Pesca del tonno a Drifting: la guida completa
Storia della tecnica, regole da rispettare, pasturazione, attrezzatura, disposizione delle canne e combattimento: tutto quello che serve per affrontare il pesce più sognato dai pescatori italiani, spiegato passo dopo passo.
Una tecnica arrivata dall’America, oggi la più praticata in Italia per il tonno rosso
Il drifting è la tecnica di pesca sportiva al tonno rosso più diffusa lungo le nostre coste. Nasce negli Stati Uniti tra gli anni ’40 e ’50 — gli anni d’oro della pesca al tonno, quando le popolazioni di questo grande tunnide erano ancora floride in tutti i mari e oceani del pianeta — e arriva in Italia proprio con questo nome, “drifting”, dall’inglese “andare alla deriva”: il principio di base è lasciare la barca spegnere il motore e muoversi passivamente sospinta dalla corrente, creando una scia di pastura che attira il pesce verso le canne.
“Grande e potente pelagico, il tonno è forse la preda più sognata dai pescatori — ma non è per nulla una pesca semplice.”
Le regole della pesca sportiva al tonno rosso
La pesca del tonno, sportiva e professionale, è tra le attività più regolamentate del Mediterraneo. Gli stock di tonno rosso sono sotto protezione internazionale e in continua evoluzione, motivo per cui la normativa cambia di anno in anno in base al TAC (Totale Ammissibile di Cattura) stabilito a livello internazionale dalla ICCAT (International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas) e recepito ogni stagione da un decreto ministeriale italiano, che definisce periodi di apertura, quote assegnate alla pesca sportiva e obblighi di comunicazione delle catture.
Quote e periodi
- Il decreto annuale stabilisce le finestre temporali consentite
- Quote di cattura riservate specificamente alla pesca sportiva, separate da quelle della flotta professionale
- Fuori quota, il pesce va sempre rilasciato vivo
Obblighi del pescatore sportivo
- Registrazione/comunicazione della cattura secondo le modalità previste dal decreto in vigore
- Rispetto delle taglie minime di cattura
- Divieto di commercializzazione del pescato sportivo
Perché le regole cambiano ogni anno
- Gli stock di tonno rosso sono monitorati costantemente
- Il TAC viene rivisto annualmente in base ai dati scientifici disponibili
- Verifica sempre il decreto in vigore prima di uscire in mare
Quando e come cominciare a pasturare
La “strisciata” che attira il tonno
Una volta individuato il punto di pesca, la pasturazione comincia gettando in mare, in modo costante e senza intervalli vuoti, sardine intere o a pezzetti — la stessa esca che trovi descritta nella nostra guida alla pesca delle sardine con la lampara. Questa operazione va effettuata idealmente alle prime ore dell’alba, nella speranza che i tonni presenti in zona si avvicinino all’imbarcazione nel corso della mattinata.
Si può pasturare a mano — un lavoro decisamente faticoso su una sessione lunga — oppure affidarsi a pasturatori elettronici, che tagliano e gettano in mare le sardine in modo automatico e costante. Per una giornata di pesca è buona norma calcolare tra i 20 e i 30 kg di sardine congelate. I pasturatori elettronici hanno un costo non trascurabile: chi preferisce una soluzione manuale ma affidabile può orientarsi su un tritasarde manuale, economico ed efficace per creare un richiamo costante.
Come disporre le canne durante il drifting
Fino a quattro canne, a profondità diverse
Su un’imbarcazione spaziosa si possono disporre fino a 4 canne in acqua contemporaneamente. Il terminale, in questa tecnica, non prevede piombo: viene montato con un solo amo ad occhiello di tipo circle, il più adatto per la cattura del tonno rosso senza rischiare di ferirlo in profondità.
Idealmente, ogni terminale deve sondare una profondità diversa: con 4 canne disponibili, una buona disposizione prevede la prima intorno ai 50 metri, una seconda a 30 metri, una terza più in superficie tra i 15 e i 20 metri. La quarta canna va invece tenuta direttamente in superficie, innescata con un’esca viva — a differenza delle altre tre, montate con sardina morta. Per mantenere la profondità desiderata si utilizza un galleggiante sulla lenza: una soluzione pratica ed economica è legare un palloncino ad aria con un elastico, che scoppierà al momento della partenza del pesce, rendendo semplice liberare la lenza dall’elastico.
Per procurarsi l’esca viva, si può calare una canna da barca montata con un sabiki, ideale per catturare sgombri di piccola taglia. Una volta preso, lo sgombro va innescato con cura, cercando di mantenerlo vivo e di calarlo delicatamente in acqua affinché continui a nuotare, diventando un’esca molto più efficace di una sardina morta.
La deriva: perché il motore va spento
Dal momento in cui si comincia a pasturare, la barca va lasciata in balia della corrente, a motore spento. È questo abbandono controllato — la deriva, appunto — che crea una lunga scia di sardine capace di formare una vera e propria corsia preferenziale, un corridoio che i tonni in caccia individuano e seguono per avvicinarsi all’imbarcazione. Interrompere la deriva avviando il motore, anche solo per riposizionarsi, rischia di spezzare questa corsia e di disperdere il lavoro di pasturazione già fatto.
Cosa serve per affrontare un pesce da oltre 100 kg
Il tonno rosso può superare abbondantemente i 100 kg di peso: l’attrezzatura, in questa tecnica, non è un dettaglio ma una condizione di sicurezza sia per il pescatore che per il pesce.
Canna
- Lunghezza 2 – 2,20 m
- Potenza da 50 a 80 libbre
- Anelli preferibilmente a carrucola, per far scorrere il filo a grande velocità senza surriscaldarsi durante le partenze
Mulinello
- Mulinello da traina a tamburo rotante
- Freno a leva (mai a stella, mai con guidafilo)
- Grossa taglia, bobina capiente: almeno 500 metri di nylon
Lenza e ami
- Nylon (o in alternativa dacron/trecciato) da 0,70 a 0,90 mm, o carico di rottura 80 lb
- Ami circolari o a becco d’aquila, misura 4/0-10/0
- Preferibilmente a gambo corto e ad occhiello
L’azione di pesca e il combattimento
Le canne restano in acqua durante tutta la pasturazione
L’azione di pesca comincia solo alla partenza di una delle canne — il momento in cui un tonno abbocca e comincia a scappare con l’esca in bocca.
Lasciare filo, aprire il freno
Alla prima partenza, la priorità è lasciare che il pesce prenda del filo: bisogna aprire il freno del mulinello e resistere all’istinto di ferrare subito.
Mettere in sicurezza le altre canne
Le altre canne pescanti vanno portate a bordo rapidamente, per evitare che il pesce agganciato possa ingarbugliare le lenze e causare una rottura durante il combattimento.
Ferrare solo dopo la prima partenza
Solo quando il pesce ha terminato la prima corsa si può ferrare e cominciare il vero combattimento, fatto di azioni ripetute di pompaggio della canna.
Altre tecniche per la pesca del tonno
Il drifting è la tecnica più praticata in Italia, ma non l’unica. Chi vuole ampliare il proprio repertorio può approfondire la pesca del tonno alalunga a traina, tecnica diversa per approccio e attrezzatura, o consultare la nostra guida generale sulla pesca dalla barca per principianti se ci si avvicina per la prima volta alla pesca d’altura.
Le domande più comuni sul drifting
Quanto tempo dura mediamente il combattimento con un tonno rosso?
Varia molto in base alla taglia del pesce e alla preparazione del pescatore: può andare da pochi minuti per esemplari piccoli a oltre un’ora per soggetti di grossa taglia, con ripetute fasi di recupero e ripartenza.
Serve una barca particolare per il drifting?
Serve un’imbarcazione spaziosa, abbastanza veloce da poter seguire il pesce durante il combattimento e sufficientemente stabile da gestire in sicurezza le fasi più intense della lotta.
Cosa succede se si supera la propria quota di cattura?
Il pesce va rilasciato immediatamente vivo: pescare oltre la quota assegnata dal decreto in vigore per la pesca sportiva non è consentito e va sempre evitato, anche a costo di rinunciare a un pesce già agganciato.
È possibile vendere il tonno pescato con la licenza sportiva?
No, il pescato ottenuto con la pesca sportiva non può essere commercializzato: è una delle regole fondamentali che distingue questa attività dalla pesca professionale.
Perché si usa un amo circolare invece di un amo tradizionale?
L’amo circolare (circle hook) riduce il rischio di ferrare il pesce in profondità nell’apparato digerente, favorendo ferrate più sicure nell’angolo della bocca e un rilascio più semplice quando previsto.
Approfondimenti collegati
Fonti
- Esperienza diretta e osservazioni di campo sulla pesca sportiva del tonno rosso in Italia
- Decreti ministeriali annuali sulla pesca sportiva del tonno rosso (verificare la normativa in vigore per la stagione corrente)
- ICCAT — International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas, dati e raccomandazioni sul TAC
Marcello Guadagnino
Biologo marino · Fondatore di Il Giornale dei Marinai · ilgiornaledeimarinai.it