Cirripedi: cosa sono e perché vivono su balene, tartarughe e navi
Le “croste” bianche sulla pelle delle balene sono crostacei. Si chiamano cirripedi, passano la vita incollati a testa in giù e filtrano il plancton con le zampe. Ecco chi sono, se fanno male agli animali che li ospitano e cosa c’è di vero nelle foto di cirripedi sulla pelle umana.
I cirripedi in breve
- Cosa sono: crostacei marini che da adulti vivono fissi a una superficie, chiusi in un guscio di piastre calcaree.
- Due grandi gruppi: i balani, senza gambo, e i cirripedi peduncolati come anatife e percebes.
- Sulle balene: alcune specie vivono solo sulla pelle dei cetacei. Di solito non sono parassiti: usano la balena come mezzo di trasporto.
- Sull’uomo: no, non possono crescere sulla pelle di una persona viva. Le foto virali sono falsi.
- Si mangiano? Alcuni sì: i percebes in Spagna e Portogallo sono una prelibatezza.
Cosa sono i cirripedi
I cirripedi sono crostacei, parenti di granchi e gamberi, anche se a prima vista sembrano piccoli molluschi. Da adulti vivono fissi a una superficie: rocce, moli, carene delle navi, boe, conchiglie, e anche la pelle di balene e tartarughe. Il loro corpo è racchiuso in una specie di casetta di piastre calcaree, che si apre in cima per far uscire le zampe.
Si dividono in due grandi gruppi:
i balani, senza gambo, a forma di piccolo cono o vulcano, quelli che i marinai chiamano “denti di cane” e che graffiano le mani sugli scogli;
i cirripedi peduncolati, che stanno in cima a un gambo carnoso, come le anatife che si trovano sui tronchi alla deriva e il piede di cornucopia (Pollicipes pollicipes), i percebes della cucina iberica.
Cirripede: significato del nome
Il nome viene dal latino cirrus, “ricciolo”, e pes, “piede”: i “piedi a ricciolo”. Sono le sei paia di zampe piumose, i cirri, che l’animale estende fuori dal guscio e ritrae ritmicamente come un rastrello, per filtrare il plancton dall’acqua. In sostanza, un cirripede è un gambero che si è incollato a testa in giù e mangia con i piedi.
Una vita in due fasi
Le larve dei cirripedi nuotano libere nel plancton, prima come nauplius e poi come cypris. È la larva cypris che “assaggia” le superfici con le antenne, sceglie dove fissarsi e si incolla con un cemento prodotto da ghiandole speciali, tra le colle naturali più resistenti che si conoscano, studiata anche per creare adesivi medici e industriali. Da quel momento l’animale non si sposterà mai più.
Vivere immobili pone un problema per la riproduzione. I cirripedi lo hanno risolto con il pene più lungo del regno animale in proporzione al corpo: può superare di diverse volte la lunghezza dell’animale e raggiunge i vicini fissati intorno.
Questi animali hanno affascinato anche Charles Darwin, che dedicò loro otto anni di studio, tra il 1846 e il 1854, e quattro monografie, prima di pubblicare L’origine delle specie.
I cirripedi delle balene
Le macchie bianche e le “croste” che si vedono sulla pelle di molte balene sono quasi sempre cirripedi. Alcune specie si sono specializzate a vivere solo sulla pelle dei cetacei, e la larva riconosce la pelle della balena giusta tra tutte le superfici del mare.
Coronula diadema e specie affini: grandi balani a forma di corona, tipici della megattera. Si incastrano nella pelle, che cresce intorno alle loro piastre, e formano gruppi bianchi su testa, gola e pinne pettorali.
Cryptolepas rhachianecti: il balano della balena grigia, a cui dà il tipico aspetto “incrostato”.
Conchoderma auritum: un cirripede peduncolato dalle “orecchie” caratteristiche, che spesso si attacca sopra le Coronula o su denti e fanoni.
Xenobalanus globicipitis: piccolo cirripede dal corpo allungato e scuro, che si fissa sui bordi delle pinne di delfini, globicefali e altri odontoceti, anche nel Mediterraneo, per esempio sulla stenella striata e sul tursiope.
I cirripedi sono parassiti? Fanno male alle balene?
In genere no. I cirripedi delle balene non si nutrono dei tessuti del loro ospite: filtrano il plancton dall’acqua che scorre sulla pelle mentre la balena nuota. Per loro la balena è un mezzo di trasporto che li porta sempre dove il cibo abbonda. Il rapporto si definisce commensalismo, e questi animali si chiamano epibionti: ne traggono vantaggio, senza un danno o un beneficio evidente per l’ospite.
Non sono però del tutto innocui:
un carico elevato aumenta l’attrito con l’acqua e quindi la fatica del nuoto;
i punti di attacco possono irritare la pelle e favorire piccole lesioni;
un’abbondanza insolita di epibionti, come Xenobalanus sui delfini, viene interpretata spesso come segnale di un animale lento o debilitato.
C’è anche un possibile vantaggio. Alcuni ricercatori ipotizzano che le megattere usino i gruppi di Coronula sulle pinne e sulla testa come una sorta di “armatura” o di tirapugni negli scontri tra maschi e contro le orche: un colpo di pinna incrostata di balani può lacerare la pelle dell’avversario.
Le balene riescono a togliersi i cirripedi?
Solo in parte. I salti fuori dall’acqua (breaching), le sculacciate con le pinne e gli sfregamenti sul fondo, osservati per esempio nelle balene grigie, potrebbero aiutare a staccare pelle morta e parte degli epibionti. Alcune balene compiono anche migrazioni in acque più calde o più fredde, dove i cirripedi crescono meno. I balani ben incastrati, però, restano per mesi e si staccano soprattutto quando muoiono.
I pidocchi delle balene
Intorno ai cirripedi vivono altri inquilini. I cosiddetti pidocchi delle balene (famiglia Cyamidae, in inglese whale lice) non sono insetti: sono piccoli crostacei anfipodi, lunghi da pochi millimetri a circa 2–3 centimetri, con il corpo appiattito e zampe robuste a uncino. Vivono nelle pieghe della pelle, intorno agli sfiatatoi, alle ferite, alle callosità e tra i cirripedi, dove l’acqua scorre più lenta.
Si nutrono di pelle e di alghe che crescono sulla balena. Non hanno una fase di vita libera: le femmine portano le uova in una tasca e i piccoli nascono già sulla stessa balena. Passano da un individuo all’altro solo per contatto diretto, per esempio tra madre e piccolo o durante l’accoppiamento. Molte specie vivono solo su una specie di balena, come Cyamus boopis sulla megattera e Cyamus scammoni sulla balena grigia.
Nella balena franca le callosità bianche sulla testa sono in realtà pelle ispessita colonizzata da migliaia di ciamidi, che le danno il colore chiaro. Il disegno delle callosità è unico per ogni animale e i ricercatori lo usano per riconoscere i singoli individui.
In genere i pidocchi delle balene causano danni superficiali. Un’infestazione molto forte è però spesso associata ad animali malati o debilitati. E non sono pericolosi per l’uomo: vivono solo sui cetacei e fuori dall’acqua muoiono in fretta.
Cyamus boopis
Il pidocchio della megattera. Corpo piatto, zampe a uncino per aggrapparsi alla pelle anche a velocità di crociera. Vive tutta la vita sulla stessa balena e passa a un’altra solo per contatto.
Gli altri ospiti delle balene: copepodi e parassiti interni
Balaenophilus unisetus: un minuscolo copepode che vive tra i fanoni delle balenottere, compresa la balenottera comune del Mediterraneo, e si nutre della cheratina dei fanoni.
Pennella balaenopterae: un copepode parassita vero, che infila la testa nei tessuti della balena e lascia sporgere un lungo corpo filamentoso che può superare i 30 cm. È uno dei crostacei parassiti più grandi conosciuti, e si trova anche su balenottere e delfini del Mediterraneo. Sul suo corpo, a volte, si attaccano a loro volta piccoli cirripedi.
Parassiti interni: nematodi, cestodi (tenie) e trematodi, che le balene assumono attraverso krill e pesci. Tra questi c’è Anisakis, che usa i cetacei come ospite definitivo.
E poi ci sono gli autostoppisti: le remore che viaggiano attaccate alle megattere, pesci che sfruttano la balena per spostarsi senza fatica.
Cirripedi sulle tartarughe marine
Anche le tartarughe marine trasportano cirripedi, e nel Mediterraneo è facile vederli sul carapace della Caretta caretta. Il più comune è Chelonibia, un balano robusto che si fissa sul carapace e sul piastrone. Altre specie più piccole, come Platylepas, si incastrano nella pelle di collo e pinne.
Perché si attaccano alle tartarughe? Per lo stesso motivo per cui si attaccano alle balene: una superficie dura che si muove continuamente, attraversa acque ricche di cibo e non si ferma mai.
Fanno male alle tartarughe? Pochi cirripedi sul carapace sono normali e innocui. Un carico molto pesante, che copre carapace, testa e pinne, è invece quasi sempre il segnale di una tartaruga debilitata, che nuota poco e resta a lungo ferma in superficie, e a sua volta ne peggiora l’idrodinamica. I centri di recupero li rimuovono con cautela, perché le specie che penetrano nella pelle possono lasciare ferite che vanno disinfettate.
I cirripedi si attaccano all’uomo?
No. È una delle domande più cercate su questi animali, alimentata da immagini virali di pelle umana coperta di “conchiglie” o di cirripedi che crescerebbero in ginocchi, piedi e perfino polmoni. Sono falsi: fotomontaggi, a volte ottenuti sovrapponendo alla pelle i semi del fiore di loto, costruiti per provocare disgusto.
Un cirripede non può crescere sulla pelle di una persona viva, per motivi molto semplici:
la larva cypris ha bisogno di restare a lungo immersa in acqua di mare per fissarsi e crescere;
la pelle umana si rinnova continuamente e non offre un supporto stabile;
nessuno resta in mare abbastanza a lungo da diventare un “substrato”.
Il rischio reale è un altro. I gusci dei balani sono taglienti e chi cammina sugli scogli o si appoggia a una banchina può procurarsi tagli che, se non vengono puliti bene, possono infettarsi con i batteri marini. In quei casi frammenti di guscio possono restare nella ferita: la si lava abbondantemente, si rimuovono i frammenti e si disinfetta. Se la ferita si arrossa, si gonfia o fa male nei giorni successivi, serve un medico.
I cirripedi si mangiano?
Alcuni sì, e sono anche costosi. I percebes (Pollicipes pollicipes), cirripedi peduncolati che vivono sugli scogli battuti dalle onde dell’Atlantico, sono una prelibatezza in Galizia e in Portogallo. La raccolta è pericolosa, perché si fa sulle rocce investite dalle onde, ed è strettamente regolamentata; il prezzo al chilo può superare quello dei crostacei più pregiati. In Cile si mangia il picoroco (Austromegabalanus psittacus), un grande balano usato nelle zuppe.
I piccoli balani dei nostri scogli e i cirripedi delle balene, invece, non hanno alcun interesse alimentare. Nella guida ai crostacei del Mediterraneo trovi le specie che si mangiano davvero.
Perché interessano agli scienziati
Epibionti e parassiti sono preziosi per chi studia i cetacei. Le specie di cirripedi e di pidocchi sono spesso legate a un solo ospite e a precise acque. La loro presenza aiuta a ricostruire le rotte migratorie, a distinguere le popolazioni e a valutare lo stato di salute degli animali spiaggiati.
Anche i gusci dei cirripedi delle balene fossili, analizzati chimicamente, sono usati per ricostruire le migrazioni delle balene del passato: il guscio cresce strato per strato e registra la temperatura e la composizione dell’acqua attraversata dall’ospite.
I cirripedi hanno anche un peso economico enorme. Sulle carene delle navi formano il cosiddetto biofouling: aumentano l’attrito, i consumi di carburante e le emissioni, e possono trasportare specie da un oceano all’altro. Le vernici antivegetative nascono proprio per tenerli lontani.
Domande frequenti
Cosa sono i cirripedi?
Sono crostacei marini che da adulti vivono fissi a una superficie, chiusi in un guscio di piastre calcaree. Filtrano il plancton con zampe piumose chiamate cirri. I più noti sono i balani degli scogli.
Cosa sono le macchie bianche sulle balene?
Nella maggior parte dei casi sono cirripedi fissati alla pelle. Sulla testa delle balene franche sono invece callosità coperte di pidocchi delle balene. Possono essere anche cicatrici di ferite.
I cirripedi sono parassiti?
In genere no: si nutrono di plancton e non dei tessuti dell’animale che li ospita. Sono considerati commensali o epibionti. In grande numero però aumentano l’attrito nel nuoto e possono irritare la pelle.
I cirripedi si attaccano all’uomo?
No. Un cirripede non può crescere sulla pelle di una persona viva. Le immagini virali di pelle umana coperta di cirripedi sono fotomontaggi. Il rischio reale sono i tagli sui gusci taglienti dei balani, che vanno puliti bene.
I cirripedi fanno male alle tartarughe marine?
Pochi cirripedi sul carapace sono normali. Un carico molto pesante è di solito il segnale di una tartaruga già debilitata e ne peggiora il nuoto.
I cirripedi si possono mangiare?
Alcuni sì: i percebes (Pollicipes pollicipes) sono una prelibatezza in Spagna e Portogallo, e in Cile si mangia il picoroco. I balani comuni e i cirripedi delle balene non si mangiano.
I pidocchi delle balene sono pericolosi per l’uomo?
No. Sono piccoli crostacei anfipodi che vivono solo sui cetacei e non possono sopravvivere sull’uomo.
Cosa significa cirripede?
Viene dal latino cirrus, ricciolo, e pes, piede: “piedi a ricciolo”, per le zampe piumose con cui l’animale filtra il cibo.
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Fonti
- Darwin C. (1851–1854). A Monograph on the Sub-class Cirripedia. Ray Society, Londra.
- Hayashi R. (2013). A checklist of turtle and whale barnacles (Cirripedia: Thoracica: Coronuloidea). Journal of the Marine Biological Association of the UK 93: 143–182.
- Aznar F.J. e collaboratori (Università di Valencia): studi su Xenobalanus globicipitis nelle stenelle striate del Mediterraneo occidentale.
- Taylor L.D. et al. (2019). Isotopes from fossil coronulid barnacle shells record evidence of migration in multiple Pleistocene whale populations. PNAS 116: 7377–7381.
- WoRMS, World Register of Marine Species: Cirripedia, Cyamidae, Chelonibia.