COVID non fanno altro allontanare i giovani da questa professione.

La pesca è tra l’altro uno dei lavori più pericolosi al mondo, con alti tassi di mortalità e incidenti. 

“Ma non è solamente per il rischio, ma proprio per la mancanza di prospettive per il futuro che allontana i giovani dalla pesca. 

Per i pescatori non è sempre facile accedere a fondi o finanziamenti, addirittura è anche complicato ottenere indennità di disoccupazione, e pensioni.

Quando i pescatori artigianali vanno in pensione o abbandonano la professione, intere comunità ne risentono.

“La pesca non è solamente cibo, ma è anche una spina dorsale economica delle comunità costiere. Quindi, se i pescatori scompaiono, molti altri settori economici potrebbero scomparire.

Il problema del caro gasolio è ora l’altro toro da prendere per le corna che non consente più di sostenere l’attività.

Attualmente, nonostante le agevolazioni governative, il costo del carburante di una battuta di pesca incide per circa la metà dei costi complessivi. L’elevata incidenza della componente legata alle spese per il carburante rischia di compromettere la salvaguardia dell’equilibrio occupazionale di lungo periodo e le condizioni della forza lavoro impiegata anche in ragione della modalità di retribuzione del lavoro dipendente. Basti pensare che, anche per cause legate alla diminuzione dello sforzo di pesca, oltre a quelle congiunturali, negli ultimi 3 anni si è registrato un calo degli occupati, quantificabile in oltre 8800 unità. Tutto ciò in un settore, quello della pesca, caratterizzato da una grande instabilità a causa delle incertezze tipiche del mestiere svolto.

Il reddito percepito risulta, infatti, decisamente altalenante, in quanto soggetto alle variazioni della consistenza delle risorse, a fenomeni ambientali e climatici e soprattutto agli aumenti dei costi operativi e non sufficientemente tutelato.

Fonte : Relazione speciale n. 08/2017: Controllo della pesca nell’UE – CORTE DEI CONTI EUROPEA

Anno internazionale della pesca e dell’acquacoltura artigianali (IYAFA 2022) FAO

Marcello Guadagnino

Web Editor : Marcello Guadagnino, biologo marino ed esperto di pesca professionale. Autore del Giornale dei Marinai

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