Scheda scientifica marina

La missina – Myxine glutinosa

Myxine glutinosa

IUCN NE — Non valutata
Nome scientifico
Myxine glutinosa
Stato IUCN
NE — Non valutata

Nessuna mascella, nessuna vertebra, occhi ciechi coperti dalla pelle — e un sistema di difesa a base di muco così efficace da soffocare i predatori che tentano di inghiottirla. Poche creature del Mediterraneo sono aliene quanto questa.

Sui fondali fangosi dell’Atlantico nord-orientale, con un areale che si estende anche al Mediterraneo occidentale, incluse le acque italiane, fino al Mare del Nord e alle coste settentrionali della Norvegia, vive la missina, Myxine glutinosa — un animale che appartiene a un gruppo tanto antico quanto bizzarro: gli agnati, i vertebrati privi di mascelle. Insieme alle lamprede, le missine sono gli unici rappresentanti sopravvissuti fino a oggi di questo gruppo, considerato tra i lignaggi vertebrati più primitivi ancora in vita: il loro scheletro è composto interamente di cartilagine, e a differenza di qualsiasi altro pesce non possiedono vertebre vere e proprie, ma solo una corda dorsale.

Un corpo pensato per vivere sepolti

Il corpo è anguilliforme, cilindrico, poco compresso ai fianchi, di colore variabile dal grigio brunastro al grigio rossastro — una tinta dovuta non a pigmenti ma alla circolazione del sangue nella rete di capillari appena sotto l’epidermide, dato che le missine sono prive di vera pigmentazione. Gli occhi, coperti dall’epidermide, sono di fatto ciechi: un adattamento secondario alla vita fossoria, condotta quasi interamente infossata nel fango con solo la testa che sporge dal fondale, fino a 1200 metri di profondità. A compensare la vista assente ci pensano sei brevi tentacoli sensoriali — due attorno alla bocca e quattro attorno all’unica narice — e un olfatto estremamente sviluppato.

Un pasto consumato dall’interno

Il comportamento alimentare della missina è tra i più singolari dell’intero regno animale. Si nutre di pesci, vermi, gasteropodi, crostacei, ma anche di carcasse di mammiferi e uccelli caduti in mare, individuate grazie all’olfatto. Una volta raggiunta la preda o la carcassa, la missina si introduce letteralmente al suo interno attraverso qualsiasi apertura disponibile — generalmente la bocca o una ferita — per divorarne le carni dall’interno, lasciando intatte pelle e ossa. Una particolare posizione delle fessure branchiali, leggermente spostata verso la coda, le permette di respirare senza difficoltà anche mentre ha la testa completamente immersa nel corpo della vittima.

Il muco che soffoca i predatori

Se minacciata, la missina mette in campo una delle difese più efficaci di tutto il mondo marino: rilascia un’enorme quantità di muco fibroso prodotto da un centinaio di ghiandole (sacchi mucosi) disposte lungo i fianchi. A contatto con l’acqua, questo muco aumenta drasticamente di volume e impiega molto tempo a dissolversi, risultando capace di ostruire le branchie di qualsiasi pesce tenti di inghiottirla, causandogli difficoltà respiratorie e permettendo alla missina di fuggire indisturbata — un meccanismo di difesa tanto semplice quanto quasi infallibile.

Copertina del libro I pesci ossei del Mediterraneo: Guida illustrata a 150 specie di Marcello Guadagnino
Guide Naturalistiche · Libro 1 di 7

I pesci ossei del Mediterraneo: Guida illustrata a 150 specie

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Il trucco del nodo

Non meno sorprendente è la capacità della missina di piegare il proprio corpo fino a formare un vero e proprio nodo, che poi fa scorrere lungo la propria lunghezza. Questo comportamento serve a più scopi: rimuovere l’eccesso di muco autoprodotto, fare leva per strappare brandelli di carne da una carcassa aggrappandosi con le pliche boccali, o addirittura divincolarsi dalla presa di un predatore. È un adattamento più unico che raro nel mondo dei vertebrati, reso possibile dall’estrema flessibilità del suo corpo privo di vertebre rigide.

Una specie sensibile a temperatura e salinità

La missina è un animale stenotermo e stenoalino, cioè capace di tollerare solo un intervallo ristretto di temperatura e salinità. Questo spiega perché, nei mari più freddi, si trovi a profondità relativamente basse (circa 30 metri), mentre nelle acque più calde del Mediterraneo — che non devono superare i 10°C nella zona in cui vive — sia costretta a spingersi fino a oltre 1000 metri di profondità in cerca di temperature adeguate. Nei mari italiani è stata identificata una sola specie di missina, a fronte di due specie di lampreda.

L'autore

Marcello Guadagnino

Marcello Guadagnino

Biologo marino · GDM

Marcello Guadagnino - Biologo Marino. Direttore del Giornale dei Marinai. Responsabile scientifico di Oceanis. Opera come consulente scientifico, con competenze specifiche nella gestione sostenibile e nelle tecniche di pesca professionale.

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