Le specie ittiche esposte ad un eccessivo sforzo di pesca, si stanno riducendo sempre di più, ma arrivano sulle nostre tavole i “supplenti“, ovvero le specie ittiche allevate. Boom dell’acquacoltura negli ultimi 5 anni.

Medici e nutrizionisti consigliano di mangiare pesce e ridurre la quantità di carne, ma se una specie ittica su tre è soggetta a ‘sovrasfruttamento’ , sarà sempre più frequente ritrovare sulle nostre tavole quelli che NATURE definisce ‘polli d’acqua‘, ovvero specie facilmente allevabili, che si accrescono con mangimi di scarsa qualità, ma che mantengono le caratteristiche principali. Per quanto riguarda l’allevamento delle specie ittiche la Cina risulta al primo posto per la quantità annua prodotta in allevamento.orata in allevamento

I cinesi  sono riusciti a convertire l’alimentazione di alcuni pesci carnivori come il salmone, rendendoli vegetariani e introducendo nella loro dieta un’alta percentuale di mangimi di origine vegetale, molti a base di soia.

Studi effettuati dall’ INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione), hanno evidenziato che tali mangimi non riducono assolutamente i livelli di omega 3 nelle carni dei pesci allevati. Soprattutto nei pesci di mare come l’orata o il sarago, il livello di omega 3 rimane invariato rispetto a quello di pesci pescati in mare aperto. Cambiano invece i livelli di omega 6, in particolare quelli dell’acido linoleico che passa dal 6.7% dei pesci catturati in mare al 14.22% dei pesci cresciuti in allevamento. Cala il rapporto tra omega 3 e omega 6, da 3.4 a 1.6 – 0.8.

Secondo la FAO nel 2015 la popolazione mondiale raggiungerà quota 9 miliardi e, per riuscire a nutrire tutta la popolazione occorrerà aumentare l’acquacoltura e la produzione ittica  di circa 25 milioni di tonnellate annue. E di pari passo seguire quest’incremento della produzione con delle regolamentazioni idonee, non prendendo come esempio gli Stati Uniti, dove la Food and Drug ha pronto un decreto per la produzione di una specie di salmone geneticamente modificato per produrre dosi maggiori di ormone della crescita, riducendo di circa un terzo il tempo necessario a raggiungere la taglia adatta per il commercio.

Più acquacoltura e meno pesca intensiva

Aumentando la produzione di allevamento ittico, nei prossimi anni dovrebbe diminuire l’intensità della pesca nei nostri mari, dando la possibilità alle specie a rischio di rafforzare gli stock riportando il numero degli esemplari a livelli accettabili.

Dal punto di vista prettamente culinario, diversi cuochi del panorama mondiale hanno detto la loro sul pesce d’allevamento, notando che le specie selvatiche hanno un odore di mare maggiore e le carni dei pesci di allevamento, dopo la cottura, risultano più grasse.

1 commento

  1. Sono d’accordo con questo articolo non mi sembra giusto fare con il mare, la stessa cosa degli allevamenti intensivi di polli o mucche. Tutto ciò che è intensivo mi fà pensare a qualcosa di forzato, è vero che siamo fuori natura ma dobbiamo rientrarci. Noi possiamo distruggere o cominciare a recuperare Natura. Non siamo noi che conduciamo il gioco

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