Il capone ubriaco (Chelidonichthys lastoviza, Bonnaterre 1788) è un pesce marino appartenente alla famiglia Triglidae, la stessa dei caponi e delle gallinelle. Nel Mediterraneo è una presenza costante sui fondali sabbiosi e fangosi costieri, ben noto ai pescatori professionisti per il suo aspetto inconfondibile e per il comportamento bizzarro che gli ha valso il nome.
Morfologia: come riconoscere il capone ubriaco
Il corpo è allungato e robusto, con testa grande e squadrata, muso prominente e occhi sporgenti che ricordano quelli di una civetta — non a caso in alcune zone viene chiamato anche pesce civetta. La colorazione di fondo è rosso-arancio, con macchie e striature scure che garantiscono un ottimo mimetismo sui fondali rocciosi e sabbiosi.
L’elemento più caratteristico sono le pinne pettorali larghe e vistose, simili ad ali, con tonalità blu intenso e bordi neri. Il pesce le dispiega come meccanismo difensivo per sembrare più grande ai predatori. Alla base di ciascuna pinna pettorale si trovano tre raggi liberi e mobili, separati dalla pinna stessa: sono la firma anatomica di tutta la famiglia Triglidae e la chiave di volta del comportamento di caccia di questa specie.
Habitat e distribuzione nel Mediterraneo
Il capone ubriaco è una specie demersale, legata ai fondali per tutta la sua vita attiva. Si trova principalmente tra i 20 e i 200 metri di profondità, su substrati sabbiosi, fangosi e misti, spesso in prossimità di praterie di Posidonia oceanica che fungono da rifugio e zona di caccia.
La distribuzione copre l’Atlantico orientale dal Golfo di Biscaglia fino alle coste del Senegal, e l’intero Mar Mediterraneo, dove la specie è particolarmente comune. Nei mari italiani è presente lungo tutte le coste, con maggiore abbondanza nel basso Tirreno, nel Canale di Sicilia e nell’Adriatico meridionale.
Comportamento: perché si chiama “ubriaco”
Il nome non è casuale. Il capone ubriaco utilizza i tre raggi pettorali liberi come zampe, appoggiandosi al fondo e avanzando con movimenti lenti, oscillatori e apparentemente scomposti — esattamente come chi ha alzato troppo il gomito. Questo schema motorio, unico tra i pesci del Mediterraneo, serve in realtà a tastare attivamente il substrato alla ricerca di prede.
I raggi liberi sono ricchi di recettori chemiosensoriali: il pesce li usa per “assaggiare” il fondale e individuare piccoli pesci, crostacei e invertebrati nascosti sotto la sabbia o tra le rocce, anche quando la visibilità è scarsa o nulla.
Alimentazione
Il capone ubriaco è un predatore opportunista a spettro ampio. La dieta è composta principalmente da:
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- Piccoli pesci demersali
- Crostacei (gamberi, granchi, eufasiacei)
- Cefalopodi giovanili
- Policheti e altri invertebrati bentonici
La tecnica di caccia combina l’esplorazione tattile dei raggi pettorali con scatti rapidi per catturare le prede una volta localizzate.
Riproduzione
La stagione riproduttiva si concentra tra primavera ed estate, quando gli esemplari adulti si spostano verso acque più costiere e meno profonde. Le uova sono pelagiche: una volta fecondate, galleggiano nella colonna d’acqua fino alla schiusa. Le larve vengono trasportate dalle correnti verso le aree costiere, dove completano lo sviluppo e scendono progressivamente sui fondali. I giovani esemplari sono morfologicamente simili agli adulti, con pinne pettorali proporzionalmente più piccole.
Pesca e valore commerciale
Il capone ubriaco viene catturato principalmente con reti a strascico, palangari di fondo e nasse, spesso come bycatch durante la pesca di altre specie demersali. Il valore commerciale è moderato ma costante: la carne è bianca, tenera e priva di spine problematiche, apprezzata nella cucina costiera tradizionale soprattutto in zuppe e brodetti.
Nei mercati ittici del Mediterraneo viene commercializzato fresco, raramente surgelato. Non è una specie soggetta a pressione di pesca intensa, ma come tutti i Triglidae risente degli impatti dello strascico sui fondali in cui vive.
Stato di conservazione
Chelidonichthys lastoviza non figura attualmente tra le specie a rischio nelle liste IUCN per il Mediterraneo. Le popolazioni appaiono stabili, ma la specie è comunque esposta alle pressioni generali che interessano i fondali del Mediterraneo: strascico, inquinamento e degrado degli habitat bentonici costieri.
Domande frequenti
Perché si chiama capone ubriaco?
Il nome vernacolare italiano deriva dalla colorazione vivacissima e apparentemente caotica della superficie interna delle pinne pettorali: rosso vivo con macchie e ocelli blu-verdi brillanti bordate di bianco, visibili quando il pesce le apre a ventaglio. Questo display cromatico sgargiante, esibito come comportamento difensivo o di avvertimento, ricorda nell'immaginario dei pescatori il colorito acceso e gli atteggiamenti imprevedibili di un individuo in stato di ebbrezza. Il nome dialettale 'cocodrillo' si riferisce invece al profilo rugoso e appuntito della testa.
A cosa serve il display delle pinne pettorali colorate?
Le pinne pettorali di Chelidonichthys lastoviza, con la loro colorazione interna rosso-blu brillante, vengono aperte improvvisamente come meccanismo di difesa contro i predatori: il flash cromatico inaspettato può sorprendere e disorientare il predatore consentendo la fuga. È un esempio di colorazione aposematica o di mimesi difensiva. Le stesse pinne vengono utilizzate nei rituali di corteggiamento per attrarre i partner riproduttivi. Quando il pesce è a riposo sul fondo le pinne sono piegate e la colorazione difensiva non è visibile.
Come si distingue dalle altre specie di caponi mediterranei?
Chelidonichthys lastoviza si distingue dalle altre specie di Triglidi mediterranei per la colorazione interna delle pinne pettorali rosso vivo con ocelli blu-verdi, visibile solo quando le pinne sono aperte. Il profilo del muso è più appuntito e rugoso rispetto al capone gurnak (Chelidonichthys gurnardus) e al capone lira (Trigla lyra). Le dimensioni sono intermedie tra il piccolo capone gurnak e il grande capone lira. La presenza di forti spine sul preopercolo è un carattere comune a tutte le specie del genere.
I caponi camminano davvero sul fondo?
Sì, i tre raggi pettorali inferiori liberi dei Triglidi funzionano come veri arti locomotori che consentono al pesce di camminare lentamente sul fondo. Questi raggi sono indipendenti dalla pinna pettorale principale, innervati separatamente e ricoperti di recettori tattili e gustativi. Il movimento risultante è un lento avanzamento sul sedimento con le 'dita' che sondano il substrato alla ricerca di prede, intercalato da brevi nuotate radenti al fondo. È uno degli adattamenti comportamentali più caratteristici e affascinanti dei pesci marini.
È buono da mangiare?
Sì, le carni del capone ubriaco sono considerate ottime dagli intenditori della cucina marinara mediterranea. La polpa è bianca, magra, soda e priva di spine intermuscolari fastidiose. È un ingrediente tradizionale del cacciucco livornese, del brodetto adriatico, della zuppa di pesce alla siciliana e dell'acqua pazza campana. La testa, ricca di gelatina e sapore, è indispensabile per la preparazione di brodi e fumetti di pesce di qualità. Prima della cottura è indispensabile rimuovere le spine dorsali e del preopercolo con forbici da cucina.


