La pesca a strascico:
il motore della flotta italiana
tra produttività e futuro incerto
Il 17% delle barche italiane, ma il 47% dei ricavi. Lo strascico è il sistema di pesca più produttivo e più controverso del Mediterraneo. Guida completa: come funziona, cosa si cattura, quanto costa, cosa dice l’Europa e cosa succederà entro il 2030.
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Cos’è la pesca
a strascico e come funziona
La pesca a strascico consiste nel trainare attivamente una rete da pesca attraverso l’acqua o sul fondo del mare, a bassa velocità (2-4 nodi), per un periodo variabile da 2 a 6 ore per cala. La rete ha la forma di un cono: l’apertura anteriore cattura il pesce, la sacca posteriore (il “sacco” o “coda”) lo raccoglie. Due pannelli rigidi — i divergenti — mantengono aperta la bocca della rete grazie alla pressione dell’acqua durante il traino.
A differenza di altri sistemi di pesca, lo strascico non aspetta il pesce — va a cercarlo attivamente. Questo lo rende molto efficiente, ma anche poco selettivo: cattura quasi tutto ciò che trova sul percorso, dalle specie commerciali agli animali non bersaglio (bycatch). È su questo punto che si concentra il dibattito ambientale più acceso.
In Italia lo strascico viene praticato da imbarcazioni di dimensioni molto variabili, da 10-12 metri per il piccolo strascico costiero fino ai grandi pescherecci d’altura di 30-40 metri che operano anche a 200-300 miglia dalla costa, nel Canale di Sicilia, nel Tirreno profondo e nel Mar Ionio.
Piccolo strascico vs grande strascico: differenze fondamentali
La distinzione tra piccolo strascico costiero e grande strascico d’altura è cruciale per capire l’impatto reale della tecnica. Il piccolo strascico opera entro le 12 miglia dalla costa, su fondali sabbiosi poco profondi, con reti più leggere e catture minori. Opera spesso in aree dove i fondali sono già stati “lavorati” per decenni e la fauna è adattata a questo disturbo periodico.
Il grande strascico d’altura, invece, raggiunge profondità di 400-800 metri, in zone dove l’ecosistema bentonico è molto più fragile e i tempi di recupero dopo il disturbo fisico della rete sono molto più lunghi — decine, a volte centinaia di anni. È qui che l’impatto ambientale è più severo e contestato.
I tipi di strascico autorizzati in Italia
Strascico a divergenti
OTB — Otter Trawl BottomIl sistema più diffuso. Un’imbarcazione traina la rete aperta dai divergenti sul fondo marino. Target principale: nasello, triglia, scampo, gamberi, polpo, calamaro. Opera su fondali sabbiosi e melmosi da 50 a 600 metri di profondità.
Reti gemelle a divergenti
OTT — Otter Twin TrawlDue reti trainate contemporaneamente dalla stessa imbarcazione. Maggiore produttività, usato soprattutto per gambero rosa e nasello nel Mediterraneo occidentale. Vietato in Italia dal 18 marzo 2025 con DM 1244 36.
Sfogliare / Rapidi
TBB — Beam TrawlUna trave rigida mantiene aperta la rete anziché i divergenti. Usato su fondali sabbiosi poco profondi per sogliola, passera, sogliola di fondale. Particolarmente diffuso nell’Alto Adriatico. Classificato separatamente dallo strascico in molte normative.
Strascico pelagico
PTM — Pelagic Trawl Mid-waterLa rete viene trainata nella colonna d’acqua, non sul fondo. Target: acciughe, sardine, sgombro, sugarello. Usato spesso in coppia da due barche (volante). Non danneggia i fondali ma può avere alto bycatch di cetacei giovani.
Strascico gambero di profondità
OTB deep — GSA 9-11-16Variante specializzata per gambero rosso e viola a profondità di 400-800 metri. Mazara del Vallo è la capitale mondiale di questa pesca. Soggetto a forti restrizioni di sforzo e TAC da parte della Commissione europea.
Draga idraulica
HMD — Hydraulic DredgeTecnicamente diverso dallo strascico classico ma nella stessa famiglia degli attrezzi trainati. Usato per vongole, fasolari, cozze sui fondali sabbiosi. Molto diffuso in Adriatico. Anch’esso soggetto a forte dibattito ambientale.
Cosa si pesca e dove:
le specie chiave per area
Lo strascico non pesca le stesse specie ovunque. La composizione delle catture dipende dalla profondità, dal tipo di fondale, dalla stagione e dalla zona geografica. In Italia le tre aree principali sono l’Adriatico (GSA 17-18), il Tirreno (GSA 9-10-11) e il Canale di Sicilia/Ionio (GSA 12-16).
| Specie | Nome scientifico | Zone principali | Valore commerciale | Note |
|---|---|---|---|---|
| Gambero rosso | Aristaeomorpha foliacea | Tirreno, Ionio, Canale Sicilia | Altissimo — 25–55 €/kg | La “perla” di Mazara del Vallo. Profondità 400-800m. |
| Gambero viola | Aristeus antennatus | Tirreno, Canale Sicilia | Alto — 15–30 €/kg | TAC ridotto, stock sotto pressione. |
| Scampo | Nephrops norvegicus | Adriatico, Tirreno | Alto — 12–25 €/kg | Fondamentale per le marinerie adriatiche. |
| Nasello | Merluccius merluccius | Tutto il Mediterraneo | Medio — 5–12 €/kg | Target principale dei piani UE. Stock in recupero lento. |
| Triglia di fango | Mullus barbatus | Adriatico, Tirreno | Medio — 6–14 €/kg | Specie indicatrice della salute dei fondali. |
| Gambero rosa | Parapenaeus longirostris | Canale Sicilia, Ionio | Medio — 4–9 €/kg | Volume elevato. Canale di Sicilia GSA 12-16. |
| Polpo | Octopus vulgaris | Adriatico, Sicilia | Alto — 5–12 €/kg | Alta domanda sul mercato interno italiano. |
| Sogliola | Solea solea | Adriatico (fondali sabbiosi) | Alto — 10–20 €/kg | Target dei “rapidi” TBB nell’Alto Adriatico. |
| Cicala di mare | Squilla mantis | Adriatico | Medio — 5–10 €/kg | Specie tipica del mercato adriatico. |
| Calamaro | Loligo vulgaris | Adriatico, Tirreno | Medio — 4–9 €/kg | Alta variabilità stagionale delle catture. |
L’Adriatico settentrionale: la GSA 17
L’Adriatico settentrionale (GSA 17) è la zona più produttiva per lo strascico italiano in termini di volume e valore. Le marinerie di Chioggia, Ancona, Pescara, San Benedetto del Tronto e Rimini rappresentano il cuore dello strascico italiano. I fondali bassi (20-80 metri) e la produttività biologica elevata favoriscono catture abbondanti di scampo, sogliola, triglia, polpo e molluschi.
Il Nord Adriatico è anche la zona dove il sistema cooperativo della pesca è più strutturato — cooperative di armatori che gestiscono insieme la commercializzazione e che hanno storicamente avuto un accesso più efficace ai fondi FEAMPA per l’innovazione.
Il Canale di Sicilia e Mazara del Vallo
Mazara del Vallo (Trapani) è la sede della flotta strascicante più importante del Mediterraneo per dimensione e valore delle catture. I pescherecci di Mazara operano su fondali profondi (400-800 metri) fino al largo della Tunisia, della Libia e in acque internazionali del Canale di Sicilia, specializzandosi nel gambero rosso — la specie più pregiata e remunerativa di tutta la pesca italiana.
La flotta di Mazara include unità di grande dimensione (25-40 metri), con autonomia di 15-20 giorni, equipaggi misti italo-tunisini e sistemi di refrigerazione avanzati che permettono di sbarcare il prodotto in ottime condizioni.
Il dibattito:
produttività contro sostenibilità
Difficile trovare una tecnica di pesca più dibattuta dello strascico. Da un lato, è la colonna vertebrale economica della pesca professionale italiana — il segmento che garantisce il pesce fresco sulle tavole di milioni di famiglie e sostiene migliaia di posti di lavoro nei porti del Sud. Dall’altro, è accusato di danneggiare i fondali, pescare in modo indiscriminato e contribuire al declino degli stock. La realtà, come quasi sempre, è più complessa di entrambe le narrazioni.
✓ Gli argomenti a favore
- Produttività insostituibile: Lo strascico produce il 47% dei ricavi della flotta italiana pur usando il 17% delle imbarcazioni. Nessun altro sistema ha questa efficienza su larga scala.
- Occupazione e comunità costiere: Migliaia di posti di lavoro nei porti, nelle aziende di trasformazione, nella logistica. In molti comuni del Sud è l’unica economia reale disponibile.
- Garantisce il pesce fresco italiano: Senza strascico, gran parte del pesce fresco venduto in Italia sarebbe sostituito da prodotto importato da paesi con standard ambientali e sociali molto inferiori.
- Evoluzione tecnologica: Le reti moderne sono più selettive di quelle degli anni ’80. Maglie minime, dispositivi di escape per le specie non target, finestre selettive per i giovanili — la tecnica si è evoluta.
- Piani di gestione funzionanti: Il piano pluriennale per il Mediterraneo occidentale (Reg. UE 2019/1022) ha prodotto miglioramenti documentati per nasello e gambero rosa nel Tirreno.
- Conoscenza dei fondali: I pescatori a strascico sono i maggiori custodi della conoscenza dei fondali mediterranei — informazioni preziose per la scienza e la conservazione.
✗ Gli argomenti contro
- Danno fisico ai fondali: Il 79% dei fondali marini UE è fisicamente alterato. Lo strascico è la causa principale. Il disturbo meccanico della rete distrugge habitat complessi come il coralligeno e le praterie di posidonia.
- Bycatch elevato: Cattura specie non bersaglio — tartarughe marine, squali, cetacei giovani, specie commerciali sotto taglia — che vengono rigettate morte in mare. Alcune stime indicano fino al 40-60% di scarto in certi segmenti.
- Emissioni di CO₂: Lo strascico disturba i sedimenti marini, rilasciando carbonio immagazzinato. Studi recenti (Research Square) quantificano questo contributo come non trascurabile nel contesto del cambiamento climatico.
- Sovrasfruttamento degli stock: Il 75% degli stock ittici del Mediterraneo è ancora soggetto a pesca eccessiva. Lo strascico è storicamente responsabile di gran parte di questa pressione.
- Impatto sulle aree marine protette: Lo strascico è ancora praticato in molte AMP europee, compromettendo gli obiettivi di conservazione per cui erano state istituite.
- Non selettivo per taglia: Cattura esemplari giovani che non hanno ancora completato il ciclo riproduttivo, indebolendo la capacità di recupero naturale degli stock.
Il caso della Fossa di Pomo: cosa succede quando si smette
Uno degli esperimenti naturali più citati nel dibattito è la Fossa di Pomo, nel medio Adriatico. Quando la pesca a strascico è stata vietata in questa zona, la biomassa di nasello ha mostrato un effetto rigenerativo straordinario — documentato scientificamente — con un recupero significativo in pochi anni. Le specie ittiche sovrasfruttate hanno recuperato sia in numero che in taglia media. È la dimostrazione più concreta che gli stock rispondono positivamente alla riduzione della pressione di pesca.
Al tempo stesso, questo dato va contestualizzato: la Fossa di Pomo è un’area specifica con caratteristiche particolari. Non è detto che lo stesso effetto si replica con la stessa intensità in tutte le zone del Mediterraneo, e il caso non può essere usato come argomento universale sia da chi vuole vietare lo strascico ovunque, sia da chi vuole mantenerlo invariato.
Il bycatch: numeri e realtà
Il problema del bycatch è reale ma molto variabile a seconda del sistema, della zona, della stagione e delle attrezzature usate. Uno strascico di gambero rosso profondo nel Canale di Sicilia ha un profilo di catture accessorie molto diverso da un rapido per sogliole nell’Alto Adriatico. Le stime aggregate nascondono questa variabilità e rischiano di essere usate in modo fuorviante da entrambe le parti del dibattito.
La normativa UE prevede già l’obbligo di sbarco (landing obligation) per molte specie: invece di rigettare il bycatch in mare, deve essere sbarcato e conta contro le quote. Uno strumento che incentiva la selettività degli attrezzi ma che crea anche difficoltà gestionali per gli armatori.
I conti che non tornano:
caro gasolio e crisi della flotta
Lo strascico è il sistema di pesca più intensivo in termini di consumo di carburante. Una grande imbarcazione strascicante (oltre 24 metri) consuma 1.500-3.000 litri di gasolio a uscita. A marzo 2026, nei porti italiani, il prezzo medio del gasolio da pesca ha raggiunto 0,99 €/litro — con un incremento del 65% rispetto a febbraio 2026 per effetto delle tensioni geopolitiche internazionali.
Il risultato è che molte marinerie si trovano in una situazione in cui il costo del carburante assorbe i 2/3 del valore del pescato. In alcune uscite, la resa economica è negativa prima ancora di considerare le spese di equipaggio, manutenzione e attrezzature.
A maggio 2026 la Commissione europea ha varato il quadro temporaneo METSAF, che apre alla possibilità di aiuti fino al 70% per compensare il caro carburante, con un credito d’imposta del 20% per acquisti di gasolio da pesca tra marzo e maggio 2026. Un segnale importante, ma che gli operatori definiscono “insufficiente” se non accompagnato da un piano strutturale di transizione energetica della flotta.
? Il METSAF e il credito d’imposta 2026
La Commissione europea ha varato il Quadro temporaneo METSAF a maggio 2026, aprendo alla possibilità di aiuti fino al 70% dei costi del carburante. Il MASAF ha tradotto questa misura in un credito d’imposta del 20% sulla spesa per gasolio da pesca effettuata nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026, nel limite complessivo di 10 milioni di euro. La compensazione fiscale può essere utilizzata entro il 31 dicembre 2026.
Le organizzazioni di categoria (Fedagripesca, Federazione Armatori Siciliani) giudicano la misura utile nel breve termine ma insufficiente: la vera soluzione strutturale, secondo gli operatori, passa dalla sostituzione dei motori endotermici vecchi — alcuni di 40-50 anni — con unità di nuova generazione a minori consumi, e dall’investimento in fonti energetiche alternative (GNL, fotovoltaico portuale) che il FEAMPA potrebbe finanziare se le regole venissero semplificate.
La crisi strutturale: meno barche, meno giovani, meno reddito
Il problema del gasolio si inserisce in una crisi strutturale più profonda. La flotta italiana da pesca ha perso oltre 3.000 imbarcazioni in vent’anni (-22%). A fine 2024 contava 9.642 imbarcazioni attive nel Mediterraneo — 73 in meno rispetto all’anno precedente. Il 60% delle barche supera i trent’anni di età. E ogni anno il numero di pescatori under 30 diminuisce mentre quelli over 50 aumentano. Il ricambio generazionale è praticamente bloccato.
Per la flotta a strascico il paradosso è acuto: è il segmento economicamente più produttivo, ma anche quello con i costi operativi più elevati, le normative più stringenti e l’incertezza regolatoria più pesante in prospettiva del 2030. Investire in una nuova barca strascicante significa scommettere su un settore che potrebbe vedere riduzione delle aree di pesca, dei giorni autorizzati e delle quote nei prossimi anni.
Cosa dice l’Europa:
il percorso verso il 2030
Il quadro normativo europeo sulla pesca a strascico è in rapida evoluzione, con una direzione chiara: riduzione progressiva della pressione di pesca, miglioramento della selettività e protezione degli habitat bentonici. Il punto di arrivo formale è il 2030, ma la strada è più articolata di quanto il titolo faccia pensare.
Il Marine Action Plan presentato dalla Commissione nel febbraio 2023 ha proposto l’eliminazione graduale della pesca a strascico entro il 2030 nelle aree marine protette — non in tutto il Mediterraneo. Questo è un punto fondamentale che spesso viene frainteso nel dibattito pubblico: il divieto non riguarderebbe le acque aperte, ma le AMP, che coprono circa il 12% dei mari europei.
L’Italia è stata l’unico paese UE a opporsi a questo obiettivo in sede di Consiglio europeo dell’Agricoltura e della Pesca, sostenendo la necessità di tutelare il settore della pesca e il Made in Italy ittico. La posizione italiana ha trovato comprensione in molti altri Stati membri (Francia, Spagna, Grecia) che, pur non opponendosi formalmente, hanno chiesto flessibilità e gradualità.
La timeline della normativa europea sullo strascico
Primo divieto nelle AMP mediterranee
L’UE vieta lo strascico nei siti Natura 2000 del Mediterraneo e nelle aree marine protette istituite per habitat sensibili (coralligeno, posidonia, letti di mäerl). Il divieto esiste dunque da vent’anni — ma l’applicazione è stata storicamente lacunosa.
Piano pluriennale Mediterraneo occidentale
Il Reg. UE 2019/1022 introduce un piano pluriennale per gli stock demersali del Mediterraneo occidentale (GSA 1-12): riduzione progressiva dei giorni di pesca, obiettivo MSY per nasello e gambero rosa entro 2025-2030. Prima normativa di gestione dello sforzo strutturata per lo strascico italiano.
Marine Action Plan — la proposta che ha spaventato il settore
La Commissione Sinkevicius propone l’eliminazione graduale dello strascico nelle AMP entro il 2030, con tagli delle aree di pesca fino al 30% tra il 2024 e il 2027. In molti porti italiani le sirene dei pescherecci suonano in segno di protesta.
Il Parlamento europeo “salva” lo strascico
Il Parlamento europeo boccia il piano d’azione della Commissione nella sua forma più restrittiva. L’obiettivo del divieto totale entro il 2030 viene ridimensionato. Il settore ottiene una pausa — ma non una vittoria definitiva.
Nessun taglio per l’Italia nel 2025
I negoziati Agrifish portano a un accordo senza precedenti: nessuna riduzione dei giorni di pesca per la flotta a strascico italiana nel 2025. La proposta iniziale prevedeva il -38% per le GSA 9-10-11 (Tirreno). Un risultato importante che il MASAF attribuisce alla capacità negoziale italiana.
Divieto OTT (reti gemelle)
Con il DM 1244 del 18 marzo 2025, l’Italia vieta le reti gemelle a divergenti (OTT) fino al 31 dicembre 2025 — poi esteso. Un passo verso la riduzione degli attrezzi più dannosi all’interno della categoria strascico.
Il percorso verso il 2030 — ancora incerto
L’obiettivo UE di proteggere il 30% dei mari entro il 2030 rimane formalmente in piedi. La pesca a strascico nelle AMP dovrebbe essere ridotta progressivamente. Ma i tempi, le modalità e le compensazioni per gli armatori colpiti sono ancora in discussione. Il settore chiede certezze — e i governi costieri chiedono flessibilità.
? Già vietato oggi
Strascico nei siti Natura 2000 mediterranei (dal 2006). OTT (reti gemelle) in Italia dal marzo 2025. Strascico entro 3 miglia dalla costa. Strascico in aree dove fondale <50m con posidonia. Spadare (reti derivanti) dal 2002.
⚠ In discussione per il 2027-2030
Eliminazione progressiva nelle AMP (obiettivo UE). Riduzione delle aree di pesca fino al 30% entro il 2027. Nuovi piani pluriennali per Adriatico e Mediterraneo orientale. Requisiti di selettività più stringenti per le reti.
✅ Non previsto
Divieto totale della pesca a strascico in tutto il Mediterraneo. Il piano UE riguarda solo le AMP, non le acque aperte. La Politica Comune della Pesca non contiene proposte di eliminazione completa della tecnica.
? Lo strascico sarà vietato nel 2030?
No — non in tutto il Mediterraneo. La comunicazione pubblica ha spesso amplificato la proposta della Commissione oltre il suo contenuto reale. L’obiettivo UE è il divieto di strascico nelle aree marine protette entro il 2030 — non in tutte le acque. Le AMP coprono circa il 12% dei mari europei. Le acque aperte, dove avviene la maggior parte dello strascico commerciale, non sono oggetto di divieto nella proposta attuale.
Quello che è realisticamente atteso entro il 2030: riduzione dei giorni di pesca, restrizione di alcune aree, requisiti di selettività più stringenti, e probabilmente un’accelerazione dei piani di uscita dal settore attraverso incentivi all’arresto definitivo. Non un divieto totale, ma una pressione normativa crescente che renderà lo strascico meno conveniente e più regolamentato di quanto non lo sia oggi.
Esiste uno strascico
sostenibile?
La domanda che molti ricercatori, armatori e policymaker si pongono non è “eliminare o no lo strascico”, ma “come rendere lo strascico compatibile con la sostenibilità degli ecosistemi“. Alcune risposte esistono già, anche se non sempre sono state adottate su larga scala.
Reti più selettive
L’innovazione delle attrezzature ha prodotto risultati concreti: le griglie di selettività BACOMA, le finestre in rete a maglia quadrata che permettono la fuga degli esemplari sotto taglia, i dispositivi di escape per le tartarughe marine (TED — Turtle Excluder Devices). Queste tecnologie riducono il bycatch senza ridurre significativamente le catture delle specie target, ma richiedono investimenti e cambio di abitudini.
Chiusure spaziali e temporali
Le chiusure spaziali — zone marine vietate allo strascico per periodi fissi o permanenti — hanno dimostrato di funzionare (caso Fossa di Pomo). Il principio delle aree di nursery protette dove i giovanili possono crescere fino alla maturità sessuale è scientificamente solido. La sfida è trovare l’equilibrio tra protezione e sostenibilità economica degli armatori.
Monitoraggio elettronico
L’UE sta spingendo per l’introduzione del monitoraggio elettronico (EM) a bordo dei pescherecci — telecamere e sensori che documentano le catture in tempo reale. Uno strumento che migliora la qualità dei dati scientifici, riduce la pesca IUU e potrebbe eventualmente sostituire parzialmente gli osservatori fisici a bordo, riducendo i costi di compliance per gli armatori.
Transizione energetica
Il gasolio è la dipendenza strutturale più vulnerabile dello strascico. Le alternative esistono: motori ibridi, GNL (gas naturale liquefatto), fotovoltaico per l’alimentazione a banchina, sistemi predittivi basati su AI per ottimizzare le rotte e ridurre il consumo. Il FEAMPA 2021-2027 finanzia queste innovazioni, ma la burocrazia rallenta l’accesso ai fondi e molti piccoli armatori non hanno le risorse per presentare le domande.
? La posizione del Giornale dei Marinai
Lo strascico non è né la soluzione né il problema in sé. È uno strumento — potente, produttivo, impattante — che può essere usato bene o male, e che richiede una governance seria, basata su dati reali e non su narrazioni di parte. Il settore ha bisogno di regole chiare, applicabili, accompagnate da risorse per la transizione. Gli ambienti marini hanno bisogno di protezione reale, non di dichiarazioni di intenti senza applicazione. La via di mezzo non è un compromesso al ribasso — è l’unico percorso che garantisce sia la sopravvivenza dello stock che quella delle comunità costiere che da esso dipendono.
Domande frequenti sulla pesca a strascico
Approfondisci su Il Giornale dei Marinai
Fonti e riferimenti
- MASAF — Relazione annuale sulla pesca 2024. Dati flotta, capacità e produzione ittica italiana
- Ossermare OdV — Il settore della pesca in Italia 2024 (dati MASAF 2024, Ossermare.org)
- CREA-PB / Agricolae — Pesca in Italia: dati, tendenze e criticità, febbraio 2026
- Camera dei Deputati — Dati sul settore pesca in Italia, ottobre 2024
- STECF (Scientific, Technical and Economic Committee for Fisheries) — Annual Report 2022-2023
- Reg. UE 2019/1022 — Piano pluriennale per gli stock demersali del Mediterraneo occidentale
- Commissione europea — Marine Action Plan for the Protection and Restoration of Marine Ecosystems, febbraio 2023
- EUMOFA — Prezzi gasolio da pesca: Italia, Francia, Spagna, UK — dati 2025-2026
- Confcooperative Fedagripesca — Dati costi operativi flotta italiana, 2026
- MedReAct — Pesca a strascico e Piano d’Azione Marino UE — analisi normativa 2023
- Research Square — The Value of Bottom Trawling in Europe — impatto CO₂ e valore economico
- Reg. UE 2025/219 — Possibilità di pesca Mediterraneo e Mar Nero 2025
- Reg. UE 2026/266 — Possibilità di pesca Mediterraneo 2026
- EFA News / MASAF — Accordo Agrifish novembre 2024: nessuna riduzione giorni pesca strascico Italia 2025